23/09/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 25 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
25ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 23 Settembre 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso
«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore, «in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre».
Colletta
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna. Per il nostro Signore…
Anno C: O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti come unico Signore, abbi pietà della nostra condizione umana; salvaci dalla cupidigia delle ricchezze, e fa’ che alzando al cielo mani libere e pure, ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Prima Lettura Am 8, 4-7
Contro coloro che comprano con denaro i poveri.
DAL LIBRO DEL PROFETA AMOS.
Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: certo non dimenticherò mai le loro Opere.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 112
LO SGUARDO DEL SIGNORE È SOPRA IL POVERO.
Lodate, servi del Signore, / lodate il nome del Signore. / Sia benedetto il nome del Signore,
ora e sempre. R/
Su tutti i popoli eccelso è il Signore, / più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell’alto / e si china a guardare nei cieli e sulla terra? R/
Solleva l’indigente dalla polvere, / dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i principi, / tra i principi del suo popolo. R/
Seconda Lettura 1 Tm 2, 1-8
Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio che vuole tutti salvi.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO
Carissimo, ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità.
Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo dico la verità, non mentisco, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.
Canto al Vangelo 2 Cor 8,9
Alleluia, alleluia.
Gesù Cristo, da ricco che era, si fece povero, per arricchire noi con la sua povertà. Alleluia.
Vangelo Lc 16, 1-13
Non potete servire a Dio e a mammona.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli: «C’era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L’amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua.
Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d’olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
[ Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.
Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?
E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona».].
Sulle Offerte
Accogli, o Padre, l’offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore.
Comunione Sal 118,4-5
Hai dato, Signore, i tuoi precetti, perché siano osservati fedelmente. Siano diritte le mie vie
nell’osservanza dei tuoi comandamenti.
Oppure: Gv 10,14,
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me», dice il Signore.
Anno C: Lc 16,13
«Non potete servire a Dio e a mammona», dice il Signore.
Dopo la Comunione
Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C – 25ª Domenica – 19/09/2007); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA: AVERE LA SAGACIA DI DIO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
La comunità cristiana inizia la messa oggi con la consapevolezza di essere riunita da un Dio che ha un’attenzione somma verso il suo popolo, e l’acclama con le stesse sue parole: “Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore”; tutti sono sicuri di essere ascoltati, esauditi da lui prontamente, perché egli stesso assicura: “In qualunque prova m’invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre” (Antifona d’Ingresso). La comunità dichiara il suo amore verso una tale attenzione di Dio, e prega sottolineando che Dio è l’unico Signore, che amare il suo amore attento verso le sue creature è una vocazione a servirlo, che lui solo può custodire la comunità nell’uso mediatico dei beni da lui elargitile, per pregare efficacemente in favore degli altri, e glorificare Dio con tutta la vita come dice la Colletta C: “O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti come unico Signore, abbi pietà della nostra condizione umana; salvaci dalla cupidigia delle ricchezze, e fa’ che alzando al cielo mani libere e pure, ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
DIO SUSCITA AVVEDUTEZZA NEI SUOI FEDELI PER IL LAVORO NEL SUO REGNO.
Con una parabola Gesù risalta la scaltrezza di un amministratore nel superare le difficoltà che ha nei confronti del suo padrone. Con alcune applicazioni Gesù esorta i suoi discepoli ad essere almeno altrettanto scaltri per cose molto più importanti dei beni che finiscono e non accompagnano oltre tomba. Il Vangelo (Lc 16, 1-13) infatti mostra che noi, come l’amministratore, non siamo stati fedeli, e impariamo per esperienza che «non possiamo servire a due padroni, a Dio e a mammona». Trattati con fiducia da Dio, come amministratori dei suoi beni, li abbiamo sperperati, deludendo il nostro Padrone. Convocati a rendere conto, senza controbattere, condividiamo i beni affidatici, per farci degli amici presso Dio, Padrone da preferire a tutto, ben disposto a insegnarci come servirlo: impariamo a fare i nostri veri interessi in modo più «avveduto e sagace» (= phronimòs), da «figli della luce».
La parola di Gesù illustra proprio il «saper cosa fare» in rapporto alla propria vita: come saper usare i beni di questo mondo per ottenere vita in pienezza. Le applicazioni della parabola distinguono tra «proprio» e «altrui», «molto» e «poco», «vero» e « iniquo», evidenziando la funzionalità dei beni. Custodiamo ciò che è nostro con ciò che non è nostro; otteniamo il molto con il poco, il vero con ciò che altrimenti è iniquo, se non usato in funzione del vero, del nostro e del molto: arriviamo al nostro attraverso le cose non nostre, usate senza esserne usati, condivise con tutti, godute insieme. Cirillo di Alessandria definisce nostro ‘la santa e mirabile bellezza che Dio forma nelle anime delle persone, rendendole simili a se stesso, in riferimento a ciò che eravamo predeterminati a divenire, fin dall’inizio. Questo è il «molto», quello che ci definisce, e ci struttura. È nostro l’essere «figli dell’Altissimo», è vera quella «somiglianza» con il Signore Gesù, venuto a ristabilirla. «Sappiamo cosa fare», perché “abbiamo riconosciuto, e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4,16); in contrapposizione alle parole che Gesù in croce rivolge al Padre a proposito dei suoi crocifissori: “Non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
CONTRO COLORO CHE COMPRANO CON DENARO I POVERI (Prima Lettura, Amos 8,4-7), Gesù si rivela esempio efficace che rianima ogni persona: «Gesù Cristo, da ricco che era, si fece povero, per arricchire noi con la sua povertà» (2Cor 8,9: canto al Vangelo). Gesù fa uso retto dell’umanità assunta in favore di tutti quelli che il Padre gli ha dato, l’umanità intera. Gesù ha servito perfettamente il Padre, da ricco si fa povero, dall’inizio alla fine, dall’incarnazione alla passione e morte; è stato fedele nel poco dell’umanità assunta, e nel molto della sua relazione con il Padre, sulla terra come in cielo, mettendo l’umanità assunta al servizio di tale relazione. Gesù deve occuparsi doppiamente quindi dei suoi fratelli che il Padre gli ha dato; deve educarli a usare tutti i beni materiali, finiti, limitati per i beni divini, propri della nostra esistenza; ma deve educarli anche a correggere i suoi fratelli, sue membra, insegnando l’avvedutezza sagacia e astuzia nell’usare i beni materiali e finiti in funzione di quelli infiniti e eterni; poi, mettere massima attenzione nell’impegno a cambiare il suo popolo, dato che finora non ha agito come avrebbe dovuto. I discepoli di Gesù sono «Figli della luce» in particolare con i doni dello Spirito Santo, alla Cresima, che rende in grado di avere gli stessi sentimenti che erano nel Signore Gesù: «da ricco che era, si fece povero, per arricchire noi con la sua povertà». Scrivendo alla comunità che era in Filippi, Paolo esortava: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,5-8).
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
EGLI TIENE LO SGUARDO SUL POVERO, SEGNO DI GLORIA MISERICORDIOSA.
”Servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre.
Su tutti i popoli eccelso è il Signore. Solleva l’indigente dalla polvere, per farlo sedere tra i principi del suo popolo” (Salmo Responsoriale Dal Salmo 112). C’è uno strano contrasto nelle lodi d’Israele: l’acclamazione alla gloria di Dio onnipotente raggiunge il sommo, e la certezza si fa più tenace quando Dio è più vicino agli afflitti; la sua tenerezza è rivolta verso coloro che i potenti della terra disprezzano. Il Dio di giustizia capovolge certe situazioni stabilite; ciò viene affermato con pari veemenza dal cantico di Anna (vedi 1Samuele 2, 4-8) e dal «Magnificat» di Maria (Luca 1, 46-55). Esaltando la salvezza del povero umiliato e della donna abbandonata, Israele mantiene viva la speranza di un meraviglioso rinnovamento nei tempi messianici (vedi Salmi 75 e 86; Isaia 49, 21; 54,1-8). Gesù è il messia. In lui si realizza la speranza d’Israele. In bocca alla comunità celebrante la speranza compiuta in Gesù continua a manifestare la sua realizzazione, nella lode e nella benedizione, per tutti, sollevati e rialzati fino al trono di Dio.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
EGLI FA PREGHIERE PER TUTTI GLI UOMINI A DIO CHE VUOLE TUTTI SALVI.
Ecco come il discepolo di Gesù impegna bene la sua vita a favore di tutti, e si acquista il nome onorifico di «figlio della luce» (Seconda Lettura: 1Tm 2, 1-8). Paolo descrive la preghiera liturgica: «domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti». Anzitutto essa è «universale»: «per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere» (Paolo scrive questo sotto l’imperatore di Roma Nerone); la preghiera liturgica corrisponde alla volontà salvifica di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino a conoscere per esperienza la verità che è Dio”; corrisponde poi alla mediazione salvifica del «Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti». La preghiera liturgica è rivolta a Dio per mezzo dell’unico Mediatore tra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù, testimone del Padre con il dono di se stesso. Questo annunzia e proclama l’assemblea celebrante, con tutta una vita di mani libere e pure. La gloria di Dio è legata alla santificazione della vita umana, in cui i beni terreni e spirituali sono ordinati ai beni divini ed eterni.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
La presentazione dei doni testimonia la disponibilità dei fedeli a subordinare i beni terreni ai beni celesti: tutto ciò che siamo e abbiamo è ordinato a diventare in Cristo cibo e bevanda di salvezza: “Accogli, o Padre, l’offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore”.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, da ricco che era si fece povero, per arricchire noi.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Gesù qui fra noi è abile a salvare, difendere e intercedere per tutti. La redenzione operata dallo Spirito Santo in questi misteri trasforma tutta la nostra vita; con il tuo aiuto noi possiamo trasformare i tuoi beni da oggetto di preda in mezzo di amicizia e di comunione.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; liberi da cupidigie, alziamo a te mani libere e pure: tutta la nostra vita.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; ti possiamo glorificare con la nostra esistenza.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità salva per la saggezza del tuo progetto.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Dio ora condivide i suoi Beni con noi, ci dona il Figlio e lo Spirito Santo; così noi gli chiediamo di poter condividere con gli altri i beni che abbiamo ricevuto da lui; diciamo a Dio Padre: “Padre nostro, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Diciamo al Figlio Gesù: Agnello di Dio, unico Mediatore, che ti sei offerto in riscatto per tutti gli uomini, abbi pietà di noi, donaci la tua pace”. Signore Gesù, oggi ci ha insegnato a usare bene i doni che abbiamo ricevuto, perché tornino a vantaggio dei beni eterni; fa’ che siano diritte le nostre vie
per i nostri molti veri beni; in particolare noi possiamo conoscere il nostro buon pastore, come il nostro buon pastore conosce noi. Non vogliamo servire che l’unico nostro Signore. “Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore”. «Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa» noi ora siamo banditori.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’abilità:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’abilità, di un amministratore di beni materiali;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: l’abilità, di Dio, nel difendere i poveri da astuzie inique;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’abilità, di Gesù, nel farsi povero per farci ricchi di lui;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’abilità, della Chiesa, nel lasciare agire Cristo in tutti;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: l’abilità, di tutti, nell’accogliere l’unico Salvatore.
Preghiamo:
O Padre, che nella tua provvidenza hai mandato il tuo Figlio, fatto uomo, Gesù di Nazaret; da ricco che era egli si è fatto povero, per arricchire noi con la sua povertà. Il tuo sguardo benevolo sia sempre sul popolo che in te confida. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).