21-09-2003-Ordinario-B-dom25

21/09/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 25 DOMENICA – 2003

XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno B – 21 settembre 2003.

RACCOGLIMENTO.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA.
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA.
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.

CELEBRAZIONE – VITA.
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti, dice il Signore.

Padre, tu riveli i misteri del regno all’ultimo, al servo di tutti, e diventa il primo di tutti.
L’ultimo, il servo di tutti è il primo. Gesù, il Figlio dell’uomo che sta per essere consegnato, è l’ultimo, il servo di tutti: primo nell’Amore che trasforma gli uomini in servi per amore gli uni degli altri (vangelo). Nella sua passione serve i fratelli fino a lasciarsi “consegnare”: realizza la profezia del giusto perseguitato che “si affida a Dio”, e favorisce il cambiamento anche nell’empio (prima lettura). È “la Sapienza che viene dall’alto: pura, pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti” in chi l’accoglie (seconda lettura). Noi tutti celebrando l’eucaristia riconosciamo che tu ci salvi per il tuo nome, Signore: ci riveli come si diventa grandi lasciando che tu serva i fratelli mediante la nostra umanità che per questo ci hai dato. – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di servirvi il piatto più squisito: la grandezza nel fare il bene a tutti con l’amore del Padre; nel simbolo del “servetto” di casa che mi è sempre vicino. – Signore, loderò il tuo nome perché è buono.
Il primo servo è il Padre che in Gesù rivela il mistero del suo Amore/Servizio ai piccoli. Gesù aderisce pienamente all’Amore/Servizio del Padre verso gli uomini. Esprime la sua adesione benedicendolo: “Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli (Mt 11,25). E mostra con i fatti la sua adesione interiore: “Partirono di là e attraversavano la Galilea; ma non voleva che alcuno lo sapesse, perché istruiva i suoi discepoli”. L’interesse di Gesù è concentrato sull’insegnamento dei suoi discepoli; ecco il primo servizio di Dio Padre e Figlio: comunicare agli uomini il suo cuore, il suo comportamento perché divengano suoi figli, cioè “simili” a lui. Non esistono “piccoli” fuori di Gesù che è la via. Gesù forma gli uomini “piccoli” in grado di accogliere il Dio che regna. Formazione che è come un viaggio verso Gerusalemme, cioè verso il Padre. Gesù comincia con i dodici. “Non vuole che alcuno sappia” dov’è: la formazione di Gesù è una strada fatta in privato, in compagnia con i suoi. Tutti gli uomini sono chiamati ad essere amici di Gesù. Con ciascuno egli vuole condividere il suo intimo in un rapporto personale riservato; si direbbe “dietro casa”; e non vuole essere interrotto, come altre volte è successo da parte delle folle (3,20; 6,21ss). È importante, anzi decisivo, che la comunità di Gesù, in tutti i tempi, costituita di membri formati personalmente uno per uno, impari e mostri in se stessa il modo di pensare e di agire del Maestro: riveli Gesù il Signore, come Gesù rivela il Padre. Gesù ha già provato a istruire i suoi: ha rivelato il suo destino di morte e risurrezione (Mc 8,31); ma è stato accolto così male ha dover chiamare Pietro “satana” (Mc 8,33). Gesù prova di nuovo; è troppo importante! Tutti devono diventare i “piccoli” “istruiti da Dio”. Diceva loro:
“Il Figlio dell’uomo sarà consegnato nelle mani di certi uomini e lo uccideranno”. Nel suo primo annunzio Gesù ha parlato di morte e risurrezione per mano dell’autorità ebraica (Mc 8,31); ora parla in genere, e dice: “Sarà consegnato nelle mani di certi uomini”, senza precisare da chi e nelle mani di chi è consegnato. Il “da chi” che manca, sottintende “da Dio”; quindi Gesù non annunzia semplicemente la sua passione, morte e risurrezione, ma dice soprattutto che questa è volontà di Dio; e seguire quel Gesù in tutto quello che accadrà è secondo la volontà del Padre. Consegnato “nelle mani degli uomini”, in genere, per dire che la comunità di Gesù sarà sempre in situazione di “consegnata”, come Gesù, presso tutti i popoli; Gesù e discepolo hanno la stessa sorte: “Sarà consegnato”, come Gesù da Giuda; come Giovanni Battista da Erode…
“Il Figlio dell’uomo” qui è in contrasto con “certi uomini”: l’uomo Gesù, nella sua pienezza, è sempre di fronte a uomini limitati che lo ostacolano: possono arrivare a ucciderlo con ogni mezzo, come di fatto è avvenuto. “Uomini” che si oppongono al bene si trovano nel popolo ebraico come nel resto dell’umanità. Ma può avvenire anche che si convertano all’Amore fedele sino all’estremo, come si convertono gli uditori di Pietro e compagni a Pentecoste. «All’udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”» (Atti 2,37).
“Tuttavia, anche se lo uccideranno, dopo tre giorni risorgerà”. Gesù dà un nuovo senso alla morte: essa non è una sconfitta; anzi, può essere segno di massimo amore per l’umanità; non è fine della vita, ma inizio di un’esistenza gloriosa. A vari livelli la morte è già sconfitta: ogni volta che un gesto d’amore la supera.
“Ma essi non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni”. I discepoli pensano ancora come tutti gli ebrei: vogliono un Messia che agisca con forza, restauri la gloria d’Israele, ponga fine all’oppressione. Non capiscono la posizione di Gesù che opera per una società nuova con la promozione umana di tutti, senza sopraffazioni di un uomo sull’altro (fase storica del regno). E “hanno timore di chiedere spiegazioni”: temono che cada la loro ideologia; preferiscono stare attaccati a quello che credono, anche se non è più del tutto sicuro; non sono interessati ancora di tutta l’umanità, ma solo della propria nazione; temono che intervenendo possano ricevere il titolo di “satana”, come prima è successo a Pietro (Mc 8,33). Tacciono; ma stanno con Gesù: possono ancora diventare “piccoli” secondo Gesù.
“E giunsero a Cafarnao”: dove Gesù ha cominciato la sua attività pubblica (Mc 1,22-34); dove volevano farlo capo politico (Mc 1,35-38); dove la casa di Levi/Matteo, escluso da Israele, chiamato da Gesù, si trasforma in “comunità mista” di israeliti, Gesù e discepoli, e di esclusi da Israele, esattori, miscredenti e peccatori: tutti insieme a tavola con Gesù. – Anche noi con loro possiamo gridare: “Ecco, Dio è il mio aiuto, il Signore mi sostiene”.

Il primo passo nel cammino verso la “piccolezza” per il regno è l’accoglienza. Gesù è diverso dai suoi discepoli nel parlare e nell’agire; eppure li accoglie così come sono; anzi, partendo dalla loro posizione, Gesù, con i suoi modi, fa fare loro il cammino verso la vera grandezza, cioè verso di lui, il vero “piccolo”. «Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa parlavate lungo la via?”». «Giunsero a Cafarnao. E quando fu in casa». Tutti giungono a Cafarnao; uno solo è in casa, Gesù: è un contrasto per evidenziare la distanza tra Gesù e i suoi, discepoli e peccatori, in questa casa/comunità di Levi, già nota (Mc 2,15). Gesù prende l’iniziativa con una domanda: “Di che cosa parlavate lungo la via?”. Lungo “la via”, esprime l’itinerario di Gesù verso Gerusalemme, dove ha detto che verrà condannato a morte; i discepoli invece pensano che a Gerusalemme Gesù assuma il potere politico, e fanno progetti per un futuro glorioso. I discepoli hanno avuto “timore di chiedere spiegazioni” su ciò che aveva detto Gesù; ma ora parlano di ciò che sta loro a cuore. Gesù ha fatto già due volte un discorso delicato sulla sua fine; ma loro non sono pronti a capirlo. L’unica cosa che forse hanno compreso è che Gesù fonda una nuova comunità, e che loro sono gli elementi fondatori; si chiedono perciò che tipo di organizzazione potrà avere la nuova comunità di Gesù, e “chi tra loro fosse il più grande”. Gesù non ha preso parte alla loro conversazione; sa quel che pensano, vuole che parlino liberamente, che dicano però anche a lui di che cosa hanno parlato.
“Essi tacevano, per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande”. Tacciono ancora, perché non capiscono o non vogliono capire o sono nell’imbarazzo: percepiscono infatti che Gesù non avrebbe approvato le loro aspirazioni; lui parla di “consegna” e loro di “grandezza”. Gesù chiede: “Di che cosa parlavate”; e dato che loro non rispondono, l’evangelista informa che non “parlavano”, ma “discutevano” animatamente. Gesù e discepoli stanno su sponde opposte. Temono un rimprovero, ma non mostrano di voler cambiare. – Signore, rendimi docile, donami il tuo cuore di bene verso tutti.

Il servizio formativo è accoglienza ad oltranza. «Allora si sedette, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo deve essere l’ultimo di tutti e il servo di tutti”». Gesù si siede perché questa casa è la sua dimora, figura della sua comunità. Chiama “i Dodici”, rappresentanti non solo i discepoli, ma tutti gli israeliti che aderiscono a Gesù. Sono nella stessa stanza, e li “chiama” a sé perché si oppongono all’annunzio della passione che Gesù ha fatto per la seconda volta: li chiama a cambiare atteggiamento. E li chiama (phoneo) con un’intensità di voce che mostra l’interesse che Gesù ha di essere ascoltato. È il gruppo che egli ha costituito perché “stessero con lui” (Mc 3,14). Di fatto non stanno con lui; e ora Gesù li deve formare con il servizio dell’accoglienza incondizionata. Gesù lo fa non con il rimprovero, che loro si aspettavano. Gesù precisa il discorso del primato e della grandezza nella sua comunità, dicendo che il primo posto è quello dell’accoglienza servizievole e umile, proprio come lui sta facendo con loro. E offre la possibilità di scegliere. Infatti, come ha chiamato “coloro che egli amava” (Mc 3,13), così ora con amore li invita ad aderire a lui, dicendo: “Se uno vuole”. Chiunque e tutti possono avere il primato nell’amore servizievole. Sostituendo infatti la “grandezza” con la “vicinanza”: “l’essere il primo” con “l’essere ultimo e servo di tutti”, il primo non è colui che è superiore agli altri, ma colui che è più vicino a Gesù nel suo modo di agire da servo. E mentre la grandezza lascia spazio a uno solo, la vicinanza a Gesù è possibile, anzi auspicabile, per tutti. La vicinanza a Gesù, che serve gli altri, poi, non consiste nell’essere schiavi degli altri, ma nell’agire in persona di Gesù, venuto per servire e donare la vita a tutti; consiste nello stare con Gesù e seguirlo più da vicino in quel servizio che sprigiona le infinite energie di bene che sono nell’uomo. Pietro, di fronte a Gesù che gli vuole lavare i piedi, non rimane più chiuso nelle sue convinzioni, ma si apre al servizio degli altri: Come vi ho lavato i piedi io, così anche voi (Gv 13,15). È il servizio formativo di Gesù in noi. – “Dio, ascolta la mia preghiera”: rendimi simile a te verso tutti.
Esempio di servizio e di primato possibile a tutti. “E preso il ragazzino, lo mise in mezzo a loro, lo abbracciò e disse loro…”. “Il ragazzino” è il piccolo servo della casa. “Servo”, quindi, per il lavoro che svolge, egli è fra loro anche “l’ultimo” per l’età giovanile: non conta nulla nella società. Gesù non lo chiama né va a prenderlo, perché è già vicino a lui, “sta con lui” pronto a servire: la distanza dei dodici è figura del loro atteggiamento diverso da Gesù, la vicinanza del “ragazzino” dice somiglianza all’atteggiamento di Gesù. Quel “ragazzino” non ha nome: rappresenta tutti coloro che non sono “i dodici” o i giudei. Nelle comunità ci sono vari modi di atteggiarsi rispetto a Gesù, per vari motivi. Ma Gesù avvicina tutti. Questo “ragazzino”, ultimo e servetto, Gesù mette “in mezzo”: posto di preminenza, a modello per tutti. I Dodici hanno discusso su “chi fosse il più grande”; eccolo al centro, punto di riferimento per tutti. In questo “ragazzino” Gesù riconosce il fratello, la sorella, la madre (Mc 3,35): c’è una nuova consanguineità nella nuova famiglia di Gesù. Con lui Gesù s’identifica: “lo abbraccia”. Questo “ragazzino”, ultimo e servo, infine, non è solo il primo, il modello di chi sta con Gesù, ultimo e servo di tutti; ma è anche “il mandato”: è l’immagine di Gesù mandato dal Padre.
“Chi accoglie uno di questi ragazzini come se fosse me stesso, accoglie me; e chi accoglie me, più che me, accoglie colui che mi ha mandato”. “Il ragazzino”, ultimo e servo, è uno tra molti. Gesù lo abbraccia per dire che si sente tutt’uno con loro. Accogliere uno di loro è accogliere lui, Gesù, come ultimo e servo di tutti; tutt’uno con il Padre, presente in Gesù, centro di unione del Padre con gli uomini. Il Padre è in Gesù, Gesù è nel ragazzino: chi accoglie il ragazzino, qualunque ragazzino, accoglie Gesù e il Padre; accoglie di essere il primo come il Padre in Gesù: ultimo e servo di tutti. Dio non domina l’uomo, ma sta al suo servizio. Chi si mette sopra gli altri, sta fuori dell’ambito di Gesù e di Dio stesso.

Sei tu, Signore, il mio sostegno.

Padre, riveli i misteri del regno all’ultimo, al servo di tutti: è il primo di tutti.
Il servizio di Gesù nei suoi discepoli migliora gli altri. Come i discepoli, prima imbarazzati di fronte a Gesù, diventano “piccoli” e “servitori” mediante la sua accoglienza; così ogni empio lo può diventare. «Dissero gli empi: “Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni… condanniamolo a una morte infame. Proviamo ciò che gli accadrà alla fine”». “Alla fine” il Servo Gesù, mandato dal Padre, è fedele all’Amore sulla croce; gli empi uccisori cambiano e domandano: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”» (Atti 2,37). La storia continua nella comunità di Gesù che agisce nei suoi “ragazzini”; in noi che acclamiamo:
Sei tu, Signore, il mio sostegno.

Padre, riveli i misteri del regno all’ultimo, al servo di tutti: è il primo di tutti.
Il servizio di Gesù libera gli uomini dalla gelosia e dalla contesa. “Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. La Sapienza, Gesù, che viene dall’alto invece è anzitutto pura”, cioè totalmente dedita al servizio del Bene che Dio stesso ha posto negli uomini; e li libera e li rende servi gli uni degli altri. Le stesse guerre e liti evidenziano passioni malvagie nascoste anche sotto chi crede di essere perfetto in pratiche religiose; bramare e non possedere, invidiare e non riuscire a ottenere, sono segni di chiusura in se stessi: nei propri piaceri. È l’opposto dell’apertura nel servizio. Ma proprio di tutte queste storie Dio si può servire per renderci suoi servi, simili a lui, gridando:
Sei tu, Signore, il mio sostegno.

PREGHIERA EUCARISTICA

La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Sei tu, Signore, il mio sostegno,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che si è fatto ultimo e servo perché accogliamo la sua parola di servizio d’amore;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù, la Sapienza fra noi, ci fa dono del servizio, culmine di tutte le virtù;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci fa comprendere che per te il più grande è chi serve, e lo attua in noi;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
divenuti con lui ultimi e servi di tutti, vicino a lui e in lui siamo i primi;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità, divenuta comunione di fratelli che si servono gli uni gli altri.

CONTEMPLAZIONE

Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
L’accoglienza:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’accoglienza, nell’umile servizio reciproco fra uomini;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’accoglienza, in Dio che accetta la sfida dell’empio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’accoglienza, in Gesù, Sapienza dall’alto a servizio dell’ultimo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’accoglienza, nella comunità dei “piccoli”, servi degli altri in Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’accoglienza, reciproca di tutti gli uomini in Cristo.

Preghiamo:
O Padre, Signore del cielo e della terra, che riveli ai piccoli i misteri del regno dei cieli; fa’ che ti benediciamo con Gesù e ti proclamiamo nostro sostegno. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).