21/03/2004 – QUARESIMA – ANNO C – 4 DOMENICA – 2004
4ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno C – 21 Marzo 2004
Gesù ci chiede che osserviamo il suo comandamento: accogliamo il suo amore.
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo: Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te!
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Rallegrati, figlio mio,
perché tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.
Rallegrati, figlio mio: tuo fratello è stato ritrovato, è tornato in vita.
(Cogliamo il senso delle parole di Gesù alla Comunione confrontandole con il vang., I e II lettura).
Rallegrati e fa’ festa, perché tutta l’umanità è tornata in vita. Mio figlio era morto ed è tornato in vita (vangelo). È la pasqua definitiva, compimento della prima pasqua nella terra promessa (prima lettura). Un mondo nuovo è già nato nella nostra comunità ecclesiale (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di condurvi tutti alla casa del Padre, nel simbolo di un uomo che fa una cosa impossibile a un orientale, «correre» verso un figlio colpevole, come dice il vangelo: «Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc 15,20). – Aderiamo a te, Gesù, che c’inviti a celebrare con te il Padre.
Rallegratevi perché i vostri fratelli tornano in vita. Così dice Gesù, che rivela il Padre prodigo di amore. Lo dice a quelli che ancora «mormorano», cioè ai membri della sua comunità che erano figli prodighi nel peccato, e che sono ritornati al Padre per necessità; ne hanno sperimentato l’assoluta Bontà, ma il Padre deve crescerli molto, perché cercano ancora se stessi e non sono simili a Dio. Da giovani infatti hanno preteso dal Padre la loro parte, se ne sono andati, hanno vagabondato come pecore smarrite, sono tornati; e ora in casa del Padre pretendono ancora almeno un capretto per fare festa per conto proprio. Devono ancora convertirsi: cioè devono imparare che tutto ciò che è del Padre è loro, cioè la misericordia, l’essere simili all’Altissimo, a somiglianza di Gesù. È la storia dell’Israele antico e moderno: dei farisei e degli scribi di sempre. Siamo a metà quaresima. Lo Spirito Santo ci presenta il centro del vangelo di Gesù secondo Luca: entrare in casa del Papà, condividere la sua misericordia per tutti, sempre, ascoltando la parola di Gesù. «Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due figli”». È la chiesa, la comunità di Gesù circondato da peccatori e pubblicani che «lo ascoltano», da farisei e scribi che «mormorano». Come hanno mormorato quando Gesù ha chiamato Levi ed è andato a pranzo con lui e con gli altri suoi amici pubblicani. E come mormorano sempre quando vedono Gesù che si avvicina e mangia con qualcuno, per esempio anche con Zaccheo. Questo fatto nel vangelo di Luca sta al centro di tre similitudini che lo precedono, e di tre parabole che lo seguono (Lc 12,49-15,32): similitudini e parabole che spiegano il fatto di Gesù al centro e ricevono senso da lui. Il vangelo di oggi riporta questa immagine di comunità ecclesiale, e la parabola, nota come «parabola del figliol prodigo», anziché del «Padre prodigo». Ci sono tre protagonisti in questa comunità, e nella parabola che Gesù racconta. Nella comunità al centro c’è Gesù, da una parte peccatori e pubblicani, dall’altra farisei e scribi. Nella parabola al centro c’è il padre, con il figlio minore, e il figlio maggiore. La parabola inizia con il gesto e l’iniziativa del figlio minore che va e poi si mette in cammino per tornare (15,12-20). Segue l’incontro tra il padre e il figlio minore (15,20-24). La terza parte riporta la reazione del figlio maggiore (15,25-28), che s’informa per vie traverse, tramite i servi, su musica e danze provenienti da casa: mostra di non avere profonda comunicazione con il padre, prima ancora di sapere qualcosa dai servi. – Guardiamo a te, Signore, e saremo raggianti: non saranno confusi i nostri volti.
Progetto del Padre è che i figli conoscano e abbiano l’un verso l’altro la sua misericordia. Di fatto chi conosce meglio il cuore del padre? Non è il figlio maggiore che non condivide la commozione profonda del padre verso il figlio minore, da non permettergli di fare tutta una confessione; ma dice ai servi: «Presto, portate qui il vestito più bello ecc», senza lasciare che il figlio finisca la sua confessione: la prima esperienza di Dio Padre è la migliore. Non conosce così bene il cuore del padre il figlio maggiore che dice: «Padre, io ti ho sempre servito». Tra padre e figlio, il figlio rileva il servizio. E poi ripete: «Io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando». L’unico comando che ha trasgredito è di non essere d’accordo con il cuore del padre. E non accetta di entrare in casa: è il padre che «esce fuori», va ancora incontro al figlio maggiore, che non entra comunque; prima, da giovane, vi era entrato almeno per necessità. Così la parabola finisce male per i migliori: per il figlio maggiore che accusa il padre e il fratello, dicendo: «Questo tuo figlio», mentre il padre gli risponde: «Questo tuo fratello». Si ha la rottura in famiglia. L’avversario è il fratello maggiore che non si riconcilia con il padre che ha il criterio della misericordia: scribi e farisei non si riconciliano con Gesù che accoglie peccatori e pubblicani. E non si riconcilia con il fratello minore, che torna a casa: non si riconcilia con nessuno, neanche con se stesso, cioè con la sua giovinezza vagabonda, rappresentata dal fratello minore. Sta in casa, ma cerca una sua identità nelle osservanze. Sembra che l’evangelista Luca dica alle comunità cristiane: il vagabondaggio fuori casa e l’osservanza dei precetti in casa sono ugualmente lontananza dal Padre; mentre la misericordia del Padre «ha bisogno» che i figli crescano, per questo va sempre loro incontro, e ha bisogno di far festa: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». In questa celebrazione eucaristica impariamo ciò che bisogna fare, ciò che è giusto fare: impariamo l’atteggiamento del Padre rivelato dall’atteggiamento di Gesù. «Ciò che bisogna dire», «ciò che bisogna fare», sembrano piccole frasi, ma hanno una portata immensa: sono come piccoli sportelli che introducono a una grande autostrada, quella della grazia e della misericordia. – Ti ho cercato, Signore, e mi hai risposto, da ogni timore mi hai liberato.
Gesù rivela il Padre: Pastore» o «Donna» che cerca, «Fuoco» che brucia. Il fatto di Gesù, che rivela il Padre, è illuminato da tutto il contesto (Lc 12,49-15,32), e dà senso alle sue varie espressioni, come: il Pastore e la pecora (15,4), la donna e la dramma o perla (15,8), il fuoco (12,49), il battesimo (12,50), la casa divisa (12,52s), l’ipocrisia (12,56), questo tempo (ib), discernere (ib), l’avversario (12,58), pagare fino all’ultimo (12, 59), una pecora, la mia pecora, una dramma, la mia dramma, questo mio figlio (15,4.6.8.9.24). Il Padre è raffigurato come un «Pastore» che cerca la sua pecora, come una «donna» che cerca la sua dramma. Gesù rivela il Padre accogliente verso i peccatori come un pastore verso le sue pecore, e come una donna verso una sua cosa preziosa. Gesù si dice mandato o «venuto a portare il fuoco sulla terra». Il «fuoco» è la «Parola di Dio». Sugli Apostoli scendono lingue di fuoco ed essi sono capaci di annunziare la parola di Dio. La Parola di Dio è un fuoco divorante.- Gesù, tu sei venuto a portarci il Fuoco della Parola di Dio; donaci di ascoltarti e vivere.
Gesù ha «un battesimo» che deve ricevere. Questo battesimo è la sua passione (Mc 10): anzi, tutto il ministero di Gesù culminante nella passione. Gesù deve fare un battesimo, un’immersione, un tuffo nell’oceano della volontà di Dio su di lui: il piano che Gesù deve svolgere, il suo ministero. Io ho un ministero da compiere; finché non l’ho compiuto, non sono in pace; dice: «Finché non l’ho compiuto, sono angosciato». – Quanto ci tieni, Gesù, a mettere in atto la volontà del Padre! Dona anche a noi uno sguardo sempre fisso su di lui.
Il fatto di Gesù con «pubblicani e peccatori, farisei e scribi» è una «casa» divisa: «casa di cinque persone, tre contro due e due contro tre» (Lc 12,51). «Casa» del Pastore che «ritrovatala (la sua pecorella), se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini, dicendo: Rallegratevi con me» (Lc 15,6). Gesù ci rivela Dio «contento e allegro» perché ci avviciniamo «per ascoltarlo»; e «fa festa»: con il Padre pastore non c’è divisione. «Casa» della donna che «accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la trova (la sua perla). E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la perla che avevo perduta». Si fa sempre festa con altri. «Così, vi dico (conclude Gesù), c’è gioia davanti agli angeli di Dio (che non sono divisi da lui, ma partecipano ai suoi sentimenti) per un solo peccatore che si converte» (15,8ss). In casa con il Padre c’è festa. «Vicino a casa», ma non in casa, «il figlio maggiore… udì la musica e le danze…, si indignò, e non voleva entrare» (15,25s): Il figlio maggiore rappresenta i farisei e gli scribi «divisi» da Gesù che rivela il Padre. – «Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce».
Gesù è Parola di Fuoco. Il fatto è Gesù che esprime il suo vangelo di Grazia, rivela il Padre che apre le sue braccia a peccatori e pubblicani che si convertono. Questo è il «Fuoco della Parola» che Gesù porta, questo è il Vangelo, il Messaggio di Salvezza per l’umanità peccatrice. C’è un Salvatore, si chiama Gesù che non viene ad allontanare, come farebbe un sacerdote dell’antico testamento, che deve separarsi, tirar dritto, non toccare, non vedere; invece Gesù viene e incontra, va in cerca della pecora perduta, della perla perduta, cioè della individua persona perduta. Questo fuoco, questo messaggio, questa parola di Dio non è accolta! E non è accolta da chi si crede giusto: i farisei e di dottori della legge, cioè i religiosi e gli studiosi di religione. Sono contrari, «mormorano», non vogliono questo vangelo: non ne hanno bisogno, loro pensano. Dentro la stessa famiglia di Dio, che è il popolo di Dio, c’è una «divisione»: da una parte, i farisei e i dottori della legge; dall’altra, la «povera gente», come la chiamano i farisei: «Questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!» (Gv 7,49). Secondo loro: da una parte i perfetti, dall’altra i peccatori. C’è divisione nella casa che è il popolo di Dio, descritta nella «casa» divisa dentro della parabola che parla di un uomo con due figli. In casa i due fratelli sono l’uno contro l’altro; i due figli sono contro il padre: il minore che però poi ritorna, si riconcilia e riceve anche la grazia; e il maggiore che sta in casa, ma finisce fuori casa; il padre che cerca di far ragionare il figlio maggiore ma non ci riesce. Contrasto in casa, descritto nella prima similitudine: «Padre contro figlio e figlio contro padre». In casa arriva una Bella Notizia, ma non tutti l’accolgono, anche se hanno lo stesso sangue o la stessa tradizione cristiana. Il punto di riferimento è il fuoco del Vangelo della Misericordia e della Grazia. Si direbbe: finalmente arriva un Vangelo di Condono! Battiamo le mani! Facciamo festa. – Non è vero: I migliori, tra virgolette, sono quelli che si oppongono e «mormorano». Ed ecco il contrasto, la guerra in una comunità, in una chiesa, in un popolo di Dio. Il Vangelo di Gesù è espresso con un gesto: Gesù che si lascia circondare da peccatori e pubblicani; ed è espresso con parole: similitudini e parabole dello stesso brano. Le due parole: «Divisione» e «Battesimo» si riempiono di contenuto, di realtà. L’accettazione o il rifiuto creano la divisione in casa. – Io invece mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino.
Causa del rifiuto di Gesù è l’ipocrisia. C’è un’altra parola, un attributo, che si riempie del suo giusto senso in rapporto al fatto centrale di Gesù circondato da peccatori e pubblicani, da farisei e dottori della legge. La parola è: «Ipocriti!». Gesù specifica: «Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?» (12,56). Sapete discernere il tempo atmosferico, e non sapete discernere questo tempo della mia presenza. Dato che avete occhi buoni, da vedere che tempo fa, dovreste vedere tutte le realtà. – Gesù evidenzia un fatto che è in noi stessi. È tanto semplice e naturale! Eppure non lo vediamo: non vediamo che, per un segreto interesse, siamo «buffi» e ridicoli di fronte agli altri. È l’ignoranza del peccato: si è intelligenti, eppure non si capisce niente; incentrati in se stessi, si vorrebbe mostrare di essere migliori degli altri, mentre tutti vedono che siamo in contraddizione. Solo l’umile ascolto della parola di Dio, che ora ci illumina, ci fa riconoscere la realtà dell’ipocrisia, e ci porta a riderci addosso. Così non hanno fatto quei farisei e quegli scribi, decisi di uccidere Gesù. – Così invece vogliamo fare noi qui ora davanti a te, Gesù, preparandoci alla celebrazione eucaristica: liberati dalla nostra «ipocrisia» per opera tua, Gesù, ci guardiamo in faccia e impariamo a sorriderci.
La misericordia del Padre in Gesù è il tempo di Grazia, è ciò che è giusto e da discernere. «Questo tempo» (12,56), da saper giudicare o valutare, è un’espressione che acquista il suo significato sempre in rapporto al centro, al fatto di Gesù che viene e inaugura i tempi messianici, annunziando il regno di Dio: la Misericordia, la Grazia, la Salvezza, la Pace. Questo è il tempo di Gesù che bisogna saper «discernere». Sviluppare nelle persone la «capacità di discernere» è l’asse portante della morale del cristiano; più importante dell’apprendere a memoria insegnamenti di moralisti. Le situazioni della vita infatti sono tante e diverse: solo una persona capace di valutare secondo Gesù, può intravedere la soluzione e vivere correttamente in ogni situazione. «E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,57). Anche questa frase acquista senso nel suo contesto. Che cosa è «giusto»? Cos’è giusto in una famiglia? Da che parte sta la ragione quando «padre è contro figlio e figlio contro padre?». La parabola dell’«uomo che ha due figli» mostra che «giusto» è il padre che accoglie il figlio di ritorno. Giusto non è il figlio maggiore che è sempre stato a casa e si gloria di essere un «giusto», che ha sempre osservato i comandamenti del padre. Gli manca ancora qualcosa dell’osservanza dei comandamenti: il comandamento principale, che è l’anima di tutto. È contrario al ritorno del fratello minore, resta fuori casa: è ingiusto. «Giusto» è accogliere l’ingiusto che si converte. Giusto davanti a Dio è giustificare il peccatore nella sua misericordia. Giusto è gioire che adesso arriva il Salvatore, accoglie i peccatori e li fa giusti. Questo è l’atteggiamento giusto: quello di Gesù, della Misericordia, della Grazia. Per noi, questo è l’atteggiamento giusto: accogliere e dire che Questo va bene, questa è la volontà di Dio. – Per questo ti ringraziamo tanto, Signore, perché abbiamo la salvezza. Per i farisei e gli scribi, questo è ingiusto, non lo sanno riconoscere come proveniente da te, Signore, come tempo di Grazia. Per loro noi ti preghiamo. Ascoltaci, Signore.
Gesù è la riconciliazione con il Padre e fra noi. «Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di metterti d’accordo con lui» (Lc 12,57). Chi è l’avversario? Cosa vuol dire «mettersi d’accordo»? Non vuol dire: fissare un punto della strada, e magari a metà strada, e là incontrare il magistrato. La riconciliazione non va fatta a metà strada, dicendo: metà te e metà me. Il punto di riferimento è il Vangelo di Gesù, il Vangelo della grazia: se uno accoglie il Vangelo di Gesù, quello è il giusto. Per esempio, i due figli non sono ambedue giusti: il figlio minore accoglie la grazia e la misericordia; il figlio maggiore non l’accoglie. Ha ragione il padre, e tu devi metterti d’accordo con il tuo avversario che è il fratello minore accolto dal padre; e più ancora ti devi mettere d’accordo con il tuo avversario che è il padre. – Il fratello maggiore, infatti, ce l’ha con tutte e due; e non deve giudicare debolezza l’azione del padre che va incontro al figlio minore: gli va incontro per attirarlo dalla sua parte e convertirlo alla sua misericordia. «Giusto» quindi è ciò che Gesù porta nel suo tempo, e «avversario» è chi è contro il gesto e il messaggio del Messia-Gesù. Avversari sono i farisei e i dottori della legge. E se invocano giustizia, devono pagare anche loro fino all’ultimo. – Noi invochiamo, Signore, la tua misericordia.
Gesù è il Redentore di tutti, quanti lo accolgono. «Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo» (12,59), se non ti accordi con il tuo avversario. Anche Simone ha da pagare, e non solo la peccatrice che gli va in casa mentre ospita Gesù (Lc 7,37ss). Ha da pagare una bella somma, anche se non ne ha coscienza e si crede giusto, dicendo: «Se Gesù fosse un profeta, saprebbe chi è quella donna!». – Colpevole per Simone sarebbe solo quella donna. Con una parabola allora Gesù mostra di sapere non solo chi è quella donna, ma anche chi è quell’uomo; e va incontro a tutti e due, come ora parla proprio ai farisei e agli scribi, perché lo accolgano e sia rimesso il loro peccato di rifiuto. – Come quella donna, noi vogliamo amare il tuo Amore, o nostro Redentore.
Gesù rivela il Padre che fa festa, quando anche una sola persona entra nella sua casa. «Mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa» (15,23s). Questa festa fa il pastore per la sua pecora, e la donna per la sua perla. Quattro verbi sottolineano quattro movimenti che portano alla festa: «Perde, cerca o va dietro, trova e convoca altri a far festa». Ed è sottolineato in particolare un aspetto interessante: si perde e si ritrova «una sola» delle pecore, «una sola» delle perle. L’attenzione verte tutta sulla singola persona. Il plurale di Dio non è generico, ma è la somma delle singole persone amate: lascia le novantanove acquistate e messe al sicuro, una per una, come la centesima, cioè fino all’ultima, come il figlio minore: «Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli» (Mt 18,14). Il tuo tentativo è di salvarci tutti, Signore, arrivando alla singola persona: a me.
Gesù viene perché alla fine ci sia la gioia senza fine: «Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove»; più per il figlio prodigo che torna che per i novantanove giusti! Ma l’unico giusto che troviamo nella parabola, è uno che si dice giusto, ma ha bisogno di conversione, come i farisei e gli scribi. – Come me, Signore: ma questo povero grida, e tu lo ascolti, lo liberi da tutte le sue angosce.
Il Signore è vicino a chi lo cerca.
Rallegrati, figlio mio: tuo fratello è stato ritrovato, è tornato in vita.
Rallegrati, figlio mio, il tuo fratello Gesù è la vera pasqua, compimento delle promesse di Dio. «Gli Israeliti si accamparono a Galgala e celebrarono la Pasqua». Il nuovo popolo di Dio, entrato nella nuova terra promessa, fa la «Pasqua» definitiva. Quella terra e quella celebrazione infatti sono figura di Gesù, che completa in se stesso la «pasqua», «passando» da questo mondo al Padre. «In quel giorno, in quell’anno la manna cessò. Essi mangiarono i prodotti della regione: azzimi e frumento». Gesù è il «giorno», l’ultimo giorno, l’«anno» di grazia. Gesù è il «pane disceso dal cielo, che porta in sé ogni dolcezza». Il Signore elargisce il suo bene, e la nostra terra dà il suo frutto (Salmo 85,13). Gesù è il nuovo pane della Parola che ci attrae; e noi siamo sazi come i peccatori e i pubblicani che si avvicinano a Gesù per ascoltarlo (Lc 15,1-2), e per lasciarsi correggere da lui (cfr Dt 8,3ss). In Gesù noi siamo «circoncisi», costituiti cioè luogo riservato a Cristo (cfr Col 2,11). – Gesù, tu sei il nostro nutrimento, nella nuova terra della comunione con il Padre.
Il Signore è vicino a chi lo cerca.
Rallegrati, figlio mio: tuo fratello è stato ritrovato, è tornato in vita.
Figlio mio, mia comunità, rallegrati di ricevere oggi il mio dono, Cristo Gesù. Egli ti rinnova radicalmente: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove». È iniziativa del Padre riconciliarti a sé in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe; – affidando invece a noi, disposti ad accoglierlo, la parola che riconcilia. Il Padre fa te, e noi tutti, testimoni «ambasciatori» di perdono in Gesù. Dio esorta per mezzo nostro: «Lasciatevi riconciliare con Dio!». Il Figlio suo si dona, perché noi tutti siamo giusti in Lui davanti al Padre. – Riconosciamo di essere come il figlio minore, che torna per interesse di cibo, e diventa maggiore, osservante di comandi ancora per interesse; ma tu, o Padre, vedi in noi, in ogni uomo, il tuo unico Figlio, fatto uomo, cioè, «trattato da peccato in nostro favore», e ci comunichi la tua misericordia.
Il Signore è vicino a chi lo cerca.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Il Signore è vicino a chi lo cerca,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui, trattato per noi da peccato, ci ami e riconcili a te e ci affidi il ministero della riconciliazione;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
trasforma pane, vino, tutti noi in Cristo tuo Figlio morto e risorto: nuova creatura riconciliata;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
Figlio Innocente, in noi si fa peccato, dona se stesso in nostro favore, e noi siamo a te graditi;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
riconciliati con te in lui, rinnovati nel suo Spirito, coeredi della sua gloria, noi figli nell’unico Figlio;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
in questa nuova vita di riconciliazione e di pace con te per Cristo con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Festa e Gioia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: festa e gioia, di un padre al ritorno del figlio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza festa e gioia, di Israele entrato nella terra promessa;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: festa e gioia, che è Gesù in persona del Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: festa e gioia, nel fedele riconciliato con il Padre in Cristo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. festa e gioia, in tutti nella Trinità per sempre.
Preghiamo: –
Padre, che susciti in noi la conversione con il ritorno a te e la confessione del tuo amore; fa’ che il tuo popolo ti cerchi e ti senta vicino. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).