23/12/2007-Avvento-A-dom4

23/12/2007 – AVVENTO – ANNO A – 4ª DOMENICA – 2007

Preparazione alla celebrazione della messa.

4ª DOMENICA DI AVVENTO
Anno A – 23 Dicembre 2007

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).

TESTI e MEDITAZIONE.

TESTI

Antifona d’Ingresso Is 45,8
Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore.

Colletta
Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Anno A:
O Dio, Padre buono, tu hai rilevato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita: concedi anche a noi di accoglierlo e generarlo nello spirito con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima Lettura Is 7, 10-14
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.
DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: “Dio-con-noi”».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 23
ECCO, VIENE IL SIGNORE, RE DELLA GLORIA.
Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti.
E’ lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita. R/
Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli. R/
Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R/

Seconda Lettura Rm 1, 1-7
Gesù Cristo, della stirpe di Davide, figlio di Dio.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI ROMANI
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture, riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo, nostro Signore.
Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell’apostolato per ottenere l’obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome; e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo.
A quanti sono in Roma diletti da Dio e santi per vocazione, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.

Canto al Vangelo Mt 1,23
Alleluia, alleluia.
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele: « Dio-con-noi ».
Alleluia.

Vangelo Mt 1, 18-24
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio-con-noi”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Sulle Offerte
Accogli, o Dio, i doni che presentiamo all’altare, e consacrali con la potenza del tuo Spirito, che santificò il grembo della Vergine Maria. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio dell’Avvento II
L’attesa gioiosa del Cristo.
E’ veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore, Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo.
Lo stesso Signore, che ci invita a preparare il suo Natale, ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.
Per questo dono della tua benevolenza, uniti agli angeli e ai santi, con voce unanime cantiamo l’inno della tua lode: Santo, Santo, Santo.

Antifona alla Comunione Is 7,14
Ecco, la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio: sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi.
Oppure: Mt 1,20.21
«Giuseppe, non temere: Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù. Egli salverà il suo popolo».

Dopo la Comunione
O Dio, che ci hai dato il pegno della vita eterna, ascolta la nostra preghiera: quanto più si avvicina il gran giorno della nostra salvezza, tanto più cresca il nostro fervore, per celebrare degnamente il Natale del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Avvento Anno A – ..ª Domenica – ../../….); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:

DALLA VISIONE UMANA ALLA VISIONE DI FEDE.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.

1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
L’assemblea inizia la celebrazione dichiarando con totale adesione dell’animo: Dio, tu doni al tuo popolo la Grazia che hai stabilito; venga a noi il Giusto che ci hai concesso. Come il ceppo di Iesse noi riprenderemo a germogliare il Salvatore; saremo puri a immagine di Maria, Tipo della Chiesa.
Questo è un dono totalmente gratuito di Dio; non basta sia donato, ma «infuso», suscitato in noi da Dio, perché l’uomo possa averlo. La forza dello Spirito nella Passione e morte di Cristo ce lo può meritare; come solo mediante lo Spirito il Signore Gesù ha preso su di sé la nostra umanità.
Nella colletta generale, quindi, noi preghiamo che tutto questo operi in noi il Signore, dicendo: “Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Nella colletta propria, riconosciamo che Dio ha rivelato il suo amore mediante l’incarnazione del Verbo nel «grembo purissimo» della Vergine Maria. Questo amore di Dio suscita in noi il desiderio e la preghiera di accoglierlo e generarlo anche noi nello spirito, «con l’ascolto della Parola, nell’obbedienza della fede». Maria è unica Madre di Dio nel corpo, ma è modello di madre per tutta la chiesa nello spirito, come dice Gesù: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21).

2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la Parola. Gesù parla e conclude: “Oggi si attua la Parola che udite”.– Richiamiamo la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito.

Richiamiamo il Vangelo: persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ NASCERÀ DA MARIA, SPOSA DI GIUSEPPE, DELLA STIRPE DI DAVIDE (Mt 1,18-24).
«Gesù nascerà da Maria». Quarta domenica di Avvento. Un’altra figura ci accompagna oggi al Natale: dopo Isaia, la prima domenica; Giovanni Battista, la seconda e terza domenica; oggi, Maria. La liturgia ci presenta la maternità più che la persona di Maria, e della maternità, l’azione dello Spirito Santo. Il testo è tagliato perché ci concentriamo sul fatto della nascita «verginale» di Gesù da Maria.
La liturgia taglia il versetto di Mtteo 1,25: «e non la conobbe fino a quando essa partorì un figlio, a cui egli diede nome Gesù», che riserva per il giorno di Natale.
Quindi, i riflettori oggi sono puntati sul fatto straordinario del concepimento nel seno di Maria. Per comprendere il senso è bene fare attenzione al genere letterario di tre eventi nei primi due capitoli di Matteo. Nascita di Gesù, fuga in Egitto, ritorno dall’Egitto. Ciascuno di questi tre eventi ha una situazione difficile, un intervento dell’angelo, soluzione della difficoltà, esecuzione della soluzione. Primo: difficoltà di Giuseppe che vede la sua donna incita, e non sa cosa fare. Erode, uccide i bambini; Maria e Giuseppe, esuli in Egitto con il bambino Gesù, non sanno se tornare o meno dopo la morte di Erode. Secondo: l’intervento dell’Angelo, nel vangelo di oggi, per dire: Giuseppe, il tuo modo di comprendere il concepimento di Maria è sbagliato, è necessario che tu legga gli avvenimenti in un altro modo, passando da una visione umana alla visione di fede; riguardo all’uccisione dei bambini: è meglio che tu fugga; e poi, ritorna dall’Egitto in Palestina, suggerisce l’Angelo dando la soluzione del problema. Terzo: riguardo al concepimento, “ciò doveva avvenire perché si adempisse”, oggi la profezia di Isaia; riguardo alla fuga, perché si adempisse quanto predetto da Osea 11,1; riguardo in fine al ritorno, perché si adempisse un complesso di profezie che dice: Gesù sarebbe stato chiamato «nazareno». Quarto, esecuzione della soluzione presentata dall’Angelo: nascita verginale, fuga in Egitto, ritorno dall’Egitto.
È uno schema fisso, per tralasciare aspetti e rilevarne altri. L’infanzia di Gesù ha tanti altri fatti; qui sono riportati solo questi tre sopra menzionati per rispondere a una domanda, formulata in diversi punti: «Chi è Gesù»? La risposta a questa domanda corrisponde alle profezie messianiche dell’antico testamento? Gesù riassume tutta la storia della salvezza? Se questo è vero, è stato profetizzato dai profeti? Nasce a Betlemme e viene chiamato, per tutta la vita, Gesù di Nazaret; è un equivoco da prendere in considerazione? Mette ombre nella sua identità? Diciamo subito, «Non mette ombre sulla «identità di Gesù», perché «corrisponde alle profezie». L’interesse di Matteo non è quello di descrivere la vita di Gesù da piccolo; ma dimostrare che Gesù, fin da piccolo, ha adempiuto nella sua persona le promesse messianiche, e tutta la sua vita è stata un «continuo adempimento delle promesse che lo riguardano».
Domenica scorsa abbiamo visto, per esempio, che Gesù agisce citando profezie di Isaia: «I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella» (Is 26,19; 29,18-19; 35,5-6; 61,1).
Gesù ha compiuto le profezie messianiche in tutti i fatti della sua vita dall’infanzia. Matteo vuol dire questo: «Gesù è colui che le adempie»; quindi, non ci siamo sbagliati.

Maria, «Sposa di Giuseppe».
Dei tre avvenimenti riportati da Matteo, concepimento, fuga, ritorno, oggi la chiesa considera solo il concepimento e dice che è «concezione verginale», lasciando da parte oggi anche la persona della Madre, Maria. Questo, per rilevare l’intervento dello Spirito Santo in lei, e nella profezia, di otto secoli prima, in rapporto a Maria; quindi, Matteo, con la chiesa che sceglie i testi per la s. messa di oggi, sforbiciandoli, intende fissare il nostro sguardo sullo Spirito Santo in Maria e nella profezia di Isaia (cfr prima lettura). Conclusione di Matteo: Maria vergine, è madre rimanendo «vergine». Razionalmente si potrebbe distinguere: vergine, incinta sì; ma anche nel parto? Problema primario di oggi, quarta domenica d’Avvento. Difficoltà e adempimento, però, sono previsti e annunziati dall’angelo, che ne dà profezia e spiegazione. Giuseppe ragiona, e pensa: Maria ha un rapporto affettivo con un Altro; non le faccio un processo, faccio prevalere l’affetto che ho per lei. Maria è ancora «promessa sposa»; io mi ritiro. Reazione umana, razionale, amorevole, e ammirevole di Giuseppe; ma sbagliata, dice Dio tramite l’Angelo. Non è possibile affrontare misteri di fede con la semplice ragione. La fede dice: hai sbagliato. Lo Spirito stesso compie nella «vergine» Madre ciò che ha detto tramite il profeta. Giuseppe è guidato alla comprensione del fatto.
«Giuseppe, della stirpe di Davide».
Gesù è Dio che si fa uomo. Questo significa che essere uomini e donne è importantissimo. Possiamo fare alcune constatazioni: la dignità umana di fronte a Dio ha un valore infinito. Tutti gli aspetti dell’uomo sono finalizzati a realtà divine; Dio si fa uomo perché l’uomo non può giungere a Dio; non noi andiamo verso Dio, ma Dio viene a noi; non noi cerchiamo Dio, ma Dio cerca noi: “Adamo, dove sei?”, dice Dio dopo il peccato; a noi è possibile solo attenderlo = Avvento, noi aspettiamo attivamente che Dio riversi se stesso nella nostra vita, secondo il suo progetto; unica cosa da parte nostra, tenerci sempre aperti, disponibili alla sua azione in noi; Dio solo può mettere insieme, comporre elementi, che a noi sembrano «degli opposti»; alcuni esempi d’ambivalenza: «mentre nel sogno pensava a queste cose», «gli apparve in sogno». Si sogna pensando? Sogna o pensa? È come se il testo dicesse: non ti voglio dire tutto, chiedo la tua adesione di fede alle constatazioni straordinarie nell’ordinario. Distinzioni umane, come, Razionalità e non razionalità, giustizia e misericordia, sono complementari e non sono antitetiche, come possono apparire; complementari per Dio che sa come farle coincidere. Nel sogno Dio fa pensare, e tu sogni ad occhi aperti. Giuseppe pensa, astratto dalla realtà. È vero che se si pensa, non si sogna? Dio può far pensare e sognare insieme, sognare e pensare.
La ragione è necessaria ma non risolutiva.
Esempio: l’Angelo chiama Maria «sposa» e «promessa sposa». Allora, è fidanzata o moglie? Se è fidanzata, Giuseppe può pensare che la può lasciar libera. L’Angelo gli dice: «È sposa». Certe cose sono giuste in Dio. La ragione nella sfera di Dio non porta «soluzioni». Ragionare è necessario, ma non risolutivo; intercorrono fatti che non ti aspetti e che Dio dispone. Non l’uomo, ma Dio decide che una persona sia marito, moglie: Dio fa marito e moglie; usa la tua libertà, non le tue cose, come l’affetto. Non c’è solo l’uomo, ma c’è Dio che dispone, secondi i suoi piani di bene per tutti. Ecco l’unica cosa grande che Giuseppe può fare, e fa: chiedere e accettare che sia Dio a dargli le capacità, gli occhiali per vedere il senso di Dio nei fatti della storia. Tradimento? La lascio a fin di bene? Ma non è opera di Dio, imprevedibile? Allora io aderisco pienamente.
Vedi il messaggio di domenica seconda di Avvento nella liturgia romana: la «Conversione», non è dal peccato alla grazia, ma dall’uomo a Dio; imparare a leggere i fatti alla luce del progetto di Dio che si rivela, come ha fatto Giuseppe ebreo che dice ai fratelli: non voi, ma Dio mi ha portato in Egitto per voi, per noi tutti.
È opera di Dio la «giovane donna vergine». Accetto la Maternità Verginale di Maria anche se non capisco bene tutto. Questo vuol dirci l’odierno testo evangelico, tagliuzzato, che si deve accogliere com’è e cercare di capire; ma aderendo con gioia alle meraviglie di Dio a vantaggio degli uomini, prima ancora di aver capito. La ragione ci fa intuire subito dal primo annunzio che Dio fa tutto per il bene degli uomini. «Tutto è possibile a Dio», all’Amore.
«Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». Vediamo il Siracide come considera il sonno, e il sogno nel sonno.
“Speranze vane e fallaci sono proprie dell’uomo insensato, i sogni danno le ali agli stolti. Come uno che afferra le ombre e insegue il vento, così chi si appoggia ai sogni. Questo dopo quello: tale la visione di sogni, di fronte a un volto l’immagine di un volto. Dall’impuro che cosa potrà uscire di puro? E dal falso che cosa potrà uscire di vero? Oracoli, auspici e sogni sono cose vane, come vaneggia la mente di una donna in doglie. Se non sono inviati dall’Altissimo in una sua visita, non permettere che se ne occupi la tua mente. I sogni hanno indotto molti in errore, hanno deviato quanti avevano in essi sperato” (Sir 34,1-7).
Il testo dice: non sono da prendere in considerazione i sogni, «se non sono inviati dall’Altissimo in una sua visita». Da che cosa può sapere Giuseppe che i suoi sogni sono inviati dall’Altissimo? C’è la citazione biblica, la profezia, che garantisce a Giuseppe l’intervento di Dio; e Giuseppe può destarsi sicuro dal sonno, per fare ciò che Dio gli ha detto.

Collaboratori nel piano di Dio.
Nei comuni libri di storia non appare mai la categoria biblica “storia della salvezza”. La storia, come ci viene narrata, si rivela spesso come un accadere di fatti, prevedibili, e talvolta imprevisti, che hanno per unico protagonista l’uomo o al massimo la fatalità. La liturgia d’avvento e la Parola oggi proclamata dichiarano che non è cosi: uomini importanti quale può essere un sovrano, e uomini sconosciuti, quale può essere un umile artigiano, di una sconosciuta cittadina, come Nazaret, non sono in balìa del caso o del capriccio, ma sono costantemente sotto gli occhi di Dio, che li chiama, come chiama tutti, a divenire suoi partners, affinché la storia cessi d’essere storia casuale, e divenga storia della salvezza.
Dalla risposta positiva di queste persone dipende la svolta e la direzione diversa della storia del mondo; da un semplice cenno di assenso o di dissenso vengono impresse accelerazioni o ritardi nella vita personale di ciascuno, e nel divenire del mondo. Ciascuno di noi si assume la responsabilità di non rispondere, come Acaz, o di rispondere, come ha fatto Giuseppe.
Lo Spirito guida Giuseppe, come assiste il crescere delle profezie fino alla loro attuazione. L’ispirazione è ciò che ha guidato la composizione della Scrittura, dalla prima pagina della Genesi all’ultima pagina dell’Apocalisse. Oggi siamo invitati a fare «discernimento», che consiste nella capacità di distinguere e di valutare, di scartare e di valorizzare quanto viene scoperto nelle profondità del cuore. Lo Spirito ispira anche ciascuno di noi, come discernere, distinguere, per «unire», e vivere da uomini e donne spirituali.
Dio attende e rispetta la decisione e la libera risposta di una persona umana; e anche se noi liberamente non contraccambiamo il suo amore, Dio rimane libero di amarci. Ecco il Dio che si mostra a noi nella domenica odierna che precede il Natale del suo Figlio: un Dio che ha progetti inimmaginabili, e ricerca le migliori tra le sue creature, Maria e Giuseppe, dotate da lui di libertà e amore; non frutto d’intelligenza e intraprendenza umana, ma dono e grazia, che invochiamo da Dio con umile insistenza in questi giorni di Natale.

Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
ECCO, LA VERGINE CONCEPIRÀ E PARTORIRÀ UN FIGLIO (Isaia 7,10-14).
Otto secoli prima di Cristo (732 c.) in Mesopotamia c’è una grande crisi. Piccoli stati dipendenti approfittano per rendersi indipendenti. Due di loro, Damasco e Samaria, si alleano fra di loro. Giuda rimane legato all’Egitto, creando un impedimento agli interessi economici di Damasco e Samaria. Questi intendono eliminare Giuda uccidendo tutti i maschi, anche in seno materno. La moglie di Acaz, incinta, sarebbe rimasta uccisa. Per evitarlo, Acaz non intende metterla incinta; così la salverebbe. Isaia pensa diversamente: la promessa di Dio a Davide (di tre secoli fa), dice Isaia, continua, se tua moglie rimane incinta. In base alla sua promessa, Dio s’impegnerebbe perché tu vinca la guerra, che Damasco e Samaria vogliono muovere contro di te; e continuerebbe anche un segno concreto della profezia, nella persona del neonato figlio di Acaz. Questo è l’aspetto del vangelo richiamato dalla prima lettura che dice: «La giovane donna concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
Cinquecento anni dopo, il testo ebraico d’Isaia, tradotto in greco dai rabbini ebrei in Egitto, tra la metà del sec. III e la fine del sec.II a.C., è cambiato.
La traduzione è detta «Dei Settanta», perché, secondo un falso storico, sei rabbini d’ogni tribù delle dodici, quindi settantadue in tutti, isolati nell’isola di Faro, avrebbero tradotto in greco, in settanta giorni, settantadue copie identiche dello stesso testo ebraico. Questo per sottolineare che il testo tradotto, in realtà in centoventi anni circa, era ispirato da Dio.
Nella nuova traduzione greca Dei Settanta «Giovane donna», in ebraico Almà, non è tradotta in greco «neanìa» = giovane donna; ma Parthènos = vergine. Il greco Dei settanta, quindi, precisa di più chi sia quella «giovane donna» della profezia ebraica d’Isaia: è «Vergine». Lo Spirito Santo ispira il profeta Isaia, e assiste il progresso dell’ispirazione. L’evangelista Matteo cita il testo greco.
Nella chiesa nascente la bibbia non è quella ebraica, ma greca, Dei Settanta, con le sue variazioni. Quasi il novanta per cento dei testi veterotestamentari, citati nel nuovo testamento, è preso dalla versione Dei Settanta. Gesù stesso, che conosce e cita il testo ebraico, è riportato in greco, secondo la traduzione Dei Settanta. Nella storia c’è «il farsi» del testo ebraico, che poi viene «chiuso e riportato in greco». Questo frutto maturo ebraico diventa testo greco sacro della chiesa primitiva. Invece, i giudei non la riconoscono, commissionano altre traduzioni greche ad Aquila e a Simmaco ecc., estromettono dalla sinagoga i cristiani ebrei e quanti riconoscessero in qualche modo Gesù. Una testimonianza di questo c’è nel vangelo di Giovanni (cfr Gv 9). I genitori del cieco nato, guarito da Gesù, interpellati dai giudei, come mai fosse guarito, rispondono riguardo al loro figlio: “Ha l’età, chiedetelo a lui”, per paura d’essere estromessi dalla sinagoga. Questo è un testo che permette di datare il vangelo di Giovanni dopo quell’episodio, verso la fine del primo secolo.
Considerando la prima lettura come profezia in rapporto al vangelo, la troviamo «compiuta» nel concepimento e nel parto «verginale» di Maria (cfr Vangelo).

Richiamiamo l’Attuazione, che ora lo Spirito compie in noi come in Gesù.
ECCO, VIENE IL SIGNORE, RE DELLA GLORIA (Salmo Responsoriale, dal sal 23)..
«Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti.
E’ lui che l’ha fondata sui mari, e sui fiumi l’ha stabilita».
Lo Spirito del Signore riempie l’universo, lo stesso Spirito forma il corpo del Signore Gesù nel grembo della Vergine Maria.
«Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli».
Chi all’infuori di Cristo può prendersi il posto che egli stesso si è formato nel seno di Maria?
Nessuno, all’infuori di Cristo, unico Innocente, unico Dio con il Padre e lo Spirito Santo.
«Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe».
Solo in Cristo Gesù, uomo della stirpe di Giacobbe, ogni Benedizione spirituale è data agli uomini;
solo in Cristo Gesù, unica via al Padre, a ogni persona umana è dato di accedere al Dio Altissimo.

Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
GESÙ CRISTO, DELLA STIRPE DI DAVIDE, FIGLIO DI DIO (Rom 1,1-7).
in questo brano non appare la vergine Maria, come persona. Allo Spirito interessa presentarci oggi l’avvenimento di Maria «Madre e Vergine» per opera dello Spirito Santo. Il brano appare come un semplice saluto secondo la cultura cristiana del tempo: un saluto molto pregno. Noi abbiamo la rivelazione di Dio da quella cultura. Il testo è scelto per illustrare due cose del vangelo: «Dio si è fatto uomo», come promesso dalle Scritture; il figlio suo, dalla stirpe di Davide; prima cosa importante. Avviene secondo la Potenza dello Spirito. Questo è importante. La prima lettura e il vangelo hanno un’unica ottica, per avvicinarci al mistero. La seconda lettura ci presenta lo stesso aspetto del mistero come fondamento morale o di comportamento cristiano.
Questo brano oggi ci dice che Gesù, vero Dio, è anche vero uomo. Non solo vero Dio, quindi. La crisi cristiana attuale è dovuta al fatto che non si accoglie il mistero dell’incarnazione, il mistero del Verbo di Dio fatto Vero uomo. L’umanità in Gesù è sostanza, non un accidente. Il comandamento “Amatevi gli uni gli altri” è un profondo intreccio fra natura umana e divina. Ho bisogno della materialità per verificare il mio autentico rapporto con la divinità. Non siamo imitatori della divinità che non vediamo, ma dell’umanità mediante la quale il Verbo agisce e si manifesta. Paolo si dichiara «Apostolo per vocazione», apostolo di Cristo, nato secondo la carne, morto e risorto dai morti. Torna il concetto dei «contrapposti» da tenere uniti, come Dio li ha disposti: et et, Dio e uomo, morte e risurrezione, un semplice Paolo che è apostolo di Cristo, vivo ma non io, ecc. Il nostro comportamento è conseguenza, consecuzione, di Cristo in noi, immersi in lui.

3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Lo stesso Spirito Santo all’opera nella storia di Acaz e Isaia, di Maria e Giuseppe, è all’opera in questa s. messa e consacra i nostri doni; ci fa pregare il Padre in Cristo perché ciò diventi realtà, dicendo: “Accogli, o Dio, i doni che presentiamo all’altare, e consacrali con la potenza del tuo Spirito, che santificò il grembo della Vergine Maria. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, in Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo.
“Egli fu annunziato da tutti i profeti, la «Vergine Madre» l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore.

Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù fra noi, e compiere ogni santificazione: Gesù in mezzo a noi, è compimento delle promesse e della santificazione «nello Spirito Santo», in noi come in Maria.

Diveniamo «luogo riservato» a Gesù, che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; che «si è fatto uomo» per salvarci da ogni male.

Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri, tramite l’umanità che ha assunto e che si prolunga, nel tempo e nello spazio, in noi.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; tu li hai amati e chiamati alla santità in Cristo Gesù, come suo corpo.

«Glorifichiamo» il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’«umanità» che in Cristo ti riconosce Padre.

5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, liberaci dal male: rinfrancaci nel dubbio e nell’esitazione in questa vita.
Ecco l’Agnello di Dio, ecco «l’Emmanuele». Dio è con noi in particolare per questa comunione eucaristica: andiamo nella pace di Cristo. Come la Vergine, anche noi, concepiamo spiritualmente e diamo alla luce il Cristo, l’Emmanuele, Dio con noi, che non si vergognerà, di chi non si vergogna di lui; e non avremo timore, perché viene come pegno e caparra di salvezza: non per condannare, ma perché abbiamo vita in abbondanza tramite la sua umanità, come sacramento o mezzo e strumento fontale di vita.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Prendere con sé la sposa:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Giuseppe prende con sé, la sposa, Maria;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Dio prende con sé, Israele nella persona di Acaz;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Gesù prende con sé, l’umanità in Maria-Giuseppe;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: Gesù continua a prendere con sé, ogni persona;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: Il Padre prende con sé l’umanità in Cristo Gesù.

Preghiamo:
O Padre, che ci hai mandato Gesù, il tuo Figlio amatissimo pieno di Spirito Santo, a portare il lieto annunzio ai poveri; suscita in noi la fede che lo invoca con gioia: Vieni, Signore, re della gloria. – Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).