5ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 10/02/2013
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo: Io vi ho scelti in mezzo al mondo, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
(Confrontiamo la parola, che Gesù ci rivolge alla comunione, con le scene del vangelo, prima e seconda lettura, per coglierne il senso).
L’amore di Dio in Gesù è come una rete che avvolge e salva tutti gli uomini. Gesù è il pescatore di uomini (vangelo). Gesù è il vero Isaia che aderisce pienamente al disegno del Padre e dice: “Eccomi, manda me!” (prima lettura). Gesù continua nei fedeli come Paolo che “trasmette ciò che ha ricevuto” (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: oggi mi rendo presente in atto di tirarti fuori dall’acqua che ti sommerge per farti vivere capace di trasmettere agli altri la stessa vita, nel simbolo del “pescatore di uomini”. – Signore, completa in noi l’opera tua.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
La tua parola ci attira: Gesù vide due barche e, seduto, ammaestrava da quella di Simone. La prima delle cinque scene del vangelo: In piedi (risorto), Gesù è presente presso il nostro mare di guai; gli fa ressa per ascoltarlo la folla; pescatori invece seduti sono intenti al loro lavoro intorno alle reti; proprio uno di questi Gesù intende coinvolgere e distrarre un attimo dal suo lavoro: Simone («Simone» è il nome di Pietro quando agisce bene). Gesù sale sulla sua barca, lo prega di scostarsi un po’ da terra, dal suo lavoro, si siede e ammaestra tutti dalla barca. Pietro un giorno dirà: “E’ bene che noi siamo al servizio della Parola” (Atti 7). Ma Gesù procede gradualmente. Vocazione o chiamata di tutti, presso il lago; l’acqua sono le difficoltà della vita; la stessa acqua fa vivere e fa morire. Ma Gesù parla, redime tutti con la sua parola; anche quelli che stanno riassettando le reti sulla spiaggia. Intorno sta tutta la folla (tutti siamo chiamati); li spinge il desiderio di sentire «la parola di Dio», in atto di uscire dalla bocca di Gesù (Parola = Predicazione e attuazione, come a Nazaret). Poi ci sono i pescatori: Gesù chiama chi è già all’opera; essi, mentre lavorano con le reti ascoltano, e sono fatti passare da una pesca materiale ad una pesca superiore: da pescatori-peccatori diventano pescatori-missionari. Infine, l’attenzione di Gesù su Simon Pietro è un esempio di come Gesù chiama ciascuno: il plurale di Dio non è di massa; ma un moltiplicarsi di rapporti personali, con ciascuno.
Gesù si mostra grande pedagogo: procede gradualmente, dialogando, prendendo iniziativa. Parla a tutti, coinvolge Pietro in particolare, salendo sulla sua barca. Pietro non può rimanerne indifferente: è reso disponibile dalla parola che sente mentre riassetta le reti. Tutti sono chiamati: folla e Pietro, tutti davanti a Gesù, che coinvolge tutti alla sua sequela: “Da chi altro andremo?”. – Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra, quando udranno le parole della tua bocca.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
La tua parola è efficace: Gesù dice a Simone: “Calate le reti”; lo fanno: la pesca è enorme. Seconda scena: dopo aver parlato, Gesù impone, a chi lo ascolta, il rischio di continuare nella speranza il proprio lavoro. Gesù interviene di nuovo: invita Simone a gettare le reti; “Sulla parola” di Gesù Simone rischia, getta la rete, il risultato è inatteso: meraviglioso. Dinamica del fatto, dall’esterno all’interno di Simone; e dall’interno all’esterno: Non servirebbe gettare le reti, pensa Simone; ma le tue parole, Signore, – io ho visto -, sono valide, quindi getto le reti; e dice: «Sulla tua parola getterò le reti». Gettate le reti da Simone e compagni, a Gesù tocca fare il passo successivo: un segno / prodigio. La pesca è abbondante; la Parola di Gesù è efficace. Pietro è colpito ancora di più: cresce ulteriormente in lui la fede, la fiducia, la stima verso quell’Uomo: si sente infinitamente piccolo di fronte a Gesù. La parola di Gesù suscita fiducia in lui. Simone avrebbe gettato le reti se non avesse sentito le parole di Gesù? Di fatto, «quando ebbe finito di parlare, Gesù disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”». E Simone risponde: “Sulla tua parola getterò le reti”. Il rapporto di Gesù con Simone è segno del suo agire personale con ciascuno, con tutti; Gesù «dice a Simone», singolarmente, una parola rivolta a tutti, al plurale: «Gettate la rete». – «Il Signore completerà per me l’opera sua».
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
La tua parola è condivisione che si estende: Invitati, i compagni vengono e riempiono le barche. È la terza scena. Simone, pescato, diventa a sua volta pescatore, testimone, missionario, comunicando il suo stupore, la sua gioia. Gesù raggiunge personalmente ciascuno. Gesù sa parlare a ogni persona nell’intimo, mediante il fratello: dal segno prodigioso si passa alla condivisione e alla missione. «Fanno cenno agli altri»: c’è già in tutti fiducia verso Gesù. Stupore e gioia per l’abbondanza del pesce gratuito cambiano le persone: il dono porta a donare; il contrario è malvagità: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18,32s). – «Rendo grazie al tuo nome per la tua fedeltà e la tua misericordia».
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
La Parola ci rende coscienti della nostra povertà: Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Quarta scena: Gesù fa ciò che dice. Simone lo vede, lo constata, confessa di avere conosciuto Gesù tutto diverso da sé. Dichiara nell’intimo: Ho conosciuto quanto sei buono, Signore! Tu mi inviti a fare come te, e me ne dai la capacità; io sono niente, sono peccatore; grande è la diversità fra me e te; ma mi getto ai tuoi piedi come un lebbroso per essere sanato, come un padrone che intercede per il suo servo, come un genitore che ti prega per la propria figlia; ti assumo alla comunione con la fiducia di chi ti tocca il lembo del mantello di Amore sicuro di guarire. – La confessione suppone l’esperienza dell’iniziativa salvifica di Dio in opere di bene come segno di un bene più grande; Simone è un esempio. Gesù ci guarisce: c’insegna a confessare la sua grande generosità, e non fraintenderla, pensando: Tu ci fai fare pesca buona; non allontanarti! Ti facciamo nostro re con enorme profitto di pesci o di pani (cfr Gv 6). – Cantiamo i tuoi prodigi, Signore, perché tu ci cambi dal di dentro, ci fai segni prodigiosi della tua gloria.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Ed eccoci missionari: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore d’uomini”; e lo seguirono. Scena decisiva centrata su verbi corrispondenti di causa-effetto: Gesù dice: “Non temere; d’’ora in poi sarai pescatore di uomini”; letteralmente: “da questo momento prenderai, conservandoli vivi, degli uomini”, (proprio come le reti che prendono senza uccidere, ma conservando in vita) incontrerai uomini e li vedrai per quello che sono, secondo me; anzi li aiuterai ad esserne loro stessi consapevoli: dei ricercati dall’Amore di Dio. Il mio intervento non è punitivo, ma salvifico; non sono venuto per condannarti, ma perché abbi la vita in abbondanza: perché abbi la mia vita. Simone si meraviglia prima della parola poi dei pesci; poi diverrebbe lui stesso pescatore di altre persone, condividendo la pesca con Gesù. Pescare è segno di ogni attività umana, d’ora in poi vissuta con Gesù alla presenza del Padre. Ecco il segno prodigioso. Nella distribuzione dei pani e dei pesci si verificherà la stesa cosa: pensano a Gesù distribuendo i pesci, e questi bastano per tutti: con Gesù i fedeli possono arrivare a tutti gli altri. Per questo si lasciano attirare da Lui: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono», per stare con lui; “da chi altro andremo?” (Gv 6). Gesù prima compie dei segni prodigiosi, ultimo la pesca abbondante, poi chiama i discepoli: la loro sequela è causata da Gesù; loro fanno semplicemente una valutazione di convenienza, come chi vende il campo dopo avere trovato il tesoro (vedi Mt 13,45), ed esegue nel tempo, con ordine, ciò che decide all’istante sul campo o sul mare. Così pure la missione è ben caratterizzata: trasmettere la parola efficace che hanno sentita da Gesù sulla barca; è unicamente la parola di Gesù che ha riempito le reti, sarà sempre la parola di Gesù che renderà efficace il lavoro del discepolo. Lo sforzo dell’uomo senza Gesù è sterile, con Gesù lo sforzo umano è sommamente fecondo. Questo vale per tutti: seduti, rassegnati, lungo il lago delle proprie difficoltà; Simone / simbolo di ogni persona nella quale Gesù ha risvegliato «disponibilità». Tutto il resto non conta: Simone si scopre indegno e peccatore ai piedi di Gesù? Sperimenta che la potenza di amore in Gesù trionfa sul peccato, e trasforma la debolezza in forza divina. Ogni persona è Simone che impara da Gesù a poggiarsi unicamente sulla sua parola; non sente più bisogno di cercare qualcos’altro, perché nulla più è per me più caro di Cristo. – Tu, Signore, sei l’unico mio bene.
Cantiamo al Signore davanti agli angeli.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Gesù è il Dio che ci «riserva» per le sue opere di bene: Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. «Santo» significa tutt’altro, riservato per altro: Dio è tre volte «santo» e riserva noi per la sua santità, per la sua opera di bene tutta «riservata». A ciascuna persona riservata una storia analoga a quella di Simone e compagni. Vocazione di Isaia come di Simone, dei discepoli, di tutta la folla e di tutti noi. Gesù è il Signore che siede maestoso, trascendente, inaccessibile, sul trono eccelso, sublime, lontano; eppure vicinissimo al tuo vivere quotidiano, come sulla barca di Simone: ti ha fatto per sé, ha bisogno di te; Signore elevato su tutti, ti eleva all’altezza della sua pesca. Egli stabilisce un rapporto con ciascuno, con tutti: nella tenda, in mezzo al suo popolo, è il Dio con noi. Ciascuna persona, riservata a servizio del suo amore verso gli altri, è riservata, diventa messaggera = angelo, con lui, dovunque Egli va con il suo popolo, fino in terra d’esilio (cfr Ez 40): dal cielo sulla terra. La nube, segno della sua presenza, riempie il tempio: il suo Spirito riempie la terra, così Egli manifesta la sua presenza. – “Hai reso la tua promessa più grande di ogni fama”.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Nel più interno del mio intimo pesco la tua immagine: Un uomo dalle labbra impure io sono; eppure ho visto il Signore. Di fronte alla maestà divina l’uomo reso puro, come Isaia, come Simone, prende coscienza della propria realtà di immagine di Dio; bisognoso di purificazione, dice: “Ohime! Sono perduto!”. “Uomo dalle labbra impure io sono”. Le labbra stanno per tutta la persona. Questa confessione ci rende puri, come Isaia e Simone; ci predispone a vederti, Signore, l’Invisibile, chi ci hai fatti per te. Vibrano stipiti, mi sento confuso, qualcosa di tutt’altro c’è in me. Simone come Isaia riconosce Gesù, Santo di Dio, tutt’altro: la tenerezza infinita ti stupisce, ti assimila, ti abilita a riconoscerla perché viene in te; non ti demolisce l’Amore che ti fa simile a sé! – Signore, la tua bontà dura per sempre: tu non abbandoni l’opera delle tue mani.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Mi rendi capace d’incontrarti: “Il carbone ardente ha toccato le tue labbra, il tuo peccato è scomparso”. Come gli occhi hanno veduto, così gli orecchi odono: posso ascoltare la Parola che mi trasforma, mi rende capace di vedere e acclamare nello Spirito Santo: “Gesù è il Signore”. Dio stesso interviene a questo scopo: l’angelo (cioè Dio) vede il senso di smarrimento in me, nella persona umana, come in Isaia e Simone, dice: “Non temere”o “prende il carbone ardente dall’altare, lo mette sulle sue labbra”: il carbone e segno di Dio che ti rinnova; non annienta l’uomo, ma gli fa sentire il suo amore, il suo essere lontano, perché si lasci attirare a sé e trasformare. E’ l’effetto della Parola di Dio che suscita ciò che esprime. – “Io vi ho scelti, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo”.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Mi rendi partecipe della tua opera di salvezza: “Chi andrà per noi?”. “Eccomi, manda me”. Udii la sua voce che diceva: “Chi manderò?”. Te! Tu stesso hai detto di essere «in mezzo a un popolo di peccatori». Ebbene, ora, come ogni uomo purificato, io ti ho reso partecipe dei miei sentimenti creativi, e tu ti senti di potermi dire: “Eccomi, manda me!”; e tu vai in nome mio, come Simone che lascia tutto, ed è con me, a servizio dell’amore. Ecco, ti chiamo a salvezza; il chiamato come te, a sua volta chiama altri, e così la salvezza raggiunge i singoli sino ai confini della terra. Non ha importanza quanti siano i presenti: Dio chiama tutti; uno alla volta. Preghi, cioè ti farò ricordare la mia parola, confrontare le letture durante la giornate in momenti e situazioni diverse, e tu conosci e favorisci la mia opera di salvezza. – “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca”.
Cantiamo al Signore davanti agli angeli.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
La comunità celebrante rende noto il vangelo come Simone e discepoli, Isaia e Paolo: Vi rendo noto il Vangelo che vi ho annunziato e che vi salva. Gesù attua in noi ciò che ha compiuto in sé e in Simone. Paolo è testimone del Figlio di Dio prediletto. Egli parla di ‘annuncio’: è in atto la missione, la pesca. La seconda lettura descrive la nostra realtà attuale che comincia dove finisce il Vangelo e la prima lettura, continuandolo: perché Gesù continua ad attuare in noi ciò che ha compiuto in sé realizzando la profezia di Isaia nella prima lettura. Quindi oggi il Signore ci dice che la sua opera è in vista della nostra missione: ci vuole fare pescatori, ministri, messaggeri, angeli. La nostra grandezza sta nell’esserne partecipi, proprio mentre la comunichiamo tale quale l’abbiamo ricevuta, come Paolo. – Io vi ho scelti perché andiate e portiate il mio frutto duraturo.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Gesù si rivela in chi vive nel quotidiano la sua morte e risurrezione. Anch’io l’ho ricevuto: Cristo morì, fu sepolto, è risuscitato, apparve. Trasmetto ciò che ho ricevuto: Gesù morto, risorto, apparso a tutti; è il mistero pasquale. La buona notizia, che è Gesù, se non appare, non è conosciuto. Giacomo, capo di Gerusalemme, e quanti hanno visto il Signore, testimoniano l’incontro con Dio che cambia, salva, ci fa come Cristo, capaci di soffrire, morire e risorgere, apparire, cioè testimoniare la presenza di Dio nel mondo, come lui. – “Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della tua bocca”.
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
Gesù stesso trasforma il peccatore in pescatore, capace di testimoniarlo:Apparve anche a me, infimo degli apostoli, persecutore della Chiesa. Chiunque accoglie il dono della retta intenzione e accoglie il Cristo, vive in Dio. La chiamata di Paolo è totalmente gratuita: “Per grazia di Dio sono quello che sono”. Non sono io che produco frutto, ma la grazia di Dio che è in me. Non attiriamo a noi, ma a Dio. – “Cantiamo le vie del Signore, perché grande è la gloria del Signore”
Maestro, tutta la notte abbiano faticato invano, ma sulla tua parola getterò la rete.
I cambiati per grazia di Dio vivono in virtù di tale grazia in loro: Sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. Prendete coscienza di quello che Dio opera in voi ascoltando la sua Parola; fate crescere Cristo in voi, e insegnate agli altri l’ascolto dello Spirito che parla a tutti. Cristo, infatti, appare a ogni comunità, a me e a te, a ciascuno che lo cerca con cuore sincero; ci fa partecipi dei suoi sentimenti; della sua vita. Paolo sa di essere inserito in una missione che impegna tanti altri prima di lui e con lui, tutti misurati dall’autenticità del Vangelo. – Ti loderanno, Signore, tutti gli essere umani quando udranno le parole della tua bocca.
Cantiamo al Signore davanti agli angeli.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Cantiamo al Signore davanti agli angeli,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Egli è L’Angelo dell’Alleanza che porta tutti alla salvezza;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
egli ci trasforma in Cristo come il pane, ci apre alla parola, ai fratelli;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
accolti e trasformati da lui, egli vive in noi e siamo a te gradi;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
dopo avere chiamato le folle, egli muore e risorge per tutti;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria;
per la salvezza che fruttifica in ogni persona.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Chiamata:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la chiamata, di Simone che fa cenno ai compagni;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza la chiamata, di Dio che chiama Isaia e con lui tutto Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la chiamata, dell’umanità assunta dal Verbo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la chiamata, di Simon Pietro, discepoli, folla attirati da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. la chiamata, dell’umanità dal Padre a essere in Cristo.
Preghiamo:
O Padre, che in Cristo ci hai scelti in mezzo al mondo, perché andiamo e portiamo un frutto duraturo; concedi al tuo popolo di cantare a te davanti ai tuoi angeli. Per Cristo nostro Signore. Amen.