26-09-2004-Ordinario-C-dom26

26/09/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 26 DOMENICA – 2004

Dieci minuti di preghiera con la chiesa.

26ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 26 Settembre 2004
BEATO CHI ACCETTA DI VEDERE E AIUTARE GLI ALTRI.

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, fa’ che nulla ci sia più caro di te! Donaci di accogliere la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu ci dici quanto stai attuando nella nostra esistenza, continuazione della tua storia (Vedi testo in LETTURE)..

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso “Bella Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggiamo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo che oggi dice:
Beati voi che ora avete fame, dice il Signore, perché sarete saziati.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la sposa, cioè con quanti danno voce al tuo Spirito, aderiamo a te e acclamiamo: “Vieni, Signore Gesù!”, e continua ad attuare in noi ciò che tu hai compiuto in te stesso. Noi non siamo in grado di fare ciò che dici e che dobbiamo operare; per questo, venendo tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), e aggiungi (Antifona alla Comunione):
Il povero fu portato dagli angeli nel seno di Abramo, il ricco nell’inferno tra i tormenti.

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: impara ad ascoltare e confidare in Dio.
Un uomo ricco vestiva di porpora e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro (= Dio mio aiuto), giaceva alla sua porta, coperto di piaghe.
L’uso appropriato dei beni terreni è indicato dall’atteggiamento dell’amministratore che “si salva accogliendo i poveri nella comunità dei suoi beni” (vedi domenica scorsa); e l’uso non appropriato dei beni è indicato dall’atteggiamento del ricco che “si perde non comunicando la sua ricchezza” (vangelo di oggi). Il ricco non vede il povero che sta alla sua porta. Gesù ci vede e venendo in noi dice a ciascuno: Oggi mi rendo presente in atto di renderti capace di vedere e aiutare gli altri, partecipare alla mia vita definitiva, nel simbolo del “mendicante che giace alla tua porta” e bussa: sono io; ti chiedo una briciola di pane, per darti in cambio me stesso, sotto le specie del Pane, del Povero e della Parola che ti rende capace di vedere me nel Pane e nel Povero. In te e tramite te che mi accogli, poi, continuo a condividere me stesso con gli altri. Anzitutto ti do luce e ti libero dalla cecità che t’impedisce di vedere gli altri.
Il ricco è cieco di fronte al povero Lazzaro. Non pensa, non riflette, non si accorge di lui. Spreca i doni di Dio e non ne approfitta, non sa ricavarne nulla: lascia passare le occasioni favorevoli per crescere, essere solidale, farsi un vero nome.
Lazzaro è senza cibo e senza vestito, è ricoperto di ulcere e circondato dai cani, è simbolo della sofferenza umana, ma Dio è certamente dalla sua parte, come ricorda tutta la bibbia e come ricorda anche il suo nome: Lazzaro è una abbreviazione di Eleàzaro e significa «Dio aiuta».
– Beato chi è mosso dal tuo Spirito a condividere i propri beni con gli altri, Signore.

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: con Lazzaro entra nel banchetto del Padre.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
La teoria tradizionale della “retribuzione” riteneva che la ricchezza e il benessere fossero segni della benevolenza di Dio e della giustizia di una persona, in questo caso, del ricco. Gesù rivela che non è così, anzi: la ricchezza può essere fonte di separazione da Dio e dagli altri. Il ricco che non usa la ricchezza per procurarsi amici, che l’accolgano nelle dimore eterne, si costruisce una dimora di tormenti.
Il torto del ricco non è di aver maltrattato, sfruttato, disprezzato Lazzaro, ma di non aver fatto niente per lui; alla fine della sua vita, Gesù gli può dire: «Avevo fame e non mi avete dato da mangiare». È il peccato di omissione che esclude il ricco dal regno. Il ricco si è lasciato sedurre dalla ricchezza e dai piaceri della vita (Lc 8,14), ostacoli che possono soffocare la parola di Dio e impedirle di giungere a maturazione. Il ricco ha dimenticato che le sue ricchezze sono un dono di Dio da condividere con gli uomini, figli di Dio e quindi suoi fratelli: non ha visto le necessità degli altri. – Dopo la sua morte, questa assenza di condivisione e di comunione si perpetua, viene rispettata: perdura l’abisso che separava il ricco da Lazzaro. L’eternità non rovescia la situazione presente, ma la spiega e commenta. I «guai» detti da Gesù ai ricchi: «Guai a voi, ricchi; guai a voi, che ora siete sazi; guai a voi, che ora ridete (Lc 6,24-25) sono lamenti di Gesù per la loro sorte. – Donaci, Signore, di non lasciar cadere in vano la tua incessante preghiera al Padre per noi.

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: con Lazzaro compie il bene nel tempo opportuno.
Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
Lazzaro è consolato (parakaleitai), ha lo Spirito Santo Consolatore (stesso verbo: Paraclito). Il ricco nei tormenti chiede una goccia d’acqua proprio tramite Lazzaro: chiede una goccia di consolazione. Tormento più grande non può avere il ricco, che proprio da Lazzaro, ignorato, si attende una goccia di consolazione. Dio in Gesù ha sete di consolare la samaritana e tutti, dicendo: “Venite a me voi tutti, affaticati e oppressi, troverete ristoro”. E in ogni uomo c’è la sete di essere consolato. Il povero è consolato; il ricco può essere consolato non ignorando il povero. Ma ci viene detto che in tanta ricchezza festosa ci può essere una tristezza infinita, senza una sola goccia di consolazione proveniente da Dio, presente nel povero, che parla nella persona del povero, che richiama a noi la sua presenza in ogni modo, perfino nella situazione umanamente più sfortunata, come quella del povero Lazzaro.
Dio “parla” ai ricchi tramite i “poveri”, e dice: Condividendo i beni che io vi concedo, vivete. – Chi non ascolta, ha fin d’ora la pena dell’esilio. Il tempo perduto non si può ricuperare. Con la sua Parola e la sua azione Gesù intende scuoterci perché lo accogliamo con imperativi di adesione (vedi Preghiera Eucaristica: Santo, Santo, Santo – Santifica – Lo Spirito riunisca – Ricordati, rendi perfetta, ammetti, abbi misericordia, donaci, – a te ogni onore e gloria) e possiamo ricuperare il «benessere divino» nel tempo che egli intende prolungarci, intercedendo presso il Padre con le parole: “Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai” (Lc 13,8s). Ogni anno è un dono dell’intercessione di Gesù, ma alla fine, dopo la morte, l’assenza di condivisione e di comunione si perpetua: Dio rispetta le decisioni dell’uomo che egli ha creato libero; Dio ha massima stima delle sue amate creature. L’abisso che separa il ricco da Lazzaro non si può più colmare. Non basta appartenere a un popolo o a una istituzione religiosa per essere salvi. Decisivo è invece il modo in cui si vive. L’aldilà non rovescia la situazione presente, ma la evidenzia. La parabola spiega e commenta i «guai» = i lamenti di Gesù sui ricchi che non usano bene le ricchezze come suggerisce lo Spirito di Dio: «Guai a voi, ricchi; guai a voi, che ora siete sazi; guai a voi, che ora ridete» (Lc 6,24-25). Fondamentale per l’evangelista Luca quindi è la condivisione dei beni, la solidarietà degli uomini, tutti figli di Dio. – Grazie, Signore, per il «Dono» dello Spirito che c’insegna a usare bene tutti i suoi «doni».

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: compie tutta la parola di Dio.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
Il ricco parla con Abramo, padre di tutti i credenti: mostra di conoscere la storia della salvezza. Ma se il ricco non fa ciò che già conosce della parola di Dio, cioè l’attenzione al bisognoso, la condivisione delle ricchezze, perde la fiducia nella stessa parola di Dio. Credono nel Signore Risorto coloro che soccorrono i bisognosi che sono in mezzo a loro. Come è scritto in Atti: «Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù… Infatti tra loro nessuno era bisognoso, perché…» la ricchezza «veniva distribuita a ciascuno secondo il bisogno» (Vedi Atti 4,34s).
Ti educo a fare attenzione agli altri, a tutti, rappresentati nei cinque fratelli; ti mostro come invitarli ad ascoltare, non storie miracolistiche di chi parla dall’aldilà; ma la parola dell’unico Risorto che non muore più, compimento delle promesse dell’Antico Testamento.
Gesù è risuscitato dai morti. Alcune donne credono, le guardie, i sommi sacerdoti e gli anziani non credono: «Mentre esse (le donne) erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi» (Mt 28,11-14). Il denaro della mafia vale più di Gesù risorto!
– Signore Gesù, Verbo di Dio incarnato, vero Povero presente nel “Fatto” di Lazzaro; e vero Mosè, tu sei il Risorto che ha seminato in noi la “Parola” capace di salvare le vostre anime; fa’ che ti accogliamo con docilità e siamo salvi, Signore.

Beati i poveri in Spirito: mossi dallo Spirito.

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: non sparla ma piange e gioisce con chi piange e gioisce.
«Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Sdraiati su letti d’avorio e sui loro divani dorati mangiano, canterellano al suono dell’arpa, si pareggiano a David; bevono e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi».
Si descrive la società dell’opulenza in termini coloriti, ma per sottolinearne l’unica colpa: «Della rovina di Giuseppe non si preoccupano». Esattamente quello che si rimprovera al “ricco, che vestiva di porpora e bisso e tutti i giorni banchettava lautamente”, ma di Lazzaro non si era mai curato.
Dice Abramo ”Hanno Mosè e i profeti”. Queste sono le vie di Dio. Mosè ha parlato, a questo riguardo, soprattutto nel Deuteronomio, intriso tutto di delicatezza nei riguardi del povero. Sta scritto in Deuteronomio: “… non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; … Dagli generosamente e, quando gli darai, il tuo cuore non si rattristi; perché proprio per questo il Signore Dio tuo ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano. Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese” (Dt 15, 7-11).
Successivamente la riflessione sapienziale elaborerà questo brano e precisa: “Tuttavia sii longanime con il misero, /e non fargli attender troppo l’elemosina. /Per il comandamento soccorri il povero, /secondo la sua necessità non rimandarlo a mani vuote. /Perdi pure denaro per un fratello e amico, /non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra./Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell’Altissimo; /ti saranno più utili dell’oro. /Rinserra l’elemosina nei tuoi scrigni/ed essa ti libererà da ogni disgrazia. /Meglio di uno scudo resistente e di una lancia pesante, /combatterà per te di fronte al nemico.” (Sir 29,8-13).

Beati i poveri in Spirito: mossi dallo Spirito.

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: è trasformato in uomo di Dio.
Carissimo, tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Paolo e Timoteo sono segno della Chiesa, dell’umanità intera, che ascolta e confessa il Signore. Gesù aggiunge per bocca di Paolo a Timoteo: Ti dico che cosa intendo continuare a fare io in te e tramite te, che mi accogli in questa celebrazione: Dono me stesso a tutti e a ciascuno. Fate questo in memoria di me. Questo è il mio comandamento. – Fa’ che annunziamo il tuo amore fino al dono totale di te stesso, Signore, e proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa dell’incontro definitivo con te.

Beato chi accetta di vedere e aiutare gli altri: eredita con Lazzaro la vita definitiva.
Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico Sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità, che abita una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.
Nella sua povertà davanti a Pilato, Gesù “manifesta” di essere l’Unico Signore, l’Immortale, la Luce per tutti. Gesù, Dio fatto uomo, povero e bisognoso per arricchire noi con la sua povertà, agire tramite noi, ci fa così partecipi della sua azione creativa e salvifica. Condivide veramente con noi uomini la sua divinità. – O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, aderiamo in tempo alla tua Parola, condividiamo i tuoi doni con gli altri, credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno: diventiamo partecipi della felicità eterna. Amen.

Beati i poveri in Spirito: mossi dallo Spirito.

PREGHIERA EUCARISTICA
Per mezzo di te, Signore Gesù, rendiamo grazie al Padre per quanto operi in noi (Preghiera Eucaristica), e diciamo: “Suscita”. La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Beati i poveri in spirito,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Signore e Sovrano fatto uomo Povero;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
il Cristo, venendo nella tenebra, ci porta la Luce inaccessibile;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
con i suoi mali di Povero ci ha fatto passare alla gloria;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
per l’intercessione di Gesù, il Povero tornato in seno a te;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
dall’umanità affamata di te e saziata in te per mezzo di Cristo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Povero:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il povero, Lazzaro che giace alla porta: è parola di Dio per il ricco epulone;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il povero, Mosè, Profeti e Giuseppe in rovina: è parola di Dio per i capi d’Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il povero, Gesù uscito dal seno del Padre e fatto uomo: rivela l’amore di Dio per tutti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il povero, Paolo, Timoteo, ogni uomo: manifesta l’amore di Dio per noi;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il povero, l’umanità splendente di Cristo morto e risorto: completa l’amore di Dio per l’uomo.

Preghiamo:
O Padre, che nella tua provvidenza hai mandato il tuo Figlio fatto uomo Gesù di Nazaret, da ricco divenuto povero per arricchire noi con la sua povertà; volgi sempre il tuo sguardo benevolo sul popolo che in te confida. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).