25/09/2005 – T. ORDINARIO – ANNO A – 26 DOMENICA – 2005
Preparazione alla celebrazione della messa.
26ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 25 Settembre 2005
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Dn 3,31.29.30.43.42
Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi
l’hai fatto con retto giudizio;
abbiamo peccato contro di te,
non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti;
ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi
secondo la grandezza della tua misericordia.
Colletta
O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna. Per il nostro Signore.
Anno A:
O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù. Egli è Dio…
Prima Lettura Ez 18, 25-28
Se l’ingiusto desiste dalla sua ingiustizia, egli fa vivere se stesso.
DAL LIBRO DEL PROFETA EZECHIELE
Così dice il Signore: «Voi dite: Non è retto il modo di agire del Signore. Ascolta dunque, popolo d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia per commettere l’iniquità e a causa di questa muore, egli muore appunto per l’iniquità che ha commessa.
E se l’ingiusto desiste dall’ingiustizia che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 23
RICORDATI, O DIO, DEL TUO AMORE.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.
Ricordati della tua fedeltà che è da sempre.
Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.
Seconda Lettura Fil 2, 1-11
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI
Fratelli, se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.
Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma piuttosto quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
Canto al Vangelo Gv 10,27
ALLELUIA, ALLELUIA.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
io le conosco ed esse mi seguono.
ALLELUIA.
Vangelo Mt 21, 28-32
Pentitosi, andò.
I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo».
E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».
Sulle Offerte
Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni, e da quest’offerta della tua Chiesa fà scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione Sal 118,49-50
Ricorda, Signore,
la promessa fatta al tuo servo:
in essa mi hai dato speranza
nella mia miseria essa mi conforta.
Oppure: 1 Gv 3,16
Da questo abbiamo conosciuto l’amore di Dio:
egli ha dato la sua vita per noi,
e anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.
Anno A: Cf Mt 21,32
«E’ venuto Giovanni Battista
e i peccatori gli hanno creduto».
Dopo la Comunione
Questo sacramento di vita eterna ci rinnovi, o Padre, nell’anima e nel corpo, perché, comunicando a questo memoriale della passione del tuo Figlio, diventiamo eredi con lui nella gloria. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant.Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (vedi “meditazione” 29/09/2002); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (vedi «criteri di meditazione» 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
ASCOLATE CON UMILTÀ E SEMPLICITÀ IL MIO SPIRITO,
CHE VI PARLA ANCHE CON L’ESEMPIO DEGLI ALTRI:
VI DO SEMPRE POSSIBILITÀ DI CAMBIARE NONOSTANTE I VOSTRI «NO».
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
– “Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, io le conosco ed esse mi seguono”. Siamo qui radunati dal Signore che ci conosce bene. Ha costruito una storia nei nostri riguardi, fatta di amore in vista di poter stare sempre con noi e noi con lui. Per questo lo accogliamo con gratitudine, cantando: “Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi l’hai fatto con retto giudizio; abbiamo peccato contro di te, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti; ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia” (Canto d’ingresso). “Ma ora”, è quest’ora della celebrazione: siamo segno della sua azione misericordiosa in atto. Cantiamo consapevoli di essere stati salvati. Questo ci spinge ad aderire sempre più a lui con il «Segno di croce» e «Saluto reciproco: il Signore con voi!».
La consapevolezza del perdono ci fa gridare con gioia (Atto penitenziale): “Signore, abbiamo peccato contro di te”. “Signore, Pietà”. – “Cristo, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti”. “Cristo, pietà”. – “Signore, tu ora operi con noi secondo la grandezza della tua misericordia”. “Signore, Pietà”.
La colletta in persona di Cristo ora rende efficace la «misericordia di Dio»: “O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola (che stiamo per ascoltare) e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù. Egli è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen”.
L’Amen dice la partecipazione dei fedeli che esprimono la loro esperienza anche con un’atra colletta: “O Dio, che «riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono», continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la Parola, e alla fine Gesù dice: Oggi si attua la Scrittura che udite con i vostri orecchi. – Richiamiamo allora questa scrittura, per riconoscere ciò che oggi si attua in noi e aderirvi.
– Vangelo: Sentendo rimorso, il giovane andò.
I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio (Matteo 21,28-32).
Gesù raccontò questa parabola per far capire che bisogna ascoltare lo Spirito e agire con umiltà.
C’era un papà che aveva due figli. Il più grande era presuntuoso: voleva sempre scavalcare il fratello. Un giorno il padre chiese al più piccolo di andare a fare un servizio. Ma quello non ne aveva voglia e rispose subito: “Non ne ho voglia!”.
Il più grande allora ne approfittò e con aria di superiorità disse: “Io, io, papà!”, per mostrare che lui non era svogliato come suo fratello! Ma anche lui in realtà non ne aveva voglia. E non ci andò.
Il più piccolo poi sentì rimorso, si rese conto di avere sbagliato, e ci andò, con grande semplicità, senza dire niente a nessuno!
Concluse allora Gesù: Alcuni uomini sono proprio come quel fratello grande. Vogliono apparire migliori degli altri: così si vantano molto, ma agiscono poco. E anche se vedono gli altri che cambiano, loro non cambiano. Beati invece quelli che, come il fratello piccolo, ascoltano la coscienza, hanno il coraggio di ammettere i propri errori, e senza vantarsene tornano ad agire con umiltà.
Io conosco questi fratelli, aggiunge Gesù: essi seguono la mia voce. Sono come le mie pecore che «ascoltano la mia voce». Fra noi c’è un gran bel rapporto (cfr Canto al Vangelo). Ma questo io lo cerco in tutti. Per questo mi rivolgo al più grande, rappresentato dai «principi dei sacerdoti e anziani del popoli», come ora parlo a voi, a te: do sempre la possibilità di cambiare, nonostante tutti i «no». Anche se uno non è fedele, io rimango fedele.
– Se l’ingiusto desiste dalla sua ingiustizia, egli fa vivere se stesso (Prima lettura: Ez 18,25-28).
Dice il profeta Ezechièle: “Perché quando agite male, date la colpa agli altri, e perfino a Dio? L’uomo raccoglie quello che ha seminato E chi semina superbia, certo non può raccogliere bontà. Se volete essere felici, abbiate il coraggio di ammettere i vostri sbagli, tornate ad agire con rettitudine. Se non altro, tirate conclusioni dalla vostra esperienza. Non dite: Non possiamo ascoltare e agire bene perché stiamo male. Dite piuttosto: Stiamo male perché non ascoltiamo e non ci comportiamo bene. Ciascuno infatti ha lo Spirito che gli parla dentro, e non può dire: Tanto! Tutti fanno così! –
Se lo dici e lo fai, poi non ti lamentare delle conseguenze, che io, del resto, mi assumo con te. E con me tu ne trai vantaggio, per il mio amore: sì trai vantaggio anche dalle tue mancanze. Comunque, io ti do sempre possibilità di cambiare, nonostante tutti i tuoi «no», perché, se anche sei tu infedele, io rimango fedele e ti aspetto.
– Eccoci, o Dio: hai suscitato in noi il desiderio di cambiare. Per il tuo amore, donaci anche di ascoltare il tuo Spirito con cuore sincero. “Ricordati del tuo amore, o Dio!” (Salmo responsoriale).
”Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato. Ricordati della tua fedeltà che è da sempre, tu che non ricordi i miei peccati: ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore”.
– Questo significa avere in noi “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Seconda lettura: Filippesi 2,1-11), come dice Paolo: Cari amici, seguite l’esempio di Cristo. Gli atteggiamenti, che devono caratterizzare la vita di una comunità cristiana, sono: l’amore reciproco, la comunione profonda, il disinteresse, l’obbedienza, la semplicità, vivendo sempre con gioia, coraggio e umiltà. Non si vive bene pensando solo a se stessi e cercando di scavalcare gli altri. Gesù Cristo, nostro capo, da Dio che era, si è fatto uomo: si è abbassato! Per salvarci, cioè pur di stare con noi, ha accettato la morte: una morte orribile. Ha preso su di sé i nostri peccati. Era di natura divina, e ha agito con estremo amore, in conformità all’amore del Padre. E il Padre lo ha riconosciuto: lo ha esaltato. Con lui e in lui anche noi siamo esaltati, perché il Padre è fedele al suo amore per noi, non guarda i nostri peccati, ma esalta chi accoglie lo Spirito che Gesù ci ha mandato dal Padre.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
– La professione della nostra fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo (Credo) suscita in noi la risposta di assenso alla Parola: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri. Ricordati della tua fedeltà che è da sempre, per la tua bontà, Signore”.
L’unica adesione che Dio attende da noi è quella di un cuore umile che si riconosce bisognoso e sempre manchevole. Desideriamo e chiediamo per tutti quanto chiediamo per noi:
Signore, tu dichiari che fa vivere se stesso chi desiste dalla propria ingiustizia; concedi a chi esercita autorità lo Spirito di servizio come Gesù che si abbassa per innalzarci.
Signore, tu susciti in tutti noi il rimorso quando operiamo male perché tu possa continuare in noi la tua opera di misericordia; fa che ascoltiamo il tuo Spirito Santo.
Signore, che ci procuri esempi da imitare; donaci di accoglierli con umiltà per cambiare anche noi.
Le nostre preghiere salgono come incenso profumato al cospetto del Signore quando sono accompagnate dai fatti. Ecco alcuni gesti, alcuni doni (pane, vino e acqua che ci rappresenta, e offerte per le necessità di bisognosi), che esprimono la nostra decisione interiore ad accogliere e corrispondere all’amore di Dio verso tutti, gesti efficaci per la preghiera al Padre in persona di Gesù: “Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni, e da quest’offerta della tua Chiesa fà scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione. Per Cristo nostro Signore”. Rispondendo: “Amen” alla fine della colletta, tutto il popolo oggi esprime il suo profondo intento di muoversi e fare ciò che non ha avuto voglia di fare, come il figlio minore, disponibili a lasciarci aiutare dal Signore che in questa Eucaristia suscita in noi il volere e l’operare.
4°. LITURGIA EUCARISTICA..
Ringraziamo e benediciamo il Padre in Gesù.
– Grazie, Padre, per il tuo Figlio: egli è Dio, si fa uomo come noi per farci Dio come lui: “Padre, nella tua misericordia hai tanto amato gli uomini da mandare il tuo Figlio come Redentore a condividere in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana”.
Gesù diviene il vero Pane.
– Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione: lo Spirito ci renda docili alla parola, ci comunichi i sentimenti che sono nel Signore Gesù. Egli offrendosi liberamente alla sua passione, come nell’ultima Cena, anche ora prende nelle sue mani sante e venerabili il pane che gli presentiamo perché «trasformi» noi tutti con lui in Dono verso gli altri.
Gesù offre se stesso.
– Padre, gradito a te nello Spirito Santo, Gesù è vittima immacolata che si associa l’umanità intera. Anche in noi, Padre, si offre a te Gesù, ci dispone a pentirci di cuore, come il figlio minore, perché noi possiamo far vivere noi stessi: “Per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito santo ci riunisca in un solo corpo”.
Gesù intercede.
– Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti accogli in Cristo, in lui tu abbracci ogni uomo che si converte a te. “Ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli” superficiali, insolenti, ribelli”. Per la potente grandezza della tua misericordia continua a effondere su di noi la tua grazia, tutti i vivi camminino verso i beni da te promessi, con tutti i defunti fa che diventiamo partecipi della felicità eterna.
Gesù loda.
– A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità rinnovata per pura tua grazia. Partecipi del sacrificio di Gesù, che ci assume come sua sposa splendente, esplodono anche dal nostro cuore i sentimenti che sono nel Signore Gesù, e ti lodiamo, ti rendiamo grazie: per averci ammessi alla tua presenzia a compiere il servizio del tuo amore, e per aver rivelato anche a noi i misteri del tuo regno.
5°. RITI DI COMUNIONE.
– Dopo aver preso il nostro pane e rese grazie trasformandolo in Dono di se stesso, Gesù ora ci nutre di se stesso, Unico Pane di vita per tutti.
“Padre nostro che sei nei cieli, liberaci dal maligno: fà che non seguiamo più i nostri sentimenti, viva in noi il nostro Salvatore Gesù Cristo. “Agnello di Dio, che togli il peccato” del nostro io, “dona a noi la pace” del tuo io in noi: fa che con i peccatori crediamo in Giovanni Battista che tu ci mandi come tuo precursore, e alla comunione con te la tua Parola si realizzi in noi pienamente. “Questo sacramento di vita eterna ci rinnovi, o Padre, nell’anima e nel corpo, perché, comunicando a questo memoriale della passione del tuo Figlio, diventiamo eredi con lui nella gloria. Per Cristo nostro Signore”. E la tua Benedizione sia sempre su di noi. “Rendiamo grazie a Dio”.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Credere:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il credere, d’un papà che confida nel buon cuore dei figli;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza il credere, di Dio che confida nella conversione del peccatore;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il credere, di Gesù che confida nell’amore del Padre per noi;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il credere, di Paolo che scommette sulla fede in Cristo da parte dei filippesi;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il credere, degli uomini nell’amore di Dio in Cristo Gesù.
Preghiamo:
O Padre, che sai come le tue pecore ascoltano la tua voce e ti seguono; ricordati del tuo amore per noi in Cristo Gesù nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).