20/10/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 29 DOMENICA – 2002
XXIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 20 ottobre 2002
MEDITAZIONE o RILETTURA
versetto al vangelo:
Splendete come astri nel mondo,tenendo alta la parola di vita.
Antifona alla Comunione:
Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio.
A Cesare quello di Cesare: il tributo. A Dio quello di Dio: la sua immagine in noi. Un canto nuovo su tutta la terra è l’immagine dell’uomo rinnovata nell’eucaristia. L’immagine dell’uomo “ipocrita” incontra l’immagine di Dio in Gesù, ”via della verità” (vangelo); l’uomo è condotto per mano, è “chiamato per nome”, vive a beneficio dei fratelli (prima lettura); prende coscienza di essere in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo, accoglie con gratitudine la parola che opera con la Potenza dello Spirito Santo (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rinnovare in te la mia immagine divina, nel simbolo del raffronto fra immagine dell’uomo e immagine di Dio. “Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi”: saremo liberati dalla nostra “ipocrisia”.
L’immagine dell’uomo “ipocrita”, è quella dei farisei, religiosi, e degli erodiani, pagani, che “tengono consiglio per vedere di cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi”. L’atteggiamento negativo dei pii farisei nei confronti di Gesù, si mette in evidenza alla fine di ciascuna parabola del regno che abbiamo sentito le tre domeniche scorse: i due figli, i vignaioli omicidi, e gli invitati omicidi. I farisei hanno ben compreso la forte accusa di Gesù alla loro incredulità. La parabola dei due fratelli conclude con l’osservazione: “Ma anche dopo aver constatato tutto questo, non vi siete convertiti e continuate a non credere”. Alla fine della seconda parabola, quella dei vignaioli omicidi, “i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo”, non importa che Gesù dica la verità con tanta delicatezza e faccia molti segni tra il popolo; “ma avevano paura della folla che lo (Gesù) considerava un profeta”. Neanche la considerazione della folla dice qualcosa ai pii farisei: non è presa da loro neppure in considerazione, se non per paura di essere impediti nel loro scopo “ipocrita”. Alla fine della terza parabola, quella degli invitati omicidi, i farisei passano al contrattacco: gli presentano questioni plausibili sulla politica, sulla fede, e sulla legge; sono questioni spinose che possono farli apparire sinceri e intelligenti alla gente, e nello stesso tempo nascondere bene l’inganno. Oggi vediamo che gli pongono una questione politica, sperando che faccia un passo falso; in tal caso lo potrebbero condurre finalmente davanti all’autorità. Farisei sostenitori del giudaismo, erodiani apertamente favorevoli ai romani, nemici tra loro, ora diventano amici per andare contro Gesù: veramente “il Signore sorregge il mondo perché non vacilli! Grande tu sei, Signore, e degno di ogni lode”: tu vieni a liberarci.
L’immagine di Dio in Gesù: è riconosciuta dagli stessi farisei ed erodiani che dicono: “Sappiamo che sei veritiero”. – Lo dicono per tendergli un laccio; ma gli devono riconoscere la verità: Gesù è “veritiero” in se stesso; nei confronti degli uomini “insegna la via di Dio secondo verità, e non ha soggezione di nessuno perché non guarda in faccia ad alcuno”: Gesù rivela il Padre, dice ciò che ascolta dal Padre, e fa quel che vede fare il Padre. “A te, Signore, la potenza e la gloria”: tu solo ci puoi sanare.
L’immagine del comportamento di Dio di fronte all’uomo “ipocrita”. Alla parola di “veritiero, secondo Dio” Gesù fa corrispondere i fatti: mostra di conoscere la loro “ipocrisia”, e dice: “Ipocriti, perché mi tentate?”; ma non ne tiene minimamente conto perché guarda in loro la sua immagine, e stabilisce un rapporto con loro, chiedendo: “Mostratemi la moneta del tributo”; mentre vi chiedo la moneta, ho in mente di rivelarvi l’immagine del Padre, sempre disposto ad accogliere i suoi figli, miei fratelli anche “ipocriti”; tentato da voi, rimango fedele all’amore del Padre per voi; per te che mi ricevi: il Padre in me ti accoglie con la tua “ipocrisia” e ti cambia, mentre ora ti lasci attirare dal suo amore misericordioso. – “Grande tu sei, Signore, e degno di ogni lode”: tu rinnovi in noi la tua immagine.
L’immagine del comportamento dell’uomo di fronte a Dio e all’uomo. La parola di Gesù è efficace in noi che l’accogliamo in questa eucaristia. Egli ci dice: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio”, cioè siate fedeli agli accordi patuiti con gli altri, in particolare con l’imperatore raffigurato nella moneta dell’accordo. Ma riconoscete, anche, in me l’atteggiamento di Dio verso di voi: “Rendete a Dio quello che è di Dio” in me; v’invito a lasciarmi rinnovare in voi la mia immagine, il mio comportamento, perché voi diveniate segno vivente della mia presenza: di amore verso il Padre e verso i fratelli. – “Tutti gli dei sono un nulla, ma tu, Signore, hai fatto i cieli” e l’uomo a tua “immagine e somiglianza” (Gen 36s).
A te, Signore, la potenza e la gloria.
A Cesare quello di Cesare, a Dio quello di Dio: L’immagine di Dio nell’uomo all’opera in Ciro, Kurios: Signore.
Ma il vero Signore è Dio che dice: “Io l’ho preso per la destra, per abbattere, sciogliere e aprire”. Ciro è un imperatore pagano, segno di ogni uomo; la sua immagine è essere fatto a servizio dell’uomo: “Per amore di Giacobbe mio servo e di Israele mio eletto io ti ho chiamato per nome”. Dio fa l’uomo per il bene dell’uomo prima che l’uomo lo sappia: “Ti ho dato un titolo sebbene tu non mi conosca; ti renderò spedito nell’agire, anche se tu non mi conosci”. Ogni cosa compiuta dall’uomo fatto a immagine di Dio porta la firma di Dio: “Io sono il Signore e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è dio”. Il Dio, Padre di Gesù, fa tutto “perché sappiano dall’oriente fino all’occidente che non esiste dio fuori di me”, egli dice: “Io sono il Signore e non c’è alcun altro” che vi possa rendere felici; io faccio questo in Cristo mio Figlio.
A te, Signore, la potenza e la gloria.
A Cesare quello di Cesare, a Dio quello di Dio: L’immagine dell’uomo che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo.
è per tutti i popoli. Farisei ed erodiani, Ciro e tessalonicesi, come Paolo, Silvano e Timoteo, sono tutti chiamati per grazia di Dio ad essere battezzati, immersi, senza distinzione, in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: sono chiamati a possedere in eredità la Pace che è la pienezza dei beni celesti fin d’ora in Cristo risorto. Fanno “chiesa”, convocazione santa per il loro riferimento vitale e operativo a Dio presente in Cristo Gesù. “Popoli tutti, lodate il Signore: date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome”.
L’immagine dell’uomo nella chiesa vive in rendimento di grazie: vive l’eucaristia. Il fedele si sente “eletto”, come tutti i “chiamati” in Cristo Gesù o “ecclesiali”; in Cristo egli parla quindi sempre al plurale come Paolo e dice: “Ringraziamo (ringraziare: eucharizein = fare eucaristia) sempre Dio per tutti”. – Egli vive l’eucaristia che è sempre preghiera di risposta a Dio Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo; è “continua memoria davanti a Dio e Padre nostro” di tre grazie: impegno di fede, operosità nell’amore, speranza nel Signore Gesù; è parola (prima parte della messa) ed è presenza di Gesù per la Potenza dello Spirito (seconda parte della messa). L’eucaristia fa acclamare con la vita: “Il Signore regna”.
A te, Signore, la potenza e la gloria.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp.: A te, Signore, la potenza e la gloria,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: egli non abusa del suo potere; la sua Autorità serve al bene di tutti;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: Gesù è in mezzo a noi con la sua persona, la sua parola, il suo agire;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù: nell’intreccio delle nostre libere volontà non abusiamo dei suoi doni;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: chiamati ad operare per il bene dei fratelli;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: dall’umanità intera che riconosce te solo come unico Dio.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).