21/04/2002 – T. PASQUALE – ANNO A – 4 DOMENICA – 2002
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA DI PASQUA
Anno A – 21 aprile 2002
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE.
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La meditazione del 2002 rilegge i testi biblici alla luce del Vers. al Vang. e Antif. alla Com.
Nell’attuale meditazione il messaggio della Parola ispira e carica i vari momenti della Celebrazione.
Vedi metodo «METODO – 9 Gennaio 2005», in: Letture o Meditazione.
Meditazione del 2002. Versetto al Vangelo:
Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Antifona alla Comunione:
Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore, dice il Signore. Alleluia.
======
Forse vale la pena premettere un accenno esegetico (che abitualmente questa meditazione richiama in modo non esplicito) per comprendere meglio il dialogo alla comunione.
Il Vangelo di oggi ci presenta una scena molto familiare in Palestina: ma la familiarità delle immagini non deve trarre in inganno. L’allegoria del Buon Pastore supera di molto la vita pastorale dell’epoca. Così, per esempio, difficilmente il pastore chiama tutte le sue pecore per nome: questa conoscenza personale ci dice l’amore del Pastore verso ciascuna delle pecore, che non sono semplicemente per lui un numero. San Giovanni vuol dirci che Gesù va al cuore di ciascuno di noi. Non è comune neppure il luogo dove le pecore sono riunite (vedremo più avanti come ‘recinto’ per il quarto evangelista indichi l’atrio del Tempio). Ancora più fuori da ciò che accade nella realtà, è che il pastore dia la sua vita per le pecore. Per capire meglio il nostro testo è indispensabile far attenzione al simbolismo usato da S. Giovanni. Già i verbi usati nel brano sono indicativi e suggestivi:
” entrare” indica la comunione,
“ascoltare” indica l’adesione di fede,
“camminare – seguire” suggerisce l’idea della vicinanza di Gesù alla nostra vita,
“conoscere” è un verbo ‘sponsale’ e indica l’abbandono totale nella fede, fino arrivare all’unione mistica.
Le pecore rappresentano il popolo (cfr. Ez. 34; Ger. 23; Salmo 95) che non riceve le cure necessarie dai suoi capi religiosi, e aspetta una vera esperienza di libertà.
Il nostro testo, come molti altri in Giovanni, procede secondo tre ‘movimenti’: rivelazione – incomprensione da parte degli ascoltatori – nuova rivelazione.
I v. 1-5 sono la prima rivelazione, intessuta sul contrasto tra Gesù-Buon Pastore e i mercenari cui sta a cuore solo il proprio interesse, al quale sacrificano il gregge di cui sono responsabili.
L’azione del pastore è precisata attentamente: “entra per la porta” (ha un rapporto di intimità col gregge), “chiama” le pecore una per una (= vocazione), ed esse “ascoltano la sua voce” (aderiscono con fede a lui): il pastore le ” fa uscire” ( fa compiere al gregge un esodo verso i pascoli), e lo guida e accompagna, costituendo la comunità dei discepoli salvati dalla sua Pasqua, che lo seguono.
Dopo l’incomprensione (v. 6), Gesù offre una seconda e più alta rivelazione (v. 7-10). Forse, mentre sta parlando, Egli guarda gli ebrei che attraversano la “Porta delle pecore” ed entrano nel cortile del tempio per incontrare il Signore nella preghiera. E Gesù osa esclamare:” Io sono la porta delle pecore!” (v. 7): egli si propone così come il nuovo tempio in cui si entra in comunione con Dio e contemporaneamente come la mediazione indispensabile (la porta) per raggiungerlo. E Gesù aggiunge: “Se uno entra, sarà salvato, e avrà la vita e gioia” (v. 10).
Un particolare: la traduzione letterale di ‘Buon Pastore’ è ‘Pastore bello”: la sua bellezza sta nel dono della vita attraverso l’offerta di sé, fino alla morte per le sue pecore!
======
DO LA MIA VITA PER TE.
Sono il Bel Pastore che offre la vita: ti conduco fuori, cammino innanzi, ti faccio entrare.
“Io sono il pastore e la pota delle pecore”. Oggi mi rendo presente in atto di farti uscire dalla tua schiavitù, di camminare innanzi a te e di farti entrare nella mia vita; nel simbolo del «bel pastore».
1. Ti conduco fuori, come individuo e comunità.
“Egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori”: egli, il pastore, entra per la porta, a differenza del ladro o del brigante, che non entra per la porta, ma vi sale da un’altra parte: rivelazione di Gesù, Pastore, che rispetta massimamente ciascuna persona mentre ha nei suoi riguardi la massima cura di papà e di mamma; immagine frequente nell’antico e nel nuovo testamento. Gesù si dichiara Pastore come Dio: Così “dice il Signore Dio contro i pastori che non hanno cura delle pecore: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura; io passerò in rassegna le mie pecore una per una; le radunerò, le ritirerò, le ricondurrò” (vedi Ez 34). «Io stesso», «Io Sono» il Bel Pastore: è il nome di Dio «Javè» Colui che è sempre presente per salvarti, come per Abramo, Isacco, Giacobbe. –
Dio parla così contro i pastori infedeli, Gesù si pone in contrasto con i mercenari che sfruttano il gregge. In altri momenti Gesù si commuove dinanzi alla folla: “Perché erano come pecore senza pastore”. Alla fine, nel giudizio, Gesù è Giudice in figura di Pastore che non condanna, mai nessuno, ma «riconosce» l’auto-sentenza di chi non l’ha voluto accogliere: “Saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli «separerà» gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri”. Gesù, Pastore, “entra per la porta, e il guardiano gli apre, le pecore ascoltano la sua voce, egli chiama le sue pecore una per una (Davvero tutte? Forse un pastore, no; ma Gesù, sì!) e le conduce fuori”: sono tutti segni di estrema amicizia, intimità, accordo d’azione; “il guardiano” è il Padre di Gesù; altrove è detto «vignaiolo» che ha cura della vigna. “Guardiano” che guarda nel senso di aver cura e provvedere per il Bene, del gregge e del Pastore, come il vignaiolo cura la vite e i tralci. È di estrema importanza questo particolare: non è iniziativa dei tralci la cura di se stessi, e tanto meno degli altri; non è iniziativa neanche della vite, ma solo del vignaiolo. Come qui: non è iniziativa delle pecore di aver cura di se stesse, e neanche del pastore; ma solo del Guardiano. Quanti disastri può procurare quell’esame di coscienza o quella valutazione che i singoli fanno su se stessi o sugli altri! Si può valutare «male» ciò che invece può essere «bene». Solo il Vignaiolo, solo il Guardiano, solo il Padre conosce il bene di ogni persona singola! Solo dopo aver ascoltato la sua parola, e non i propri pareri o sentimenti che vengono dalla cultura umana, si ha il criterio, il punto di riferimento, l’unità di misura per valutare, accettare, aderire, chiedere e lasciar fare al nostro Padre Vignaiolo e Guardiano delle nostre anime (vedi nuove disposizioni riguardo alla lettura di un passo biblico nei sacramenti dopo Conc. Vat. II).
Il Guardiano “gli apre” con infinita compiacenza, come al Giordano, quando vede il Figlio in fila con i peccatori ed esclama: “Figlio, in te tutto il mio piacere!”, perché riveli davvero il mio amore agli uomini, e Gesù gli risponde: “Padre, io ho custodito tutti quelli che mi hai dato”; “il pastore che entra per la porta” è proprio lui, il Pastore delle pecore, non altri, ce n’è uno solo, “non c’è altro nome sotto il cielo in cui ci si può salvare”; “le pecore” sono i fedeli che si sentono personalmente amati, cercati, chiamati per nome, uno per uno, come Maria di Magdala, come Tommaso, ed essi riconoscono la sua voce, si fidano di lui, accettano le sue cure amorose, si lasciano condurre; il pastore le conduce fuori: dal recinto dell’ovile come dal tempio dell’’istituzione (la parola greca aulè vale per tutti e due i recinti), tempio dove Gesù è entrato (vedi cc 7-8) e ora “porta fuori” tutti quelli che sono “sue” pecore, quelli “che ascoltano la sua voce”, cioè accettano di essere amati: li porta fuori dalla schiavitù di morte, che è la convinzione di dover servire Dio, anziché di lasciarsi servire da Dio in Gesù che lava i piedi, e lasciarlo continuare in loro a lavare i piedi agli altri; “buttati fuori” (vedi v 4 in greco: ekballein), quasi con forza, perché fiduciosi talvolta delle proprie convinzioni più che di Dio, come il cieco dalla nascita, guarito (c 9), come Saulo, trasformato in Paolo; ma liberati per amore riconoscono subito la voce del Pastore Gesù che “dà la sua vita”: è questa la caratteristica del “bel Pastore”; egli si dona per condurli fuori; questa la sua carta d’identità, in questo lo riconoscono.
La scrittura è a nostro ammaestramento. Siamo noi quelle pecore, le persone amate. Riconosciamo il nostro grande Fratello, il Bel Pastore, pronto a dare la vita per noi, ed esclamano: “Rabbonì”, “Io credo, Signore!”, “Mio Signore e mio Dio!”, “Tu sei il mio Pastore: non manco di nulla”. Tu, Gesù, entri nei nostri “recinti”, dovunque siamo prigionieri, ci tiri fuori, ci liberi per condurci nel seno del Padre che ben conosci, da dove sei venuto, mandato per noi (Gv 1,18; 20,21) e dichiari a ciascuno personalmente:
2. Io cammino innanzi a te.
“Quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce”: Gesù va avanti e le pecore lo seguono; va avanti come Dio che ha promesso: “Camminerò in mezzo a voi, sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Io sono il Signore Dio che vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta” (Lv 18,12s); va avanti come Primogenito d’ogni creatura e Capofila d’una nuova umanità in cammino verso la meta, il Padre. Le pecore lo seguono: Gesù, arrivato, è la Via, una via speciale, capace di farci anche camminare, portandoci tutti su di sé; tutti infatti gli apparteniamo per il rapporto unico che egli ha stabilito con ciascuna persona; noi “conosciamo la sua voce”, sentiamo dentro di noi “cosa vorremmo” che gli altri facciano a noi (vedi la regola d’ora in Mt 7,12), e procura che lo seguiamo: fa la voce grossa perché l’ascoltiamo, nel tempo stabilito egli ci “butta fuori”, e ci fa camminare come il paralitico.
3. Ti faccio entrare nella mia vita.
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”: IO SONO, è il mio nome, nome di Dio, sempre in atto di “condurre fuori”, di “camminare innanzi”, per “far entrare”; sono “la Porta”, sei salvo solo per me (Porta simbolica, è metonimia = figura letteraria in cui si dice una parte per il tutto: “porta” sta per casa, dimora, famiglia, comunità…), io stesso sono il nuovo recinto, il tempio nuovo, la nuova dimora di Dio: per me Via, entri in me Vita; con me Via, esci e porti Vita ai fratelli; in me Via, trovi la Vita, lo Spirito Santo Amore che sazia te e gli altri. Chi è in me, è già nella Vita, pur essendo ancora in condizione di viandante; ha già la salvezza, pur attendendone il compimento: nessuno può strappare le pecore dalle mani del Padre mio.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Io sono il Bel Pastore che offre la vita: sai che ti conduco fuori, cammino con te, e tu entri.
“Dio lo ha costituito Signore e Cristo”: Pietro, capo e figura di tutta la comunità del Risorto, parla con la sicurezza di chi è nel Risorto, di chi accoglie il suo amore, di chi sa che nessuno lo può più separare dall’Amore del Padre per lui in Cristo Gesù; sa che nel Risorto anche lui è Signore, capace di vincere il peccato, il maligno, la morte; sa che non gli uomini, ma solo il Signore dirige gli avvenimenti della storia; sa che nella morte e risurrezione di Gesù si rivela l’Amore del Padre che spinge ogni uomo avanti nel cammino verso di lui. Il suo amore libera da ogni male chi l’accoglie e acclama:
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Io sono il Bel Pastore che offre la vita: ti conduco, cammino con te, tu entri nella mia Vita.
“Siete tornati al pastore delle vostre anime”: la certezza di Pietro, capo e figura di tutta la comunità del Risorto, si fonda nell’amore, ha per segno le piaghe aperte nel corpo dell’uomo Dio, Gesù di Nazaret, riconosciuto dal Padre con la risurrezione dai morti. Le piaghe aperte, che Gesù risorto mostra ai discepoli, sono un rifugio sicuro: in esse tutti troviamo riparo; è salvo chi riconosce e accoglie te, Gesù, che non commetti peccato, e oltraggiato non rispondi con oltraggi, soffri e non minacci vendetta; ti rimetti al Padre: porti i nostri peccati nel tuo corpo sul legno della croce; ci guarisci con le tue piaghe, segni di amore incondizionato che ci porti: tu sei il nostro Bel Pastore, il Guardiano delle nostre anime. L’amore ti spinge a metterti in fila con pazienza tra noi peccatori. Sei in noi, e pur di rimanere in noi, accetti che ti facciamo fare la figura del fesso, dello stupido o poco intelligente che rimane in croce potendo benissimo scendere, del figlio che va contro il padre (figlio prodigo o figlio maggiore) fino a lasciarti crocifiggere tra due malfattori; la tua pazienza amorosa continua in noi, tuoi fedeli, Gesù, quando soffriamo pur facendo il bene: miracolo! In noi ora alla Comunione tu sei presente, rimani nella nostra esistenza quotidiana e fai dilagare, fai giungere a tutti l’esperienza di gioia anche nella sofferenza, gioia che viene dall’amore del Padre:
Signore, mio Pastore: non manco di nulla.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui ci hai riaperto “la porta” della salvezza;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
in questa celebrazione pasquale compi l’opera della nostra redenzione, fonte di perenne letizia;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
e infonde la sapienza dello Spirito nella nostra vita;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
guida l’umile gregge dei tuoi fedeli al possesso della gioia accanto a te, dov’è Cristo suo Pastore;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dal gregge redento col sangue prezioso di tuo Figlio e guidato ai pascoli eterni del cielo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Pastore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: pastore: l’uomo che cura ogni giorno le sue pecore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: pastore: Dio che raduna Israele come un gregge;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: pastore: Gesù, unica “porta” d’accesso al Padre;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: pastore: lo Spirito d’Amore reciproco dei fedeli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: pastore: il Padre “guardiano” che riconosce il Figlio amato “porta” del gregge.
Preghiamo:
O Padre, che hai mandato Gesù tuo Figlio, Buon Pastore che conosce le sue pecore ed è da loro conosciuto; fa che non manchi nulla al gregge dei fedeli che ti riconoscono loro Pastore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).