24/06/2004 – SAN GIOVANNI BATTISTA – Vigilia Giorno – 2004
NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA
24 Giugno 2004
«Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome».
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti noi: ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Leggendo i testi, diveniamo coscienti di ciò che il Signore Gesù ha compiuto in sé e ora attua in noi (Vedi LETTURE). A ciascuno Egli dice una parola efficace, per esempio oggi (Ant. Com.): N., ti chiamo “Giovanni” (Javè fa grazia), come “Giovanni Battista che cammina davanti al Signore con lo spirito di Elia, per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e i ribelli verso la saggezza dei giusti, e preparargli un popolo ben disposto”.
Gesù suscita in noi anche la risposta. La formuliamo con il Versetto Responsoriale:
Hai posto su di me la tua mano.
Questo colloquio di Dio con l’uomo, fatto di Parola (ant. alla com.) e di Risposta (vers. resp.) cresce con l’orante che cerca il Signore.
MESSA VESPERTINA NELLA VIGILIA.
MEDITAZIONE o RILETTURA
Facciamo la comunione nello Spirito Santo rileggendo vangelo, I e II lettura alla luce dell’antifona alla comunione per conoscere e favorire ciò che avviene in noi. Con lo Spirito e la Sposa (tutta l’umanità) diciamo: “Vieni, Signore Gesù”, a Gesù che sta venendo e dice: “Sì, ecco io vengo, Chiesa che sei in…, N.,”: Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome:
ti ho chiamato a questa grande missione dal nulla. «Zaccaria ed Elisabetta erano giusti davanti a Dio, ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutt’e due erano avanti negli anni». Tu sei nulla, ma come Giovanni, nato dalla sterilità, per mia grazia sei figlio della mia comunità che cammina, come Zaccaria ed Elisabetta, «davanti al Signore», osservando irreprensibili non più leggi e prescrizioni dell’antico testamento, ma lo Spirito che «in situazione» ti dice «ciò che è giusto davanti a Dio». E tu non segui (cioè «rinneghi») te stesso, «prendi su la croce», cioè la parola interiore dello Spirito che diventa «croce» perché contraria al mondo che «non pensa secondo Dio», e «segui me» che dico e faccio ciò che sento dire e vedo fare il Padre. Questo anche nelle difficoltà umane, tipo la «sterilità» per Elisabetta, considerata, per questo, segno di maledizione di Dio dalla gente del tempo. Ascoltando e seguendo questo Spirito del Signore, anche una cultura e una mentalità pagana diventa con il tempo «cristica». – In te mi rifugio, Signore, ch’io non resti confuso. Aiutami a crescere. Liberami, difendimi per la tua giustizia. Tu che porgi ascolto allo Spirito che riversi in me, esaudiscimi. Per Cristo nostro Signore, tuo Figlio prediletto. Amen.
Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome: frutto del mio desiderio. Sei frutto del mio desiderio per un compito nuovo nella mia chiesa, l’umanità, come Zaccaria. «Mentre Zaccaria ufficiava davanti al Signore, tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso». Anziano e senza figli, Zaccaria ha il suo compito di sommo sacerdote: gli tocca in sorte di entrare nel tempio per l’offerta dell’incenso; casualità per lui, per me tempo di preghiera da me prestabilita. Zaccaria presiede la preghiera della comunità mentre conserva nel cuore il desiderio d’un figlio; ma non pensa che quel desiderio umano sia frutto dello Spirito; come tu forse non pensi che il desiderio di giustizia in te e in tutti sia figlio della mia Sapienza. Il sacrificio dell’incenso che egli offre è segno che la preghiera prestabilita e il desiderio che custodisce nel cuore, sono graditi a Dio; come tu nella messa offrendo pane e vino prestabiliti, aggiungi per bocca del sacerdote: «Ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a te». – La mia bocca annunzierà la tua giustizia, proclamerà sempre la tua salvezza, Signore. Tu mi istruisci fin dalla mia giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.
Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome: sei frutto di preghiera esaudita. «L’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita”». In qualche modo, come tramite qualcuno (un angelo) per Zaccaria, ti faccio prendere coscienza della tua posizione, come ora sto facendo. Tu ti turbi, prendi paura, quando cogli di stare alla mia presenza; come Zaccaria prende coscienza di essere al mio servizio e si turba, ha timore. Ma io rassicuro: Javè ha stabilito il culto, Javè t’ispira la supplica privata, Javè la può esaudire. Dio può tutto in chi si affida a lui: come può far nascere un figlio da una donna sterile e da due genitori anziani? Ma è proprio di Javè usare misericordia, fare grazia (= Giovanni) a favore ed esultanza e gioia di tutto il popolo. – La mia bocca annunzierà la tua giustizia, proclamerà sempre la tua salvezza, Signore.
Hai posto su di me la tua mano.
Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome: io ti formo, ti consacro, ti pongo in un posto della storia. «Prima di formarti nel grembo materno di conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Come Giovanni Battista, Geremia e ogni persona, io formo te, mio strumento, capace di plasmare la storia secondo i miei piani: la storia è sottoposta al mio volere; ciò che opero in ciascuno, in un momento, è frutto del mio amore eterno: dura sempre; tutto cresce verso la mia pienezza: hai una vita consacrata, riservata a me secondo la mia conoscenza, secondo il mio progetto di amore su ciascuno. Io pongo te nella tua storia a vantaggio di tutti, come ho posto Geremia e Giovanni Battista profeti delle nazioni disperse del loro tempo. Nessuno deve più dire: “Se Dio c’è, perché non interviene e rimedia questo o quel male?”, perché tu e ciascuna persona è «Giovanni» (Javè che fa grazia) là dove io vi ho posti. – Sei tu, Signore, la nostra speranza: opera in noi secondo la tua infinita misericordia.
Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome: non per tue capacità. «Risposi: “Ahimè, Signore Dio, io non so parlare”». Tu dici: Non sono capace; ma non devi fare altro che trasmettere parole che io ti metto sulle labbra; sono con te per proteggerti e renderti in grado di compiere l’opera che ti do da fare. – «Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore mi disse: “Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare”». Quattro verbi contro due: «per sradicare e demolire, distruggere e abbattere»; per «edificare e piantare». Dio impegna più energia, tempo e fatica a spostare quanto fa l’uomo, che a costruire in noi il suo progetto di bene. – «Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal grembo di mia madre tu sei il mio sostegno». Fa’ che non ti leghiamo le mani con le nostre presupposte «opere buone», ma rinnegando noi stessi o i nostri progetti, seguiamo il tuo Spirito o il bene che tu ci suggerisci nell’intimo.
Hai posto su di me la tua mano.
Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome: ti ho fatto perché tu mi conosca e con me tu serva tutti. È un’esigenza esistenziale che io ho posto in te, in voi. Questo il senso delle parole: «Gesù Cristo voi lo amate pur senza averlo visto e ora senza vederlo credete in lui». Fin dalla nascita, prima di saperlo, sei chiamato ad amarmi e a contemplarmi con gli occhi della fede, esperimentando fin d’ora la grazia della salvezza, pur nelle prove della vita. Nelle difficoltà della tua crescita cammini con quelli che ti aiutano in mio nome; la salvezza o realizzazione del tuo essere che io ti dono diventa per te un guadagno: impari fin d’ora ad aderire a me, accogliendo le esigenze più profonde di donazione che io ho posto in te: donandoti agli altri, infatti, hai gioia piena e duratura che il mondo dimentica seguendo altri interessi. – «La mia bocca annunzierà la tua giustizia, proclamerà sempre la tua salvezza, Signore!».
Giovanni (Javè fa grazia) è il tuo nome: ti ho previsto/a preparato/a da sempre. «Su questa salvezza indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo nello Spirito Santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo». In breve: Il Padre ti ha scelto/a a mia immagine (cfr Rom 8,29) prima della creazione del mondo (cfr Ef 1,4). Il mio Spirito ha spinto i profeti a indagare e scrutare momenti e circostanze di salvezza e grazia: della tua partecipazione alla mia sofferenza e gloria. Così tu, come Giovanni Battista, Geremia e ogni persona, sei precorsa/o e preparata/o perché tu percorra e prepari ciascuna persona, al momento della propria storia, per edificare il mio corpo che è la Chiesa, la comunità umana, fino alla piena realizzazione, quando tutti quelli che il Padre mi ha dato sono con me dove sono io. Questo è il progetto di Dio. In questo progetto gli angeli desiderano fissare lo sguardo, e cogliere nel loro coro le persone destinate a cantare per sempre con loro la gloria di Dio. – Con la mia vita proclamo la tua salvezza, Signore!
Hai posto su di me la tua mano.
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MESSA DEL GIORNO
“Giovanni (Javè fa grazia) è il suo nome. Davvero la mano del Signore sta con lui”.
Ogni persona dell’assemblea riconosce con Giovanni questo nome nuovo, ricevuto, testimoniato, e acclama:
Dal grembo di mia madre tu mi hai chiamato.
Giovanni (Javè usa misericordia) è testimoniato dai vicini e parenti. «Vicini e parenti udirono e si rallegravano». Come il Battista ti chiami anche tu «Giovanni» = Javè usa misericordia, testimoniata dai vicini e parenti che nella (tua) nascita dichiarano: “Il Signore esalta nella madre (in Elisabetta) la sua misericordia”, e se ne rallegrano! – Signore, tu mi scruti e mi conosci. Penetri da lontano i miei pensieri. Ti sono note tutte le mie vie.
Giovanni (Javè usa misericordia) è testimoniato dalla madre e dal padre. «Sua madre interviene: “Si chiamerà Giovanni”», e al padre Zaccaria l’Angelo aveva detto: “Lo chiamerai Giovanni”. Interpellato, allora, egli chiede una tavoletta, scrive il nome di Giovanni, riacquista la parola e di Giovanni parla benedicendo Dio con il canto del «Benedictus». – Signore, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Tu sia benedetto per sempre.
Giovanni (Javè usa misericordia) è testimoniato nella regione della Giudea. «Per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose». Dicono infatti: “Davvero la mano del Signore sta con lui”. – Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Giovanni (Javè usa misericordia) è visto nella vita di Giovanni. «Il fanciullo cresceva e si fortificava, visse in regioni deserte». Egli si fortifica, vive in regioni deserte fino a quando si manifesta a Israele. – Ti lodo, Signore, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere.
Dal grembo di mia madre tu mi hai chiamato.
Giovanni (Javè usa misericordia) è testimoniato da Giovanni stesso. «Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane: Il Signore mi ha chiamato». Con le parole del servo del Signore Giovanni parla di se stesso: “Dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome, per annunziare a tutti, anche ai lontani la parola di Dio, Gesù, parola che è come una spada, una freccia appuntita: una parola, cioè, che ha l’iniziativa della liberazione. – Tu mi conosci fino in fondo.
Giovanni (Javè usa misericordia) è testimoniato da Giovanni anche nel fallimento. «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Anche nella convinzione di avere lavorato e faticato invano Giovanni dichiara di essere “Servo del Signore”, perché il Signore lo ha chiamato e lo protegge: non è sua l’iniziativa di esistere né di essere profeta; quindi conclude: “Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa è presso il mio Dio”. – Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto.
Giovanni (Javè usa misericordia) è testimoniato da Giovanni fatto Luce come il Signore. «Troppo poco che tu sia mio servo per restaurare Israele. Io ti renderò luce delle nazioni». Io ti faccio, io posso servirmi di te per restaurare Giacobbe e ricondurre Israele; anzi renderti luce delle nazioni, perché porti la salvezza fino alle estremità della terra: l’opera degli strumenti corrisponde all’intenzione dell’operatore, Dio. – Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo intessuto nelle profondità della terra.
Dal grembo di mia madre tu mi hai chiamato.
Giovanni (Javè usa misericordia) è visto da Paolo nello stesso Gesù. Negli atti degli Apostoli (13,24) Paolo riferisce: «Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali”. Paolo continua: “Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata questa parola di salvezza”». Paolo rappresenta ogni cristiano che riconosce in Gesù la «misericordia di Javè» (= Giovanni); in Gesù Salvatore, discendente di Davide, precorso da Giovanni Battista che predica un battesimo di penitenza a tutto il popolo d’Israele: a tutti coloro che sono “timorati di Dio” e cercano il Signore, come noi qui ora desideriamo, acclamando: Signore,
Dal grembo di mia madre tu mi hai chiamato.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nei Versetti Responsoriali:
Hai posto su di me la tua mano, – Dal grembo di mia madre tu mi hai chiamato,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: che si fa precorrere e preparare da uomini;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
che trasforma pane e vino e rende presente l’Agnello Redentore del mondo;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
mentre testimoniamo con la coerenza della vita il mistero che celebriamo nella fede;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
quanti hai preparato ad accoglierlo e aderire totalmente a lui;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità redenta dal Figlio, Agnello predetto da Giovanni salvatore del mondo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Dono Della Nascita:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: nascita, di Giovanni B., Geremia, ognuno di noi;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: nascita, d’Israele in popolo di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: nascita, di Gesù annunziato da Giovanni Battista;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: nascita, di tutti in Cristo mediante la chiesa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: nascita, d’ogni persona dal Padre a immagine di Gesù: nella gloria.
Preghiamo:
O Padre, che hai formato Giovanni profeta dell’Altissimo, perché preceda il Signore e prepari le sue vie; fa’ che ogni tuo fedele si riconosca chiamato da te per i tuoi disegni di salvezza fin dal grembo della madre. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera nella struttura efficace della preghiera fatta dalla comunità cristiana.