23-03-2003-Quaresima-B-dom3

23/03/2003 – QUARESIMA – ANNO B – 3 DOMENICA – 2003

III DOMENICA DI QUARESIMA
Anno B – 23 marzo 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito; chi crede in lui ha la vita eterna.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Molti, vedendo i segni che Gesù faceva, credettero in lui.

Molti vedono i segni di Gesù e credono in lui.
Vediamo e accogliamo in Gesù l’incontro di Dio con l’uomo. Solo in Gesù incontriamo il Padre (vangelo), abbiamo i sentimenti del Padre (prima lettura), la sapienza e potenza del Padre (seconda lettura), che “fanno gioire il cuore” (salmo responsoriale, che si amplifica in preghiera eucaristica). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di fare incontrare il Padre con l’umanità nel simbolo del tempio che è il mio corpo. – Tu ti volgi a noi, Signore, nella tua misericordi.
Gesù è il vero tempio d’incontro con Dio. Le nozze di Cana concludono i giorni della nuova creazione, simboleggiata dal “vino buono ”; la vecchia creazione era rappresentata dall’ “acqua”. L’evangelista Giovanni apre subito con il tempio e la pasqua la predicazione di Gesù e tutta la sua vita pubblica in vista della nuova creazione: “Si avvicinava la pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe”. Tutta la vita di Gesù è ritmata da feste giudaiche in Giovanni. Con questo egli vuol dire che lo “zikkaron”, cioè il “memoriale”, la realtà di queste feste si compie, si rinnova e si rende presente in senso pieno e definitivo in Gesù, “nostra pasqua” (1 Cor 5,7). “La pasqua dei giudei” doveva essere celebrata nel “tempio”, offrendo “buoi, pecore e colombe”, per ricordare le opere straordinarie di Dio che ha liberato Israele dall’Egitto. Gesù “scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi”; non solo i commercianti, come scrivono gli altri evangelisti Matteo, Marco e Luca; ma anche “buoi e agnelli”, perché Gesù intende dichiararsi pronto a offrire se stesso per liberare dalla vera schiavitù del peccato chi non esita a uccidere gli altri per i propri interessi. – Gli interventi del Signore sono più preziosi dell’oro, e più dolci del miele.
Il corpo di Gesù è il tempio dell’incontro con Dio in senso pieno e definitivo. Gesù compie due operazioni: riporta il tempio al suo primo significato, e si presenta come suo pieno compimento. Il tempio era “luogo d’incontro” tra Dio e il suo popolo. All’inizio è una tenda in mezzo all’accampamento: Dio cammina con il suo popolo, e rifiuta ogni cambiamento che lo tenga lontano dal suo popolo. La prima operazione di Gesù consiste quindi nel purificare il tempio dagli interessi economici che lo circondano e riportarlo a segno dell’amore di Dio: “Lo zelo per la tua casa mi divora”. L’altra operazione di Gesù è: opporre la fede nella sua persona alla religione superficiale umana e interessata. In lui c’è lo zelo che è l’amore esclusivo di Dio per il suo popolo: “Dissolvete questo santuario – voi dissolvete il santuario che è questo mio corpo uccidendomi – e in tre giorni lo farò risorgere”. “In tre giorni”, cioè “completamente” con la risurrezione, secondo il progetto dell’amore del Padre, che innalza l’uomo alla sua stessa dignità di Dio. Al tempio e al culto antichi, profanati dalle infedeltà degli uomini (Ez 10,18ss), Gesù sostituisce il suo corpo risuscitato, come nuovo tempio per il nuovo culto “in spirito e verità” (Gv 4,23), cioè nello Spirito Santo e in Gesù che è la Verità. Il profeta Zaccaria (14,21) conclude dicendo: “In quel giorno – nel giorno della rivelazione definitiva di Gesù come Dio che dona se stesso – non vi saranno più commerciati nella casa del Signore”. Di fatto Gesù mostra in tutta la sua esistenza con gesti e parole in occasione delle feste giudaiche che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16). In tutta la sua esistenza Gesù compie “ciò che vede fare il Padre” (Gv 5,19); comunica vita perché, dice: “mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere le sue opere: abbiano vita in abbondanza” (Gv 4,34). Proprio per avere comunicato vita alla fine, con la risurrezione di Lazzaro, Gesù viene messo a morte; ed egli l’accetta fin dall’inizio, fedele al suo amore per gli uomini, senza distinzioni, fino all’estremo; inaugura il nuovo modo di celebrare la pasqua: vive l’ultima pasqua “dei giudei” riempiendo il simbolo dell’antico agnello con la realtà cioè la forza del suo amore portato a perfezione; e attira tutti a sé (Gv 19,36s). – I miei occhi sono sempre rivolti a te, o Dio!
Signore, tu hai parole di vita eterna.

Molti vedono i segni di Gesù e credono in lui.
In Gesù abbiamo i sentimenti del Padre. “La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità divennero realtà per mezzo di Gesù Cristo”. Chi crede in Gesù ha la vita eterna come dono gratuito, non come merito delle proprie opere; e ha in sé la luce che Gesù ha portato nel mondo, luce che rivela all’uomo dal di dentro come agire per salvarsi, cioè per realizzare se stesso secondo il progetto di Dio su di lui: per somigliare al Padre. Scopre di stare nei pensieri del suo cuore, tanto da non avere avuto altro da fare quando l’ha creato “il sesto giorno”; scopre di essere fatto partecipe del suo riposo, cioè fatto a sua immagine per poter diventare simile a lui, operare con lui in Gesù che dice: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero” (Gv 5,17). E’ la legge del sabato. L’opera del Padre e di Gesù suo Figlio tramite noi sue membra è amore nella condivisione di ciò che si è e di ciò che si ha, come dice Gesù: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt 14,16), oppure: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Gv 13,34). E’ partecipare con lo zelo di Gesù alla gelosia del Padre verso gli altri, prendendosi carico di tutti, a cominciare dai propri genitori: godere del bene di tutti come proprio. E’ l’opposto dell’invidia, di “quella avarizia insaziabile che è idolatria” (Col 3,5). – “La testimonianza del Signore rende saggio il semplice”.
Signore, tu hai parole di vita eterna.

Molti vedono i segni di Gesù e credono in lui.
Noi siamo il corpo di Cristo: in lui abbiamo l’Amore che è sapienza e potenza del Padre. “Testimoniamo Cristo crocifisso, scandalo e stoltezza: ma per coloro che sono chiamati, è sapienza e potenza di Dio”. Gesù crocifisso, scandalo e stoltezza. Ma per il cristiano non si tratta d’una cosa senza senso, come la stoltezza e lo scandalo. Si tratta piuttosto dell’amore. Ciò che è incomprensibile è l’amore di Dio che arriva ad amare gli uomini da mandare il proprio Figlio carissimo; è incomprensibile l’amore di questo Figlio che condivide pienamente l’amore del Padre per noi. La caratteristica di questo amore divino sta nell’essere un fatto personale coinvolgente solidale con l’uomo fino a raggiungere il livello più basso, fino alla morte da schiavo. Non è quindi un sistema ideologico che assicura salvezza dall’esterno, né un intervento miracoloso e indolore di Dio senza impegno personale nell’intimo. E’ zelo, è gelosia che prende tutto Dio nel donare, e impegna tutto l’uomo nell’accogliere e aderire: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20s). E’ vita di totale comunione tra Dio e uomo: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17,20-23). E’ salvezza che viene dal confessare con le labbra che Gesù è il Signore, e dal credere con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti (Rom 10,9). E’ una realtà nuova in tutti i sensi: investe la nostra esistenza, ci fa agire come Gesù dal di dentro, ci fa segni della sua presenza nel mondo. – “Gloria di Dio è l’uomo vivente”.
Signore, tu hai parole di vita eterna.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Signore, tu hai parole di vita eterna,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: tua potenza, sapienza;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: è in mezzo a noi Gesù, sapienza della croce;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
abbassatosi fino a noi per innalzarci fino a te;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: divenuti pietre vive per il nuovo tempio del tuo amore;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: dall’umanità divenuta tempio vivo del tuo amore.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il tempio:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: tempio, di pietre: in Gerusalemme;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: tempio, di persone con i sentimenti di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: tempio, di carne di Gesù, morto e risorto;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: tempio, di pietre vive: i fedeli aperti allo Spirito di Amore;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. tempio, di uomini in Cristo, pienamente uniti al Padre.

Preghiamo:
Padre, che ci hai amato da darci il Figlio, perché credendo in lui abbiamo la vita eterna; fa’ che il tuo popolo acclami: Signore, tu hai parole di vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).