21/09/2008 – T. ORDINARIO – ANNO A – 25 DOMENICA – 2008
Preparazione alla celebrazione della messa.
25ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 21 Settembre 2008
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiuta tutti! come ora aiuti noi ad ascoltarti (cfr Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che «ascolto e risposta» crescano con l’orante che tu incontri, o Dio (cfr Gregorio, Cassiano, Benedetto…).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso
«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore, «in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre».
Colletta
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna. Per il nostro Signore…
Oppure:
O Padre, giusto e grande nel dare all’ultimo operaio come al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo dalla terra; apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole del tuo Figlio, perché comprendiamo l’impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino. Per…
Prima Lettura Is 55, 6-9
I miei pensieri non sono i vostri pensieri.
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 144
IL SIGNORE È VICINO A CHI LO INVOCA.
Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode; senza fine è la sua grandezza. R/
Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. R/
Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità. R/.
Seconda Lettura Fil 1,20c-24.27a
Per Me Vivere È Cristo
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPÉSI.
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
Canto al Vangelo Cf At 16,14b
Alleluia, Alleluia. Apri, Signore, il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo.
Alleluia.
Vangelo Mt 20, 1-16
Sei invidioso perché io sono buono?
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto.
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Sulle Offerte
Accogli, o Padre, l’offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 118,4-5
Hai dato, Signore, i tuoi precetti, perché siano osservati fedelmente. Siano diritte le mie vie
nell’osservanza dei tuoi comandamenti.
Oppure: Gv 10,14
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me», dice il Signore.
Oppure: Mt 20,16
«Gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi», dice il Signore.
Dopo la Comunione
Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per…
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MEDITAZIONE o RILETTURA in vista della celebrazione.
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola Proclamata in questa Eucaristia, e richiamata alla Comunione (cf T. Ordinario – Anno A – 25ª Domenica – 22/09/2002), attua in noi la redenzione, realizzata fin dall’avvenimento della morte e risurrezione di Gesù, il sette Aprile del trenta d.C.
Lo stesso avvenimento di duemila anni fa, con la sua efficacia, infatti, è in atto nella Parola Proclamata oggi in questa Eucaristia.
«Parola», Dabàr, = «Fatto e Parola»; «Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»; la stessa Pasqua o Fatto Storico di Gesù – che soffre, muore, effonde lo Spirito e risorge – è in atto in questa «Parola Proclamata» nell’assemblea liturgica. Noi ora vi partecipiamo, e la redenzione, operata nei misteri (gesti e parole rituali), trasforma tutta la vita, mentre vi aderiamo con fede. Così la parola proclamata nella liturgia (cf titolo sottostante) ispira e attua i vari momenti della celebrazione, e della vita (cf anche: T. Ordinario – Anno A – 25ª Domenica – 18/09/2005).
IL GIUSTO “DENARO” DELLA MISERICORDIA DI DIO PER TUTTI.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Come assemblea liturgica, iniziamo la celebrazione con animo supplichevole degli operai sulla piazza, bisognosi di soccorso, in attesa del nostro salvatore, e cantiamo le parole di Gesù che si annunzia: “Io sono la salvezza del popolo”, dice il Signore, “in qualunque prova m’invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre” (Antifona d’Ingresso).
Nel padrone della parabola, Gesù si mostra unico compimento dell’amore, «verso di te e verso il prossimo», fondamento di tutta la legge, o Padre; fa’ che entriamo nei suoi pensieri, seguiamo le vie che ci ha tracciato nei comandamenti ed entriamo nella vita eterna in Cristo (cf Colletta).
O Padre, Gesù ci mostra il tuo amore nel dare lo stesso denaro all’ultimo operaio come al primo; è un comportamento ben diverso dalla nostra mentalità e dal nostro modo di fare, diverso come il cielo è lontano dalla terra; “apri il nostro cuore all’intelligenza delle parole del Figlio tuo, perché comprendiamo l’impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo; e lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù, introdotto dal canto al vangelo. Cristo è presente in modo speciale, e parla di se stesso ai fedeli che l’ascoltano stando in piedi.
SEI INVIDIOSO PERCHÉ IO SONO BUONO VERSO TUTTI? (Vangelo: Mt 20,1-16).
Apri, Signore, il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo (canVan cf Atti 16,14b), «giusto-fedele» alla «bontà-misericordia», che mostra dalla croce. Di fronte al Cristo pasquale, presente nella sua Parola (Dabàr) con la guida della Parola stessa di oggi, si ha un dialogo di Dio con noi, improntato su antitesi; in particolare nell’uscita del padrone ad ogni ora, nella paga d’un denaro a tutti i lavoratori, nella discussione fra padrone e un operaio del mattino.
Riguardo all’uscita del padrone ad ogni ora:
Io fatico tutto il giorno; e tu, un’ora. Io, nel patto d’amore con il Padre verso ogni persona; tu, nella gratuita redenzione del Signore raffigurato nel padrone della parabola. Io, nel silenzio senza rinfacciarti nulla, limitandomi a mostrarti che non è un «torto» quello che dici di subire, ma una prova d’amore: senza menzionarti la gratuità della mia iniziativa di bene nei tuoi confronti, t’invito semplicemente a prendere il tuo e andartene. Tu, senza renderti conto che sei cercato da Dio per un contratto che ti va benissimo, te ne vai senza ringraziare; anzi, mormorando che ti sembra d’essere sottopagato. Io, sono qui crocifisso, pur di beneficarvi; tu, rimani nella «tua pretesa giustizia» egocentrica. “I miei pensieri (di rapporto) non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie”. Te ne parlo per dirti la novità che sto operando in te, in ogni persona; per aiutarti a vedere la realtà, e ti possa convertire = guardare oltre, pensare secondo Dio.
Riguardo alla paga d’un denaro a tutti i lavoratori:
Io mi dimostro molto sensibile verso le necessità d’ogni persona, e dei familiari intorno ad ogni operaio; per questo esco ad ogni ora: perché penso alle loro necessità; essi non sono in piazza per disimpegno, ma perché nessuno li ha presi a giornata, mentre hanno bisogno d’una paga per vivere. Io rivendico la mia correttezza nel rispettare l’accordo stipulato con chi chiamo di mia iniziativa a lavorare con me «nella mia vigna»: ammessi con me alla presenza del Padre, a compiere il mio «servizio» di bene, ad apprendere la mia attenzione verso gli altri. Io rivendico la libertà divina ad essere generoso con ogni persona. Rivendico tutto questo, e con l’uomo buono io sono buono, con l’uomo integro sono integro, con l’uomo puro io sono puro, con il perverso sono astuto; perché salvo il popolo degli umili, ma abbasso gli occhi dei superbi (cf Salmo 19,6ss). Sono giusto con chi segue la logica della giustizia, sono misericordioso con chi usa misericordia.
Riguardo alla discussione fra padrone e un operaio del mattino:
nella risposta a uno di quegli operai, se badi bene, c’è un messaggio che va oltre le parole. In persona del padrone io faccio ragionare ognuno nella persona dell’operaio, perché voglio che si scopra il mio messaggio nascosto; cioè, che mi limito a mostrare il non «torto» di cui mi si accusa, stando a ciò che è giusto come pattuito; ma che la mia giustizia è in rapporto alla gratuità della mia iniziativa: cioè, faccio il bene gratuitamente, a favore di ciascuno, perché sono «giusto-fedele» in rapporto al «mio amore»; e voglio che si scopra la «sovrabbondanza della mia generosità», nell’uscire ogni ora a cercare persone bisognose, e nell’essere divinamente magnanime con chi si affida alla mia bontà, senza patti: così può sperimentare la mia bontà divina, sia chi non ha nulla, come chi io invito a lavorare con me fin dal mattino. È «iniziativa del mio amore» il patto di lavoro retribuito, come la paga gratuita all’operaio bisognoso. Non è riconosciuta la mia benevol’attenzione ad ogni persona; anzi mi si ricambia con la croce.
Tale «attenzione verso tutti», io ho voluto nel Re che mi rappresentava già fin dall’antico testamento. Un padrone umano opererebbe diversamente: cercherebbe i propri interessi, non farebbe patti né elargizioni per beneficenza, con nessuno, badando solo a migliorare la propria azienda; attenderebbe che gli altri chiedano lavoro per la sopravvivenza fisica, «apparendo» oltretutto un benefattore.
Chi mi accusa di fargli «torto», si confronta con altri, nota solo che hanno quanto lui, pur lavorando meno, pensa che potrebbe possedere di più, usufruendo della stessa bontà del padrone; non considera le necessità altrui. Questo «volere di più» a scapito d’altri è «invidia»; accusare, poi, la bontà divina, perché non favorisce l’umano egocentrismo, è «mettere in croce» la Bontà, che non può rinnega se stessa:non può cessare d’essere benevola verso tutti.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
I MIEI PENSIERI NON SONO I VOSTRI PENSIERI.
Il Signore Gesù porta a compimento la parola di Dio, fedele a se stesso e all’uomo; Israele lo può verificare dopo l’esilio, tramite il profeta Isaia, identificato dagli studiosi come «terzo Isaia»; esilio conclusosi con il ritorno in patria nel 538 a.C.
Il brano liturgico d’Isaia 55, 6-9 è suddiviso in quattro capoversi. Il primo (Cercate il Signore) e il secondo (L’empio abbandoni la sua via, ritorni al Signore) parlano di Dio in terza persona, e con l’articolo determinativo «il» Signore, «al» Signore, designando il Dio d’Israele come unico Signore; Israele in esilio, infatti, ha preso coscienza della grandezza del proprio Dio, e dell’inconsistenza degli dèi pagani, che «hanno occhi e non vedono» (Salmo 115,5).
Il terzo e il quarto capoverso (“i miei pensieri”, “le mie vie”) riportano le parole di Dio in prima persona (miei, mie), mostrando che Dio per bocca del profeta parla di se stesso fin dai primi due capoversi, dicendo: “Cercate il Signore”, cioè, me, “perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri”; “l’empio abbandoni la sua via e ritorni al Signore”, cioè, a me, pensando rettamente di Dio; non sono, infatti, vendicativo, come voi pensate; ma cerco unicamente la crescita del vostro benessere, fino a che diveniate simili a me: “Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”, nel voler il vostro bene.
Dio mostra d’essere lo stesso Signore che per bocca del Geremia parla a bene d’Israele. Dio dice d’essere sempre l’unico Dio misericordioso, da riconoscere come tale: “Chi vuol gloriarsi si vanti di questo, di avere senno e di conoscere me, perché io sono il Signore che agisce con misericordia, con diritto e con giustizia sulla terra; di queste cose mi compiaccio. Parola del Signore” (Ger 9,23).
L’esilio viene per la disobbedienza all’Alleanza con Dio: “Perciò vi scaccerò da questo paese verso un paese che né voi né i vostri padri avete conosciuto e là servirete divinità straniere giorno e notte, poiché io non vi userò più misericordia” (Ger 16,13), dice il Signore. Dio se serve anche dell’esilio per far comprendere a Israele, mdiante il ritorno dall’esilio, che Dio non è mutato; bensì che «l’empio e l’iniquo», infedeli, devono «tornare» al loro Dio misericordioso: “L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; «ritorni» al Signore che avrà misericordia di lui”; «l’empio», «l’uomo iniquo» allora sono indotti a dichiarare: “Tu usi misericordia con mille e fai subire la pena dell’iniquità, Dio grande e forte, che ti chiami Signore degli eserciti. Tu sei grande «nei pensieri, e potente nelle opere», tu, i cui occhi sono aperti su tutte le vie degli uomini, per dare a ciascuno secondo la sua condotta e il merito delle sue azioni” (Ger 32 18s).
Nel pio israelita, Gesù, Israele e tutta l’umanità impara a conoscere i pensieri di Dio: a pensare, cioè, in modo diverso; non più come gli uomini, ma come Dio, che si fa vicino, perché cercandolo, lo possiamo trovare, e trovatolo, lasciamo che ci istruisca secondo i suoi criteri, come ha fatto il padrone della vigna con uno degli operai della prima ora. Costui mormora verso il padrone, che ripaga coloro che hanno lavorato tutto il giorno allo stesso modo di coloro che hanno lavorato solo un’ora. Il padrone risponde: “Amico, io non ti faccio «torto». Non hai forse concordato” «volentieri» “con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te”. La volontà di Dio è intenta a condurre una storia umana «giusto in sintonia con la sua bontà»; e Dio lo può ben «fare»: “Non posso «fare» delle mie cose quello che voglio?”. Giobbe, simbolo dell’Israelita, sofferente e cresciuto, come Israele con l’esilio e con il ritorno dall’esilio, e come pure ciascuno di noi nelle proprie sofferenze e liberazioni, dice: «Chi gli può dire: “Che fai?”» (Gb 9,12).
Gesù conclude il suo incontro con «l’operaio del mattino», e con ciascuno di noi: “Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?” (Mt 20,13ss). L’occhio dell’invidioso vede la storia a zig zag, perché mette se stesso come punto di riferimento; e presto o tardi vedrà che i suoi piani non avranno buon esito; Dio invece conduce rigorosamente ogni cosa a bene dell’uomo, più di quanto l’uomo stesso possa immaginare: i pensieri e le vie di Dio sono migliori dei pensieri e delle vie dell’uomo. Beato l’uomo che confida nel Signore sempre vicino che si chiama: “Javè”.
Richiamiamo l’Attuazione: l’opera che ora lo Spirito di Gesù attua in noi come in Gesù.
IL SIGNORE È VICINO A CHI LO INVOCA (Salmo Responsoriale: dal Salmo 144).
L’assemblea celebrante riconosce che Dio è santo in tutte le sue opere; acclama la superiorità di Dio, descritta secondo il modello «verticale» cielo-terra (v.9), visibile nella grandezza della misericordia e del perdono (vv. 6s), e canta in un solo coro, come un individuo, senza pause: “Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande è il Signore e degno di ogni lode; senza fine è la sua grandezza. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore”. E, «senza invidia della sua bontà verso tutti», continua senza sosta: “Buono è il Signore verso tutti; la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità”. Ciò che si attua in Gesù, si attua in noi.
Non siamo originali nel rendere grazie e lodare il Signore per la sua bontà. Ci gloriamo d’essere fatti voce di Gesù stesso, che in noi continua a lodare il Padre, per la rivelazione della sua Bontà in Cristo, palese nel «padrone della parabola». Sollecito nel sostenere e favorire, in qualche modo, tutti gli operai, nella nostra persona, Gesù è vicino, sulla piazza, a quanti lo invocano con la propria situazione di bisogno. Noi ti riconosciamo «Javè»: Dio presente nel mondo, nella storia e nella vita d’ogni persona; ti chiamiamo: “Nostro Signore Gesù Cristo”.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
PER ME VIVERE È CRISTO (Filip. 1,20c-24.27°):
se metto a confronto vita e morte alla luce del Cristo, dice Paolo, io riconosco, fratelli: sia che io viva, sia che io muoia, Cristo fa di me un segno della sua presenza (=gloria). Egli «è già» tutta la mia vita; «morendo», entrerei nella pienezza della comunione con lui. Questo io voglio; e proprio per questo, il Verbo di Dio, venuto in questo mondo per il bene dei fratelli, mi fa amare come lui questa vita terrestre, dove posso annunziare lui, il Vangelo, bene prezioso per i fratelli. Non spetta a me la scelta. A me spetta solo «operare», come chi lavora fin dal mattino per altri, aderendo pienamente a lui: non invidiando, quindi, ma favorendo la sua «attenzione», il suo amore per tutti; e desidero anche in voi questo comportamento degno del suo vangelo, mentre egli vi chiama alla sua vigna, a vivere con me alla sua presenza, conclude san Paolo; a compiere il tuo servizio d’amore, o Cristo. Non avvenga che, cercando di baciare te sulla croce, ti pestiamo i piedi (i fratelli).
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta, in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Per esempio, ora, ci muoviamo e offriamo doni per «la presenza di Cristo» e per le necessità degli altri.
Padre, accogli l’offerta del tuo popolo: raggiunti dai benefici d’amore del tuo Figlio, “donaci in questo sacramento di salvezza anche i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo – ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«In Cristo ringraziamo e benediciamo il Padre»; da lui tutto proviene, e a lui tutto ritorna.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, unico «tuo dono» per l’ultimo come per il primo «operaio». Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a operare con te, per la nostra salvezza.
In Cristo siamo trasformati; preso il «pane» e rese grazie, Gesù si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: Gesù sia in mezzo a noi, unico “Denaro” che da’ vita. Egli trasforma ogni giorno del nostro pellegrinaggio sulla terra, e ogni nostra occupazione in pegno di vita immortale.
In Cristo diveniamo «luogo riservato a lui», che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; ci da’ l’impagabile onore di lavorare nella tua vigna. Non per i nostri meriti, né per le ore del nostro lavoro; ma per la ricchezza della tua bontà misericordiosa, che ci previene in ogni nostra necessità, secondo il tuo disegno d’amore.
In Cristo intercediamo per tutti; Gesù «intercede» per noi presso il Padre, e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; quanti chiami alla vigna e ricompensi ciascuno con un denaro, Gesù Cristo nostro Signore. Concedi anche a noi, come a tutti, di ritrovarci insieme, al di là dei nostri meriti, a godere per sempre della tua gloria.
«In Cristo glorifichiamo il Padre»; per Cristo, con Cristo, in Cristo, nello Spirito Santo che ci fa santi: glorifichiamo Dio con la nostra santificazione.
A te, Padre, ogni onore e gloria, da tutta la nostra vita, trasformata in questa eucaristica di lode: fiduciosi nella giustizia, e ancor più nella generosità del Signore Gesù, che ci rende sempre più simili a lui, ti glorifichiamo, Padre, in una novità di vita.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano. In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
In virtù di quell’unico denaro donato a tutti, siamo arricchiti di Spirito che urla in noi: “Abbà, Padre”; lo stesso Spirito ci rende in grado di vivere come Gesù “nell’osservanza dei suoi comandamenti” (cf Antifona alla Comunione Sal 118,4-5).
Gesù, la Regina Madre Maria, tutti i Santi sono i primi all’opera dal mattino per gli ultimi, per noi: impariamo le vie, i pensieri di Dio, e facciamo anche noi lo stesso per gli altri (Gv 10,14):
«“Così gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi”, dice il Signore».
Per noi che facciamo la comunione «vivere è Cristo», dice san Paolo. Possiamo aggiungere e dobbiamo dire con l’Apostolo: “Non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me”, mentre siamo occupati a pregare per noi e per tutti: “Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Il Signore ci chiama a lavorare nella sua vigna, andiamo con coraggio e nella pace di Cristo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Un Denaro:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
un denaro, simbolo di ricompensa alla fatica degli operai;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
un denaro, simbolo dell’infinito amore di Dio per chi ritorna a lui;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
un denaro, simbolo di Gesù, compimento di tutte le promesse.
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
un denaro, simbolo d’aiuto tra fratelli solidali.
completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
un denaro, simbolo di tutta la nostra vita in Cristo che si dona.
Preghiamo:
O Padre, che apri il nostro cuore perché comprendiamo le parole del tuo Figlio; sii vicino a chi ti cerca con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).