26/03/2006 – QUARESIMA – ANNO B – 4 DOMENICA – 2006
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA DI QUARESIMA
Anno B – 26 Marzo 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Cf Is 66,10-11
Rallégrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza
della vostra consolazione.
Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina. Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Anno B:
Dio buono e fedele, che mai ti stanchi di richiamare gli erranti a vera conversione e nel tuo Figlio innalzato sulla croce ci guarisci dai morsi del maligno, donaci la ricchezza della tua grazia, perché rinnovati nello spirito possiamo corrispondere al tuo eterno e sconfinato amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo.. .
Prima Lettura 2 Cr 36,14-16.19-23
Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.
DAL SECONDO LIBRO DELLE CRONACHE
In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato in Gerusalemme.
Il Signore Dio dei loro padri mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché amava il suo popolo e la sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi i suoi nemici incendiarono il tempio, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutte le sue case più eleganti.
Il re deportò in Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: «Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni».
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, a compimento della parola del Signore predetta per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro re di Persia, che fece proclamare per tutto il regno, a voce e per iscritto: «Dice Ciro re di Persia: il Signore, Dio dei cieli, mi ha consegnato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e parta!».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 136
IL RICORDO DI TE, SIGNORE, È LA NOSTRA GIOIA.
Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.
Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
«Cantateci i canti di Sion».
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra.
Mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.
Seconda Lettura Ef 2,4-10
Morti per i peccati, siamo stati salvati per grazia.
DALLA LETTERA DI PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.
Canto al Vangelo Cf Gv 3,16
GLORIA E LODE A TE, O CRISTO!
Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio unigenito;
chi crede in lui ha la vita eterna.
GLORIA E LODE A TE, O CRISTO!
Vangelo Gv 3,14-21
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Sulle Offerte
Ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio: aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.
Il significato spirituale della Quaresima
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia,
purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua,
perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa,
attingano ai misteri della redenzione
la pienezza della vita nuova
in Cristo tuo Figlio, nostro salvatore.
E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni
e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo il Signore.. .
Antifona alla Comunione Gv 3,19-21
«La luce è venuta nel mondo.
Chi opera la verità viene alla luce».
Oppure: Sal 121,3-4
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare il nome del Signore.
Dopo la Comunione
O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo di Quaresima – Anno B – 4ª Domenica – 30/03/2003); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
L’AMORE VIENE NEL MONDO E IL MONDO VIENE ALL’AMORE.
Messaggio che ispira e attua Celebrazione e Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Rallégrati, Gerusalemme, e voi tutti che l’amate: comunità che ora accogli il Signore Gesù crocifisso che viene in mezzo a te in persona del sacerdote, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: a metà quaresima cominciate ad assaporare la gioia della pasqua, della liberazione da ogni male. Saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione che viene dall’amore infinito e incondizionato di Dio che vi fa segni della sua presenza.
Nel nome del Padre che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, nel nome del Figlio che ha tanto desiderato mangiare questa pasqua con noi e ci comanda di fare ora questo in memoria di lui, nel nome dello Spirito Santo che ora c’insegna a far memoria, ci fa comprendere e riversa su di noi l’amore di Cristo. Amen.
Signore Gesù, innalzato sulla croce, causa di salvezza per tutti noi, rendici partecipi del tuo amore smisurato per ogni persona. Cristo Gesù inchiodato al patibolo, liberaci da gelosie invidie malizie. Signore Gesù, comunicaci la fiamma della tua compassione che brucia ogni nostro egocentrismo.
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina, amando gli altri come noi siamo amati da te, o Dio, buono e fedele, che mai ti stanchi di richiamare gli erranti a vera conversione e nel tuo Figlio innalzato sulla croce ci guarisci dai morsi del maligno e ci doni la ricchezza della tua grazia, perché rinnovati nello spirito, possiamo corrispondere al tuo eterno e sconfinato amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che avete udito. – Richiamiamo la Parola, aderiamo all’azione dello Spirito.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
“Dio ha mandato il suo Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Giovanni 3,14-21).
L’AMORE DI DIO PER TUTTI GLI UOMINI SI RIVELA NEL FIGLIO UNIGENITO.
Da sempre il Padre ha progettato di mandare il Figlio per salvare il mondo. Gesù non è condannato a morte per un progetto umano, perché all’origine del suo morire per amore c’è l’infinito amore di Dio per l’uomo, quasi un bisogno di Dio di far camminare l’uomo secondo il suo progetto iniziale: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”. L’amore di Dio illumina il senso di tutta la storia: è come un filo d’oro che la oltrepassa tutta. Anche se l’uomo sceglie – e di fatto sceglie – altri progetti, l’amore di Dio per l’uomo non viene mai meno, non può essere mai smentito. Giovanni lo ribadisce rilevando la continuità fra antico e nuovo testamento. Dice: come Dio non ha annullato il suo progetto di salvezza di fronte alla contestazione del suo popolo, ma ha donato guarigione e sanità innalzando il serpente di bronzo che guariva tutti gli ebrei morsi dai serpenti velenosi; così ora Dio offre a tutti gli uomini la salvezza con la croce e la pasqua di Gesù.
Questo dice Gesù stesso a Nicodemo. Uomo stimato, temuto, ossequiato, ma non soddisfatto, Nicodemo vuole vederci chiaro in questo perenne problema di Dio. Gesù gli fa capire finalmente in che cosa consiste il giudizio di Dio, in atto, e che alla fine si manifesta. Gesù gli dice con una forza fuori di ogni discussione: Il giudizio è questo! “Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo non per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. – Giudizio di redenzione e non di condanna, secondo la logica dell’amore infinito di Dio che diventa luce per tutti gli uomini. Ma come redime, come illumina gli uomini Dio in Gesù? Anzitutto Dio manda il Figlio «unigenito», cioè erede di tutto ciò che è del Padre. Gesù non è un uomo come tutti gli altri: è Dio come i Padre. Su Gesù vale la pena scommettere la nostra vita. Dio ama così tanto il “mondo”; intendi: quella parte di noi che non piace a Dio, non corrisponde al suo progetto iniziale e quindi nuoce prima di tutto a noi. Questa parte peggiore di noi Dio ama! Gratuitamente; questa realtà negativa che c’è in noi, in tutti, in chi più in chi meno Dio la ama, non la condanna. Come dire: state attendi a non eliminare questa dimensione vostra che sta dentro di voi, perché io la amo da mandarvi mio Figlio. – Quindi Dio non ha pensato alla nostra parte buona, ma alla parte cattiva, e di sua iniziativa, gratuitamente; non può essere in qualche modo ricompensato per questo da noi. Gesù non viene a emettere sentenze contro questa nostra realtà peggiore; è venuto a salvarla. Se c’è paura di Dio in noi è segno che non abbiamo fatto esperienza dell’amore di Dio per noi (cf 1Gv). Dio ci ama non perché siamo santi: Dio non ha mandato il Figlio a condannare in noi il male. Dio ti ama come sei!
E aggiunge: “Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede, è già stato condannato”. C’è il giudizio di Dio: giudizio personale e giudizio universale. Ma non è come pensiamo noi o come lo fanno gli uomini, che valutano un fatto, lo confrontano con la legge ed emettono la sentenza, di soluzione o di condanna. Il metodo di Dio è diverso. Anzitutto, il giudizio te lo procuri tu, e non sta nel futuro ma nel presente: “Non è condannato”; e sta nel passato: “È già stato condannato”, quindi te lo metti alle spalle. Dio lascia che sia l’uomo a emettere la sentenza. Lui vi aggiunge il suo timbro, la sua conferma. Quindi siamo protagonisti con Dio del giudizio su di noi. Ma ecco il punto: come emettiamo noi la nostra sentenza su noi stessi? Giovanni dice: Secondo che intendiamo giocare la nostra vita: con lui o senza di lui. Non una scelta finta ma sincera e totale. Chi gioca la sua vita con lui, sta allegro. Siamo allegri non perché siamo impeccabili; nessuno lo è. Ma perché abbiamo scelto di stare con lui. Gesù allora fa per noi da giudice e da avvocato! Come giudice sentenzia confermando, come avvocato difende integrando. Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Noi proviamo sicurezza assoluta, perché sappiamo che Gesù vi mette tutto ciò che ci manca. Lui è infinito! E sa vedere in noi ciò che lui ha messo di buono fin dal principio: la sua immagine.
Ecco un esempio di giudizio che uno fa su se stesso: “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie”, cioè la loro scelta non era orientata verso l’umanità come Dio avrebbe voluto. E tu senti come lui vuole tu sia verso gli altri, verso tutti; come lui verso di te, il condono totale: come io così anche voi, perdòno oltre i dieci comandamenti. “Chiunque infatti fa il male – cioè non mi lascia continuare a perdonare con il suo cuore, anche se limitato – odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere” di non scelta per me. “Ma chi opera la verità – cioè me, Gesù – viene alla luce – cioè a me – perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”. Chi opera Gesù Cristo, viene a Gesù Cristo. Io adesso ho sentito questa Parola di Gesù e scelgo per lui, oggi, perché sento che è bello. Lo stesso faccio domani e dopodomani. Mi faccio la mentalità di Gesù, opero Gesù Cristo Verità, e vado verso Gesù Cristo Luce. Io modifico me stesso. Posso dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Sono sempre più me stesso, in Cristo, a sua immagine e somiglianza.
Richiamiamo la Profezia: portata a compimento in Gesù.
Esilio e liberazione manifestano l’ira e la misericordia del Signore (2 Cronache 36,14-16.19-23).
LA STORIA RIVELA CHE DIO AMA OGNI PERSONA, ED È FEDELE AL SUO AMORE.
Dio ama il suo popolo: “Tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà…; e il Signore Dio dei loro padri mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché amava il suo popolo e la sua dimora”. Tutti peccano, Dio progetta come correggerli e aiutarli, perché ama il suo popolo e la sua dimora. L’amore di Dio per il suo popolo è l’angolo di visuale da dove l’autore sacro delle Cronache e poi l’evangelista Giovanni e in fine ogni comunità cristiana, noi qui ora, oggi leggiamo l’intera storia dell’antico e nuovo Israele. Tutto è visto in rapporto a Dio che tutto opera in favore dell’uomo, da sempre. Non una storia di idee, quindi, ma un’evoluzione del rapporto d’Israele con Dio, nelle istituzioni: culto, sacerdozio, tempio, preghiera, osservanza del sabato; e nell’esistenza concreta: l’esilio non come segno della superiorità militare babilonese, ma conseguenza dell’inosservanza del sabato: «Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni». Anche il ritorno a Gerusalemme non è per la forza dei persiani di Ciro su Babilonia, ma per l’intervento di Dio che fa grazia e porta Israele in patria. Perché tutto questo? Per la fedeltà.
Ecco l’altro aspetto della rilettura della storia d’Israele da parte dell’ispirato autore delle Cronache: Tutta questa storia perché Dio è fedele al suo progetto sull’uomo. Quindi: storia letta in rapporto a Dio che ama il suo popolo, e storia che mostra Dio fedele al suo progetto d’amore sul popolo prima esiliato, poi rimpatriato. Progetto che inizia dalla creazione, si sviluppa con l’elezione, l’alleanza, la liberazione dall’Egitto e il dono della terra. Unico ostacolo al progetto di Dio è il peccato dell’uomo nel senso di “fallire il bersaglio”, sbagliare la meta, non riuscire nel progetto. Il brano della prima lettura di oggi riporta la storia de questo fallimento nel concretizzare il progetto di Dio: “Tutti… moltiplicarono le loro infedeltà”. Dio però rimane fedele al suo progetto di amore per ciascuna persona, opera delle sue mani, e per tutto il popolo, andato e tornato dall’esilio: non possono andare perduti, è progetto del Signore che rimane per sempre.
Con questa pedagogia di amore Dio intende convincere il suo popolo a non peccare, così che il Signore possa continuare a offrirgli benedizione e prosperità. Con la rivelazione di questo intento del Signore si chiude la rilettura della storia fatta dall’autore delle Cronache ispirato da Dio, che vuole rinnovare tutto un popolo con il ritorno alla custodia della promessa di Yhwh nella fedeltà. Vivendo attenti alla voce dei profeti che parlano in nome di Dio, gli israeliti possono sperare di vivere prosperi in pace. Lo dimostra la storia di un Dio che li ama.
Richiamiamo la Realtà: che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
“Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia” (salmo 136).
DIO, RICCO DI MISERICORDIA, CI PARTECIPA LA SUA MISERICORDIA IN CRISTO.
È lui, Gesù, che è innalzato sulla croce per la salvezza di ogni uomo. È lui il maestro dell’umanità, il Redentore, la manifestazione dell’amore e dell’infinita bontà di Dio Padre. Piange alla vista di Gerusalemme che non ascolta e va incontro alla rovina. Ma Gesù ci conosce, ci ama e ci trasforma.
Sulla croce è deriso, come Israele sui fiumi di Babilonia, Gesù, compagno e amico della nostra vita. Uomo del dolore e della speranza, Gesù siede stanco al pozzo di Sikar, pane e fonte d’acqua viva per la nostra fame e la nostra sete, lui, nostro pastore e conforto, nostro fratello.
A braccia aperte sulla croce Gesù non lascia cadere il suo ricordo di noi, non gli si attacca la lingua al palato, ma parla al Padre e intercede per noi, ci mette al di sopra di ogni sua gioia.
Noi tutti ne abbiamo sentito parlare. E a tutti e a ciascuno è importante ripetere che Gesù Cristo è l’alfa e l’omega, il principio e la fine: il centro del nuovo mondo, il segreto della storia, la chiave dei nostri destini, il senso della nostra vita, il centro della nostra comunità cristiana, Cristo Gesù, salvezza discesa dal nostro Padre celeste, immagine dell’infinito amore per noi uomini.
Ogni momento della nostra vita risuoni questo annuncio per tutta la terra.
Richiamiamo l’Apostolo: che descrive il discepolo di Gesù.
“Morti per i peccati, siamo stati salvati per grazia” (Efesini 2,4-10).
PARTECIPIAMO ALLA MORTE, RISURREZIONE E GLORIFICAZIONE DI CRISTO.
Accanto all’amore ecco l’immagine ruvida della croce, ecco come Cristo ha manifestato il suo amore per il mondo: un amore che è andato fino alla fine, fino a donare tutta la vita, per amore, per salvare gli uomini. Dio è «ricco di misericordia»: pretende ciò che possiamo dare secondo i suoi doni, tutto il resto ce lo condona. «Per grazia infatti siete stati salvati », non per merito. Dio non ci chiede di essere impeccabili, ma santi, cioè che promoviamo la vita in noi e intorno a noi, ad ogni livello, aiutando gli altri a fare lo stesso.
«Con lui», Cristo, nel battesimo siamo morti, risorti, regniamo: il giudizio è rimasto alle spalle. Siamo tutt’uno con Cristo, realtà già operante in noi. Comprendiamo che la salvezza non è cosa nostra, ma dono gratuito, esclusivo di Dio: per grazia siamo stati salvati, cioè, Dio pretende da noi la scelta per Cristo, una crescita verso di lui, come dice Giovanni nel vangelo, secondo le nostre possibilità, con sincerità. Il resto lo aggiunge lui, il Padre per Cristo. Ecco la grazia.
«Siamo opera sua ». Le opere buone in Cristo sono una faccenda che ci riguarda. Stanno alla nostra portata, costituiscono un affare che tutti comprendono. Con esse riusciamo a spargere in mezzo agli uomini qualche segno luminoso di quel Dio che ha tanto amato il mondo, cioè quella parte di noi stessi che non piace a Dio, e non ha ancora smesso di amarlo anche tramite noi, cioè dandoci la capacità di cambiare, lasciando che la sua parola ci travasi i suoi sentimenti. Quando facciamo il bene in virtù di Cristo che si rende presente in mezzo a noi, riusciamo a distribuire almeno qualche spicciolo di bontà prelevata dal tesoro inesauribile di quel Dio, ricco di misericordia, che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. Questo Gesù allora è il sole di salvezza che è venuto non per giudicare il mondo, ma per salvarlo, cioè cambiarlo con la sua parola; è la luce vera che illumina ogni uomo, creato in Cristo per le opere buone che possiamo praticare perché Dio ci aiuta.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi. Nei Tre Riti si muove. Ora, per esempio, offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Carichi del profondo amore di Dio per noi, amore che supplisce la nostra incapacità, e ci mette in grado di scegliere e operare per il bene nostro e degli altri. Allora “ti offriamo con gioia, Signore, questi doni per il sacrificio”. Duplice sacrificio: quello ci Cristo e il nostro unito da Cristo al suo. «Aiutaci a celebrarlo con fede sincera e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo». Celebrarlo in questa messa che ce ne fa prendere coscienza, e offrirlo con la continuazione di una scelta iniziata ora qui e continuata nella vita concreta con l’aiuto agli altri o alle membra di Cristo intorno a noi. Anche questo sempre «Per Cristo nostro Signore », mediante lui, inseriti in lui col battesimo.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
ringraziamo e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, che innalzato sulla croce, ci guarisce dai morsi del maligno. «Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa, attingano ai misteri della redenzione
la pienezza della vita nuova in Cristo tuo Figlio, nostro salvatore». Noi, fedeli, scegliamo per grazia di andare verso Cristo. Ci viene aggiunta la gioia, la purificazione nello spirito, la preghiera assidua, la carità operosa, per grazia: in una parola, la vita nuova in Cristo. è un’esperienza che ci suscita un profondo sentimento di gratitudine e di lode.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il pane e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo: compie ogni santificazione. Gesù in mezzo a noi, fa splendere su di noi la tua luce, o Padre.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a donare se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù: luce di amore per i fratelli, apre a noi il cammino verso di te, ci trasforma interiormente con l’assimilazione dei suoi sentimenti, mediante la sua parola, i suoi gesti, la sua persona, per l’azione dello Spirito Santo che ci trasforma in un solo corpo in Cristo mediante Cristo che salva o completa l’opera in chi sceglie per lui e va verso di lui.
Intercediamo per tutti in Cristo che intercede per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo: con-vivificati, con-risuscitati, con-assisi in lui nella tua luce. Anche questo avviene per grazia, cioè per la completezza dell’opera in noi da parte di Cristo che supplisce a tutto ciò che manca in chi lo sceglie sinceramente e diventa luogo riservato a lui, che può operare in noi a favore di tutti.
Glorifichiamo perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità in Cristo e nello Spirito Santo, che sempre ci rinnova. Diventiamo gloria di Dio per quella parte di noi che evidenzia l’opera di Dio in atto in ognuno di noi.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, perdonaci quando ci sentiamo assoluti mentre siamo membra gli uni degli altri e tutti abbiamo bisogno di tutti, attingendo dall’unica fonte che è nostro capo e Signore, Cristo Gesù. Donaci unità e pace di chi opera in Cristo Luce per la grazia di aver scelto Cristo Verità. Allora saremo come una città salda e compatta, che attira l’attenzione di tutti, risveglia le potenzialità poste in tutti da te, Signore, secondo il tuo progetto per il bene comune. Allora scaturisce la lode al tuo nome santo, Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, cioè di quella parte negativa di noi, che ami e insegni anche a noi di amare, cioè di lasciare che tu la corregga, la cambi secondo la tua immagine in noi: donaci la tua pace, “dì soltanto una parola e io sarò salvato”, perché il scelgo te.
O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, corredato della tua immagine per divenire simile a te di fronte al Padre; fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto, supplendo a quanto manca in chi ti ha più caro di tutto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore. Rendiamo grazie a Dio, per la forza dell’Eucaristia che aumenta la nostra comunione con tutti nel Padre e nel Signore Gesù.
Usciamo da questa assemblea come “opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone” di Dio. La prima opera bella di Dio e saper vedere la storia alla luce del suo amore fedele verso tutti; quell’amore che sa adoperare vizi e difetti degli uomini per i risultati che Dio vuole, come ci mostra l’autore ispirato del libro delle Cronache.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Luce:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: luce naturale, prima creatura di Dio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: luce della parola, che richiama, rinnova, risplende e fa gioire Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: luce di Gesù, che viene e illumina il mondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: luce di Nicodemo, che viene alla luce custodendo la parola di verità;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. luce di tutta l’umanità, che nella luce del Figlio vede la luce del Padre.