25/04/2004 – T. PASQUALE – ANNO C – 3 DOMENICA – 2004
3ª DOMENICA DI PASQUA
Anno C – 25 Aprile 2004
Accetti il dono di amare me più di tutto? – Signore, tu sai che ti amo.
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del vers. al vang.:
Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo, e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Disse Gesù ai suoi discepoli: “Venite a mangiare”. E prese il pane e lo diede loro.
Viene Gesù, prende il pane e lo dà ai suoi discepoli, così pure il pesce, dicendo: “Prendete e mangiate”.
(Cogliamo il senso delle parole di Gesù alla Comunione confrontandole con il vang., I e II lettura).
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutte le cose, e più della stessa vostra vita. «Gesù viene, si manifesta» ed è il fondamento della sua comunità (vangelo). Gli apostoli sono l’inizio della comunità che annunzia Gesù risorto (prima lettura), e insieme a tutto il cielo e la terra danno onore e gloria all’Agnello immolato (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farvi amare me più di tutto, in modo da nutrirvi di me; nel simbolo del pane e del pesce. – Ti lodo, Signore, perché mi hai guarito.
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutto. «Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mare di Tiberiade». All’inizio del vangelo di Giovanni c’è un’unità a parte, è il Prologo: Gesù, che è nel seno del Padre, viene nel mondo e rivela il Padre agli uomini. Al termine dello stesso vangelo c’è un’altra unità, (riportata quasi per intero nel vangelo di oggi), è l’epilogo, cioè la meta del vangelo: Gesù, il Risorto, tornato presso il Padre con la sua umanità, segue lui stesso tutti gli uomini fin d’ora mediante i suoi, cioè facendo i suoi discepoli partecipi della sua missione di salvezza del mondo, operando per mezzo di loro, con loro e in loro. Gli uomini sono fatti così discepoli e poi missionari. L’evangelista Luca sviluppa tutto questo più a lungo negli atti degli Apostoli. Giovanni invece, in tre scene: pesca miracolosa, banchetto sulla riva del lago, dialogo tra Gesù e Pietro, ne rileva le linee essenziali, e mostra quali sono le condizioni per portare «molto frutto»: avere nulla più caro di Cristo, una vita fruttuosa con Cristo, una conoscenza personale di Cristo, un dono totale con Cristo, oltraggiati e risorti con Cristo, iniziativa e opera del Signore Gesù, franchezza nel testimoniare il Signore, riconoscere l’Agnello Redentore, adorare il Signore della storia. Nella missione salvifica della comunità cristiana l’evangelista mette in evidenza il ruolo di Gesù. «Si manifestò presso il mare di Tiberiade». La manifestazione di Gesù è localizzata in un territorio pagano, Tiberiade, che richiama la condivisione dei «pani» (Gv 6): quindi la chiesa non riguarda solo l’Israele dell’antico testamento, ma tutte le genti. «Il mare di Tiberiade» è un lago. Ma è detto «mare» per richiamare le azioni di Dio presso un altro mare: il «Mar Rosso». Ora è Gesù il Dio che sta «sulla spiaggia» del «mare» che è tutto il mondo, e vi completa la sua «opera» di salvezza. «Si manifestò così», cioè in un modo nuovo: questa manifestazione è diversa dalle manifestazioni precedenti. Ecco la diversità: nella prima manifestazione Gesù «venne» dai discepoli nel cenacolo a porte chiuse; nella seconda «venne» ancora dagli stessi discepoli a porte chiuse, e c’è anche Tommaso. Ora «viene» presso i suoi non a porte chiuse, ma all’aperto, nella vita quotidiana, feriale, di lavoro: i discepoli sono tornati alle loro occupazioni precedenti, sul lago di Tiberiade, in Galilea (Mt 26, 32; 28, 7). Ora non è indicato neanche un tempo preciso, che c’è nelle altre apparizioni: «La sera di quello stesso giorno, primo dopo il sabato» (Gv 20,19), «otto giorni dopo» (Gv 20,26). Il tempo non viene indicato perché la missione della chiesa, come il lavoro di Gesù e del Padre, è sempre in atto. Gesù lo ha detto: «Mio Padre fino ad ora continua a lavorare, e anch’io lavoro» (Gv 5,17); continuo a lavorare nella mia comunità. – «Cantate inni al Signore, o suoi fedeli», chiamati al lavoro di Dio nella vigna del Signore: per questo «rendete grazie al suo santo nome».
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutto, e la vostra vita non è più infruttuosa. «Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso, detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due dei suoi discepoli». I discepoli sono «insieme», uniti dall’unica esperienza di tristezza e di gioia suprema. Una realtà attira e unisce i cuori: la persona di Gesù, presente nell’intimo di ciascuno. Ma devono imparare a lasciarlo agire nella loro vita. Sono sette discepoli. È nominato in primo luogo Simon Pietro. Sarà il primo anche a prendere l’iniziativa della pesca. Gesù si rivolgerà a lui per chiedergli se invece accetta il dono di amare il suo Maestro «più di tutte queste cose» della sua vita. È nominato poi Tommaso, detto Didimo = Gemello, di Gesù, per la disponibilità che ha mostrato «a morire con lui», invitando tutti a seguirlo a Gerusalemme, in occasione di Lazzaro. «Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”. Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”» (Gv 11,14ss). Ora, dopo la passione di Gesù, Tommaso, e tutti noi rappresentati da lui, sappiamo dove ci porta la disponibilità «a morire con lui». Natanaele rappresenta il discepolo «figura» dell’Israele fedele alle promesse, e in attesa del loro compimento. Ci sono ancora due discepoli già noti, i figli di Zebedeo, che rappresentano tutti coloro che aspirano a essere con Gesù nella gloria; non sanno «come», ma sono sicuri che Gesù li guida. Infine ci sono due discepoli «anonimi»: rappresentano i nostri nomi, il nome di ogni chiesa della terra; questa è la parabola della vita! Qui noi, che ascoltiamo il vangelo, desiderosi di accogliere Gesù, siamo invitati a riconoscervi il nostro nome; e aderiamo al gruppo, secondo il dono che ciascuno riceve da Gesù. Questi sette discepoli raffigurano tutti, indicano la «totalità delle nazioni», la comunità di Gesù aperta a tutti gli uomini, il messaggio di Gesù destinato a tutti. «Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla». Pietro propone di andare a pescare, tutti condividono. «Ma in quella notte non presero nulla»: di loro iniziativa, quelli esperti di pesca non riescono più neanche a pescare. La menzione della «notte» è molto importante! Messa alla fine della scena, in relazione alla mancanza di pesce, la notte non significa in primo luogo «notte fisica», ma il risultato di un «atteggiamento», cioè la decisione individuale di Pietro e l’adesione del gruppo (con te) a lavorare nella notte. Anche quando Giuda uscì per consegnare Gesù «era notte». Gesù aveva detto: «Noi, finché è giorno, dobbiamo lavorare realizzando le opere di colui che mi ha mandato. Si avvicina la notte, quando nessuno può lavorare». E Gesù specifica il senso della notte o dell’agire umano senza di lui, aggiungendo: “Finché io sono nel mondo, io sono la luce del mondo” (Gv 9, 4s). La notte significa pertanto l’assenza di Gesù, luce del mondo. Nella loro attività i discepoli lavorano nella «notte» perché mancano presenza e azione di Gesù. Nella loro «notte» i discepoli non possono realizzane le opere del Padre (Gv 9, 4): aprire gli occhi ai ciechi, mostrare agli uomini il progetto di Dio su di loro, il progetto che si realizza in Gesù e che Gesù stesso realizza Gv 9, 6). Con tutta la loro perizia di pescatori, i discepoli non prendono un solo pesce. – «Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato: mi hai fatto risalire dagli inferi».
Prendete, mangiate, custodite la mia parola: Vi dono di amare me più di tutto, la vostra vita è fruttuosa. «All’alba Gesù si presentò sulla riva, non si erano accorti che era Gesù». In un mare di difficoltà, Gesù presente da quell’alba che è la sua risurrezione come roccia di salvezza: ecco la vita! Gesù risorto sulla riva, è la meta, l’eterno nel tempo, «Gesù Cristo di Dio Figlio, Salvatore»: Gesù (Iesus: I) Cristo (Xristos: X) di Dio (Theou: Th) Figlio (Üios: Ü) Salvatore (Soter: S): IXThÜS. È una sigla ben nota, che vuol dire «pesce», e diventa per i cristiani richiamo di «Gesù», che «sta (nelle precedenti apparizioni Gesù «venne») sulla spiaggia», mentre i discepoli operano nel mare. Con la «parola» e con il «pane» Gesù «sulla spiaggia» fa vivere e orienta verso di sé la chiesa, cioè i discepoli che sono ancora sul mare. Devono scoprire le nuove attitudini missionarie che Gesù ha annunziato, dicendo: «Vi farò pescatori di uomini» (Mt 4, 19). L’azione di Gesù nel mondo si esercita per mezzo dei discepoli. Il pesce, tirato fuori dall’acqua, muore; gli uomini, tirati fuori dal mare, vivono. E ora Gesù fa ciò che ha annunziato. «Disse loro: Figlioli, avete da mangiare», da nutrivi, da riempire la vostra vita, da realizzare tutte le vostre esigenze? Non vi chiedo, cerco, cibo per me stesso; mi occupo di voi mentre prendete coscienza del vostro limite e dite: «No», non abbiamo da mangiare: interrompo la vostra opera negativa, vi rendo partecipi della mia opera compiuta. Desiderate di arrivare a me, di giungere alla riva: alla luce, alla mia vita di Risorto. Io suscito in voi questo desiderio; e attendo che si trasformi in supplica, per esaudirla. Da me sulla spiaggia giunge a voi la parola, che lo Spirito vi ricorda (Gv 14,26). Senza la mia Parola non sapreste dove orientare la pesca. Con la mia Parola, raccogliete frutto e incontrate me stesso. «Gettate la rete dalla parte destra, troverete». La Parola di Gesù è Luce. La luce brilla nelle tenebre, e la notte finisce. «La destra» richiama la presenza del Signore glorioso, presente «sulla spiaggia». «La gettarono»: i discepoli sono disponibili. Ecco pesce e pane, fecondità e vita. Risposta pronta, pesca abbondante: «una moltitudine di pesci». Una sola volta è riapparso il termine: «moltitudine» (Gv 5,3). Qui «di pesci», là «di infermi»: la liberazione totale di gente oppressa e abbandonata sta in cima ai pensieri del cuore di Gesù e dei suoi discepoli, i primi «pescati o liberati», per divenire «pescatori, liberatori», perché «chi aderisce a me, farà anche lui le opere che io faccio, e le farà maggiori» (Gv 14, 12). I discepoli si sentono ancora favoriti da lui, come sempre; non è il loro «catturare», ma il loro «accogliere e ricevere» che li nutre e vivifica. Il loro «ricevere» è accogliere la sua parola, lasciarsi guidare da lui. Senza quella parola, che a sua volta suscita accoglienza, la notte è senza «alba», la pesca senza «pesce»: l’umanità senza luce e senza vita. Ogni attività dei discepoli di Gesù non si fonda più su «competenze» umane. Queste serviranno al «Signore Gesù» che li sostiene e li guida con la sua presenza amorosa. Li chiama infatti: «Figlioli» con l’affetto delle apparizioni nel cenacolo, quando dice: «Pace a voi» (Gv 20,19.21.26). Ma chi è? Ciascuno dei discepoli ha il suo dono: insieme colgono il senso dei fatti e danno la giusta risposta. «Il discepolo che Gesù amava disse: “E’ il Signore”». Gesù ama, Giovanni riceve amore, l’intuizione del cuore s’illumina. Gesù ama e illumina così ogni discepolo, e questo divine membro della comunità, pieno delle attenzioni di Gesù per gli altri. Nel mare e sotto la croce, come Giovanni e il Centurione, il discepolo riconosce Gesù e dice: «È il Signore», confermando gli altri. Pietro «si riveste» di questo annunzio e corre incontro a Gesù; gli altri portano a terra i pesci. La chiesa nel suo insieme realizza la missione ricevuta, quella di raccogliere «centocinquantatre grossi pesci». Vangelo e cultura ne spiegano in senso. «Centocinquantatre» sono tutte le specie di pesci censite dai naturalisti del tempo. Ma «centocinquantatre» risulta da cinquanta per tre. Nel luogo dei «cinquemila» sfamati dai pani e dai pesci, «cinquanta» designa una comunità sfamata e completata dallo Spirito. Il numero «tre», che moltiplica la comunità dello Spirito, è il numero della divinità qui presente in Gesù suo capo riconosciuto e invocato: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28). La «rete» dell’amore contiene in comunità dello Spirito di Gesù tutte le specie umane, eppure non si rompe, non si divide (schizzo = scisma), come non si rompe «la tunica cucita tutta d’un pezzo dall’alto al basso» (Gv 19,24), perché è cementata di «carità», di grazia del Signore Gesù che per l’unità ha pregato: “Che siano tutti uno” (Gv17,21). Doppio miracolo, di numero perché tanti pesci, e di qualità perché grossi: una «moltitudine» di fedeli uniti nella carità. E la parola porta ad agire. «Pietro si gettò in mare; gli altri vennero con la barca». La parola di Gesù e quella del discepolo spinge tutti verso la riva dove è Gesù; il movimento di Pietro, capo, dice l’animo di tutti: si cinge i fianchi, cioè si lascia rivestire della buonanotizia, si getta in mare, questa volta senza affogare: è sostenuto da Gesù. – «Signore mio Dio, ti loderò per sempre».
Prendete e mangiate il pane e il pesce della vita: Vi dono di amare me più di tutto, e voi mi conoscete. «Scesi a terra, videro fuoco, pesce e pane»; banchetto preparato: è Gesù il dono procurato da lui stesso per noi; non è meritato: mentre ce lo dà c’insegna a darlo chiedendoci la partecipazione; segreto della sua vita. «Disse loro Gesù: Portate un pò di pesce che avete preso or ora». Tutto è pronto, Gesù è qui, è sull’altare, nella nostra vita, nei rapporti: lui infinito, noi piccoli, resi capaci d’amore, portando qualche pesce che lui stesso ci ha fatto prendere. «Pietro trasse a terra la rete», viene preparato a guidare i fratelli a Gesù: a guidare la chiesa con il primato del servizio, che abbraccia tutti, nella reciproca conoscenza, propria del pastore e delle pecore. «Gesù disse loro: Venite a mangiare», io sazio la vostra fame. «Sapevano che era il Signore». «Gesù viene, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce»: viene per donare se stesso; tramite Pietro e la partecipazione umana io mi dono e tutto dispongo: istituzione, segni, storia, in vista della mia comunione con ciascuno, con te, nella tua esistenza quotidiana. – Signore mio Dio, a te io grido, e tu mi esaudisci.
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutto, e gli altri col mio amore: il dono di me stesso. «Simone di Giovanni, mi ami? – Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo. – Pasci le mie pecorelle». Pietro e compagni sono andati e tornati dalla pesca abitudinaria in modo diverso: con Gesù e come Gesù. Ora Pietro e tutti gli altri sono investiti dell’amore di Gesù, che dona loro il suo cuore di pastore, ciascuno secondo il proprio dono da Dio. Pietro diventa il pastore visibile del supremo pastore invisibile, e pasce le pecore di Gesù. La parola di Gesù suscita ciò che dice. Dicendo a Pietro: «Mi Ami?», Gesù dona a Pietro il potere di amare; crea in Pietro l’amore che gli chiede. Gesù, dicendo a Pietro la terza volta: “Mi ami tu più di tutte queste cose” della tua esistenza umana? – Suscita in Pietro l’amore di Gesù verso tutte le persone amate da Gesù (Gv 21,15ss). Le antiche formule giuridiche di accordi una volta non erano scritte. Venivano ripetute tre volte davanti a testimoni. Con la triplice ripetizione: «Simon Pietro, mi ami? – Signore, tu lo sai che ti amo. – Pasci i miei agnelli, le mie pecorelle», Pietro è reso capace di prendersi cura di tutto il gregge che è e rimane di Gesù con lo stesso amore di Gesù. Pietro è “Vicario dell’amore di Gesù”. Il suo ministero è un servizio di amore: dello stesso amore di Gesù. «Un altro ti porterà dove tu non vuoi. Seguimi». Ecco, io amo tutti i miei fratelli, che il Padre mi ha dato; a mia volta io li affido solennemente a te, comunicandoti il «mio amore» per loro fino alla morte, come me, buon pastore; questo amore è condizione per pascere le «mie pecore»: siano amate come io le amo, e io le amo come il Padre mio le ama; la tua autorità sui fratelli, Pietro, si basa sul tuo «amore per loro, più grande del tuo amore per le altre cose, e anche per te stesso». È «primato di amore» quello che io ti dono; ed è sicuro, perché è posto «in me», non in te; è autorità che fa crescere l’amore per me, per il Padre, perché cresca sempre più in tutti; è «in» te, non «da» te: «prima ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi»; ma d’ora in poi l’iniziativa non è più tua: un altro, lo Spirito di Amore, ti guiderà e tu, come me, lo testimoni fino alla morte; «tendendo le mani» ti lasci prendere da chi ti fa prigioniero e ti crocifigge, come me. – La missione di Pietro, orientata a Cristo Gesù buon pastore, raggiunge in lui il suo vertice di donazione: come Gesù dà la vita, così Pietro glorifica Dio con la sua morte.
Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato.
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutto, e voi testimoniate con franchezza la mia risurrezione. «Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco che voi riempite il mondo della sua testimonianza». Pietro è processato dal Sinedrio. Ma, superate le incertezze del passato, dichiara francamente il principio di libertà della persona, dicendo: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini». Obbedire nella bibbia è sinonimo di aderire, di credere. Quindi di fronte a umane pretese politiche religiose di uomini che si arrogano poteri assoluti su altri uomini contro la libertà e la coscienza, Pietro afferma l’adesione a Cristo. Lo Spirito di Gesù suggerisce ai discepoli la risposta giusta, e quindi Gesù stesso è accusato con il suo discepolo. Pesca dopo la notte, testimonianza dopo il carcere, sono esperienze particolari di Pietro, di Giovanni, e di tutti i cristiani che orientano la vita all’unico «Nome» di Gesù, «nel quale possiamo essere salvati». La fede in quel Nome causa persecuzioni anche quando la forza del nome opera il bene, come la libertà negli apostoli. «Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo». Come testimoniamo che «voi avete ucciso Gesù appendendolo alla croce», così testimoniamo che «Dio lo ha risuscitato, lo ha innalzato, lo ha fatto Capo e Salvatore»: redenzione, remissione, conversione sono opera di Dio in voi e in noi; se la riconoscete, anche voi siete testimoni, come noi; se non la riconoscete, non avete autorità su di noi.
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutto, e voi andate lieti anche d’essere oltraggiati per me. «Li fecero fustigare. Ma essi se ne andarono lieti di essere stati oltraggiati per amore del Nome». E’ grazia non solo credere, ma anche soffrire per il Nome. Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato.
Prendete e mangiate: Vi dono di amare me più di tutto, e voi adorate l’Agnello, Signore della storia. «L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione». Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano: «A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli». «E i quattro esseri viventi dicevano: “Amen”. E i vegliardi si prostrarono in adorazione». Un movimento festoso come di danza che parte da Dio e torna a Dio. L’Agnello Immolato è al centro. L’azione parte da Dio, si dirige verso tutte e «quattro» le direzioni del creato, i quattro punti cardinali; raffigurati da «quattro esseri viventi» che dicono: “Amen”; cioè proclamano l’Agnello Immolato compimento (Amen) del progetto salvifico di Dio sulla storia di tutta l’umanità. E questa umanità di apostoli, martiri, testimoni della fede, giusti, raffigurati dai «vegliardi», «gli obbedisce», cioè gli aderisce, e si prostra in adorazione, acclamando: Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, rendete grazie al suo santo nome, perché la sua bontà dura per tutta la vita».
Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
con la sua morte e risurrezione ci unisce tutti nel tuo Amore, affidando a noi la parola di riconciliazione, costituisce l’unica liturgia di lode in terra e in cielo;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi come in riva al mare prende il pane, lo dà, ci trasforma in suoi franchi testimoni;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
Agnello immolato causa di gioia e perenne letizia, rende l’umanità a te gradita;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
costituiti suo nuovo Corpo mistico, ci rinnova con la forza del tuo Spirito, secondo la tua volontà;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dal tuo popolo rinnovato con i sacramenti pasquali, guidato alla gloria incorruttibile della risurrezione.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Pane – Pesce:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: pane-pesce, segno di ogni dono della creazione;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza pane-pesce, segno degli interventi di Dio nel suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: segno di «Gesù Figlio di Dio Salvatore» (i.x.th.u.s. = pesce) che si dona;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: pane-pesce, segno della chiesa guidata da Gesù in Pietro;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. pane-pesce, segno di Cristo, capo e membra, unito al Padre.
Preghiamo: –
Padre, che hai risuscitato Cristo, Creatore del mondo e Salvatore degli uomini nella tua misericordia; concedi al tuo popolo di esaltarti perché lo hai liberato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).