27/08/2006 – T. ORDINARIO – ANNO B – 21 DOMENICA – 2006
Preparazione alla celebrazione della messa.
21ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 27 Agosto 2006
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…!
Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 85,1-3
Tendi l’orecchio, Signore, rispondimi:
mio Dio, salva il tuo servo che confida in te:
abbi pietà di me, Signore;
tutto il giorno a te io levo il mio grido.
Colletta
O Dio, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti, perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia. Per il nostro Signore…
Anno B:
O Dio nostra salvezza, che in Cristo tua parola eterna ci dai la rivelazione piena del tuo amore, guida con la luce del tuo Spirito questa santa assemblea del tuo popolo, perché nessuna parola umana ci allontani da te unica fonte di verità e di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo.. .
Prima Lettura Gs 24, 1-2.15-17.18b
Vogliamo servire il Signore, perché egli è il nostro Dio.
DAL LIBRO DI GIOSUÈ
In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele in Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi del popolo, che si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrei, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore».
Allora il popolo rispose e disse: «Lungi da noi l’abbandonare il Signore per servire altri dei! Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d’Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati.
Perciò anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 33
IL SIGNORE È VICINO A CHI LO SERVE.
Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore, / ascoltino gli umili e si rallegrino.
Gli occhi del Signore sui giusti, / i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta, / li salva da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, / egli salva gli spiriti affranti.
Molte sono le sventure del giusto, / ma lo libera da tutte il Signore.
Preserva tutte le sue ossa, / neppure uno sarà spezzato.
La malizia uccide l’empio / e chi odia il giusto sarà punito.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, / chi in lui si rifugia non sarà condannato.
Seconda Lettura Ef 5, 21-32
Questo mistero è grande: lo dico di Cristo e della Chiesa.
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI
Fratelli, siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.
Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola.
Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Canto al Vangelo Gv 6,63.68
ALLELUIA, ALLELUIA.
Le tue parole, Signore,sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.
ALLELUIA.
Vangelo Gv 6, 60-69
Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? E’ lo Spirito che da’ la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Sulle Offerte
O Padre, che ti sei acquistato una moltitudine di figli con l’unico e perfetto sacrificio del Cristo, concedi sempre alla tua Chiesa il dono dell’unità e della pace. Per Cristo nostro Signore.
Comunione Cf Sal 103,13-15
Con il frutto delle tue opere sazi la terra, o Signore, e trai dai campi il pane e il vino che allietano il cuore dell’uomo.
Oppure: Gv 6,55
Dice il Signore:
«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Anno B: Gv 6,68
Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
Dopo la Comunione
Porta a compimento, Signore, l’opera redentrice della tua misericordia e perché possiamo conformarci in tutto alla tua volontà rendici forti e generosi nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. Tempo di Pasqua – Anno B – ..ª Domenica – ../../.…); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
SCELTA DECISA E FESTOSA PER IL DONO DI SÈ.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Radunati in assemblea, come tutte le tribù d’Israele in Sichem, ci presentiamo davanti a Dio. Invitati da Gesù a pronunciarci nei suoi riguardi, come Pietro rispondiamo: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Ma nella propria debolezza ciascuno si unisce agli altri e tutti aggiungiamo in coro: “Tendi l’orecchio, Signore, rispondimi: mio Dio, salva il tuo servo che confida in te: abbi pietà di me, Signore; tutto il giorno a te io levo il mio grido”, nella mia stabile decisione per te. Anche per me infatti il tuo linguaggio e le esigenze del tuo vangelo appaiono dure, come le esigenze di ogni grande traguardo. Ma il tuo Spirito mi renderà capace, trasformandomi come il pane e il vino. Per questo prego con tutta l’assemblea il Padre in persona di Gesù per bocca del sacerdote presidente: O Dio nostra salvezza, che in Cristo tua parola eterna ci dài non solo la piena rivelazione del tuo amore, ma guidi anche con la luce del tuo Spirito questa santa assemblea del tuo popolo, perché in ogni situazione viviamo come Gesù, uniti all’unica fonte di verità e di vita, lo stesso Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per sempre. Amen.
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo la Parola, aderiamo quindi all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
SCELTA DECISA E TOTALE DI GESÙ E DEGLI APOSTOLI PER IL DONO DI SÈ.
“Forse volente andarvene anche voi?”. – “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,60 69).
Questa accettazione di seguire Gesù da parte degli apostoli, positiva e tipo di quella che Gesù si aspetterebbe da tutti, è preceduta dall’abbandono di molti discepoli della Galilea: «Molti dei suoi discepoli, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”». Il linguaggio di Gesù infatti è reale: La sua carne e il suo sangue sono vero cibo e vera bevanda, senza sfumature che diano addito ad abbassamenti di significato, a valenze che non siano reali. Gesù fa un discorso diretto e preciso. La prima risposta, di molti suoi discepoli, è altrettanto diretta, precisa: rifiuto di Gesù e del suo discorso. Gesù non fa nulla per fermarli. «Disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? E’ lo Spirito che da’ la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita”: tramite l’umanità che Gesù ha assunto, agisce lo Spirito di Dio e il Verbo di Dio unito al Padre. “Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito». Gesù sapeva che alcuni non credevano e chi era il traditore. Nella persona di coloro che non credono e del traditore, Gesù presenta il mistero d’iniquità, che consiste nel non credere nel Figlio dell’Uomo e Figlio di Dio, Gesù di Nazaret che il Padre ha mandato perché il mondo abbia la vita. L’abbandono quindi non è un fatto transitorio ma uno stato interiore che non permette di fare un atto di fede totale in Gesù di Nazaret. Il tradimento nasce dalla mancanza di fede. Giovanni pensa a tutti coloro che abbandonano la chiesa, la comunità stessa voluta da Gesù. Per l’evangelista non c’è differenza fra quanti ora lasciano la comunità di Gesù, Giuda il traditore e quei discepoli che «si tirarono indietro e non andavano più con lui».
«Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. È la seconda parte del vangelo di oggi, positiva e coinvolgente in particolare l’assemblea celebrante. Gesù ci propone di accettare fino in fondo la sua proposta con libertà, o altrimenti ci indica di andarcene come gli altri. Gesù non fa differenze, non indietreggia minimamente. Gli rispose Simon Pietro a nome degli altri apostoli e ora anche a nome nostro, con una affermazione ancora diretta e precisa: “Signore, da chi andremo?”. Pietro dice prima di tutto: Non c’è nessuno, assolutamente nessun maestro che possa sostituire il Maestro Gesù. Solo Lui ha parole che donano la vita: “Tu hai parole di vita eterna”, in conformità a quanto Gesù ha detto: “Le parole che vi ho dette sono spirito e vita”. Le Parole di Gesù non sono solo veicolo di informazione o più in particolare di rivelazione. Ma è Parola di Dio operativa, creatrice: compie dentro alla persona il miracolo della trasformazione e del dono della vita. Pietro aggiunge: “Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Gesù è «il Santo di Dio». Pietro dice una cosa grandissima. Dice che in quanto «Santo», Gesù è abitato dalla Vita, è la Vita stessa, in opposizione a «profano» (Levitico 10,10), mondo abitato dalla morte. Quindi Petro dichiara: Gesù, non c’è altra persona come te, perché le tue parole sono spirito e vita, e tu stesso sei la vita, perché sei il santo di Dio. Quindi ciò che tu ci proponi, il dono della tua carne e del tuo sangue, è un dono di vita; e noi aderiamo totalmente al tuo dono, senza finzioni, senza secondi scopi, accogliendo pienamente la tua rivelazione e il tuo dono.
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
PERSONE AFFASCINATE, TRASFORMATE DALLA SCELTA DI AMORE TOTALE DI DIO PER LORO
“Il Signore ha compiuto quei grandi segni. Perciò anche noi vogliamo servire il Signore (Gs 24,1s.15 17.18b).
Tra vangelo e prima lettura, riportati nella liturgia, c’è l’analogia dei fedeli: coloro che sono fedeli al Dio dell’esodo, Giosuè e la sua casa, e coloro che sono fedeli a Gesù, i Dodici. È sottolineato l’atteggiamento di Pietro e di quanti seguono la sua scelta di seguire il Signore Gesù, dandone il vero senso: accettare la nuova alleanza in Gesù Cristo come Israele ha accolto l’alleanza del Sinai. Anzitutto è una scelta di conseguenza: scelta che segue a un «perciò»: Poiché… Perciò… . “«Poiché» il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d’Egitto, dalla condizione servile, ha compiuto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri, ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati; «Perciò» anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio”. Un legame strettissimo unisce Dio e Israele, il «dare» di Dio e il «servire» d’Israele. «Dare» e «servire»: due verbi che riassumono un lungo dialogo fra Giosuè, rappresentante di Dio, e Israele. La messa ne riporta solo un frammento: la conclusione. Passato il Giordano e raggiunta la terra promessa, distribuito il territorio fra le tribù, radunate a Sichem tutte le famiglie d’Israele, prima di morire Giosuè opera una scelta per sé e invita il popolo a fare la sua, e la motiva con un elenco di opere: sono il «dare» di Dio. Il Signore è il primo stipulatore dell’Alleanza, marcando la sua presenza nella storia umana con una serie d’interventi salvifici per il suo popolo: uscita dall’Egitto, liberazione dalla schiavitù, grandi segni «dinanzi agli occhi nostri», protezione nel viaggio fra i popoli. Al «dare» di Dio segue il «servire» del popolo; verbo ripetuto quattordici volte per dire la pienezza e la perfezione del servizio; che nella liturgia, come nella bibbia in genere, non vuol dire schiavitù o diminuzione della persona umana, bensì libertà ed elevazione adeguate al signore-padrone, nel caso specifico, Dio Signore dell’universo. Un «servire» legato al «dare» di Dio quindi come l’effetto alla causa: “Vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio”.
L’iniziativa di Dio a operare tutti quei benefici suscita e orienta la scelta d’Israele, e più ancora la nostra scelta. L’agire di Dio salva, affascina, trasforma Israele destinatario dell’attenzione di Dio. Come Israele, come Pietro, siamo attratti anche noi a servire il Signore con animo gioioso, libero da ogni altra realtà; siamo affascinati a seguire il Signore Gesù nel suo cammino, accettando la proposta di mangiare la sua carne e bere il suo sangue, cioè accettare in noi l’opera del suo amore servizievole fino in fondo, con tutto il cuore e tutte le forze. Nel proporre il rinnovo dell’alleanza, Giosuè sottoli¬nea il momento della decisione: «oggi» (v. 15). Gli israeliti radunati da Giosuè a Sichem non sono quelli che hanno attraversato il deserto anni addietro. Anche noi qui riuniti ad ascoltare la parola di Gesù e condividere la risposta di Pietro siamo di duemila anni dopo. Ma in un atto di fede, «oggi» diveniamo contemporanei del Risorto qui presente, e si attua per noi la stessa salvifica.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
PADRE, TU CI AMMETTI ALLA TUA PRESENZA A SERVIRE IL TUO AMORE IN CRISTO.
“Il Signore è vicino a chi lo serve” (Salmo 33,2-3.16-23). Le parole del salmo responsoriale acclamate nella fede cioè nella persona del pio israelita Gesù, morto e risorto, suscitano in ciascuno di noi ciò che dicono. Suscitano benedizione e lode: “Benedirò il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua lode”, per i suoi interventi nella storia dell’uomo e nell’universo, che Egli governa con amore, ordine e misura; l’assemblea liturgica rivive l’esperienza dell’intervento di Dio, ascoltando, meditando e adorando. L’orante si rallegra della sua fiducia nel Signore, la considera il dono più grande di tutti i beni. Dice: “Io mi glorio nel Signore”. Coloro che partecipano all’assemblea confidano nel Signore come lui, provano la stessa gioia: “Ascoltino gli umili e si rallegrino”. L’orante in noi e per noi è il Signore Gesù. Ci fa partecipe della sua intimità con il Padre.
I suoi interventi nella storia evangelica ci presentano criteri di vita divina. In Gesù impariamo atteggiamenti efficaci: riceviamo vista per vedere, udito per ascoltare necessità e sofferenze dei fratelli; diveniamo capaci di togliere da noi stessi la malvagità che è causa di oppressione e affaticamento. Trasformàti in strumenti di Bene, sperimentiamo la vicinanza di Dio che solleva lo spirito e rallegra il cuore. Così il Signore elimina il ricordo del male dalla terra. Con tutto ciò il giusto non è esente dalla passione di Cristo, anzi: «Molte sono le sventure del giusto»; ma con la passione il giusto gusta anche la risurrezione, perché: «Lo libera da tutte il Signore. Preserva tutte le sue ossa, / neppure uno sarà spezzato. / La malizia uccide l’empio / e chi odia il giusto sarà punito. Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, / chi in lui si rifugia non sarà condannato», perché «il Signore è vicino a chi lo serve»: a chi ha ammesso alla sua presenza, a servire il suo amore in Cristo.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
SCELTA FESTOSA PER IL DONO DI SÉ IN CRISTO OPERANTE IN OGNI SITUAZIONE.
“Siate sottomessi gli uni agli altri; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (Ef 5,21 32). Come l’abbandono di Cristo, così la scelta per Cristo, non è un fatto transitorio ma uno stato interiore, che permette di fare un atto di fede totale in Gesù di Nazaret, e tutti i nostri atteggiamenti saranno dominati da un «come»: «Come al Si¬gnore» (v. 22), «come anche Cristo è capo della chiesa» (v. 23), «come Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei» (vv. 25.29). Paolo qui ora lo dice a proposito del rapporto fra i coniugi; ma è un esempio che vale per tutti, sempre. Il «come» non ha un va¬lore comparativo, ma causale: Vivete nella carità vicen¬devole che il Signore Gesù ha compiuto in se stesso, capo e membra, cioè anche in voi come in se stesso. Tale somiglianza-incorporazione dei fedeli a Cristo, e fra loro, è opera della comunione al corpo e sangue di Cristo, e dello Spirito Santo invocato sull’assemblea come sul pane e vino perché diventino Cristo: «Per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo». La comunità di Gesù assume una nuova bellezza. Un giorno sarà pienamente manifestata, ma Paolo ci assicura che è una caratteristica appartenente già come dono ai fedeli di Gesù; e di fatto la si può già intravedere nella loro vita. Cristo cioè realizza personalmente nella sua comunità ciò che la Genesi (2,24) descrive come voca¬zione di ogni uomo e di ogni donna: «Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne», come Cristo e la Chiesa.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
I nostri doni sono segno della nostra disponibilità a seguire Cristo che dona se stesso e ci associa al suo dono. E come all’ingresso gabbiamo chiesto al Signore: “Salva il tuo servo che confida in te”, ora chiediamo al Signore di salvare tutti gli uomini: nelle proprie situazioni, doveri e rapporti ciascuna persona agisca «come» Cristo: O Padre, che ti sei acquistato una moltitudine di figli con la scelta decisa e totale per il dono di sé del Cristo tuo Figlio; concedi sempre alla tua Chiesa il dono di esser affascinata e inserita nello stesso suo dono. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, tua parola eterna che rivela il tuo amore totale. Nel dono di sé sulla croce fino all’estremo Gesù ha dimostrato la gratuità e l’autenticità del tuo amore. Con la potenza dello Spirito Santo tu assicuri alla tua chiesa la continuazione del dono di Cristo. Per questo mistero del duplice dono del capo e delle membra con voce unanime rendiamo grazie a Dio e innalziamo a lui il nostro canti¬co di lode.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito che perfeziona l’opera di Gesù nel mondo e compie ogni santificazione. Le parole di Gesù sono Spirito e Vita, sono parole del Santo di Dio che è la vita e opera anche per mezzo nostro, rendono carne e sangue strumenti di salvezza, suscitano la vita che esprimono.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. Da te nessuna parola o gesto umani più ci allontanano. La vita di Gesù, il suo corpo e sangue offerto per amore, diventano cibo e bevanda di vita: trasformano anche noi in uomini nuovi, capaci di vivere secondo lo Spirito di Gesù, che dona se stesso a noi, e mediante noi agli altri. Il dono totale di se stessi diventa caratteristica appartenente già come distintivo dei fedeli di Gesù. Si manifesterà un dì nello splendore, ma già fin d’ora se ne può intravedere la bellezza nella vita dei fedeli: “Guarda come si amano!”.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo. Te li sei acquistati con il suo sacrificio. In lui impariamo atteggiamenti efficaci: riceviamo vista per vedere, udito per ascoltare le necessità e le sofferenze dei fratelli. Trasformàti in strumenti di Bene, sperimentiamo la vicinanza di Dio che mediante noi solleva lo spirito e rallegra il cuore degli altri.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria dall’umanità, per la tua opera redentrice in Gesù. Infatti Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla tutta gloriosa davanti a sé, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così è eliminato il ricordo del male dalla terra, e tu sei pienamente glorificato, o Padre, per la santità delle tue creature, ammesse alla tua presenza, a compiere il servizio di amore in Cristo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
«È lo Spirito Santo che dà la vita, la carne non giova a nulla». Animati da questo Spirito osiamo dire: “Padre nostro, liberaci dagli idoli, “vogliamo servire anche noi il Signore, poiché è il nostro Dio”. Per la tua misericordia perdonaci le infedeltà alla tua alleanza, e vivremo sicuri da ogni turbamento nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore, Gesù Cristo.
Con il frutto delle tue opere sazi la terra, o Signore, e trai dai campi il pane e il vino che allietano il cuore dell’uomo. E aggiungi: Ma solo «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». – “Signore, tu hai parole di vita eterna”. – Beati gli invitati alla cena del Signore, dove «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». – “Signore, porta a compimento l’opera redentrice della tua misericordia e perché possiamo conformarci in tutto alla tua volontà rendici forti e generosi nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
Nutriti dal Corpo di Cristo, custodendo le parole di vita eterna, andiamo nella pace di Cristo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.: La Parola vitale.
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la Parola vitale, d’un uomo che esorta come Giosuè;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la Parola vitale, di Dio che si rivela con i fatti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la Parola vitale, di Gesù che si dona in cibo e bevanda;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la Parola vitale, della Chiesa, corpo e membra cristiche mediante le quali Cristo continua a donare se stesso;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la Parola vitale, di figli conformi al Figlio davanti al Padre.
Preghiamo:
O Padre, unica fonte di spirito e vita, tu hai parole di vita eterna; concedi alla tua Chiesa il dono di servirti e sperimentare nella tua vicinanza unità e pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).