29-02-2004-Quaresima-C-dom1

29/02/2004 – QUARESIMA – ANNO C – 1 DOMENICA – 2004

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA
anno C – 29 febbraio 2004

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo:
Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai.

Mio Dio. Mio tutto.
(Confrontiamo la parola, che Gesù ci rivolge, con le scene del vangelo, prima e seconda lettura, per coglierne il senso).
Confesso che ho un solo Bene: il Padre. «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto» e tentato dal diavolo: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che sia pane». «Non di solo pane vivrà l’uomo». «Gesù, figlio di Giuseppe figlio di Adamo» (vedi la genealogia fra Giordano e tentazioni), è il nuovo inizio dell’umanità: il Messia-Salvatore di tutti gli uomini raffigurati in Adamo. Creatore del nuovo mondo, in quanto Gesù è «pieno di Spirito Santo», sceso su di lui in forma di colomba al Giordano come sulle acque originali (vedi Genesi 1); Gesù è il compimento del nuovo Israele secondo Dio (al Giordano Gesù è in fila solidale con i peccatori, deciso di donarsi fino al battesimo della passione, morte, risurrezione). «Si allontanò dal Giordano, condotto dallo Spirito nel deserto»: lo Spirito spinge Gesù a vagabondare senza patria nel deserto, come Israele per 40 anni di prova, tentazione, cadute: come i confessori di Dio, gli apostoli e i santi. «Nel deserto» dell’esistenza umana, nella solitudine con Dio che lo prepara alla missione tra gli uomini, lo Spirito guida Gesù in tutta la sua vita: il deserto raffigura tutta l’esistenza, di Gesù come di ogni uomo in questo mondo raffigurato dai 40 anni d’Israele o i 40 giorni di Elia in cammino verso il monte Oreb. Ma a differenza dei figli di Adamo, Gesù vive le difficoltà dell’esistenza in ascolto del Padre che gli parla e gli dice: “Tu sei mio Figlio”. Il comportamento di ascolto in Gesù è la perfetta risposta che Dio si attende d’ora in poi dall’uomo, che lo può fare in Gesù. E ora la Parola ci dice come Gesù ha agito perché sappiamo cosa Gesù attua in noi che gli aderiamo.
«Quando Gesù ebbe fame, allora il diavolo gli disse». Il diavolo è astuto: attende l’uomo nelle sue necessità concrete, fisiche, morali, spirituali, quali il cibo, il successo, la propria realizzazione; il diavolo vuole che le raggiungiamo senza Dio, adorando il proprio io. «Se tu sei il Figlio di Dio». Il diavolo non dice a Gesù: Dio, il Padre tuo, sempre in comunione con te, ti dice: “Tu sei mio Figlio”; ma gli suggerisce: “Se (dato che) sei Figlio di Dio (l’hai sentito al battesimo)”. Come se il suo «essere Figlio» non fosse vita di comunione, di dialogo; ma solo un potere che Gesù esercita vivendo per sé, senza relazione con il Padre. Ma al battesimo è sceso in modo permanente lo Spirito su Gesù, è lo Spirito che spinge Gesù nel deserto, e lo fa rimanere nell’ascolto della voce dal cielo: “Tu sei mio Figlio”. Questa relazione è la novità di vita che Gesù porta sulla terra. Il diavolo continua: «Dì a questa pietra che diventi pane; Gesù gli rispose: “Non di solo pane vive l’uomo». Non è un fatto episodico di potere miracoloso che risolve la vita o la fame quotidiana; ma la mia esistenza di lavoro in rapporto con il Padre; e dallo stesso Padre io aspetto il pane, e insegno a voi questo mio atteggiamento nella preghiera: “Padre, dacci oggi il nostro pane”. Se anche guadagnassi il mondo intero, non sarebbero sazie le mie esigenze umane di essere Dio. – Adorare vuole dire aspettarci tutto da Dio, come Gesù si aspetta tutto dal Padre. Egli lo onora come suo Unico Figlio. – Noi, sue creature, adoriamo il Padre acclamando: Spirito Santo, insegnaci a pregare il Padre nelle nostre necessità.

Mio Dio. Mio tutto.
Confesso che dal Padre mio ricevo ogni potere. Il diavolo dice: «Se ti prostri dinanzi a me», tutto sarà tuo”. – No: “Solo al Signore ti prostrerai, lui solo adorerai”. Gesù «fu condotto dallo Spirito», e «il diavolo lo condusse in alto». Due «conduzioni» in Gesù e in ogni uomo; due messianismi, due modi di concepire le cose nettamente in contrasto, fin dall’inizio della vita pubblica: quello vissuto da Gesù e quello atteso dal popolo. Le tre tentazioni riassumono tutti gli aspetti della vita: Gesù vince costantemente in sé e in chi lo accoglie il modo di pensare degli uomini, radicato nel dominio e non nel servizio degli altri. «In alto»: cioè, in un batter d’occhio tutto gli viene in mente. – Te lo darò io il potere; tutta questa potenza è stata messa nelle mie mani, e io la do a chi voglio. – Non è vero! E’ allettante la proposta di dare il potere; ma non è tuo, tu lo usurpi; è mio e io ti lascio fare perché a quanti la proponi sia data la possibilità di scegliere: o lasciare che io continui in loro la mia adesione al Padre o lasciarsi sedurre da te. Tu dici anche: La do a chi voglio. – Io ti ripeto: Non è vero! Tu sei il menzognero e così tu hai detto ad ogni uomo raffigurato in Adamo ed Eva; e vi sono caduti; ma io non sono un uomo fatto solo di terra; io sono un uomo «celeste», dal cielo; io sono Dio da Dio, Figlio del Padre che ama Adamo ed Eva, cioè ogni uomo, e lo riscatta: scelgo la volontà dell’Amore che ha deciso come sta scritto: “Lui solo adorerai”; e così io continuo in chi mi presta mente, cuore e forze, ripetendo la parola che suscita nell’intimo ciò che esprime; così vinco in loro ogni male. Ogni bene ti è dato per il bene comune, e non perché tu lo tenga in tuo potere. Sarebbe precisamente diabolico.
«Sei figlio», dice il diavolo. Nella prima tentazione il diavolo ha suggerito a Gesù di usare il suo titolo di “Figlio di Dio” per saziare la fame. Nella seconda tentazione il diavolo si presenta come chi vuole realizzare un’altra esigenza dell’uomo: quella di possedere tutti i regni, segno di gloria. Questo è il significato del gesto di “condurre in alto e mostrare in un istante tutti i regni della terra”: ambizione di gloria. Il diavolo precisa: «Nelle mie mani»: ma è proprio di Dio possedere tutto il cielo e la terra, di darla a chi vuole, perché sia un dono fruttificato, condiviso; è proprio di Dio essere riconosciuto e adorato come Signore. Invece il diavolo si arroga indebitamente tutto questo. Se gli viene dato potere da Dio, è solo per usarlo a favore degli uomini secondo Dio, e non come mezzo di dominio sugli uomini contro Dio. «Lui solo adorerai», Gesù risponde al diavolo: “Solo al Signore tuo Dio ti prostrerai”; così lo respinge dichiarandogli di avere ricevuto da Dio questo potere. Gesù riceve tutto il potere e la gloria dal Padre amando il suo amore a servizio degli uomini, salendo sulla croce e in cielo. Adorare vuol dire riconoscere da Dio ogni potere. – Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

Mio Dio, mio Tutto.
Confesso che il Padre mio è tutta la mia gloria. Il diavolo condusse Gesù, che è condotto dallo Spirito; conduce il diavolo e conduce lo Spirito; cioè, mentre lo Spirito di Amore solidale con gli uomini a bene degli uomini (Giordano), conduce Gesù fra gli uomini che vuole salvare nelle loro situazioni, e quindi conoscerli bene nella loro realtà; il diavolo tenta gli uomini ed è riuscito a farli suoi schiavi; ora tenta Gesù, si cimenta con lui: nel deserto il pane, sul monte i regni; ora, terza tentazione, a Gerusalemme il valere di Dio. «Lo condusse a Gerusalemme», città rappresentante rivelazioni, promesse, realizzazioni di salvezza da parte di Dio per l’uomo. «Lo pose sul pinnacolo del tempio»; sul punto più alto, più importante. Nella terza tentazione il diavolo si presenta come realizzatore del programma spirituale di Dio sull’uomo. «Buttati giù»: tali realizzazioni il diavolo cerca di convincere che si possono fare senza rapporto con Dio, ma con semplici gesti esterni, convincenti: buttandoti giù, senza partecipare all’amore di Dio verso gli uomini; ti basta il titolo di «Figlio di Dio». Tutto il resto ti renderebbe difficile la vita per niente: senza risultati o con scarsi risultati.
Gesù risponde in base alla sua opzione fondamentale per il Padre: «Sta scritto». A questo punto, cioè, si evidenzia una novità. Il diavolo usa lo stesso linguaggio di Gesù, cita anche lui la scrittura e affida alla parola di Dio la sua proposta: «Buttati giù», fa un gesto straordinario; tutti crederanno in te senza che tu debba tanto soffrire. Con un gesto esterno ti liberi da tutto un lavoro di attenzione interiore verso l’uomo che poi neanche ti bada, non sa che farsene di te. «Bùttati giù! Sta scritto, infatti: Ai suoi angeli egli ti affida, essi ti sosterranno». – Questa è la tentazione più raffinata e farisaica che io continuo ad affrontare e vincere in chi mi accoglie, constata Gesù: tentazione in cui il diavolo assume le mie stesse sembianze; si tratta di seguire il Signore o se stessi mediante le parole del Signore; seguire la volontà di Dio o usare la scrittura perché dica quel che uno vuole; decidere di affidare a me la propria vita: infatti è vero: «Ai suoi angeli egli ti affida, essi ti sosterranno», realtà meravigliosa; o gestire in proprio la tua vita; accontentarsi di fare delle cose o avere i miei sentimenti di Amore. – Quante difficoltà l’uomo si prende in proprio! E vi soccombe. Decidi cosa scegliere, perché alla tua scelta farai tornare tutto il resto; se non scegli me, sei in balia del volere di altri, non parla in te il mio Spirito, non sai discernere ciò che è bene per te, per tutti. Coloro che mi accolgono, vivono nel mondo con lo sguardo fisso su di me, presente, risorto, e con me nel Padre. Così vivo in te la mia pasqua di ritorno al Padre, sono parola di Dio che echeggia nel mondo: in te mi rendo visibile ai fratelli. La tentazione consiste nell’eliminare la via dell’umiliazione, della sofferenza e della morte. Queste mi sono procurate dalla libertà di uomini amati da Dio, ma che non accolgono e non seguono il suo Amore. Il diavolo continua a citare la bibbia, dicendo: «Gli angeli lo sosterranno»: l’Angelo di Dio rappresenta il dialogo con Dio, la sua consolazione (vedi Getzemani quando Gesù nella sofferenza è consolato dall’Angelo mentre si rimette alla volontà del Padre). Il diavolo descrive se stesso negli angeli che esso cita: toglie loro la funzione di messaggeri di bene, ne fa strumenti della sua tentazione: si serve, cioè, del nome di angeli, messaggeri di Dio a favore degli uomini, per andare contro gli uomini. Gesù conclude: «Adorerai», cioè, accetterai la via di Dio; la via di sofferenza come segno di amore personale, in me pienamente realizzato: amo i miei sino in fondo.

Mio Dio. Mio tutto.
Confesso che in me ogni uomo vincerà. «Dopo avere esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò, per tornare al tempo fissato». Ogni tipo di tentazione è esaurita in tre tentazioni: possesso delle cose, potere sugli altri, valere come un Dio. «Il diavolo si allontanò»: è vinto; non c’è rapporto tra Gesù e le proposte del diavolo. Per la prima volta l’umanità in Gesù vince per sempre il tentatore, vince ogni specie di tentazione al male: concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, superbia della vita. «Per ritornare»: nel mondo avrete tribolazioni che «ritornano»; ma non temete, io ho vinto il mondo. Ogni proposta diabolica è vinta, tutto il male nell’uomo che mi accoglie è superato; rimane solo di trasformare la morte con la mia morte in strumento e passaggio alla gloria, quando satana torna, nel tempo fissato; allora, nell’uomo in cui vivo, tutta la vita sarà una vittoria su satana, dal Battesimo nel Giordano alla croce sul calvario, cioè in tutta l’esistenza umana. Gesù si trova ancora nella situazione di legame con l’uomo soggetto alle stesse tentazioni; ma queste non sono più necessariamente occasioni di cedimento; anzi sono occasioni di rafforzamento; e non solo per te stesso, ma anche per tutta l’umanità.
La più grande tentazione del diavolo, che grida per bocca dei Giudei a Gesù in croce: “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce”, è sostituita dalla massima potenza e gloria, riconosciute dal Centurione che sotto il crocifisso esclama: “Davvero Costui è il Figlio di Dio” e poi dal Padre, che dà al Figlio “ogni potere in cielo e sulla terra”. Adorare vuol dire: riconoscere Dio primo autore della salvezza e Gesù sua rivelazione.

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

Mio Dio. Mio tutto.
Sono supplica umano/divina a te, Padre, e tua risposta. «Il sacerdote prenderà e deporrà la cesta davanti all’altare e tu pronunzierai queste parole». Dio stabilisce tramite Mosè la liturgia fatta di gesti e parole per tutto il suo popolo. Il sacerdote, che fa da ponte fra il popolo e il suo Dio, si limita a prendere dalle mani del popolo la cesta per deporla davanti al Signore. È l’offerta delle primizie con cui il popolo riconosce che Dio è il padrone di tutto. Il sacerdote fa il gesto e al popolo è affidata la parola, la professione di fede. «Adorare» vuol dire ripetere davanti all’altare i gesti e le parole che Dio stabilisce. Gesù è il vero Sacerdote, l’offerta, la primizia: offrendo se stesso Egli offre al Padre anche tutti noi come dono gradito, per i suoi gesti e parole di Figlio di Dio. «Mio padre era un Arameo errante». Abramo, padre capostipite del popolo di Israele, era un pagano, un abitante di Ur dei Caldei. Dio l’ha scelto, l’ha chiamato alla sua sequela. È per iniziativa di Dio che Abramo si distingue da tutti gli altri uomini. Durante il percorso vittorioso sulle tentazioni Gesù è compimento dell’arameo, uscito dalla schiavitù, in viaggio verso il possesso della terra promessa. Gesù è compimento d’Israele che va da Aram all’Egitto e alla terra promessa; è compimento del pio ebreo che dichiara la terra e i suoi frutti dono della continua presenza salvifica di Dio. «Scese in Egitto, diventò una nazione grande». Con Giacobbe il popolo scende in Egitto (settanta persone in tutto) per sopravvivere alla carestia. Lavorano sotto gli Egiziani da schiavi. Ciononostante per intervento di Dio gli Ebrei diventano “una nazione grande, forte e numerosa”. Adorare vuol dire riconoscere che Dio ci ha scelti in Gesù, l’eletto e il prediletto del Padre.
«Gli Egiziani ci maltrattarono»: Gli Egiziani si sostituiscono a Dio, vogliono essere padroni del suo popolo: vogliono rendere il popolo di Dio servo e schiavo a se stessi; lo fanno con imposizioni e umiliazioni; un popolo pretende di dominare un altro popolo suo simile, pretende di annientarlo. «Adorare Dio» vuol dire non accettare che l’uomo regni sull’uomo. Gesù si sottomette sempre alla volontà del Padre e mai a quella dell’uomo contro il Padre. «Allora gridammo al Signore ed Egli ascoltò la nostra voce». Israele non cede alla tentazione di soggiacere a chi non è Dio, ma come un metallo percosso dà il suo suono, così Israele maltrattato emette il suo grido; riconoscerà che Dio è il suo Signore che ascolta il suo popolo come un padre ascolta la voce del figlio. Il Signore ascolta, cioè, “vede, opera, conduce, dona”. Dio vede e conosce la situazione di Israele; è capace di salvarlo; lo tira fuori dalla schiavitù con una forza tale da stupire tutti. Egli è il padrone di tutta la terra, Egli dona al suo popolo un paese dove abbonda ogni bene. «Gridammo al Signore» che non conoscevamo; e egli ci ha ascoltato, ci ha liberato, ci ha fatto uscire, perché ci vuol bene. L’israelita così dichiara implicitamente: Mi rimetto al mio Dio, perché sono suo, mi ha donato di appartenere a lui; di conseguenza mi fa superare ogni difficoltà. – L’israelita lo riconosce mentre presenta all’altare le primizie in accordo con tutto il popolo. Così io riconosco la mia Figliolanza come frutto di rapporto con te, o Padre. I frutti del suolo, per l’ebreo, sono compimento del possesso, del potere e della gloria in Gesù, e acquistano in lui il loro giusto valore per la professione di fede nel Padre da parte della comunità cristiana celebrante. «Adorare» vuol dire gridare al Padre, che sempre ascolta la voce del suo popolo. Gesù è la supplica dell’umanità al Padre, e la risposta del Padre all’uomo.
«Ti presento i frutti del suolo che tu, Signore, ci hai dato». La storia attuale è la continuazione e il risultato della storia passata. Le primizie dei frutti del suolo sono segno che tu, o Dio, hai mantenuto le promesse. Noi, tuo popolo, lo riconosciamo, dicendo: “Ora, ecco, io presento le primizie del suolo che Tu, Signore, mi hai dato”: entrando nel tempio con questi frutti prendo coscienza di essere entrato in possesso di una terra che tu mi hai dato. – «Adorare» vuol dire riconoscere che tu, Padre, mantieni le tue promesse. Io, tuo Figlio, sono il compimento di tutte le promesse: sono la terra promessa, la primizia del tuo raccolto, un popolo a te gradito. «Deporrai le primizie e ti prostrerai». E’ Dio che per bocca di Mosè, dopo avere stabilito il gesto del sacerdote e le parole del popolo, stabilisce anche il gesto del popolo, questo, prostrandosi davanti a Dio, riconosce che le primizie, in quanto doni di Dio, vanno offerte a Dio. Dalla tua bontà le abbiamo ricevute, le presentiamo a te. Esse sono un segno che le stesse persone del popolo appartengono a Dio. Così il maltrattamento degli Egiziani non ha fatto che aumentare il rapporto di Dio con il suo popolo, e il rapporto del popolo con il suo Dio: le difficoltà sono spesso occasione per confermare l’Alleanza. La storia è un movimento alterno di sofferenza e salvezza. «Adorare» vuol dire riconoscersi proprietà di Dio. Sempre di fronte a satana Gesù si riconosce «Figlio del Padre».

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

Mio Dio. Mio tutto.
Padre, nei fedeli ti dichiaro Bene, Potenza e Gloria dell’umanità. «Chi crede è salvo». La professione di fede di chi crede in Cristo è fatta di accoglienza: il fedele ritiene Gesù Risorto, presente, il Bene più caro di ogni bene. Il fedele crede alla parola non astratta, non lontana; ma concreta e vicina, Gesù, nel cuore di ciascuno. Gesù è il Vangelo, la Buona Notizia, la parola che i discepoli custodiscono gelosamente dopo averla accolta come bambini dalla bocca della mamma. E’ il Gesù storico morto e risorto, che ci rende giusti davanti a Dio e ci salva. «Adorare» vuol dire accogliere Gesù nel cuore, come fonte di ogni ispirazione ad agire. La professione di fede dell’ebreo diventa in Gesù professione cristiana: in chi mi accoglie io continuo a vincere ogni male, porto all’adorazione di Dio solo; vicino a te, sulla tua bocca, nel tuo cuore io sono parola, professione di fiducia solo in Dio Padre.
«Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore»: entrata nel tuo cuore la parola «Gesù», risuscitato dai morti per opera dello Spirito Santo, farà uscire dal tuo cuore la dichiarazione: «Gesù è il Signore», sicuro, per esperienza, di non restare deluso. «Chiunque (senza distinzione) invocherà il nome del Signore sarà salvato». La fede in Dio, l’accoglienza cordiale della sua parola suscita in noi la risposta che è preghiera d’invocazione. A tutti è dato di credere e d’invocare il nome del Signore. Egli infatti è l’unico Signore e Salvatore di Tutti gli uomini. «Adorare» vuol dire invocare Gesù Salvatore: tutti sono fatti perché Gesù possa continuare nel tempo e nello spazio la sua professione nell’unico Dio. Confessare con la bocca è confessare con la vita: Gesù manifesta il suo amore al Padre con la vita, e la parola in chi lo accoglie.

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Resta con noi, Signore, nell’ora della prova,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
egli è la mano che tu stendi su di noi nel deserto di questo mondo;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù, presente, ci nutre con il pane della parola e del suo corpo;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
rinnova la nostra vita: egli alimenta in noi la fede, accresce la speranza, rafforza l’amore;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
trionfatore delle insidie e le seduzioni del Maligno, ci rende in grado di celebrare la sua pasqua;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da tutta l’umanità che solo a te si prostra, te solo adora per Cristo nello Spirito Santo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La vittoria:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: vittoria, delle creature bisognose di tutto, eppure saziate;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza vittoria, del popolo protetto, liberato e introdotto nella terra promessa;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: vittoria, definitiva nel Figlio di Dio sul diavolo tentatore;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: vittoria, di liberazione, redenzione, santificazione in Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. vittoria, di tutti gli uomini che si prostrano solo al Signore e lui solo adorano.

Preghiamo:
Padre, che non di solo pane nutri i tuoi figli, ma di ogni parola che esce dalla tua bocca; resta con noi nell’ora della prova. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).

In sintesiGesù e il Diavolo :

1. Il diavolo c’è; 2. Il diavolo tenta; 3. Il diavolo è astuto; 4. Ma Gesù lo vince; 5. Gesù continua a vincerlo in noi; 6. Gesù in noi mediante l’eucaristia che è dono di se stesso; 7. Gesù si dona a chi gli aderisce e mediante chi gli aderisce; 8. Ascoltando la sua parola; 9. Rispondendo come la parola gli suscita nel cuore (preghiera); 10. Padre, mio Dio, mio tutto.