23-05-2010-Pentecoste-C

23/05/2010 – T. PASQUALE – ANNO C – 8 Dom. PENTECOSTE – 2010

Preparazione alla celebrazione della messa.

DOMENICA DI PENTECOSTE.
Anno C – 23 Maggio 2010

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA DEI FORMULARI LITURGICI DELLA MESSA
MESSA VESPERTINA e MESSA DEL GIORNO vedi Messalino

MEDITAZIONE o RILETTURA
ACCOGLIETE LO SPIRITO SANTO !

MESSA NELLA VIGILIA

LITURGIA DELLA PAROLA

VANGELO
Sgorgheranno fiumi d’acqua viva. (Gv 7,37-39). “Alleluia: vieni, Spirito Santo, riempi I cuori dei tuoi fedeli, e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Alleluia” (Versetto al vangelo). Lo Spirito Santo, come fiumi d’acqua viva, sgorga da Gesù e dal suo fedele.
«Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 14, 15-16. 23-26). Non c’è Spirito senza la glorificazione di Gesù, cioè senza il suo mistero pasquale di morte e risurrezione. Con il compimento del mistero di morte-risurrezione di Gesù, lo Spirito è a disposizione di tutti e si adempiono le Scritture, come in seguito la Parola ci spiega efficacemente.

PRIMA LETTURA ampliata in Quattro letture, profezie di Quattro aspetti del vangelo. Gesù, compie la profezia: “Uno della sua stirpe ti schiaccerà il capo”. Tutto l’antico testamento è richiamato come un’unica lettura in quattro brani: Gen., Es., Ez., Gioèle. Ad ogni lettura segue un salmo Responsoriale ed una Orazione, che sono il miglior commento alla lettura stessa.
La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra (Gen 11,1-9).
In Gesù si realizza l’unità in opposizione alla divisione di Babele. Uomini «costruiscono una torre, per essere un tutt’uno, «come dio di se stessi», e si trovano separati, impossibilitati a comprendersi. Anzi, fin dall’inizio, quando Dio crea l’uomo, e gli dà il compito di dominare la terra, in obbedienza a Dio, già Adamo ed Eva vogliono invece essere loro stessi «come Dio» (Gen 3), e si dividono: si accusano l’un l’altro; poi Caino = il «forte» dio di se stesso, uccide Abele = il «debole», instaurando la legge della guerra (Gen 4). Chi accetta di essere il dio di se stesso, non può comunicare, perché non accetta l’altro, dio di se stesso. In Genesi, capitolo undici, infine, non un uomo, ma tanti, «emigrando dall’oriente capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra» (Gen 11,1-9). «Farsi un nome» equivale a «farsi dio di se stessi», con una scala di valori personali che esclude il dialogo con altri, a loro volta «dèi di se stessi»: tanti assoluti sono impossibili, perché, se «tanti», nessuno può essere tutto. Ma, dopo il peccato, la promessa: “Porrò inimicizia tra te (serpente) e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe (Gesù); essa (stirpe-Gesù) ti schiaccerà il capo” (Gen 3,15). Dopo la promessa, il compimento in Gesù, morto e risorto; compimento della promessa anche nella chiesa a Pentecoste (cfr prima lettura della messa del giorno); nella chiesa che ora celebra acclamando: “Su tutti i popoli regna il Signore”; e in persona di Gesù la chiesa prega il Padre per l’unità: “Scenda su di noi, o Padre, i tuo Santo Spirito, perché tutti gli uomini cerchino sempre l’unità nell’armonia e, abbattuti gli orgogli di razza e di cultura, la terra diventi una sola famiglia, e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen”.

Il Signore scese sul monte Sinai davanti a tutto il popolo (Es 19, 3-8.16-20).
A Israele, all’uomo fattosi dio di sestesso, diviso e infelice, Dio propone di sua iniziativa la sua amicizia: Vuoi fare alleanza con me? Tu, dio di te stesso, accetti me come tuo Dio? È l’altro aspetto del grido di Gesù nel vangelo: “Chi ha sete venga a me e beva”. La chiesa risponde “sì” e acclama: “La grazia del Signore è su quanti lo temono”, e, conscia del desiderio che Dio ha posto in lei, e, nello stesso tempo, della sua incapacità, prega: “O Dio dell’alleanza antica e nuova, che ti sei rivelato nel fuoco della santa montagna e nella Pentecoste del tuo Spirito, fa’ un rogo solo dei nostri orgogli, e distruggi gli odi e le armi di morte; accendi in noi la fiamma della tua carità, perché il nuovo Israele radunato da tutti i popoli accolga con gioia la legge eterna del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

Ossa inaridite, infonderò in voi il mio Spirito e rivivrete (Ez 37,1-14).
L’uomo che accoglie l’amicizia di Dio, e rispone all’invito di Gesù, è ricreato: terzo aspetto del grido di Gesù nel vangelo. L’amicizia di Dio accolta dall’uomo solleva il popolo dalla condizione di morte a causa dell’infedeltà. Ezechiele, invitato a profetizzare su Israele in esilio per ordine di Dio, invoca lo Spirito, e le ossa aride si rivestono di carne e nervi. Il popolo in esilio è come morto, senza terra, senza tempio, senza Scrittura…, eppure Dio ha cura di lui e gli dà lo Spirito: prima «immagine della Risurrezione» nell’antico testamento. La chiesa, che celebra la realtà di Pentecoste, acclama: “Rinnovami, Signore, con la tua grazia”, e prega: “O Dio, creatore e Padre, infondi in noi il tuo alito di vita: lo Spirito che si librava sugli abissi delle origini torni a spirare nelle nostre menti e nei nostri cuori, come spirerà alla fine dei tempi per ridestare i nostri corpi alla vita senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo (Gioèle 3,1-5). Il grido di Gesù “chi ha sete venga a me e beva” non esclude nessuno. La risurrezione non è riservata a qualcuno, ma riguarda e investe tutti. Lo Spirito di Dio è effuso su ogni uomo. Quando gli uomini sono in armonia con Dio, si concretizza il regno universale di Dio. Prima lo Spirito di Dio era sui Re, sui Sacerdoti, sui Profeti e anche nei Sapienti. Ma non sul popolo. Giole (3,1-5) invece precisa: nell’era del Messia lo Spirito sarà su bambini e bambine. Lo dice quando la donna vale quanto un animale domestico. E ora in Gesù la profezia si realizza. Con Gesù ci sarà perfino il discepolato femminile (Lc 10). La chiesa nascente fa delle donne tante apostole. Paolo, alla fine della lettera ai Romani (16,7), dice: “Salutate Andronico e Giunia…; sono degli apostoli insigni, che erano in Cristo prima di me”. Lo Spirito è su uomini e donne fin dall’inizio della chiesa; ora invece siamo tutti vecchi!.. nella chiesa e nella politica.. Nella lettera ai Galati Paolo aggiunge: “Non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti” (Gal 3,11), e: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). Non solo, quindi, nel Papa e nei Vescovi, ma anche in tutti gli altri. Nei pastori della chiesa lo Spirito è come carisma di decisione. Tutti gli altri possono parlare, perché abbiamo lo Spirito della fedeltà a Cristo. La chiesa allora acclama: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra”, e prega: “Ascolta, o Dio, la tua Chiesa unita in concorde preghiera in questa santa veglia a compimento della Pasqua perenne; scenda sempre su di essa il tuo Spirito, perché illumini la mente dei fedeli e tutti i rinati nel Battesimo siano nel mondo testimoni e profeti. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

SALMO RESPONSORIALE (Cfr Salmo102/103): Gesù attua in noi ciò che ha compiuto in se stesso.
La Grazia del Signore è su quanti lo temono.
Ogni individuo esplode in sintonia con lo Spirito, acclama le parole messegli in bocca dallo Spirito, le ripete perché si travasino nel cuore umano i sentimenti dello Spirito, secondo i disegni di Dio: “Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto”.
Ognuno sperimenta e prende coscienza che Gesù manda lo Spirito dal Padre, e che lo Spirito avvolge ogni cosa, e acclama: “Tu mandi il tuo Spirito a rinnovare la terra” che hai creato! Tu stendi il cielo come una tenda. L’oceano avvolge la terra come un manto, come le acque coprono le montagne. Fai scaturire lo Spirito come le sorgenti che scorrono nelle valli tra i monti. Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo: cantano tra le fronde. Tutto vive per il tuo Spirito, tutto dà lode a te nel tuo Spirito. Dalle tue alte dimore irrighi i monti, con il frutto delle tue opere sazi la terra. Fai crescere il fieno per gli armenti e l’erba al servizio dell’uomo.
Ogni credente riconosce e acclama al Padre: Tu mandi lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione. – Ammiro il creato: il cosmo ordinato e la celebrazione Di-Grazia; mi fanno esclamare: “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto col tuo Spirito: la terra è piena delle tue creature. Benedici il Signore, anima mia!”.

SECONDA LETTURA, detta «l’Apostolo», descrive l’esistenza del discepolo di Gesù (Rom 8,22-27):
in lui “Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili”.
La Creazione Geme, Noi Gemiamo, Lo Spirito Prega Con Gemiti Inesprimibili, ed è esaudito. Scrivendo ai romani, Paolo afferma che lo Spirito investe anche tutto il creato: “Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati” (Rom 8,22-27), cioè, attendiamo, o meglio, camminiamo verso la salvezza che si realizza con assoluta certezza. La speranza cristiana è «certezza nell’attendere» la realtà della nostra piena realizzazione. Siamo salvati nella certezza, mentre attendiamo la nostra realizzazione nella risurrezione. Immortalità dell’anima è escatologia, cioè, realtà finale in atto fin d’ora: in Cristo, siamo già risorti, siamo già accanto a Dio Padre. “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza…, Lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio”. “Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili”: i suoi gemiti non sono desideri di beni «possibili», ma, ancora una volta, «certezza nell’attesa». Siamo stati salvati nella certezza, mentre attendiamo che la salvezza si compia. E non solo l’anima («parte immortale dell’essere umano» secondo la filosofia greca), ma tutto il nostro essere («nefès» secondo la parola di Dio) è in Cristo risorto davanti al Padre. L’essere salvati «nella speranza» è quindi certezza della nostra totale realizzazione, certezza del nostro fine ultimo, mentre ne attendiamo la piena realizzazione. Dio ci ha fatti con questo corpo. Abbiamo bisogno di tutto. Tutto noi chiediamo, affidandoci totalmente allo Spirito. Impariamo a chiedere ciò che desideriamo. Il desiderio di bene in noi è il punto di partenza, posto da Dio stesso in noi, come dicesse: “Chiedimi ciò che io devo concederti” (1Re 3,5). Niente è banalità. Non siamo noi che decidiamo ciò che è banale o meno. Dio vi ha dato un corpo con tutto quanto necessita. Obbedire a Dio è anche saper ascoltare e rispettare il proprio corpo a servizio dello Spirito.
Colletta: “O Dio, che apri la mano e sazi di bene ogni vivente, effondi il tuo Santo Spirito; fa’ scaturire fiumi d’acqua viva nella Chiesa, raccolta con Maria in perseverante preghiera, perché quanti ti cercano possano estinguere la sete di verità e di giustizia. Per Cristo nostro Signore”.

MESSA DEL GIORNO.

LITURGIA DELLA PAROLA

VANGELO.
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa (Gv 14,15s.23-26). “Alleluia: vieni, santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli, e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Alleluia” (Versetto al vangelo).
Lo Spirito Santo Vi Ricorda, V’insegna, Vi Rende Capaci Di Fare Ogni Cosa. Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (vangelo: Gv 14,15s.23-26). In campo umano: vive semplicemente come persona realizzata, secondo i disegni di Dio, chi si lascia condurre da Dio, per opera dello Spirito Santo. Una persona è ben più che un organismo da un ovulo e uno spermatozoo: la persona è creata da Dio, è opera dello Spirito Santo. Un uomo s’innamora di una donna su tre miliardi per opera dello Spirito Santo.
Riguardo a Dio: dalle cose che esistono si può dire razionalmente che Dio c’è; non si può dire Chi è, se non per opera dello Spirito Santo. Perdonare non è logico razionalmente, ma Spiritualmente: lo Spirito ricorda, fa capire il cuore di Gesù e fa agire come Gesù. Lo Spirito grida in noi: “Abbà, Padre!”, e: “Gesù è il Signore!”. Lo Spirito Santo fa comprendere, per esempio, com’è possibile la «verginità di Maria», come il papa può interpretare ciò che ciascuno percepisce infallibile dentro di sé; lo Spirito rende possibile l’Eucaristia, non come un sogno ma una verità. Lo Spirito ti rende capace di pregare: “Signore Gesù”. Lo Spirito fa vedere come il perdono risolve molti problemi. Non per il tuo ragionamento, ma, per lo Spirito Santo, prende dimora in te la Santissima trinità. Veramente la Pentecoste è importante.

PRIMA LETTURA. Riguardo alla storia degli Atti degli Apostoli, il Gesù del vangelo è profezia che si compie nella sua comunità, la Chiesa (Atti 10,44-47).
Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare (Atti 2,1-11).
Furono Tutti Pieni Di Spirito Santo, Nuova Legge, Nuova Comunione Divina. Lo Spirito Santo è nuova legge di Dio nell’uomo. Prima era scritta su tavola di pietra, poi di carne; ora è Dio Spirito Santo in ogni cuore umano.
«Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire». Ci sono quattro effusioni dello Spirito. Gesù effuse lo Spirito dalla croce: «Reclinato il capo, effuse lo Spirito» (Gv 19,30). Alla risurrezione, Gesù apparve ai discepoli nel cenacolo, «soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”» (Gv 20,22). Lo Spirito scese sui discepoli nel cenacolo cinquanta giorni dopo la risurrezione (Atti 2,1-11). In casa di Cornelio a Cesarèa: «Lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso (di Pietro). E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio» (Atti 10,44-47).
Di queste quattro effusioni dello Spirito, la chiesa celebra la terza, menzionata sopra, cioè, quella del cinquantesimo giorno dopo la risurrezione di Gesù (Atti 1,1-11). Secondo le feste ebraiche, dopo pasqua o uscita dall’Egitto, si contano sette settimane (Shabòt), poi si celebra il dono della Legge donata da Dio sul Sinai (I traduttori della Scrittura in greco, chiamano questa festa: «Pentecostè» = «Cinquantesimo» giorno). Luca fa riferimento alla festa ebraica e precisa: «Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire», perché iniziato, secondo il computo ebraico, la sera precedente, continua tutta la notte e tutta la mattinata.
Due cose avvengono a Pentecoste:

il dono della legge (Thorà), celebrato ogni sette anni (cfr Deut), e
dono della comunione: Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo, e La folla si radunò (Atti 2,1),
e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua» (Atti 2,6). Questa terza discesa dello Spirito, a Pentecoste, è scelta dalla chiesa perché festa della Legge, non scritta su pietra, ma Legge dello Spirito scritta nel cuore: primo motivo. Il secondo motivo di questa celebrazione Pentecostale, è la conseguenza della presenza dello Spirito in ogni persona: la comunicazione eccezionale fra Pietro e tutte le genti (16=4×4), segno di ogni comunione. Pietro parla l’aramaico rude della Galilea e lo Spirito fa udire il contenuto del linguaggio di Pietro a «ciascuno, nella propria lingua nativa»: a ognuno, in tutte le nazioni del mondo; fenomeno opposto a Babele (cfr prima lettura della vigilia). È Dio che opera, perché «… se Dio non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori» (Salmo 126/7,1). L’orgoglio acceca; e non si vede più.
Ma «venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento». Vento vuol dire «potenza, libertà» di movimento. Lo Spirito (“Ruah” in ebraico, “Pneuma” in greco) appare con un’altra immagine, quella del fuoco: «Apparvero loro lingue, come di fuoco»; fuoco che purifica, illumina, riscalda. Nell’immagine dell’acqua poi lo Spirito «lava, disseta, rende fertile» (aspetti dello Spirito sempre attivo in ogni persona, richiamati nella sequenza). Vento, fuoco, acqua… sono immagini, simboli (cfr per esempio la seconda lettura della vigilia) che mostrano lo Spirito al nostro spirito e noi comprendiamo che siamo figli di Dio.
Ma questa bella carta d’identità non basta, perché «quelli che sono guidati – si lasciano effettivamente guidare – dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio». In chi si lascia guidare, lo Spirito opera molti frutti, in particolare prega in noi, e ci chiama in mille modi ad essere in sintonia con lui, secondo il disegno di Dio. Giustizia, dialogo, comprensione, bontà, misericordia, condivisione… non sono in chi è «dio di se stesso»; sono frutti di Dio Spirito Santo, che può far parlare in lingue diverse; ma il miracolo di fondo dello Spirito Santo in noi a Pentecoste (all’inizio della Chiesa, e di ogni vera vita in Cristo, secondi i Sacramenti dell’iniziazione cristiana) è la «comunione», per chi accoglie solo Dio sopra tutto e sopra tutti. Questo vale per ogni persona e gruppo: certamente Gesù può far parlare in lingue, tutte le lingue; ma sicuramente lo Spirito fa che tutti stiano intorno a un tavolo, e sappiano parlare di tenerezza, tolleranza, comprensione, perdono, superamento del male con il bene.., anche chi non conosce tante lingue. Tutti valori portati sulla terra da Cristo che in comunione di Amore con il Padre, muore e risorge. Lo Spirito effuso su di noi non è solo Nuova Legge, è anche Unione di Persone in tutto il mondo.

SALMO RESPONSORIALE (Salmo 103/104) evidenzia come lo Spirito ci rende disponibili a lasciare che Gesù attui in noi tutto ciò che ha operato in se stesso. Lo riconosciamo e acclamiamo:
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. Alleluia. … (Salmo 103/104).
Dal cuore di ciascuno nell’assemblea, come Dal cuore di Gesù che esclama: “Ti benedico, o Padre,…”(Mt 11,25), esce un ringraziamento fin d’ora, nel Salmo Responsoriale (e si prolungherà nella Preghiera Eucaristica): “Benedici il Signore, anima mia. Signore, mio Dio, quanto sei grande! Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! La terra è piena delle tue creature”. “Del Tuo Spirito, Signore, È Piena La Terra”.
Tutto dipende dallo Spirito di Dio «che fa vivere e morire»: “Se togli lo Spirito, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra”.
L’Assemblea, rappresentante tutta l’umanità in Cristo, e ogni suo membro, prende coscienza d’essere segno visibile di quella parte di Dio che si può sperimentare fin da questo mondo, è attratta da questa esperienza, vi aderisce, desidera esservi fedele con la gioia di chi si sente pienamente realizzato nelle sue esigenze più profonde, ed esclama: “La gloria del Signore sia per sempre; gioisca il Signore delle sue opere. A lui sia gradito il mio canto; la mia gioia è nel Signore”.

SECONDA LETTURA, o l’Apostolo, descrive l’esistenza del discepolo di Gesù (Rom 8,8-17).
“Quelli che sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio”.
“Lo Spirito è vita a causa della giustificazione” (Rom 8,8-17). Lo Spirito vi fa vivere perché Gesù vi ha resi giusti. Se lo Spirito di Cristo abita in voi, egli vi risuscita come ha risuscitato Cristo dai morti. È un’esperienza, non è un ragionamento. Cosa vuol dire? Vuol dire che «Essere inabitato dallo Spirito» non è una considerazione, non avviene mediante un ragionamento; ma mediante un’effettiva immersione nell’acqua battesimale (per il battesimo dell’acqua), accompagnata dalla volontà, ripetuta personalmente, di essere immerso/a da Cristo stesso nel Cristo risorto: – Dio mi ha dato lo Spirito, Dio mantiene le promesse, quindi, io risorgerò come lui – è un ragionamento che vale solo se supportato dall’esperienza del battesimo, rinnovato dalla persona battezzata con quanto esso comporta. Il dono di Dio infatti va accolto, perché “Chi ha fatto te, senza di te, non può salvare te, senza di te” (Agostino). Così si sperimenta lo Spirito che crea, Spirito che è nei profeti, nelle ossa aride d’Israele, risuscita Cristo, e chi è di Cristo. E che io posso sperimentare, come loro, lo Spirito Santo, me lo dice il fatto che ci sono in me dei carismi o doni (e ne sono cosciente), che mi fanno crescere “desiderando” (1Re 3,5) e “operando” il bene: per esempio il perdono, la comunione, la benevolenza, l’unità, l’attenzione agli altri.. (1Cor 12.14; cfr anche i doni dello Spirito in Gal 5). Tutte cose che ognuno può sperimentare, lasciandosi guidare dallo Spirito. Tanti doni, non per un mio piedestallo, ma per servire: se scelgo la persona di Cristo e sperimento questo bene, so che lo Spirito di Cristo è in me. Non sono qualità da usare come strumenti di forza e superiorità sugli altri; ma come mezzi di servizio e segni di effettiva attuale salvezza in Cristo.
«Essere guidati» vuol dire già comportarsi; chiamare Dio «Papà», vuol dire sentirsi suoi figli, e ispirarci a Cristo che perdona o ringrazia per queste rivelazioni ai piccoli. “Accettare” questa logica, è opera dello Spirito Santo; è segno quindi che è operante in me lo Spirito Santo, fino a risuscitare anche questo mio corpo mortale. Tutto questo è molto importante! Siamo eredi, coeredi di Cristo, partecipi delle sue sofferenze per amore, come della sua gloria.

LITURGIA EUCARISTICA

PREGHIAMO
uniti a tutta la Chiesa terrestre e celeste, per mezzo dello Spirito, in persona Cristo che è: 1. Ringraziamento; 2. Pane; 3. Offerta; 4. Intercessione; 5. Lode :

1. TI RENDIAMO GRAZIE, O PADRE, IN CRISTO GESÙ.
Grazie, Padre! Per il tuo Figlio tu oggi effondi lo Spirito e attui in noi il mistero pasquale. Porti a compimento il mistero pasquale su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo tuo Figlio, ed effondi lo Spirito Santo, che agli albori della Chiesa nascente “ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli, e ha riunito i linguaggi della famiglia umana nella professione dell’unica fede”.

2. SIAMO TRASFORMATI DA TE IN CRISTO,
che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza: “Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione”. Egli rende presente Cristo e ci riunisce in un solo corpo, nella celebrazione e nell’esistenza concreta.

3. PER OPERA TUA DIVENIAMO LUOGO RISERVATO A GESÙ
che in noi continua a «donare» se stesso. In noi, Padre, si offre a te Gesù: ci purifica, c’illumina, ci consola eliminando le cause del nostro male, c’invade, risana le nostre ferite, ci piega riscalda raddrizza, ci dona gioia eterna, ci consacra nello Spirito.

4. IN CRISTO TU CI FAI INTERCESSORI PER TUTTI
che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri. Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo, ogni popolo e nazione, sino ai confini della terra, come gli Apostoli e i discepoli nel Cenacolo e sotto la Forza dei Sacramenti pasquali ogni settimana.

5. NELLO SPIRITO VIVIFICANTE TI «GLORIFICHIAMO» PERFETTAMENTE, O PADRE
per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi: “A te, Padre, ogni onore e gloria”, dall’umanità immersa nel tuo Spirito per Cristo ora e sempre. Gesù dà gloria al Padre rendendoci santi; accettando e aderendo allo Spirito di Gesù dal Padre, la santità, i doni dello Spirito sono effusi mediante noi su quanti Egli ci mette intorno. Nella pluralità delle lingue i popoli possono essere uniti a gloria di Dio.

CONTEMPLIAMO.
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Lo Spirito:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: lo Spirito, alita sulle acque;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza lo Spirito, raduna e libera Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: lo Spirito, agisce in Gesù dalla nascita alla risurrezione;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: lo Spirito, riempie, fa parlare, rende i fedeli simili a Dio;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. lo Spirito, in ogni persona grida a Dio: “Abbà, Padre!”.

Preghiamo:
O Padre, che mandi lo Spirito Santo a riempie i cuori dei tuoi fedeli e ad accendere in essi il fuoco del tuo amore; fa che del tuo Spirito sia piena la terra come hai promesso. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (color).