21/11/2010 – T. ORDINARIO – ANNO C – 34dom-Cristo Re- 2010
Preparazione alla celebrazione della messa nel rito e nella vita.
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
34ª Domenica Tempo Ordinario.
Anno C – 25 Novembre 2007
CI RACCOGLIAMO
davanti al Signore Gesù, che si dona fino alla morte in croce, trasmettendo lo Spirito, e risorge: ci fa suoi «tralci» (Gv 15,5), sue membra (cfr 1Cor 12) con il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia (Nota 1). Rinnoviamo il segno dell’adesione a Cristo, in risposta alla sua richiesta: “Rimanete in me!” (Gv 15,4.7.9), e diciamo insieme: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen. Dio ci parla con le nostre parole, e ci dice: “Ascolta, Israele: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore; e il prossimo come te stesso”. Israele lo ripete: celebra la parola di Dio. Dio parla a noi tramite noi stessi come nel celebrare la messa; dico, quindi: “Ascolta, N.”. [N = proprio nome o di altre persone]. Ciascuna/o può aggiungere il nome d’una parrocchia, comunità, diocesi, nazione; per esempio: “Ascolta, Chiesa che sei in parrocchia N.”, “… in comunità N.”, “…in famiglia N.”, “…in Roma”, “…Italia”, …in Europa”, “…su tutta la terra”; e tutti in preghiera ripetiamo l’invito: “Ascolta, …”.
Così «in persona dei citati» ci presentiamo al Padre con Gesù, per Gesù, in Gesù che «sta davanti a Dio» in atto di presentargli ogni comunità, ogni persona, e intercede per noi» (Rom 8,34), lui che di «tutti» prende «tutto» su di sé.
Così in Cristo diveniamo sempre più simili a lui, nostro Capo, accogliendo con disponibilità da Dio la nostra esistenza quotidiana, arricchita dei meriti della passione morte risurrezione di Cristo; portiamo nel cuore le persone delle comunità citate, e confermiamo ripetendo insieme: Eccomi, Signore! Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.
Dicendo, infatti, «Eccomi, Signore», ci predisponiamo ad offrire il nostro corpo, come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, come nostro culto nello Spirito» (cfr Rom 12,1), come prolungamento della messa nella vita; e con Paolo possiamo dire: “Sono lieto di dare compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo, che è la Chiesa” (Col 1,24). Aggiungendo poi, «Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti», siamo fatti partecipi della Grazia di Dio per tutti gli altri. I Padri della Chiesa consideravano questo come «Perdono che copre la moltitudine dei peccati».
LEGGIAMO
il formulario liturgico della messa corrispondente; da Ingresso a Dopocomunione, secondo le disposizioni della chiesa (nota 2). Cogliamo una parola da contestualizzare (vedi sotto «Rileggiamo»), e da ripetere: “N., …”, appena il Signore si annunzia, = ci viene in mente o appena «ci accorgiamo» di lui (come dice Gesù in Mt 24,39), durante la giornata.
Rileggiamo
i testi, cominciando dal vangelo: dove Gesù si rivela Buona Notizia, parlando della sua e nostra pasqua che celebriamo; dove Gesù si rivela “Compimento” delle promesse della prima lettura; e dove Gesù si rivela “Fondamento” della sua comunità, la chiesa, nella seconda lettura (vedi Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano). Rileggiamo quindi vangelo, e I-II lettura in rapporto al vangelo.
CRISTO RE: CON IL SUO AMORE IN CROCE ATTIRA A SÉ TUTTA L’UMANITÀ.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
DIO CI HA TRASFERITI NEL REGNO DEL FIGLIO DEL SUO AMORE. (Vangelo, Lc 23,35-43).
Il vangelo d’oggi è un brano della passione. Si divide in tre parti narrative, che durano circa tre ore: 1, un monologo violento a più voci contro Gesù (Lc 23,35-39); 2, l’intervento di un malfattore detto buon ladrone (Lc 23,40-41); 3, un brevissimo dialogo tra il buon malfattore e Ge¬sù (Lc 23,42-43).
Prima parte:
ci sono quattro protagonisti che parlano; capi, soldati, cartiglio di condanna, un malfattore; sono tutti contro Gesù. Gli rin¬facciano, come privi di senso e di valore, i titoli che si è dato, di «Cristo» (capi, cartiglio), e di «Re dei giudei» (soldati, malfattore). Nell’elenco dei protagonisti è nominato per primo «il popolo»; che non parla, ma semplicemente «stava a vedere».
La derisione. La derisione dei quattro protagonisti eloquenti prosegue per tre ore, a cadenza concentrica: Cristo > Re, Re > Cristo, se sei l’“Eletto di Dio > salva te stesso; Eletto di Dio > salva anche noi!”.
I capi hanno scelto di farlo morire in croce a scopo di effetto di effetto sul popolo: perché «sta scritto “maledetto da Dio chi pende dalla croce”» (Deut 21,23); «maledetto», e non «Eletto di Dio». Ma, Gesù conosce bene il vero senso delle Scritture, e le adempie, a favore di tutti, compresi i nemici. Gesù è l’«Eletto di Dio» proprio perché sceglie di essere «maledetto» in quanto prende su di sé la maledizione del genere umano, e così diventa Re che redime le sue creature, attirandole a sé, non solo come Creatore, ma anche come Redentore. Chi non si sente attratto da tale Amore?
Quelli che insultano Gesù, dimenticano che le Scritture presentano il Giusto sofferente e, in particolare il Servo di Dio che salva gli altri, perdendo la propria vita. Senza che loro lo sappiano, con i loro stessi insulti Dio porta a compimento in Cristo le Scritture, che li descrivono: “Disprezzato, reietto dagli uomini, uomo che ben conosce il patire… era disprezzato e non ne avevamo nessuna stima” (Is 53,3). Gesù ne è cosciente e dice: “Mi scherniscono quelli che mi vedono” (Sal 22,8); e ora compie ciò che ha detto: “Chi perde la propria vita la salverà” (Lc 9,24; 17,33). Paolo commenta: “Cristo ci ha riscattati liberandoci dalla maledizione della legge, divenuto per noi «maledizione», poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso ad un legno” (Gal 3,13); quindi, secondo i suoi nemici nessuno dovrebbe più ritenere «giusto», «credibile» Gesù? Si sbagliano. L’evangelista Luca evidenzia la contraddizione del loro giudizio ironico, sarcastico sui due titoli «Cristo, Re»; ma ciò che vale più di tutto è la risposta di Dio che premia il Figlio, «Reietto», risuscitandolo dai morti: «Quando me ne sarò andato, ve lo manderò (lo Spirito di Verità). E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».
Anche umanamente la morte di Gesù è sconvolgente. Può essere Re uno che muore così con estrema crudeltà, deriso da tutti, a cominciare da quelli che contano, e hanno un posto di guida nella società! Come mai un uomo così buono, «passato facendo il bene», fa una fine così atroce, anziché essere riconosciuto con l’onore della medaglia d’oro! Cosa ha fatto da suscitare tanta rabbia e odio in Israele, Gesù, da essere condannato a morte, dai capi! Cos’è accaduto duemila anni fa! È accaduto ciò che accade sempre presso gli uomini, che non riconoscono la «verità» del rapporto di Gesù con il Padre, verità portata e testimoniata da Gesù nella storia umana, e vissuta da tutti gli uomini sue membra, verità incomprensibile (cfr segreto messianico secondo l’evangelista Marco) finche non è vista nella usa realizzazione in Gesù che muore in croce. Allora, ciò che non è compreso da Pilato (“Cos’è la verità?!”), è riconosciuto dal Centurione: “Veramente costui era Figlio di Dio!”).
Seconda parte:
riporta un malfattore che mostra di comprendere quell’uomo, Gesù di Nazaret, in croce vicino a lui; scopre la sua costanza nel perdono, mentre è circondato da odio. Scopre il «Potere dell’amore»: “Padre, perdona loro…”.
Nota. Gesù fa ciò che dice. Aveva detto: “A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano” (Lc 6,27s). Poi di nuovo: “Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro ((Lc 6,35s). Per il buon ladrone quella è una novità assoluta, mai vista né sentita prima, impossibile all’uomo «carnale», possibile all’uomo «nello Spirito».
Quel malfattore si sente attratto, cambiato interiormente, fatto missionario.
Egli è cambiato. Se Gesù non fosse rimasto mite e paziente in croce, da attirare anche un criminale con il suo amore, e avesse invece trasformato di colpo il mondo in un paradiso, senza attendere missionari come quel buon ladrone verso il suo collega in croce e verso tutti sotto la croce, Gesù avrebbe avuto dei sudditi che lo celebrano «Risorto», ma non avrebbe avuto nella storia dei discepoli che sperimentano e fanno propria la sua missione d’amore, evidenziato nella passione e morte in croce di Gesù. Questo invece era quanto egli voleva realizzare in pieno accordo con il Padre. Egli «era angosciato» finché non si è immerso in questa passione d’amore: desiderava ardentemente che altri…, tutti, ne godessero con lui. Gesù è Re perché ha dei discepoli che giocano liberamente la loro vita su questa passione. Forse, non lo possono provare con argomentazioni scientifiche; eppure, questi discepoli sanno che la gioia, scaturita da una tale passione d’amore gratuito, è indispensabile alla buona riuscita di profonde ambizioni spirituali, ed è fondamentale anche per rinnovare strutture e programmi umani. Gesù non si limita a proporre utopie, formulare speranze; Gesù converte il cuore, da dove poi fa scaturire la regale sua potenza creatrice e missionaria, capace di farci sedere con lui alla destra del Padre.
Il buon Ladrone manifesta e testimonia subito il suo «intimo», rivolgendosi per primo al collega nel male, e gli dice: “«Neanche tu» hai timore di Dio, benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male” (Negli stessi corridoi della Torre Antonia i due crocifissi con Gesù devono forse aver assistito al processo contro Gesù e sentito le parole di Pilato ripetute tre volte secondo il rito processuale romano: “Non trovo in lui nessuna colpa”.). In tentazione satanica della passione e morte, Gesù resiste ancora al diavolo e sta sulla croce, come gli ha resistito fin dall’inizio (cfr Lc 4,9s). Quel criminale crocifisso è diventato missionario come Levi Matteo; e dicendo “Neanche tu…!”, mostra due cose: la prima, che quel buon Ladrone, dentro di sé, riprende il «popolo, i capi, i soldati oltre che l’altro ladrone» dicendo: Gesù è in crocifisso nonostante non abbia «fatto nulla di male». L’altra cosa che egli dice è: ma noi, in croce come lui, fatti più vicini a lui, siamo in grado d’intuire il suo mondo interiore, e vedere come Dio – Amore in lui, agisce e rivela la sua Forza infinita, rimanendo fedele all’amore, anche contro i nemici. Questa è la sua giustizia. Unendoci al malfattore pentito, diciamo, allora: con la tua giustizia, Gesù, rendi degni di tuo splendido amore anche noi, che ne siamo indegni; facci partecipi della tua Bontà divina, così da rivelarla con te nel mondo. Fa’ che nel giudizio universale possiamo partecipare all’esaltazione della croce.
Nella Cappella degli Scrovegni a Padova è rappresentato da Giotto il giudizio universale. Ai piedi d’una «grande» croce, quasi a darle gambe perché muova incontro all’uomo, s’intravedono due piccoli piedi, parte del capo, e due braccia, che stringono al cuore il «dolce legno», mentre due grandi angeli reggono la croce.
Persona veritiera, come il buon ladrone e il cireneo, ciascuno di noi, nella propria croce, s’imbatte in quel grande Uomo, lo riconosce Dio, gli si affeziona: ognuno impara a portare «il giogo soave e il carico leggero», in prospettiva della felicità, che già proviamo come caparra, col gaudio dell’amore.
Terza parte:
riporta il dialogo brevissimo tra il malfattore e Gesù. Buon Ladrone, durante la tua breve vita, forse venti o trent’anni, chi ti ha amato? Al fondo di te stesso tu eri un uomo retto. Le tue sole parole, che ci sono giunte, hanno un suono di luce. Ti sei rivoltato… Forse per una tua giustizia. Hai avuto tutti contro. Sei morto; ma non da solo. Un altro è lì, in croce, con te. Non ti giudica; ti ama. Tu solo, nella stessa situazione di crocifisso, sei in grado d’intuire ogni suo gesto e respiro di Condono e Risposta indulgente, verso ogni persona che lo oltraggia e l’offende. Ti fa sentire accolto; più con gesti che con parole, ti dice: “Guarda dalla croce quanto ti amo!”. Ti suscita allora coraggio e gli dici con amicizia, chiamandolo per nome: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno».
Buon Ladrone, tu parli di «regno». Ma che cosa ci vedi, che assomigli a un regno? Tu vedi croce e chiodi! Hai ragione: è proprio la croce stessa ad essere segno del regno. Anch’io chiamo «Re» il Cristo, proprio perché lo vedo crocifisso. È dovere d’un Re morire per il suo popolo. Lo ha detto lui stesso: “Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”. Il Cristo ha dato la vita, ecco perché lo chiamo Re, e gli dico anch’io: “Ricordati di me, Signore, nel tuo regno”.
Gesù risponde: “Oggi, sarai con me in paradiso”. «Adesso» sei con me, fin d’ora sei con me, partecipi della mia stessa vita di amore redentivo, e finito il tuo percorso in croce come il mio, alla fine sarai con me nel Paradiso. Fin d’ora hai in me “cento volte tanto e alla fine la vita eterna”.
Gesù ti dice: “Oggi”, come ha detto all’inizio della sua vita pubblica: “Oggi” è giunto il tempo della salvezza (cfr Lc 4,21); e nella sinagoga di Nazaret: “«Oggi», adesso, si attua la parola che avete udito” (Lc 4,16); e in casa di Zaccheo convertito: “Oggi, la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19,9). Così ciascun nell’assemblea celebrante può dire con piena fiducia, come il buon Ladrone: “Gesù, che regni nel paradiso di Dio, ricordati di me, salvami!”, perché in realtà, questa parola «oggi» Gesù rivolge a noi ogni volta che l’incontriamo nella preghiera, nei sacramenti celebrando il mistero della sua morte e risurrezione: la Pasqua, come ora, comunicando al suo corpo donato e al suo sangue versato, per la salvezza di tutti gli uomini.
Ti riconcilio con te stesso, gli vuol dire Gesù: con il tuo Dio, con la vita, con tutti. Ti trasformo da ladro in «buon Ladrone», che riconosce la verità e impara a pregare. Tu che ascolti e accogli Gesù, come quel Brigante, in quel frangente così drammatico, in un scenario così disuma¬no, da Gesù condannato tu ricevi il biglietto d’ingresso in paradiso.
Caro pio Malfattore, sei diventato «santo e teologo». Gesù ti ha proclamato «primo Santo» nella co¬munità dei suoi discepoli; ti ha proposto «Modello» dei ladri per il Paradiso, Protettore di tutti i malfattori. La Chiesa ortodossa ti chiama “Teologo” perché insegni come «ascoltare e rispondere a Dio» in Gesù: nella sua persona, parola e gesti. Mostri come tutti, crocifissi con lui in qualche modo, possiamo osservare e ascoltare Gesù crocifisso, e rispondergli con l’imperativo di adesione, chiamandolo per nome, come tu hai fatto: “Gesù, ricordati di me!”.
Tu, colpevole, vi entri per primo, insieme all’Innocente. Tu, sporcato dal ma¬le, vi entri con Gesù che ha lottato contro il male a mani nude e insanguinanti, con l’unica forza dell’amore. Tu, che hai infranto la legge, raggiungi la pienezza della gioia, gra¬zie a Colui che è venuto per sostituire la legge con la grazia, il giudizio con la misericordia. “Benedetto egli sia, che viene nel nome del Signore: benedetto il suo regno che viene” (canto al Vangelo).
UNSERO DAVIDE RE SOPRA ISRAELE (Prima Lettura, 2Sam 5,1-3).
Dio ha preso l’iniziativa di scegliere Davide come re del suo popolo, ma non lo ha imposto. Ha lasciato alle dodici tribù il tempo e la responsabilità di accogliere e riconoscere colui che egli aveva scelto. È profezia di Gesù: in lui tutto sussiste, ma si propone alla libera adesione dei suoi fratelli; e noi come il Buon Ladrone, ci lasciamo attrarre dal suo amore. Gesù è il vero Figlio di Davide, di discendenza re¬gale e messianica (cf. la prima lettura, 2Sam 5,1-3: unzione regale di Davi¬de): è il discendente che regna per sempre, come Dio ha promesso a Davide. Il re Davide, scelto da Dio e acclamato dai suoi, riunisce i regni del Nord e del Sud, come «figura» di un altro Re, Cristo, che ristabilisce definitivamente l’unità della Pace, non solo del popolo di Dio, ma dell’intero genere umano.
Gesù prega il Padre: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me (Gv 17,23). Paolo ai Corinti: “Io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anatema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1Cor 12,3); “Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti (Ef 4,1-6); lasciamo agire in noi Dio “finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13). Paolo sa per esperienza che non esiste altra via di salvezza: “Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti” (Fil 2,1s).
REGNA LA PACE DOVE REGNA IL SIGNORE (Salmo responsoriale, Sal 121,1-2;3-4;5-6).
«Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore…”. Gerusalemme è costruita come città salda e compatta… Sia pace a coloro che ti amano». I pellegrini arrivano in vista di Gerusalemme e il loro volto s’illumina di gioia. Sostano per ammirare la città santa ricostruita da Neemia; nel loro cuore cantano i ricordi: quello del raduno delle tribù presso la tenda del convegno (Numeri 2, 2); quello dell’epoca felice in cui Davide e Salomone regnano nella loro capitale. Questa capitale appare loro come il simbolo dell’unità e della pace (che si dice appunto «shalom»). Nel loro desiderio di felicità, essi sognano già un raduno nei tempi futuri.
“Contempla Sion, la città nelle nostre solennità! I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, abitazione pacifica, tenda inamovibile…” (vedi Isaia 33,20): “Rallegrati molto, figlia di Sion,…! Ecco il tuo re a te viene: egli è giusto e vittorioso, è mite e cavalca sopra un asino,…” (Zaccaria 9,9s).
Paolo parlerà di Gesù presente nella sua Chiesa per ristabilire i legami della famiglia umana.
“Così dunque non siete più stranieri né pellegrini, ma concittadini dei santi e familiari di Dio. Il vostro edificio…cresce come tempio santo nel Signore; in esso anche voi siete incorporati nella costruzione come dimora di Dio nello Spirito” (Efesini 2,19-22:).
Il veggente di Patmos canterà la definitiva unità ritrovata, nella stu¬penda descrizione della Gerusalemme celeste:
“E vidi la Città santa, la nuova Gerusalemme, discendere dal cielo da presso Dio, preparata come una sposa adorna per il suo sposo… il Signore Dio, l’Onnipotente, insieme all’Agnello, è il suo tempio” (Apocalisse 21,2-¬22,5).
Gesù, figlio di Davide e Figlio di Dio, Re dell’universo, scelto da Dio Padre per radunare in te tutti gli uomini nell’unità, e formare la «Gerusalemme celeste», la città della pace e della gioia. In tua persona, con la tua voce, noi acclamiamo: “Regna la pace dove tu regni, Signore”.
“DIO CI HA TRASFERITI NEL REGNO DEL SUO FIGLIO DILETTO” (II Lettura, Col 1,12-20).
Queste parole illustrano che cosa significhi l’espressione «Cristo, re dell’Universo». Regalità ha lo stesso significato di «Signoria». Gesù Cristo è Re-Signore, perché Discendente di Davide, Creatore dell’universo e Redentore dell’umanità. Discendente di Davide (secondo la Promessa, cfr prima lettura); Creatore dell’universo, Gesù esercita la Signoria nel creato, venuto all’esistenza «per mezzo di lui e in vista di lui»; Redentore dell’umanità, Gesù esercita la stessa Si¬gnoria nella storia umana, che egli guida verso il punto omega o il compi¬mento; una Signoria negli uomini (non sugli uomini), che da lui sono salvati. Per i credenti, Gesù è Re perché «capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti».
Con la sua passione e morte salvifiche Gesù-Re compie fino in fondo la volontà del Padre e, quale Servo di YHWH, dona tutto se stesso per la salvezza dell’umanità.
Azione di grazie (Eucaristia) al Padre e canto di lode al Cristo, quindi, scaturiscono dal fatto che il Padre «ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto», e il Figlio è il capo dell’universo redento, è la «testa».
La parola «testa» è la chiave interpretativa del brano che parla di: «primizia, inizio, primato, capo».
Generato «prima» d’ogni creatura, «egli» Gesù, è «prima» di tutte le cose, e tutte in lui sussistono, ha «il primato» su tutte le cose, come loro Creatore; «Egli», Gesù, è il «capo» del corpo, cioè della chiesa.
Questa pagina ha lo stile d’un inno liturgico, preso fra i «cantici biblici» del Salterio liturgico e inserito da Paolo nella sua lettera ai Colossisi, come ancor oggi la Chiesa lo inserisce nella liturgia.
“Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza”: «piacere» di Dio e «pienezza» in Gesù è l’umanità, come frutto dell’amore di Dio. La pienezza della «carità» di Dio in Gesù si manifesta in tutto il suo splendore rivelando a noi ciò che Dio è, e permettendo a noi, nella nostra umanità, di godere nella comunione con il Padre in Cristo Gesù. Quella carità si traduce in riconciliazione fra noi, a livello d’esistenza umana, e parla di pacificazione tra cielo e terra; parla cioè del fatto che la terra, il «nostro cuore», diventa cielo, dove Dio è adorato, goduto e condiviso.
Così Dio pasce l’uomo secondo le promesse fatte a Davide: “Tu pascerai Israele mio popolo”(2Sam 5,2). Il Signore pasce il suo popolo nella carità, svelata dal Figlio morto e risorto. L’uomo, che accoglie questa carità di Dio, è pieno del piacere di Dio in Cristo, è spinto a contemplare Gesù Cristo – Re della gloria, promessa come profezia a Davide, riconosciuta come realizzazione in Gesù che entra in Gerusalemme, ripresa da noi come sua attuazione, mentre acclamiamo al Santo: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli”, e dopo la consacrazione “annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
La Chiesa contempla, annunzia e serve questo Re che la sazia.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Re:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il re, umano, considerato principio di tutte le cose, che in realtà non sussistono in lui;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il re, Davide, designato da Dio capo e guida del suo popolo Israele, suo semplice rappresentante;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il re, Cristo Gesù, Figlio diletto; in lui vive per sempre l’umanità, figlia diletta, nel regno glorioso;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il re, Cristo Gesù, capo del corpo, che è la Chiesa: in lui essa si riconosce;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il re, Cristo Gesù, Figlio diletto; in lui tutta l’umanità vive gloriosa per sempre, come figlia diletta, nel regno glorioso.
Preghiamo:
O Padre, che ci mandi il Figlio Gesù, re dell’universo, capo della Chiesa, presenza del tuo regno fra noi; fa’ che ci lasciamo attrarre dal suo Amore crocifisso, e lo riconosciamo Re, acclamando: Benedetto il Signore, e benedetto il suo regno che viene come regno di pace cioè piena realizzazione di tutte le esigenze più profonde poste in noi da Dio stesso. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).