23-09-2010-Schema-Celebr-Messa

23/09/2010 – SCHEMA CELEBRAZIONE MESSA – ANNO II

Preparazione alla celebrazione della messa.
nel rito e nella vita (Nota 3).

CI RACCOGLIAMO
davanti al Signore Gesù, che si dona fino alla morte in croce, trasmettendo lo Spirito, e risorge: ci fa suoi «tralci» (Gv 15,5), sue membra (cfr 1Cor 12) con il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia (Nota 1). Rinnoviamo il segno dell’adesione a Cristo, in risposta alla sua richiesta: “Rimanete in me!” (Gv 15,4.7.9), e diciamo insieme: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen. Dio ci parla con le nostre parole, e ci dice: “Ascolta, Israele: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore; e il prossimo come te stesso”. Israele lo ripete: celebra la parola di Dio. Dio parla a noi tramite noi stessi come nel celebrare la messa; dico, quindi: “Ascolta, N.”. [N = proprio nome o di altre persone]. Ciascuna/o può aggiungere il nome d’una parrocchia, comunità, diocesi, nazione; per esempio: “Ascolta, Chiesa che sei in parrocchia N.”, “… in comunità N.”, “…in famiglia N.”, “…in Roma”, “…Italia”, …in Europa”, “…su tutta la terra”; e tutti in preghiera ripetiamo l’invito: “Ascolta, …”.
Così «in persona dei citati» ci presentiamo al Padre con Gesù, per Gesù, in Gesù che «sta davanti a Dio» in atto di presentargli ogni comunità, ogni persona, e intercede per noi» (Rom 8,34), lui che di «tutti» prende «tutto» su di sé.
Così in Cristo diveniamo sempre più simili a lui, nostro Capo, accogliendo con disponibilità da Dio la nostra esistenza quotidiana, arricchita dei meriti della passione morte risurrezione di Cristo; portiamo nel cuore le persone delle comunità citate, e confermiamo ripetendo insieme:
Eccomi, Signore! Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.
Dicendo, infatti, «Eccomi, Signore», ci predisponiamo ad offrire il nostro corpo, come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, come nostro culto nello Spirito» (cfr Rom 12,1), come prolungamento della messa nella vita; e con Paolo possiamo dire: “Sono lieto di dare compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo, che è la Chiesa” (Col 1,24). Aggiungendo poi, «Aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti», siamo fatti partecipi della Grazia di Dio per tutti gli altri. I Padri della Chiesa consideravano questo come «Perdono che copre la moltitudine dei peccati».

LEGGIAMO
il formulario liturgico della messa corrispondente; da Ingresso a Dopocomunione, secondo le disposizioni della chiesa (nota 2). Cogliamo una parola da contestualizzare (vedi sotto «Rileggiamo»), e da ripetere: “N., …”, appena il Signore si annunzia, = ci viene in mente o appena «ci accorgiamo» di lui (come dice Gesù in Mt 24,39), durante la giornata.

RILEGGIAMO
i testi, cominciando dal vangelo: dove Gesù si rivela Buona Notizia, parlando della sua e nostra pasqua che celebriamo; dove Gesù si rivela “Compimento” delle promesse della prima lettura; e dove Gesù si rivela “Fondamento” della sua comunità, la chiesa, nella seconda lettura (vedi Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano). Rileggiamo quindi vangelo, e I-II lettura in rapporto al vangelo.
Nel primo anno abbiamo imparato a leggere i testi e a cogliere una parola, da ripetere quando il Signore viene in mente. E abbiamo visto che il Signore “viene in mente” con la parola; con l’eucaristia mediante la parola; con la presenza di una persona, perché chi fa qualcosa al più piccolo, lo fa a me; con desideri di bene e doni vari, naturali e soprannaturali…
Il Signore suscita desideri nel cuore, perché gli chiediamo ciò che ci vuole dare a beneficio della comunità. In queste circostanze, il proprio nome + la parola ci fanno sperimentare il colloquio di Dio con l’uomo in Cristo Gesù per opera dello Spirito Santo.
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In questo secondo anno, leggiamo il formulario liturgico come nel primo anno.
Rileggiamo il vangelo e la prima lettura, con attenzione alla sequenza dei fatti, dei personaggi, delle parole.
Rilevando reciproci rapporti di profezia e compimento, di parole e allusioni tematiche.
Cogliamo una frase, la rileggiamo, ne prendiamo una parola come uncino che richiama il testo.
Ripetiamo Parola e proprio nome, quando il Signore «viene in mente», cfr primo anno.

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Nota 1.
La Parola di Dio, Proclamata nella liturgia della messa, «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette – nove Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
La Parola («Dabhàr») è «Fatto e Parola» («Dabhàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù (che soffre, muore, trasmette lo Spirito, risorge) per opera dello Spirito Santo è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, «in previsione» della sua pasqua redentrice era già presente fin nel grembo di Maria.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”, con il cuore bendisposto nel celebrare. La redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita. La Parola proclamata nella liturgia, cioè, lo stesso Gesù pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione e dell’esistenza in chi l’accoglie.
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Nota 2.
“I fedeli partecipino con frequenza alle messe, anche feriali, e, quando ciò non è possibile, siano invitati a leggere almeno i testi delle letture corrispondenti in famiglia o in privato”, (vedi Partecipazione e Celebrazione delle Feste Pasquali, Congreg. per il Culto, n.13; del 16.01.1988).
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Nota 3
Il Discorso Del S. Padre Giovanni Paolo II all’Episcopato del Triveneto in visita «ad limina apostolorum» (26 gennaio 1991).
Signor Cardinale Patriarca, venerati Fratelli Arcivescovi e Vescovi della Regione Triveneta!
(omissis)
3. La via principale dell’evangelizzazione .rimane sempre quella della catechesi. Presso di voi essa è attuata da tempo con sistematiche programmazioni, rivolte ai fanciulli, ai ragazzi, ai giovani. Nella catechesi sono coinvolti numerosi laici, e le famiglie stesse sono rese progressivamente partecipi dell’itinerario formativo dei figli.
Voi, tuttavia, riscontrate ora l’urgenza di predisporre un più incisivo itinerario di catechesi per i giovani e gli adulti, al fine di offrire salde motivazioni alla loro fede, accompagnando e sostenendo la loro testimonianza cristiana nel contesto delle nuove condizioni sociali.
In questa prospettiva non avete trascurato di offrire, nelle vostre Chiese, valide occasioni di catechesi mediante speciali corsi rivolti ad associazioni giovanili ed organizzazioni cristiane di lavoratori, professionisti, imprenditori, come anche a movimenti di apostolato, di carità, di volontariato. In ogni centro sono sorte, inoltre, opportune iniziative per preparare nella fede i giovani alla celebrazione del matrimonio.
Ciò nonostante, voi riconoscete che la catechesi agli adulti, per esser efficace, ha bisogno di maggiore spazio, di più vasta partecipazione, di approfondimento più consapevole.
Nell’incoraggiarvi a perseverare nella ricerca di quanto può rivelarsi utile a questo fine,
desidero invitarvi a trarre ogni vantaggio da quel singolare mezzo di catechesi che è la «liturgia della Parola» nelle Messe sia festive che feriali
In terre come le vostre, ove si riscontra ancora una buona partecipazione alla Celebrazione eucaristica soprattutto nei giorni festivi, la valorizzazione dell’ampio ventaglio di letture bibliche, offerto dalla liturgia, può rivelarsi straordinariamente feconda di frutti.
Proprio il Lezionario ed il Messale sono lo “strumento costante, vivo ed a molti familiare, per conoscere ed alimentare la fede e trovare in essa la risposta agli interrogativi della coscienza,
occorre che i presbiteri valutino appieno la preziosità di tale mezzo e sappiano trame spunto; mediante la conveniente proclamazione e l’adeguato commento, per formare forti personalità cristiane,
Il testo biblico, mediante il quale Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, «giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 7) è luce di verità, potenza di grazia che suscita nell’animo quanto esprime, viatico che sostiene nella ricerca e nell’impegno a servizio del bene.
Il Messale, quindi, con il suo ampio Lezionario, quotidiana «mensa» della Parola di Dio, può ben essere considerato il manuale universale della catechesi per tutto il popolo, in parrocchia, in ogni chiesa o comunità.