24/10/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 30 DOMENICA – 2004
Dieci minuti di preghiera con la chiesa.
30ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 24 Ottobre 2004
PADRE CHE MI AMI, SÌIMI PROPIZIO.
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, fa’ che nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù! Donaci di accogliere la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu ci dici quanto stai attuando nella nostra esistenza, continuazione della tua storia (Vedi testo in LETTURE).
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù che ci parla di se stesso: “Bella Notizia” nel vangelo, “Compimento” delle promesse della prima lettura, “Fondamento” della chiesa nella seconda lettura. Rileggiamo vangelo, prima e seconda lettura alla luce del versetto al vangelo, che oggi dice:
Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli (Mt 11,25).
Padre, nell’Eucaristia il tuo figlio Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la sposa (cioè con quanti danno voce al tuo Spirito, Padre) aderiamo a Gesù e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”, perché continui ad attuare in noi ciò che ha compiuto in se stesso. Padre, fa’ che in lui noi ti benediciamo, ti lodiamo e ti rendiamo grazie (prefazio). Come Gesù ci ha comandato, noi ti preghiamo, Padre: Manda lo Spirito perché Gesù sia qui presente fra noi (consacrazione). In noi, che partecipiamo al corpo e al sangue del tuo Figlio, riuniti dallo stesso Spirito Santo in un solo corpo, Gesù si offra a tutti, dono a te gradito, Padre (offertorio); e interceda per tutti, vivi e defunti (intercessione). Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria (lode o dossologia finale). – Per attuare tutto questo in noi, Gesù risponde: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); e oggi aggiunge (Antifona alla Comunione):
Il pubblicano diceva: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. E tornò a casa sua giustificato.
Padre che mi ami, sìimi propizio (hilastheti). «Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano”».
Dopo avere rivelato come il Padre ha sempre a cuore i suoi eletti, le sue creature, li custodisce come la pupilla dei suoi occhi, e li protegge sotto l’ombra delle sue ali (vedi ingresso di domenica scorsa), Gesù, venendo in noi dice: Oggi mi rendo presente in atto di rispondere con voi, in voi e per voi al Padre: “Siimi propizio (hilàstheti, cioè comincia in me un’azione nuova di redenzione, per quella tua bontà che mi tiene legato nel tuo cuore giorno e notte); nel simbolo di un uno che non si mette al centro, ma si ferma a distanza, non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batte il petto. – Questa immagine è in contrasto con la figura di un altro che pensa di essere invece un «giusto», gradito a Dio, in retta relazione con Dio. Tutti e due salgono ugualmente al tempio a pregare. Tutti e due pregano, ma in modo completamente diverso: nel fariseo, è la creatura umana che loda se stessa, senza relazione con nessuno, anzi con disprezzo degli altri; nel pubblicano, è il Signore Gesù che parla in modo efficace, riconoscendo l’unico amore del Padre. La conclusione è un giudizio radicalmente diverso, confermato da Gesù, riguardo ai due oranti. – Veramente in persona di Gesù tuo Figlio e con le sue parole, giunge al tuo volto, o Padre, il grido del povero, della creatura che confida totalmente in te, «perché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24ss). Per questo anche noi iniziamo questa s. Messa “umili e penitenti, come il pubblicano al tempio; ci accostiamo a te, Dio giusto e santo, che hai pietà anche di noi peccatori”, e diciamo: “Sìimi propizio, o Dio”.
Padre che mi ami, sìimi propizio.
«Il fariseo in piedi pregava tra sé: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri; neppure come questo pubblicano”. Il pubblicano, a distanza, non osava alzare gli occhi al cielo e si batteva il petto».
Un uomo prega tra sé (senza ostentare), ringrazia Dio di non aver trasgredito i comandamenti e di non far parte di coloro che li trasgrediscono (sicuramente è sincero, e non può essere giudicato come ipocrita); addirittura fa più di quanto la Legge prescrive: digiuna due volte la settimana (obbligatorio era soltanto una volta l’anno) e paga la decima di tutto ciò che compra (ed anche in questo il fariseo non esagera, ma dice la verità). Il “di più” serviva ad espiare le eventuali trasgressioni involontarie, per sé e per il popolo. È un esempio di uomo religioso coerente e impegnato, anche se sbaglia i motivi del suo ringraziamento. Nei salmi si ringrazia Dio per la sua opera nella creazione e nella storia della salvezza; il fariseo invece dice: Io sono, io faccio; io sono l’unico che fa il bene, «gli altri uomini sono ladri, ingiusti, adulteri».
Un altro uomo si è messo a servizio degli oppressori romani; è un peccatore pubblico, impuro, infame, abominevole, irrecuperabile: e osa ancora recarsi al tempio a pregare! Gesù presenta l’opinione comune: è un peccatore, nelle sue poche parole non c’è niente che meriti scusa o perdono. È un peccatore, rimane a distanza, non alza gli occhi, si batte il petto: si consegna a Dio senza riserve; non si confronta con gli altri, non guarda il suo passato, confessa solo l’amore di Dio che redime, e dichiara di dipendere completamente dalla misericordia di Dio. La sua preghiera, breve: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. È tutta lì la preghiera. Chiede a Dio ciò che è caratteristico di Dio, i due attributi più grandi in Dio esaltati sempre nella storia d’Israele e nei salmi: Hesed we Hemed = “Misericordia e Fedeltà”; una Misericordia fedele e una Fedeltà piena di amore. Diventerà la preghiera del cuore di molti cristiani, come il pellegrino russo: “Signore Gesù, Figlio di Dio, Salvatore: abbi pietà di me peccatore”. Questo atteggiamento piace a Dio, è giusto, rende onore a Dio, permette a Dio di compiere l’unica sua attività: usare misericordia. Ecco il nocciolo del vangelo, “Buona Notizia”! Il Regno è per i poveri (cf. Mt 5,3), come un bambino (cf. Mt 18,1-4; Lc 18,15-17); per i piccoli (versetto all’Alleluia), per chi ha solo la disponibilità ad accogliere il dono di essere nel cuore del Padre giorno e notte; e si aspetta tutto da Dio, ha bisogno di Lui, gode solo di stare nel cuore del Padre. – Giunge al tuo volto, Signore, il grido del povero. Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, chi in lui si rifugia non sarà condannato.
Padre che mi ami, sìimi propizio.
Io vi dico: Questi tornò a casa sua giustificato. Chi si umilia sarà esaltato.
Tutti ammirano l’uomo religioso e disprezzano quel peccatore. Invece, Gesù sconcerta tutti anche qui: quel peccatore torna a casa giustificato, perdonato, gradito a Dio; invece lo stesso Dio rifiuta la salvezza a chi si sforza in tutti i modi di conquistarsela, non mostra alcun bisogno di perdono; egli non pecca, e se gli succede di peccare, compensa con opere meritorie, quindi non è in debito con nessuno, anzi, forse è in credito; si salva da solo, riduce Dio a un contabile; non si aspetta niente da Dio, in fondo non ne ha alcun bisogno! Entra in chiesa presumendo di essere giusto, ne esce non giusto. Invece l’altro che vi è entrato peccatore, si batte il petto ed esce giusto, = gradito. A differenza del religioso fariseo, il peccatore pubblicano ritorna giustificato, gradito a Dio, dice Gesù; perché riconosce il proprio nulla, eppure sa di essere sempre presente al cuore di Dio, e a questo solo si appella per continuare a vivere: chiede a Dio, fedele nella misericordia, la pietà che lo redime. Gesù dichiara che lo accoglie e lo salva.
Questo peccatore pubblicano diventa il tipo del cristiano, anzi del monaco: s. Benedetto (Regola c. 7) mette in cima alla scala dell’umiltà, di dodici scalini, il pubblicano e dice: “Quel pubblicano evangelico” giunge alla cima della scale della Consapevolezza. Chi ha fatto gli undici scalini giunge al dodicesimo: alla conoscenza del vero Dio Padre di Misericordia; e alla consapevolezza del dovere di gratitudine, mai risolto, sempre inferiore alla realtà divina: alla Benevolenza del Padre. Non si stanca di stare fra la grandezza di Dio e la propria piccolezza creaturale, ma l’accetta senza ridurre il Signore o innalzare se stesso. È il punto più alto di tutto un cammino spirituale. Si sente privilegiato nell’essere «condonato» maggiormente come la peccatrice nei confronti di Simone, e conosce il cuore del padre come il figlio prodigo più del figlio maggiore, che rimane ancora fuori casa non accettando l’invito del padre ad entrare. “È migliore la condizione di chi ha peccato e si converte alla misericordia del Padre” (Sant’Ambrogio): ha conosciuto meglio per esperienza chi è Dio; invece chi presume di essere osservante, rischia di non riconoscere Gesù. “Per chi si ritiene giusto Cristo è morto invano” (Gal 2,21). E il Padre è un bugiardo nel mandarci un Salvatore, quando noi ci riteniamo apposto. Il pubblicano è tipico cristiano che riconosce Dio sempre in favore della sua creatura, a sua volta sempre inadeguata nel ringraziarlo; personalmente inadeguata, ma non triste perché sa di essere all’altezza come battezzata che ringrazia in persona di Cristo, Figlio di Dio. Nello stesso tempo il pubblicano ha sempre uno sguardo di misericordia verso tutti. – Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino.
Giunge al tuo volto, Signore, il grido del povero.
Padre che mi ami, sìimi propizio.
«Il Signore é giudice. Presso di lui non c’è differenza di persone. Egli ascolta la supplica dell’oppresso, dell’orfano e della vedova. Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza.
La preghiera dell’umile penetra le nubi; non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto».
Dio valuta obbiettivamente il rapporto diverso che ciascuno ha con lui e con gli altri. Dio non sta con chi va contro il bisognoso di pietà, ma fa sua la parte del bisognoso, esaudisce la sua supplica, si mette al posto del sofferente, chiunque egli sia: di chi fa il male come di chi lo subisce; perché anche chi ora fa il male agli altri è già in via di raccogliere la sofferenza per il male che semina. Il bisognoso sa di essere accolto con benevolenza, sa che il cuore di Dio lo ascolta, lo rende giusto e lo salva – Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti.
Padre che mi ami, sìimi propizio.
«Ho terminato la corsa, ho conservato la fede, mi attendo la corona di giustizia che Dio dona ai suoi fedeli».
Carissimi, io ero come il fariseo del Vangelo; ma il Signore Gesù mi ha cambiato: mi ha fatto condurre una vita di fede come quella del pubblicano, perché ho conosciuto l’amore di Dio per me fin dal seno materno, prima che io nascessi, da sempre. Il suo amore mi ha cambiato facendomi passare da una mia osservanza della legge fino a uccidere gli altri, all’accogliere il Signore Gesù unico Salvatore – Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto .
Padre che mi ami, siimi propizio. «Tutti mi hanno abbandonato; il Signore mi é stato vicino. Ho potuto proclamare il messaggio che Egli salva e salverà. A lui la gloria nei secoli. Amen».
Con quanti condividono questa conversione io attendo da lui la giustizia della sua salvezza come dono. Come il pubblicano sono condannato e abbandonato; ma anche a me come al pubblicano il Signore é vicino: il suo amore non può venire mai meno. Posso testimoniare a tutti che Egli é benevolo; sostiene la mia preghiera e mi salva: questo mi assicura che sempre mi salverà. A Lui la gloria nei secoli. Amen.
Questo atteggiamento di Paolo e di ogni peccatore è in linea con la preghiera di Gesù che «prega in noi e prega per noi»! È riportata nel versetto al vangelo. Gesù esclama: “Benedetto sei tu, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli” (Mt 11,25). Il fariseo invece dice: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini …”. Almeno tre sono le differenze vistose: la preghiera di Gesù prorompe da un’intimità goduta, esprime solidarietà con Dio e con gli uomini, celebra Dio e non l’uomo. Quella del fariseo è appiattita sull’esteriorità esibita, fa rimarcare la separazione, celebra l’uomo e non Dio. Se nella preghiera di Gesù Dio è benedetto come Padre, in quella del fariseo, la caratteristica che manca, è proprio la proclamazione della sua paternità. Nella preghiera del Padre Nostro, tutte le richieste sono dirette a Dio, eccetto una : ” … come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. A questa richiesta che ci fa Dio è abbinata la frase di Gesù “chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18,14). Chi è profondamente consapevole del suo peccato e chiede a Dio il perdono, come dice il pubblicano “O Dio, abbi pietà di me peccatore”, non avverte nemmeno che qualcuno sia in difetto verso di lui, perché si sente inferiore a tutti nell’esigere il rispetto della propria dignità. Ed è solo a partire da questa consapevolezza che, risalendo all’indietro nella preghiera del Padre Nostro, chiede di nutrirsi del Pane di vita, accoglie come desiderio e criterio supremo di condotta del suo cuore il mistero di benevolenza di Dio per gli uomini, si fa guidare dallo Spirito e ne cerca il regno, vive in maniera che il Nome di Dio sia costantemente glorificato ed allora, come Gesù, può chiamare Dio ‘Padre’. Questo, il fariseo, non lo può fare. Ma se non fa questo, come può essere gradita la sua preghiera? In realtà la preghiera non tende ad altro se non a far sì che sia rivelata al nostro cuore la verità di Dio, cioè che è ‘Padre’.
Giunge al tuo volto, signore, il grido del povero.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Giunge al tuo volto il grido del povero,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui hai rivelato la tua benevolenza verso di noi;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
il tuo Figlio in mezzo a noi é la nostra giustificazione;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
tuo Figlio prediletto che ci ha associati alla sua offerta di liberazione;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
in lui tutti siamo resi giusti, a te graditi;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da tutta l’umanità per Cristo nell’unità dello Spirito Santo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, La Giustificazione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: non presunta dall’uomo, ma donata da Dio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: non per il fariseo, ma per il povero che confida nell’amore di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: pienamente compiuta nel Signore Gesù, vero Dio e vero uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: manifesta in Paolo convertito, tipo della Chiesa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: presente in tutti alla fine, quando Gesù sarà tutto in tutti.
Preghiamo:
O Padre, Signore del cielo e della terra, che accogli la benedizione e la lode di Gesù, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli; giunga al tuo volto il grido del povero. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).