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19/07/2009 – T. ORDNARIO – ANNO B – 16 DOMENICA – 2009

Preparazione alla celebrazione della messa.

16ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno B – 19 Luglio 2009

Ci Raccogliamo
davanti al Signore Gesù, Dio fatto uomo, che si dona, muore, risorge, trasmette lo Spirito (Nota 1).
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! (Ascolta N. [tuo nome]; ascolta, Chiesa che sei in.. [nomi di parrocchie, comunità, famiglie. Le presentiamo al Padre come membra di Gesù che vive presentandogli tutta l’umanità. Gli presentiamo in Cristo anche singole persone: ascolta N. [nome d’una persona]. E tutti, con disponibilità, accogliamo la nostra esistenza quotidiana in Cristo, dicendo):
Eccomi, Signore, aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.

Leggiamo
il formulario liturgico della messa corrispondente, da Ingresso a Dopocomunione, secondo le disposizioni della chiesa (nota 2). Cogliamo una parola da contestualizzare, vedi sotto: «Rileggiamo», e da ripetere alla venuta del Signore nella giornata.

Rileggiamo
i testi, cominciando dal vangelo, dove Gesù, Buona Notizia, parla, di se stesso, della sua pasqua;
“Compimento” delle promesse della prima lettura; “Fondamento”
della chiesa, sua comunità (vedi Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano).
Rileggiamo vangelo e I-II lettura in rapporto al vangelo,
adorando, pregando, contemplando Gesù, presente.

Il VANGELO (Mc 6,30-34).
Struttura.
Possiamo leggere il vangelo in tre momenti (nota 5): relazione dei Dodici (v. 30), ristoro con Gesù (vv. 31-33), compassione di Gesù per la folla (v. 34).

Le altre due letture esplicitano il testo evangelico liturgico.
La prima lettura di Geremia (23,1-6; nota 6) richiama come profetizza l’attenzione, la tenerezza, la preoccupazione di Dio per il suo popolo; si è realizzata pienamente in Gesù, Pastore.
La seconda lettura di Paolo (Ef 2,13-18; vedi nota 7) presenta Gesù, nostra pace, = piena Realizzazione, di tutti, compimento nella comunità di quanto si è compiuto in Gesù.

Tematica.
Perché lo Spirito Santo ha voluto costruire un nuovo brano evangelico da leggere qui in chiesa durante questa santa messa? Risposta: perché lo Spirito Santo costruisce in noi Gesù, i suoi sentimenti; e oggi vuole suscitare in noi il suo sentimento di Compassione, espresso con una parola, presa dall’inizio del brano seguente (moltiplicazione dei pani), e sviluppata in tutti i testi della celebrazione eucaristica; un aspetto del mistero di Gesù Risorto, qui presente fra noi, perché l’impariamo, la ereditiamo da lui, dalla sua persona, dal nostro Maestro, che vuole comunicare a noi, suoi discepoli, la sua vita: s’impara la persona di Gesù; il verbo, “ebbe compassione”, esprime attenzione, preoccupazione, tenerezza di Dio, in Gesù e nella sua comunità (Nota 4).
Gesù dimostra profonda attenzione per i suoi discepoli, reduci dalla loro prima missione apostolica (Mc 6,30-32), e manifesta profonda commozione per la folla che era senza guida; e fa dei due, giudei e pagani, un corpo solo davanti al Padre nel suo sangue (Mc 6,33-34).

I testi eucologici guidano nella celebrazione: «Preghiamo» «Contempliamo» con la Parola di Dio.

Venite in disparte e riposatevi un po’; vide una grande folla, ebbe compassione di loro.

ADORIAMO.
1. Ti adoriamo, Signore Gesù: pastore mite, compassionevole; volto della tenerezza del Padre.
Relazione dei Dodici.
Basta un solo versetto (Mc 6,30) per sintetizzare la missione compiuta dai Dodici: «Gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato»; ciò che il Maestro ha insegnato e rivelato: il volto della tenerezza del Padre.
Gesù li invita a riposarsi. L’invito al riposo (Mc 6,31-33) da parte di Gesù racchiude due dati. Il primo è un richiamo al Sal 23,1-2 («Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi «mi fa riposare» ad acque tranquille mi conduce»), e allude a Gesù, buon pastore, volto della tenerezza del Padre, che fa riposare nella sua misericordia. Il secondo dato è una ripetizione di ciò che Gesù ha vissuto. Dopo la sua prima giornata di predicazione, infatti, Gesù si ritirò «in un luogo deserto» (Mc 1,35; Mc 6,31: «luogo solitario»). In Mc 3,20 Gesù è assediato dalla gente tanto che egli e i suoi non potevano prendere cibo (Mc 3,20 e Mc 6,31: «Non avevano più neanche il tempo di mangiare»); Gesù qui non è solo, ma con i suoi discepoli, che imparano dal Maestro a 06strare il volto della tenerezza del Padre, che non viene mai meno, perché fa parte dell’«essere» di chi agisce.

2. Ti adoriamo, Signore Gesù: che riveli ai discepoli e a tutti il volto della tenerezza del Padre.
Ristoro con Gesù. Gesù non è potuto stare in pace nel luogo deserto (Mc 1,36), così adesso anche i Dodici con Gesù non possono riposarsi, perché la folla li segue (Mc 6,33-34). Gli apostoli, dunque, non solo continuano la predicazione di Gesù, ma sulla propria pelle vivono le stesse esperienze del Maestro. Il discepolo, dunque, accoglie l’insegnamento del Maestro e rivela il volto della tenerezza del Padre condividendo con lui la sua vita.
Con questo primo intervento, destinato ai discepoli, Gesù vuole rimanere solo con loro, dopo che sono tornati dalla prima esperienza missionaria (vv. 30-32). Insegnamento specifico, riposo, preghiera, pace sono altrettanti ambiti da verificare in rapporto alla parola ed esempio ricevuti da Gesù, volto della tenerezza del Padre nei confronti dei suoi discepoli e di tutti.

3. Ti adoriamo, Signore Gesù: tu riveli il volto della tenerezza del Padre che attira tutti a sé.
Compassione di Gesù per la folla. Il secondo intervento di Gesù è rivolto alle «pecore senza pastore» della casa d’Israele, di cui aveva già parlato Geremia, osservando Israele in balia di uomini politici incapaci e ingiusti (Ger 23,3). Come aveva fatto Dio nell’Antico Testamento, Gesù «si commuove» e si mette alla guida di questo gregge sbandato e depredato. La commozione di Gesù all’origine si riferiva alla fame fisica della folla. Marco, però, l’ha orientata e interpretata secondo una dimensione più profonda prima ancora del pane. Cristo offre il cibo della sua parola: il volto della tenerezza del Padre nelle parole oltre che nei fatti, per lo spirito prima che per il corpo.
In Nm 27,17 si narra la designazione di Giosuè al posto di Mosè perché gli ebrei non fossero «come pecore che non hanno pastore». Oggi non è più Giosuè, ma Gesù a prendersi cura del popolo di Dio, e lo fa con profonda commozione, come YHWH (= Yavè) per il suo popolo, in persona propria, e anche tramite i suoi discepoli, scelti da lui stesso. Gesù e discepoli sono la comunità di Gesù che rivela attualmente, come al tempo di Marco, il volto della tenerezza del Padre
E il riposo iniziale offerto da Gesù, dov’è? Sembra che l’evangelista intenda per «riposo» lo stare insieme con Cristo per imparare il volto della tenerezza del Padre per ogni persona; una tenerezza non intermittente, ma continua (nota 8).
Gesù ora prova commozione di fronte alla folla che lo cerca, e che accorre a piedi, da ogni parte, come pecore senza pastore. Quanto Gesù ha operato e insegnato, continua ora a operare nei discepoli che si è scelto, e in tutta la folla, attratta dal volto della tenerezza del Padre. Nasce da qui la disponibilità, la generosità, in Gesù e nei discepoli, per un «servizio» che è risposta alle attese autentiche di quelle persone. – “Ti rendiamo grazie, Padre, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il «servizio» sacerdotale” di Gesù (Preghiera Eucaristica 2ª. Anamnesi.

4. Ti adoriamo, Signore Gesù: compimento della profezia di Geremia.
Radunerò il resto delle mie pecore, costituirò sopra di esse pastori (23, 1-6). «Dice il Signore: “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore”». Dio non punisce senza parlare prima con i responsabili, in vista della loro conversione, per la sua tenerezza. «Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: “Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore”. Dio attende che anche i pastori si lasciamo attirare dalla sua tenerezza, e si convertano a lui, che aggiunge: «“Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori (possono essere gli stessi dopo la loro conversione) che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore”».
Il Pastore secondo il cuore di Dio uscirà dalla discendenza di Davide, Gesù di Nazaret: «“Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: “Signore-nostra-giustizia”» (nota 10).

5. Ti adoriamo, Signore Gesù: nostra pace, operante nella tua chiesa con la tua tenerezza.
Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.

PREGHIAMO.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo che è: «1. Ringraziamento; 2. Pane; 3. Offerta; 4. Intercessione; 5. Lode»:
1. «Ringraziamo», raccontando l’Amore del Padre in Cristo verso di noi (prefazio). Grazie, Padre, per il tuo Figlio: nostro vero pastore, egli ci conduce alle sorgenti della vita.
2. «Siamo nutriti» di Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza (consacrazine, transustanziazione). Ora, Padre, manda lo Spirito, che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo, compiendo ogni santificazione: pane e vino diventano Cristo; gustiamo la parola e il pane della vita.
3. «Diveniamo» luogo riservato a Gesù, che in noi continua a «donare» se stesso (offerta). In noi, Padre, si offre a te Gesù: dono perfetto che ti rende gradita la nostra esistenza.
4. «Intercediamo» per tutti in Cristo, che «intercede» per noi, e ci fa intercessori con lui per gli altri (intercessione). Tutti, Padre, accogli in Cristo: vivi, defunti, celebranti: ciò che ognuno presenta in tuo onore, giova alla salvezza di tutti.
5. «Glorifichiamo» pienamente il Padre, per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi (lode finale). A te, Padre, ogni onore e gloria: del nuovo gregge in Cristo Pastore compassionevole.

O Padre, che ci conosci come pecore del tuo gregge, e ci affidi a Cristo tuo Figlio; fa’ che tutti ascoltiamo e seguiamo lui, unico Pastore, mite e umile di cuore, nel quale nulla ci manca. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

CONTEMPLIAMO.
la storia del piano di Dio.
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (Lumen Gentium, 2; vedi Nota 3). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Pastore compassionevole:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: pastore, buono, o profittatore, incurante: senza compassione;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il pastore, Dio stesso: Io ti radunerò, nella compassione;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pastore, Gesù, pieno di compassione, compie le promesse;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pastore, ognuno, responsabile di altri nella compassione;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il pastore, l’umanità, un solo gregge e pastore nella Compassione.

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NOTE
Nota 1.
La Parola di Dio, Proclamata in questa celebrazione, richiamata dall’antifona alla Comunione (cf Tempo Ordinario – Anno B – 16ª Domenica – 20/07/2003), e approfondita anche da altri testi eucologici), «attua ora» sacramentalmente in noi la redenzione, realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette – nove Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
La Parola («Dabàr») è «Fatto e Parola» («Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù (che soffre, muore, trasmette lo Spirito, risorge) per opera dello Spirito Santo è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, «in previsione» della sua pasqua redentrice era già presente fin nel grembo di Maria.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”, con il cuore bendisposto nel celebrare. La redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita. La Parola proclamata nella liturgia, cioè, lo stesso Gesù pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione e dell’esistenza in chi l’accoglie.
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Nota 2.
“I fedeli partecipino con frequenza alle messe, anche feriali, e, quando ciò non è possibile, siano invitati a leggere almeno i testi delle letture corrispondenti in famiglia o in privato”, vediPartecipazione e Celebrazione delle Feste Pasquali, Congreg. per il Culto, n.13; del 16.01.1988);
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Nota 3.
«I credenti in Cristo, (il Padre) li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata (“prefigurata”) in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente “figurata” nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza [1], stabilita (“compiuta”) infine «negli ultimi tempi», è stata manifestata (“manifesta”) dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli (“completa”). Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, «dal giusto Abele fino all’ultimo eletto» [2], saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale» (Lumen Gentium 2).
Cinque tappe della formazione della chiesa (da kalèô = chiamo; participio passato = èkklesa: ecclèsia, chiesa = chiamata): prefigurata, figurata, compiuta, manifesta, completa.
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Nota 4.
La liturgia interpreta la Bibbia.
Ricordiamo che la liturgia interpreta la Bibbia, non come uno studioso di Sacra Scrittura, cioè, facendo esegesi (che va fatta in un altro tempo e luogo). La liturgia (opera dello Spirito Santo) interpreta la Sacra Scrittura, esprimendo l’aspetto che vuole suscitare in noi (= metodo teologico-tematico).
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Nota 5.
Struttura del testo.
Il testo non ha una delimitazione esatta delle parti; non corrisponde alla suddivisione come si trova nella Bibbia. Al ritorno degli apostoli (Mc 6,30-31) nel Vangelo di Marco segue la moltiplicazione dei pani (Mc 6,32-44). Invece nel brano liturgico di Marco che abbiamo letto, c’è il ritorno degli apostoli (In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte); seguito solo qualche versetto del racconto della moltiplicazione dei pani, come abbiamo sentito («Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose»). Nella bibbia l’episodio continua, dicendo che quei «Molti» stanno ad ascoltare Gesù fino a sera, e allora Gesù prepara per loro una cena, moltiplicando il pane e il pesce, dopo l’abbondante pranzo della sua parola tutto il giorno. Qui, questa moltiplicazione non è riportata; è stata tagliata. Abbiamo sentito solo l’inizio: «Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose». Questo gioco di sforbiciature ha costruito il nuovo brano (Mc 6,30-34), che abbiamo ascoltato.
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Nota 6.
La prima lettura da Geremia (23,1-6) è profezia compiuta da Gesù, Pastore.
L’attenzione, la tenerezza, la preoccupazione di Gesù per il suo popolo erano state profetizzate da Geremia (Ger 23,1-6), che aveva annunciato la «preoccupazione» di Dio per gli ebrei (Ger 23,2: «Ecco, io stesso mi occuperò di voi»). L’immagine del pastore serve al profeta per illustrare come Dio, in modo diretto o per mezzo di pastori scelti da lui, si prenda cura del suo popolo.
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Nota 7.
Gesù è la nostra Pace.
La seconda lettura (Ef 2,13-18) aggiunge altri tratti a questo quadro di tenerezza divina, affermando che “Gesù è la nostra Pace”, colui che ha saputo realmente costruirla prima dentro di sé e poi realizzarla attorno a sé, abbattendo il muro dell’inimicizia, creando un uomo nuovo, riconciliato con Dio e con i fratelli. Pace in Liturgia è sempre piena realizzazione dell’umanità, per la potenza del suo amore sulla croce fino alla fine.
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Nota 8.
Il Riposo nell’avere compassione.
E il riposo iniziale offerto da Gesù, dov’è? Sembra che l’evangelista intenda per «riposo» lo stare insieme con Cristo per imparare il volto della tenerezza del Padre per ogni persona; una tenerezza non intermittente, ma continua: tenerezza che tiene occupati nello Spirito, anche quando fisicamente si riposa; anzi, è «il riposo nell’avere compassione». Il vero Riposo di Dio è «operare, avere compassione» (Gv 5,16-18: «Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio»); è un atteggiamento dell’animo, uno stato d’animo interiore da dove scaturiscono tutte le azioni esterne del samaritano (Lc 10,33), figura di Gesù che nel samaritano descrive il mistero della sua incarnazione, passione, morte, risurrezione e ritorno finale ( ); lo riconosce il dottore della legge, che si era alzato per metterlo alla prova, e alla fine risponde alla domanda di Gesù: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti? ”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Và e anche tu fà lo stesso” (Luca 10,36-37), anche tu abbi compassione; parola di Dio in Gesù che suscita ciò che dice.
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Nota 9.
L’insegnamento di Gesù.
Il verbo «insegnare» (didasko) viene usato da Marco 17 volte: 15 volte indica l’insegnamento di Gesù, 1 volta (nel nostro brano) l’insegnamento fatto dagli apostoli, e 1 volta ricorre in una citazione evangelica di Isaia (Is 29,13: «Dice il Signore: “Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani”»). Per Marco, dunque, l’insegnamento è solo quello del Maestro; e l’insegnamento degli «Apostoli» (chiamati da Marco così solo qui) non è altro che il prolungamento di ciò che il Maestro ha insegnato e rivelato: il volto della tenerezza del Padre.
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Nota 10.
Radunerò io stesso il resto delle mie pecore, costituirò sopra di esse pastori.
Nell’annunzio del regno messianico futuro che sorgerà dalla discendenza di Davide, Geremia, alle soglie del crollo di Gerusalemme sotto le armate babilonesi, concentra la speranza messianica in un sovrano chiamato «germoglio giusto» perché rivendicherà il diritto e la giustizia divenendo in senso pieno Re, e non semplice pedina di intrighi della potenza emergente. Il suo nome «Signore-nostra-giustizia» sta a designare il progetto che Dio realizzerà attraverso di lui, il regno di giustizia secondo la speranza messianica
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Nota 11.
Egli è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo.
In questo bel brano della lettera agli Efesini Paolo esalta l’opera di unità, di pace e di libertà attuata dal Cristo nella storia, abolendo tutte le divisioni e le barriere innalzate dall’uomo nella cultura, nella politica, nella società, nella religione. L’apostolo desume l’immagine del «muro» proprio dal tempio di Gerusalemme: esso interdiceva ai pagani di oltrepassare e di violare lo spazio sacro riservato solo agli eletti d’Israele. Il «muro» è anche quello della legge che, interpretata legalisticamente dai rabbini, «aveva rinchiuso in prigione» (GaI 3,23) l’autentica vita di fede. Col Cristo ritornano la pace e l’unità per l’intera umanità, sono abolite dal suo sangue lontananze e separazioni.
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condividiamo (cfr neretto) la preghiera della Chiesa (cfr colori).