27-07-2003-Ordinario-B-dom17

27/07/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 17 DOMENICA – 2003

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 27 luglio 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13): partecipino all’esperienza della pasqua di Gesù in atto. Tutti siamo in Gesù che suscita in noi l’ascolto e la risposta, nella celebrazione della messa e nella vita di ciascuno (cfr PNMR 55f). Fa’ che “ascolto e risposta” aumentino in chi ti cerca, Signore (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. Rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce della chiave, il “versetto al vangelo”:
Un grande profeta è sorto tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.

CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s), prego e mi dono: alla Comunione dono tutto me stesso a voi, per continuare a donarmi in voi:
Gesù spezzò i cinque pani e li distribuì a tutti
finché ne vollero.

In Gesù Dio visita il suo popolo: spezza i pani e li distribuisce a tutti finché ne vogliono.
Gesù sazia l’umanità nel corpo e nello spirito. Una premessa riguardante le cinque domeniche che seguono (dall’attuale 17ª alla 21ª): quest’anno, anno B, le letture sono ordinate intorno al vangelo di Marco; vangelo breve, completato dal capitolo sesto del vangelo di Giovanni: così la condivisione dei pani secondo Giovanni prende il posto dello stesso episodio riferito da Marco (6,34-44, che sarebbe seguito al vangelo di domenica scorsa). Per cinque domeniche quindi leggeremo il testo di Giovanni 6; così è completo il ciclo B. Gv 6 contiene l’insegnamento sull’eucaristia. I brani di questo capitolo sono determinati, come sempre, dalle prime letture che in questo caso illuminano il mistero del pane di vita. E le seconde letture, tratte dalla continuazione della lettera agli Efesini, si armonizzano perfettamente con le altre letture, mostrando come il disegno di Dio è “riunire tutti gli uomini nell’unità del corpo di Cristo”.
Gesù cerca di saziare la nostra fame. Domenica 17ª: Gesù compie il prodigio della condivisione dei pani, suscita entusiasmo, ma si allontana: la logica di Gesù è diversa da quella dei suoi uditori e dalla nostra. Domenica 18ª: Gesù non porta qualcosa che riguarda il regno di questo mondo, ma dona la vita eterna. Domenica 19ª: Gesù suscita in noi l’accoglienza, attende la nostra fede, unica condizione perché egli possa operare in noi. Domenica 20ª: Gesù crea in noi, che l’accogliamo, la comunione fra noi in lui con il Padre. Domenica 21ª: gli uditori si scandalizzano del modo di parlare di Gesù e si allontanano; anche molti suoi discepoli lo abbandonano. Pietro a nome dei dodici attesta la sua fedeltà, che desideriamo continui anche in noi ora. Nell’eucaristia c’è tutto ciò che il Padre ci dona: il Figlio Gesù, operante nell’esistenza di chi l’accoglie e si decide per lui. L’eucaristia è l’esperienza di vita nuova in Gesù che “ha parole di vita eterna”.
Domenica 17ª: Gesù compie il prodigio della condivisione dei pani, suscita entusiasmo, ma si allontana. La logica di Gesù è diversa da quella dei suoi uditori e dalla nostra. Gesù sfama cinquemila uomini (vangelo). Gesù è il vero profeta che distribuisce il pane più che Eliseo (prima lettura). Gesù è l’unico pane: un solo corpo, un solo Signore, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti, presente in tutti, che agisce per mezzo di tutti (seconda lettura). L’assemblea lo riconosce e acclama: È il Signore che dà il pane, dona se stesso (salmo responsoriale). – Gesù sazia tutti con la potenza della sua carità e la collaborazione di chi gli offre cinque pani e due pesci da condividere. In questa eucaristia vedi con gioia come tutto questo si realizza nella tua esistenza. Il Signore viene in noi e dice: Oggi mi rendo presente in atto di donarmi in cibo e farvi pane con me per gli altri, nel simbolo del pane che nutre. – Come tralci usciti dalla vite: non vogliamo allontanarci da te, Signore.
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

In Gesù Dio visita il suo popolo: spezza i pani e li distribuisce a tutti finché ne vogliono.
Il Pane sazia chi l’accoglie, lo mangia e si lascia trasformare in lui. In Marco il gesto dei pani è presentato in modo conciso, in Giovanni è più lungo; ma sia in Marco che in Giovanni e negli altri evangelisti l’episodio è collegato con l’eucaristia. Gesù vuole una cosa sola: donare se stesso, per la nostra felicità; e compie tutto in vista del dono di sé, specialmente la condivisione dei pani. Come Gesù dicesse: Siamo alla grande decisione, al momento fondamentale nei rapporti fra me e te e ognuno del mio popolo con il Padre. Ognuno decide per la fede, per l’accoglienza di questa mia proposta o per il suo rifiuto. –Gli occhi di tutti noi sono rivolti a te, Signore.
Gesù sazia l’umanità con il pane. Dopo la missione degli apostoli e di ogni fedele a risanare spiriti e corpi, cacciare demoni, superare divisioni con la Forza dello Spirito (vedi domenica scorsa); ora ti presento la stessa missione sotto il segno del pane: cibo fondamentale, risposta alle esigenze di vita, comunione e festa dell’uomo. Il cibo dà “vita”: sazia la fame dei poveri, la fame di tutta l’umanità; senza cibo si muore. Ma il cibo è anche “comunione”: fra coloro che stanno insieme e condividono ciò che hanno. Inoltre il cibo è “festa”: da sempre, ogni festa ha il suo momento di gioia conviviale; non c’è grande festa senza banchetto. Così io manifesto il mio amore provvidente, saziando la fame delle mie creature, dice il Signore: stando insieme e condividendo tutto nella gioia. – “Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa e tu provvedi loro il cibo a suo tempo”.
Gesù ci sazia con il nostro contributo. Nella condivisione dei pani ci sono io, c’è il popolo e gli apostoli: ma oggi c’è pure un ragazzo con cinque pani e due pesci; uno senza nome: sei tu che leggi. Chiedo ai miei apostoli di cercare una soluzione al problema della fame nel popolo. Li interrogo: Come faremo a sfamarli? – Filippo calcola denaro e razioni. Andrea fa il censimento: cinque pani e due pesci? Conclusione: cos’è questo per tanta gente! – Come ti senti anche tu vicino agli apostoli! Anche tu dici: come possiamo andare avanti! Ma io non mi arrendo: i cinque pani, o le tue povertà, messi a mia disposizione da uno come te, sono da me benedetti e condivisi: bastano e avanzano. Sta sicuro: in me puoi saziare la fame materiale e spirituale di tutti; tutto risolvo. Ma nulla posso senza la partecipazione dei tuoi pochi “pani” e “pesci”. – Eccomi, Signore, nella mia povertà.
Gesù ci sazia di se stesso. In ogni particolare vedi la mia centralità assoluta, dice il Signore: passo all’altra parte del mare; non è un mare, è un lago; ma dico “mare” perché richiama la Potenza di Dio in chi l’accoglie, come in Israele che oltrepassa il mare: potenza che supera ogni difficoltà, fa “passare dall’altra parte”. Sono seguìto dal popolo: ho fatto dei segni perché mi segua; salgo verso il monte: mi metto a sedere come Creatore e Signore; nella folla presente vedo tutta l’umanità: tutti affamati, oppressi e affaticati che vengono a me; ci sei anche tu. Io interpello: “Dove troveremo il pane?”, perché si prenda coscienza di ciò che sto per fare: io interpello sempre con i fatti della vita! Io “dispongo”: Tutti a sedere. Io “benedico”, “rendo grazie” e “distribuisco”. Tutti questi particolari ricordano la liberazione e la legge: la “liberazione” d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè, attraverso il mare, soffrendo fame e sete nel deserto, verso il monte Sinai: verso la “legge” che unisce tante genti in un popolo in cammino verso la vera liberazione e la vera legge. Io do il pane nuovo che è nuova liberazione e legge nuova. Io sono la vostra liberazione: vi libero perché rimaniate liberi; io porto la nuova legge dell’Amore: che vi fa uguali a Dio. Così arrivate alla mèta: arrivate a me, perché vi possiate nutrire di me. Non è più la solita manna, da raccogliere con fatica e parsimonia: è un cibo abbondante; ne avanzano dodici canestri: dodici come i mesi dell’anno, dodici come le tribù d’Israele, dodici come gli apostoli: totalità di tempi e di popoli, tutti a me presenti! Gli apostoli: all’inizio sono incapaci di trovare la soluzione, a metà li associo alla mia distribuzione, alla fine riportano via una cesta; ciascuno porta via una cesta colma di pane per saziare gli altri. Moltiplico e do il pane con gesti precisi: prendo i pani, rendo grazie, li distribuisco di persona, come all’ultima cena; questi gesti richiamano infatti il dono di me stesso, l’eucaristia che poi ho comandato a loro di fare “in memoria di me”; ora con questo mio corpo io mi dono, poi mi dono con il mio corpo che siete voi. Non è cibo solo per il corpo. Ed è in abbondanza: per tutto l’uomo; spirito, anima e corpo. Pane accolto nella fede: Dio e Uomo che si dona e non viene mai meno; diverso dalla manna. – Tu ci sazi!
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Gesù è il Pane da accogliere. Dopo lo stupore e l’entusiasmo della festa, mi allontano dalla folla; la mia strada si divide da quella delle folle. La gente mi cerca come un re potente, che risolve problemi materiali. Sono frainteso; non mi accolgono nelle intenzioni della mia missione. Riprendo da solo la via della montagna. Anche Israele a Dio ha preferito un toro, simbolo di forza e ricchezza: l’uomo è sempre restio ad accogliere il vero Dio per il suo bene. Mosè allora ha ripreso la via del monte Sinai per cercare una riconciliazione d’Israele con Dio. Io, Nuovo Mosè, salgo da solo la montagna, segno d’un’altra salita: quella del dono di me stesso fino al monte Calvario, per la riconciliazione definitiva del Padre con l’uomo che ho assunto e che è in me suo Figlio. Lassù, sulla croce, s’incrociano sul mio cuore squarciato di amore lo sguardo del Padre mio con il tuo; là finalmente capisci come io sono il tuo Pane, donato e spezzato, per te e per tutti.
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

In Gesù Dio visita il suo popolo: spezza i pani e li distribuisce a tutti finché ne vogliono.
Da sempre il Signore sazia il suo popolo. Già nel profeta Eliseo, come in te e in ogni uomo, c’è il mio Spirito di condivisione. In tempo di grande carestia viene offerta ad Eliseo “la primizia” di venti pani d’orzo; ed egli non li tiene per sé, ma ordina al servo di condividerli con gli altri. Così si nutrono miracolosamente cento persone con venti pani. Questa è l’immagine; io sono la realtà, dice il Signore. Isaia parla di me, di questo mio tempo, come di un grande banchetto nella gioia, e dice: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (25,6). È il mio invito a tutti i popoli di salire qui sulla mia santa montagna che è la mia vita nuova di risorto: vita per chiunque condivide ciò che ha e ciò che è in me. Io dono a tutti questo pane che è vita e caparra d’immortalità. Non venti pani per cento persone; ma “cinque pani e due pesci”, nutrimento di un ragazzo povero, vale a dire ciò che uno ha, per sfamare tramite me i presenti e quanti esisteranno; questo ciascuno può fare mediante la nuova primizia che è “lo Spirito, primo dono ai credenti”: lo Spirito “perfeziona la mia opera nel mondo”, in ciascuna persona, “e compie ogni santificazione” (preghiera eucaristica quarta); e quel ragazzo è “povero e beato per opera dello Spirito” (Mt 5,1). Non pane materiale, quindi, ma me stesso. Non in nome proprio, ma in forza di una parola di Dio: “Dàllo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: Ne mangeranno e ne avanzerà anche”. Non in nome solo di Dio Padre, ma del Padre con me suo Figlio nello stesso Spirito di Amore: parole e opere divine cominciate nell’antico testamento con il servizio dei profeti, continuate da me, fedele alla scrittura fin sulla croce, per “adempiere interamente la Scrittura”, finché sia “tutto compiuto” (Gv 19,28). – “Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli: parlino della tua potenza”.
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

In Gesù Dio visita il suo popolo: spezza i pani e li distribuisce a tutti finché ne vogliono.
Gesù, Pane da condividere nell’unità, accogliendolo e comunicandolo ad altri. Questa è l’opera dei fedeli che Paolo esorta, dicendo: “Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto”. Ma in realtà nei fedeli che accolgono Gesù opera “un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti”. Il “Padre presente in tutti”, “agisce per mezzo di tutti”: nel Figlio e in tutti coloro che accettano di essere presi dal Figlio e immersi, “battezzati” nel Figlio, che diventa l’unico Pane di Vita. Pane che fa l’unità: nell’unico Pane che è il Signore Gesù, nello Spirito S., siamo un solo corpo e operiamo la condivisione come membra interessate del bene l’una dell’altra nello stesso corpo, che è la Chiesa umano divina, per opera del Padre in chi accoglie il Figlio per ispirazione dello Spirito Santo. La pace nell’unità rende visibile a tutti la presenza del Dio invisibile. – “Il Signore è vicino a quanti lo cercano con cuore sincero”.
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
pane vivo disceso dal cielo;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi è pane che ci sazia totalmente;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci santifica, ci guida alla tua vita;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
come in Cristo sazi i cinquemila;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità saziata del tuo figlio.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.,
ll Pane:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il pane, cibo del corpo per cinquemila persone, cioè per tutti;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il pane, venti pani d’orzo per cento persone, segno di provvidenza;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pane, Gesù unico pane di vita;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pane, di vita per la comunità: la mensa della parola e dell’eucaristia;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il pane, della visione divina che sazia l’umanità intera.

Preghiamo:
O Padre, che visiti il tuo popolo donandoci Gesù, unico pane di vita; apri sempre la tua mano, sazia ogni vivente. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).