19/08/2012 – T. ORDINARIO – ANNO B – DOMENICA 20 – ANIMATORI –
DOMENICA 20ª TEMPO ORDINARIO.B.19.08.2012
“Il pane che io darò è la mia carne
per la vita del mondo”.
“Gustate e vedete com’è buono il Signore”.
Traccia per Animatori Gruppi Liturgici Parrocchiali
3° anno. I anno: Vangelo; II: 1ª lettura; III: salmo R/.
prendiamo coscienza di realtà perenni.
Nel 1° anno, con il vangelo che è il Signore Gesù,
abbiamo esercitato l’«apprendistato» della presenza del Signore Gesù Risorto in mezzo a noi; cioè, ogni volta viene alla mente il Signore, siamo da lui invitati a celebrare il suo comando: Ascolta, Israele (ognuno, come Giacobbe; e comunità: le tribù, il mondo). Comando che suscita la risposta: “Eccomi, Signore! – Aiuta tutti come ora aiuti noi ad ascoltarti”. E la preghiera cresce con l’orante. – Il Signore viene alla mente e «ravviva il colloquio» in chi l’accoglie. Per esperienza abbiamo elencato cinque modi principali di essere visitati così da Dio: 1. semplicemente il Signore viene alla mente; 2. con una sua parola; 3. o un so membro: una persona; 4. o un male: un peccato; 5. o un desiderio di bene:che lui suscita in noi perché noi lo chiediamo, e lui ce lo dia. Ed è Infallibile!
L’apprendistato del colloquio di Gesù con noi ci fa scoprire la sua persona e tutti noi in lui nel vangelo; ci rende interessati della struttura del testo: cioè, semplicemente come si susseguono i fatti o i passi d’un discorso. Dopo aver letto con amore il testo, (la lettera dell’Amante) due tre volte almeno, tutti siamo in grado di ripetere, in breve, come esso procede. Segnale spia è l’entusiasmo inesauribile che suscita. Non si fa questo? Tutto sarà inutile! È della massima importanza stare al «susseguirsi» dei fatti, del discorso, per non far dire al testo, cioè a Gesù, ciò che il testo, Gesù, non dice! – Proviamo, quindi, a praticare tutto questo ora con il vangelo della 20ª dom. del T.O. anno B, p. 116 del messalino mensile ‘Insieme nella Messa’.Nel nome del Padre.. Ascolta, Israele.. Eccomi, Signore, aiuta tutti così!
VANGELO (Gv 6,51-58). Struttura.
Gesù dice alla folla: io sono il pane dal cielo. Se uno mangia, vive: “È la mia carne per la vita del mondo!”
‘I giudei discutono aspramente fra loro’: cannibalismo? “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.
Gesù risponde senza spiegare, il «come» da loro sollevato. Quel che ha detto, lui lo ripete. Prima, in senso negativo: se non mangiate e non bevete, non avete vita. Poi in senso positivo: chi mangia e beve, ha la vita, e io lo risuscito. E adduce il motivo: “Perché “la mia carne è vero cibo, e il mio sangue vera bevanda”. [Già con la struttura si può notare qualcosa. Mettiamolo in parentesi qquadre: 1. È una formula insistente, perentoria. 2. Identifica il proprio corpo, la propria carne, il proprio sangue come l’alimento indispensabile per la vita. 3. Non è chiaro questo «mangiare», come non è chiaro «Patire. Morire. Risorgere». 4. Qui come là agisce lo Spirito che riempie l’umanità di Gesù. 5. Alla luce del mistero pasquale noi comprendiamo o intuiamo la grandezza del dono dell’Eucaristia, pane di vita pieno di Spirito: corpo di Cristo che ci permette di assimilare la mentalità stessa di Gesù.- Segue strut.].
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. [Possiamo notare ancora l’unità. Fra me, Gesù, e chi si nutre di me c’è perfetta unità, e «rimane»]. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”. [Unità uguale a quella fra me e il Padre mio: «Come, così». Io, Gesù, sono tutt’uno con te «nutrito di me», «come» io, Gesù, sono tutt’uno con il Padre mio «che mi ha mandato». [Notiamo: Gesù spiega «come»; ma, non è il ‘fisiologico’ «come», che faceva difficoltà ai giudei; bensì, il «come» ‘qualificativo’, che dice la qualità di unione fra Gesù e chi si nutre di lui: la «unione» fra me e chi si nutre di me ha la stessa qualità della «unione» che c’è fra me e il Padre mio: tu vivi, per me; ‘come’ io vivo, per il Padre].
“Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». [«Questo pane» «non è » «come quello». Questo nutre e «fa vivere in eterno»; quello nutre, ma «non impedisce di morire»].
Ecco la semplice struttura del vangelo. Ne abbiamo preso coscienza e cerchiamo di farla, almeno come quando dialogano due persone: tenendo conto ciascuna di quel che dice l’altra. È sempre così qui e in cielo. Ora stiamo imparando solo a leggere, e questo va bene. Ma, oggi, per esempio, si potrebbe rilevare una cosa fondamentale, e va fatta. Chiunque vuole, può ricorrere sempre a un aiuto: sempre, per es., mi può chiamare; non solo per verificare se va bene la struttura, ma anche per cominciare a capire meglio il testo, Come ora.
Nel 1° anno, come ho già detto, con «apprendistato» della presenza di Gesù, abbiamo visto il vangelo con attenzione alla struttura.- Nel 2° anno abbiamo preso coscienza della 1ª lettura con la sua struttura: abbiamo imparato che tutto l’antico testamento è profezia, figura, immagine di Gesù «Compimento». La rileggiamo con la sua struttura. Prima aggiungo però il «qualcosa d’importante» ricavato dal nesso con la struttura di domeniche precedenti.
[Oggi inizia la seconda parte del discorso che Gesù fa nella sinagoga, per spiegare il senso del segno del pane condiviso. La prima parte era tutta incentra sulla Sapienza della ‘Parola di Dio’. Il nutrimento del popolo in cammino. A partire dal versetto 51 la prospettiva si approfondisce e diventa propriamente eucaristica. Sapienza – Corpo di Gesù. Dice: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (v. 51). È l’annuncio del sacramento dell’Eucaristia. Giovanni nel racconto della cena non presenterà l’istituzione dell’Eucaristia, perché ne ha già parlato in modo teologico e profondo in questo contesto. E questa formula: “La mia carne per la vita del mondo”, dicono alcuni studiosi, sembra la forma più arcaica, quella più semitica, quindi più vicina all’espressione adoperata da Gesù nell’istituzione dell’Eucaristia, presentando il pane della cena e identificandolo con “la mia carne per la vita del mondo”. – Segue ‘Struttura’ della 1ª lettura].
PRIMA LETTURA..
La Sapienza si costruisce la casa: palazzo infinito! Intaglia le sue sette colonne: edificio incrollabile!
Finito, prepara una ‘vanzega’: una tavolata di carne e vino prelibati, a non finire, per tutti, per sempre!
Tutti vengano: è indispensabile che tutti siano istruiti sulla realtà, perché non ha senso, essere fatti per la felicità, e non averla, perché ignori chi sia!
Per questo manda le «sue» ancelle, da lei istruite, a proclamare sui punti più alti della città,e convincere:
inesperti, privi di senno, ignoranti della realtà, venite tutti! Mangiate e bevete da me: vivete da intelligenti.
[È Protagonista la Signora Sapienza, personificata. L’antico autore del libro dei Proverbi paragona la Sapienza a una grande Signora, concepita da Dio, presente quando Dio crea il mondo, conosce bene come va il mondo, e adesso vive concretamente nel mondo. «Si è costruita la sua casa», grande palazzo: «ha intagliato le sue sette colonne»].
Questo capitolo nove del libro dei Proverbi prelude immediatamente alla grande raccolta dei Proverbi. E molti studiosi ritengono che la casa della Sapienza s’identifichi con il libro dei Proverbi stesso oppure con tutti i libre della letteratura sapienziale. È un grande palazzo quest’opera letteraria costruita dalla Sapienza. Le sette colonne della casa possono alludere alle sette collezioni presenti nel libro dei Proverbi.
Per inaugurare la ‘sua’ casa la Signora Sapienza organizza il gran banchetto: «Ha ucciso il ‘suo’ bestiame, ha preparato il ‘suo’ vino e ha imbandito la ‘sua’ tavola».
Poi, la Signora Sapienza offre la possibilità d’imparare, per questo «ha mandato le ‘sue’ ancelle. proclamino: “Chi è inesperto venga qui!”. «A chi è privo di senno [a chi non capisce, a chi non conosce, a chi non ha imparato in profondità il senso della vita, ma vuole imparare a vivere] ella dice»: vieni al mio banchetto,
Venite, mangiate il ‘mio’ pane, bevete il vino che ‘io ho preparato’.
[Con le nostre orecchie cristiane noi non possiamo non vedere un riferimento eucaristico in questo testo; ed è importante però impararne l’insegnamento! E tornando al vangelo:].
La Sapienza che invita gli inesperti a mangiare il suo pane, a bere il suo vino è figura di Gesù. L’autore del libro dei Proverbi descrive Dio e il suo Figlio. È descritto Gesù. Il suo pane, il suo vino è la sua parola fatta carne, è la carne piena di Spirito Santo, trasformata, risorta, fatta pane speciale, fatta vino estasiante; è la concretezza della Parola di Dio, dell’Eucaristia che è Gesù-Sapienza nutrimento della nostra vita, di tutto il nostro sentire e fare. Ci permette d’imparare a vivere: “Abbandonate la stupidaggine e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza”. – La Sapienza ci invita a partecipare all’Eucaristia.
Nel 3° anno abbiamo cominciato a conoscere il Salmo Respons., che prepara alla seconda parte della messa.
SALMO RISPONSORIALE (Sal 33). E noi, siamo venuti alla messa; abbiamo accolto l’invito dello Spirito di Gesù: invito a mangiare il suo pane, a bere il suo vino, e poter dire anche noi per esperienza:
“Gustate e vedete com’è buono il Signore!”. Stesso versetto delle domeniche scorse, stesso salmo 33, di nuovo, ecco: “Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore”. Mangiate il pane della Sapienza; è pieno di Spirito del Cristo pasquale; che fa «imparare a vivere» docilmente, a “Gustare e vedere com’è buono il Signore!” Imparate da lui tutti i suoi sentimenti. Assimilate la sua vita, la sua mentalità. A forza di mangiare il Signore Gesù stiamo diventando e vogliamo diventare come il Signore Gesù. Ecco, il comportamento da saggi! Come c’invita l’Apostolo Paolo [Accenniamo. Ne prendiamo coscienza il prossimo anno incipiente, ci accompagnerà sempre].
SECONDA LETTURA (Ef 5,15-20). Struttura:“Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportatevi non da stolti ma da saggi, fate buon uso del tempo; i giorni sono cattivi! Non siate sconsiderati:
Egli vi farà comprendere qual è la volontà del Signore”. [“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che erano nel Signore Gesù!” (Ef 4,6-11). Mangiando il suo corpo, bevendo il suo sangue,] sarete “ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù”.
La colletta propria di oggi ci fa pregare bene con la chiesa: “O Dio della vita, che in questo giorno santo ci fai tuoi amici e commensali, guarda la tua Chiesa che canta nel tempo la beata speranza della risurrezione finale, e donaci la certezza di partecipare al festoso banchetto del tuo regno. Per Cristo nostro Signore”.