27/05/2012 – T. PASQUALE – ANNO B – PENTECOSTE – VIGILIA – 2012
Preparazione alla celebrazione della messa nel rito e nella vit.
DOMENICA DI PENTECOSTE.
Messa Vespertina nella Vigilia.
27 Maggio 2012
Ci Raccogliamo
davanti al Signore Gesù, Dio fatto uomo, che si dona, muore, risorge, effonde lo Spirito (Nota 1).
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Amerai il Signore Dio tuo con tutto te stesso. (Ascolta N. [tuo nome]; ascolta, Chiesa che sei in.. [nomi di parrocchie, comunità, famiglie. Le presentiamo al Padre come membra di Gesù che vive presentandogli tutta l’umanità. Gli presentiamo in Cristo anche singole persone: ascolta N. [nome d’una persona]. E tutti, con disponibilità, accogliamo la nostra esistenza quotidiana in Cristo, dicendo):
Eccomi, Signore, aiuta tutti, come ora aiuti noi ad ascoltarti.
Leggiamo
«il formulario liturgico della messa corrispondente», dall’Ingresso a Dopocomunione, secondo le disposizioni della chiesa (nota 2). Cogliamo una parola contestualizzata, (vedi sotto: «Rileggiamo»), da ripetere alla venuta del Signore nella giornata.
Rileggiamo
i testi, cominciando dal vangelo, dove Gesù, Buona Notizia, parla di se stesso,
“Compimento” delle promesse della prima lettura veterotestamentaria, “Fondamento”
della Chiesa nella seconda lettura (vedi Principi e Norme per l’uso del Lezionario e del Messale Romano).
Rileggiamo, quindi, vangelo, I-II lettura in rapporto al vangelo, e Salmo Responsoriale.
VANGELO (Gv 7,37-39)
Struttura. Un’unità ben compatta in tre parti. Al centro il grido di giubilo di Ge¬sù nell’ultimo giorno della festa.
Il grido di giubilo del Signore.
“Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: “Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me”». Compimento della storia dell’A.T., quindi segue:
La cita¬zione veterotestamentaria.
“Come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno”, spiegato da Gv.
L’annotazione dell’evangelista: “Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui; infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato”. Gesù attualizza l’Alleanza e abilita i discepoli a fare lo stesso.
Messaggio.
Al centro sta l’immagine dell’acqua, simbolo dello Spirito Santo. Gesù, infatti, è colui che possiede l’acqua viva e dal suo seno sgorgheranno fiumi di quest’acqua sui suoi discepoli (cfr Gv 7,37-39). La 1ª lettura, con le immagini e figure messianiche che riporta, ci aiuta a capire come tutto questo s’è realizzato in Cristo, Capo e Membra.
1° Il Signore Gesù è fonte «d’acqua viva»: immagine dello Spirito, che egli manda dal Padre.
“Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura: fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”, è il grido di Gesù: una frase con molte interpretazioni. (nota 4).
Le parole di Gesù: “Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me”, si sono in lui pienamente realizzate. Il tempo pasquale finisce con la piena attuazione di questa profezia di Isaia (nota 5), e di altri testi veterotestamentari, come in Geremia:“Essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva …” (2,13), in Zccaria: “In quel giorno … acque vive sgorgheranno da Gerusalemme”, simbolo di Gesù, Capo e Membra (14,8), e l’analogo testo di Ezechiele, l’acqua dal tempio, raffigurante Gesù e le sue pietre vive che sono i fedeli (cfr 47,1-12). Il Signore intende annunciare che è iniziato il tempo dello Spirito. L’acqua viva, infatti, è lo Spirito. La liturgia mostra Gesù come «fonte» nel vangelo; e la prima lettura, nei suoi quattro testi, mostra Gesù, fonte, nei suoi discepoli (v. 39).
Dopo il grido di giubilo, viene capìta l’importanza della Persona di Gesù: egli è un profeta (v. 40), è il Messia, il Cristo (v. 41). La sua vera iden¬tità però non viene del tutto compresa. Solo dopo l’evento «morte-risurrezione-ascensione» la persona di Gesù verrà compresa in tutta la sua ricchezza umano-divina, manifestata nella Chiesa mediante lo Spirito.
Solo compiendo un itinerario di «fede verso Gesù» («avere sete» e «andare» sono verbi che indicano un itinerario di fede), l’uomo può ricevere da Cristo stesso lo Spirito e testimoniarlo. Il credente si abbevera – come il popolo nel deserto – alla roccia che è Cristo (cf.1Cor 10,4) e ne diventa, insieme allo Spirito, mezzo: Gesù dice, quindi, che noi faremo molto più di lui.
Gesù al battesimo ha ricevuto lo Spirito per la sua nuova missione, e con lo Spirito ha operato tutto ciò che sta nel vangelo. Anche noi riceviamo lo Spirito, perché continui ad operare in noi ciò che ha fatto in Cristo. La Pentecoste dunque non è un regalo a piacimento, come un anello, un ornamento da mettere al dito; lo Spirito è Dio stesso in noi: continua l’opera di Cristo. C’è una logica: essere discepoli di Cristo significa rapportarsi nei confronti degli altri (giovani, vecchi, sani, malati, uomini, donne) come lui si è rapportato. Noi continuiamo la sua opera; non sarà perfetta come la sua; mai, finché siamo qui in cammino verso di lui, sulla terra; ma, dal momento che dico, coscientemente: il mio modello è Cristo; tutto ciò che faccio, lo faccio in qualche modo, per opera dello Spirito, che incarna in me il suo stile. Questo comporta, principalmente, divenire cosciente d’essere fatto membro di Cristo, battezzato da lui, immerso da Cristo in Cristo, opera di sua iniziativa, con il dono a ciascuno di poterla avvertire e accogliere: “Non sono più io che vivo; ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Posso avvertire l’opera sua e, con gioia, lasciarlo operare in me. Ci troviamo di fronte ad una Pentecoste in atto, che è «continuazione della missione di Cristo», testimone e «segno della sua presenza» (= gloria).
In particolare, a questo proposito, Paolo ci esorta, scrivendo ai Filippesi: Aiutatevi a vicenda a compiere tutto in Cristo che ha dal Padre il primato assoluto su ogni cosa: «Per questo Dio l’ha esaltato, perché ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è il Signore” a gloria di Dio Padre»(2,9-10); ai Romani dice: “Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo” (15,5); scrivendo ai Tessalonicesi: “Confortatevi a vicenda, edificandovi gli uni gli altri, come già fate” (1Tess 5,11); infine dice ai Colossesi: “Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre” (3,17).
Lo Spirito è Spirito di verità, è Consolatore, è Datore di vi¬ta: Come ha risuscitato Cristo Signore, farà risorgere anche noi, e ce ne fa fare piccole esperienze fin d’ora: «E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).
2° Il Signore Gesù ci manda dal Padre lo Spirito, per continuare in noi la sua missione di «fonte dello Spirito». È importante la promessa di Gesù: “Riceverete lo Spirito Santo…”. Richiama la promessa fatta all’ascensione (1ª lettura di dom. scorsa). Gesù lo dice con chiarezza all’ultima cena quando promette l’altro Consolatore, il Paraclito che ci difende e ci fa operare grandi cose; dice: “Voi farete cose più grandi di queste” (cfr vangelo del giorno):
Miracoli hanno fatto i santi! Hanno portato la parola del vangelo a quasi due miliardi di persone, cristiani di cui un miliardo cattolici. Gesù non ha portato il vangelo a tanti così! Gesù ha predicato solo due anni e mezzo in Israele.
3. Il Signore Gesù ci manda lo Spirito, che opera efficacemente in chi lo riceve.
Facciamo un passetto ulteriore. Osserviamo come lo Spirito di Dio non viene in noi semplicemente per continuare l’opera di Cristo, come dei manichini. La Prima Lettura, composta di quattro testi, approfondisce la densità della Pentecoste, ne rileva quattro frutti di partecipazione in noi per opera della Spirito.
PRIMA LETTURA. Quattro testi dell’A.T. (Gen 11,1-9; Es 19,3-8a.16-20b; Ez 37,1-14; Gl 3,1-5]) che
parlano dello Spirito di Cristo creatore, rivelatore, segno dell’epoca messianica definitiva, datore di vita, realizzatore della risurrezione di Cristo e dei suoi discepoli e molto altro.
Primo brano dell’Antico Testamento: la Torre di Babele (Gen 11,1-9).
Lo Spirito a Pentecoste porta comunione dov’è disgregazione.
In chi lo riceve, lo Spirito opera come in Gesù: “Fiumi d’acqua viva sgorgano dal suo seno”. È il primo frutto dello Spirito, che Gesù ci manda dal Padre: a Pentecoste c’è comunione d’intenti e di linguaggio. L’opposto della disgregazione, per ciò che quegli uomini hanno voluto fare a Babele: «chiamata tale perché si confuse la lingua di tutta la terra» (Gen 11,1-9), costruendosi una torre, per due motivi: per farsi un nome; e per non disperdersi su tutta la terra (cfr v. 11). Due facce della stessa medaglia, due aspetti dello stesso peccato:
«Vogliono Farsi un nome».
Farsi un nome non significa diventare famosi, ma essere indipendenti da tutto e da tutti (nota 9).
Il criterio di questi uomini che costruiscono una torre è: non dipendere da nessuno, neanche da Dio.
Quando le persone si staccano dall’unico principio, succede che ciascuno è dio di se stesso, e non è più possibile capirci (nota 10). Quindi, non robot, e neppure sostitutivi di Dio; ma, «tralci nella vite».
Non vogliono disperdersi su tutta la terra.
È l’altro grave peccato, simboleggiato dalla torre di Babele: è aver disobbedito a Dio, che aveva comandato di diffondersi su tutta la terra, e dominare su tutti gli animali (nota 11).
Lo Spirito di Gesù compie in Cristo l’Alleanza unilaterale fra Dio e il suo Popolo.
Il secondo brano per la prima lettura (vedi nota 12) è l’Alleanza bilaterale del Signore al Sinai: «Il Signore discese» per fare alleanza con gli ebrei ai piedi del Sinai (Es 19,3-8a,16-20b). Gesù attualizza, invece, un’Alleanza unilaterale fra Dio e il suo Popolo, nella sua persona (unione Ipostatica: in Gesù l’umanità e la divinità sono unite indissolubilmente): «vite e tralci», «una cosa sola» (dom. 5ª), «come il Padre ha amato me , io ho amato voi» (dom. 6ª). Frutto nei discepoli che, per opera dello Spirito, accolgono Gesù, cosicché “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”: di Gesù Capo e Membra.
Risurrezione delle membra di Cristo alla sua stessa vita divina.
Il terzo brano della prima lettura, tratto dal libro di Ezechiele (c 37: Ezechiele svolge il suo apostolato nel 500 a C., un po’ a Gerusalemme, resto in esilio. Presupposto per comprendere la parabola delle ossa aride: vedi Nota 13): “Ossa inaridite, infonderò in voi lo spirito, e rivivrete”; profezia realizzata in Cristo Gesù. La Risurrezione è il terzo frutto dello Spirito in chi crede nel Signore Gesù, cosicché “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno” = dal battezzato in Cristo, che rivivrà in lui come lui.
Certezza di risurrezione per opera dello Spirito «in ogni persona umana», senza eccezione. Il 4° brano della I lettura: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo» (Gl 3,1-5; Nota 14), contiene la profezia che si realizza in ogni membro di Gesù. È il quarto frutto dello Spirito in chi crede nel Signore Gesù, e sperimenta che “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”.
SALMO RESPONSORIALE: con quattro ritornelli qui riuniti, uno per ogni profezia realizzata in Cristo,qui richiamata.
1°: Lo Spirito a Pentecoste porta comunione dov’è disgregazione.
Su tutti i popoli regna il Signore. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra – Benedici il Signore anima mia.
2°: Lo Spirito di Gesù compie in Cristo l’Alleanza unilaterale fra Dio e il suo Popolo.
.La grazia del Signore è su quanti lo temono – L’amore del Signore è da sempre e per sempre.
3°: Risurrezione delle membra di Cristo alla sua stessa vita divina.
Rinnovami, Signore, con la tua grazia – Crea in me, o Dio, un cuore puro (= ricco di vita piena).
4°: Certezza di risurrezione per opera dello Spirito «in ogni persona umana», senza eccezione. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra – Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
SECONDA LETTURA (Rm 8,22-¬27),
presenta la vita della comunità di Gesù in atto. Ora l’accenniamo; l’approfondiremo l’anno prossimo.
Ciascuno è dimora dello Spirito che ci educa a divenire simili a Cristo, nostro Capo. Paolo ci dice come tutto questo si attua nella nostra vita: “Lo spirito intercede per noi con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito – che scaturisce da Gesù e dai suoi fedeli nei quali Gesù opera – poiché egli, lo Spirito, intercede per i credenti secondo i disegni di Dio” (Rm 8,22-27).
“Fratelli, sappiamo bene che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto”. Tutta la creazione geme; siamo embrioni. Nel seno materno stavamo bene, e uscendo, passando da là al di qua, abbiamo sofferto. Anche questa nostra vita è come dentro un grande sacco miotico, che si chiama storia, e ci prepara a un’altra vita: “Fratelli, sappiamo bene che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto”.
“Essa non è la sola, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente, aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo, perché nella speranza noi siamo stati salvati”. Cioè, nella certezza: quindi, noi siamo «sicuramente salvati», perché attendiamo che questa salvezza si manifesti: “Allo stesso modo anche noi… secondo i disegni di Dio”, in tutto ciò che facciamo. Ogni cosa è importante. Noi ci mettiamo i nostri giochi politici, di cui siamo capaci. Ma, il prodotto finale non è frutto delle nostre buone intenzioni. Chi dirige la nostra vita è lo Spirito. Se noi siamo ciò che siamo, è perché lo Spirito ha voluto così. Nati ora e non prima, qui e non altrove, io con queste caratteristiche, perché c’è un disegno di Dio su ciascuno di noi. Non un gioco politico, ma Dio si serve di tutto per un suo risultato. Si potrebbe dire che quel risultato è sbagliato, ma nella logica di Dio è provvidenza. Non tutto ciò che sembra male, lo è effettivamente per Dio.
PREGHIAMO.
O Padre, che mandi lo Spirito a riempire i cuori dei tuoi fedeli, e accendere in essi il fuoco del tuo amore; concedi al tuo popolo di chiederti sopratutto il tuo Spirito Santo, datore d’ogni bene, Spirito che c’introduce nell’esperienza piena del rapporto Padre – Figlio. Per Cristo nostro Signore. Amen.
=============
NOTE
Nota 1.
La Parola di Dio, Proclamata in questa celebrazione, richiamata dall’antifona alla Comunione, e approfondita anche da altri testi eucologici, «attua ora» sacramentalmente in noi la redenzione (redimere = re-emere = di nuovo comperare), realizzata fin dall’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù il sette – nove Aprile del trenta d.C.
La Parola di Dio «attua ora sacramentalmente in noi la redenzione», perché lo stesso evento pasquale di duemila anni fa, con la sua efficacia, è in atto nella Parola «Proclamata» in quest’Eucaristia; la stessa «opera di Gesù» è in atto quindi in circostanze diverse: «storiche» di quel tempo in Israele, «sacramentali» (gesti e parole) ora nella sua Parola proclamata.
La Parola («Dabàr») è «Fatto e Parola» («Dabàr Javè» = «Fatto e Parola di Javè»); lo stesso «Fatto» storico della Pasqua di Gesù (che soffre, muore, effonde (gr.: prodidònai)– “trasmette” lo Spirito, risorge) per opera dello Spirito Santo è presente in questa «Parola» proclamata nell’assemblea liturgica; anzi, «in previsione» della sua pasqua redentrice era già presente fin nel grembo di Maria.
Noi ora, come Maria, diciamo: “Sì”, con il dono d’un cuore bendisposto nel celebrare. La redenzione, operata nei «misteri» (gesti e parole di Gesù nel rito), trasforma tutta la nostra vita. La Parola proclamata nella liturgia, cioè, lo stesso Gesù pasquale, ispira e attua i vari momenti della celebrazione e dell’esistenza in chi l’accoglie.
=======
condividiamo (cfr neretto) la preghiera della Chiesa (cfr colori).