29/04/2007 – T. PASQUALE – ANNO C – 4 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
4ª DOMENICA DI PASQUA.
Anno C – 29 Aprile 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Sal 32,5-6
Della bontà del Signore è piena la terra; la sua parola ha creato i cieli. Alleluia.
Colletta
Dio onnipotente e misericordioso, guidaci al possesso della gioia eterna, perché l’umile gregge dei tuoi fedeli giunga con sicurezza accanto a te, dove lo ha preceduto Cristo, suo pastore. Egli è Dio…
Anno C:
O Dio, fonte della gioia e della pace, che hai affidato al potere regale del tuo Figlio le sorti degli uomini e dei popoli, sostienici con la forza del tuo Spirito, e fa’ che nelle vicende del tempo, non ci separiamo mai dal nostro pastore che ci guida alle sorgenti della vita. Egli è Dio.
Prima Lettura At 13, 14. 43-52
Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI
In quei giorni, Paolo e Barnaba, attraversando Perge, arrivarono ad Antiochia di Pisidia ed entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, si sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba ed essi, intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udir ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna.
La parola di Dio si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le donne pie di alto rango e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li scacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Iconio, mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 99
NOI SIAMO SUO POPOLO, GREGGE CHE EGLI GUIDA.
Acclamate al Signore, voi tutti della terra,/servite il Signore nella gioia,/presentatevi a lui con esultanza. R/
Riconoscete che il Signore è Dio; / egli ci ha fatti e noi siamo suoi, / suo popolo e gregge del suo pascolo. R/
Buono è il Signore, / eterna la sua misericordia, / la sua fedeltà per ogni generazione. R/
Seconda Lettura Apc 7, 9. 14-17
L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
DAL LIBRO DELL’APOCALISSE DI SAN GIOVANNI APOSTOLO
Io, Giovanni, vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani.
E uno degli anziani disse: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi».
Canto al Vangelo Gv 10,14
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore; conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.
Vangelo Gv 10, 27-30
Alle mie pecore io dò la vita eterna.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Sulle Offerte
O Dio, che in questi santi misteri compi l’opera della nostra redenzione, fà che questa celebrazione pasquale sia per noi fonte di perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.
Prefazio Pasquale IV
La restaurazione dell’universo per mezzo del mistero pasquale.
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Signore. e sopratutto esaltarti in questo tempo nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
In lui, vincitore del peccato e della morte, l’universo risorge e si rinnova, e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita.
Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la terra, e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: Santo, Santo, Santo …
Antifona alla Comunione
E’ risorto il buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia.
Anno C: Gv 10,14.15
«Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore». dice il Signore. Alleluia.
Dopo la Comunione
Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
=======================================================================
MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf.T. Pasquale – Anno C – 4ª Domenica – 02/05/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
LE MIE PECORE ASCOLTANO LA MIA VOCE,
E IO LE CONOSCO ED ESSE MI SEGUONO: IO OFFRO LA VITA PER LORO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, centro della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Dalla vita alla festa della vita: formiamo una comunità, prendiamo coscienza di essere riuniti e preparati da Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia.
Se siamo riuniti come creature e figli di Dio in Gesù è per la bontà del Signore che riempie la terra, per la sua parola che ha creato i cieli. Mentre constatiamo ed esprimiamo questa esperienza di graziati, scaturisce dal nostro cuore una lode universale a Javè sempre presente in mezzo a noi. Diciamo quindi: “Alleluia!”, e preghiamo il Padre che ci guidi «al possesso della gioia eterna», in modo che giungiamo «con sicurezza accanto a te, dove» ci ha preceduto Cristo, nostro pastore, che vive per sempre. Noi saremo là dove lui è già arrivato, perché da lui siamo guidati alla gioia eterna che è la vita già in nostro possesso, come ascolteremo dalle letture. Preghiamo ancora: “O Dio, fonte della gioia e della pace, che hai affidato al potere regale del tuo Figlio le sorti degli uomini e dei popoli”, le nostre sorti sono conosciute e bene condotte dal nostro pastore, “sostienici con la forza del tuo Spirito, e fa’ che nelle vicende del tempo”, unite alla parola scritta, “non ci separiamo mai dal nostro pastore che ci guida alle sorgenti della vita”. Nelle vicende del tempo siamo uniti con sicurezza alle sorgenti della vita, perché Dio stesso è per noi «la fonte della gioia e della pace».
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola, cioè persona, messaggio e attività di Gesù.
TRA PASTORE E FEDELE SI STABILISCE UN NESSO INTIMO DI COMUNIONE.
La nostra attenzione si sposta dal riconoscimento del Risorto ai discepoli che lo riconoscono e costituiscono la comunità del Risorto, oggetto di queste ultime domeniche del tempo pasquale: comunità unita attorno al suo Signore, testimone del suo amore, pervasa dalla gioia dello Spirito Santo, in missione apostolica nel mondo fino alla fine dei tempi.
Oggi, la comunità unita intorno a Gesù è presentata nel vangelo (Gv 10,27-30) con l’immagine del gregge e del suo pastore, ed è ripresa nel canto al vangelo che ne definisce il nucleo: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10,14). Uno degli aspetti più delicati del mistero di Gesù è l’approdo alla fede che ogni persona compie prima o poi: da adulta. Le singole persone formano una comunità e accolgono dalla stessa un nuovo stile di vita: ognuno realizza se stesso senza sottrarre nulla alla comunità, bensì arricchendola secondo il progetto redentivo di Gesù. Come si forma una comunità di fede? Che cosa tiene una comunità unita a Dio? Perché una comunità di persone crede in Dio? Che tipo di coerenza c’è tra la sua fede e il suo comportamento? Si salverà? Nel vangelo ci sono alcuni elementi necessari per capire cosa dice Gesù riguardo a queste tematiche. Nel v. 27 Gesù enuncia tre verbi che indicano un aspetto del legame tra lui e le sue pecore: ascolto, conoscenza e sequela; più avanti, nei vv. 29-30, Gesù afferma un altro aspetto del legame tra Cristo e le sue pecore: il Padre le ha date a Gesù e nessuno può rapirle perché esse sono una cosa sola con Cristo, come Cristo è una cosa sola con il Padre.
Non esiste una definizione del rapporto tra Dio e fedele, ma solo immagini di tipo culturale: l’«Alleanza» indica l’aspetto giuridico, fatto solo di dovere, senza amore, senza affetto; lo «Sposalizio Javè e Israele», implica affetto e confidenza reciproci di adulti, responsabili, ma sottovaluta il bambino che può essere capriccioso e stupidino, come è Israele; il rapporto fra «Padre e Figlio» è l’immagine più frequente: “Quante volte io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare” (Osea 11,4); quest’immagine a sua volta necessita di presenza costante, rilevata nel rapporto «Pastore – Pecora», con presenza continua, confacente a «Javè», il Dio che «si trova» sempre presente. Ma, il rapporto creativo che fa crescere è espresso nell’immagine «Vignaiolo e Vigna». L’immagine del Pastore e Pecora, nel vangelo di oggi, presenta Gesù «Javè» che «si trova» sempre presente al suo popolo fedele. L’opposto sono i cattivi pastori di Israele, falsi profeti, sacerdoti disonesti, re cattivi che prendono il posto di Dio, vero Pastore, secondo i profeti di Dio.
«Le mie pecore ascoltano», come si è visto fare dai discepoli nelle prime tre domeniche di Pasqua; adeguandosi, infatti, alla mediazione del Segno e della Parola, i discepoli hanno riconosciuto il Risorto Gesù. Ascoltare non è vedere, ma intuire con interesse e cogliere ciò che sta dietro quanto si sente e si vede. L’ascolto è di due tipi: «L’ascolto intellettuale», difficile, sistematico, atto ad immagazzinare idee da usare in tempi opportuni, per sistemare e costruire una scienza. Tale ascolto esula dalla sensibilità. «L’ascolto convinto» invece è parte integrante del nostro modo di pensare, di sentire e di vivere. I pensieri, uditi con interesse, scendono dalla mente al cuore e lo muovono ad agire spontaneamente, senza difficoltà, nella vita quotidiana. È un «Ascolto veloce», sensitivo, che fa vivere con piacere. La persona umana si comporta per ciò che sente, non per ciò che conosce intellettualmente. Ascoltando in questo modo, esercitiamo l’accoglienza, la comprensione, il sentire di Gesù in mezzo a noi. Si vive sulla lunghezza d’onda della «compassione» di Gesù, che è un sentimento, non una nozione, un’idea intellettuale. Quando Dio mi perdona, io dico con il salmista: “Fammi sentire gioia e letizia” (Salmo 50/51,10); non dico, «fammi capire». È un atteggiamento che prende tutta la persona. Tale «ascolto» infine è diretto alla «voce»: “Le mie pecore ascoltano la mia voce”; non ascoltano tanto «ciò che» vien detto, ma ascoltano «la persona» stessa che parla; e riconoscono che Gesù è l’Inviato, il Testimone, l’Agnello; sentono venire da Dio quello che Gesù dice, come lui stesso confermerà poco dopo, dicendo: “Io e il Padre siamo una cosa sola”; sentono nelle sue parole la Parola di Dio; riconoscono che la sua parola e la sua vita confermano tutte le parole della Scrittura e ne svelano il mistero.
“Io le conosco”, io faccio esperienza con quella persona, con quella pecora, perché ho assunto l’umanità con tutti i suoi aspetti concreti. Gesù dice: nella tua vita con tutte le sue pieghe buone o cattive, tu fai esperienza di me. La fai ascoltando la mia parola, ma la fai anche vivendo nella tua vita concreta. Non si ascolta Gesù solo con la Parola, ma con i fatti della nostra storia. Per chi ama Dio tutto è grazia, qualunque cosa ci succede. Anche il male può servire a Gesù per convertirci. Gesù educa la persona umana e la forma con l’esperienza della vita. Ascoltiamo Gesù nella sua esperienza con noi. Ascoltiamo Gesù ascoltando la parola e la storia. È importante che lo sappiamo scorgere e trovare non nelle idee, ma nei fatti, perché nelle situazioni della vita Gesù «passa e cammina» con noi. Sentendo l’intimità che Gesù ha con il Padre, le pecore (i fedeli, i discepoli) si sentono a loro volta «conosciute», amate, cercate da Gesù: sentono quando Gesù le mette a parte dei segreti di Dio Padre suo. L’amore concreto di Dio in Gesù riguarda tutti gli uomini, ma conoscono i segreti di Dio e godono la sua intimità solo le pecore che si lasciano raggiungere dal suo amore e portare in spalla da lui.
“Ed esse mi seguono”, «kolouthèuo», «imitano» me, mettono i piedi sulle mie orme, ascoltano me che le conosco: accettando la vita quotidiana, colgono nascosta nella loro esistenza la vita eterna che io dono loro, una vita che non perderanno mai, perché io sono il «bel Pastore» che cerca la pecorella perduta. Quindi, ascolta la mia voce, fa’ esperienza con me nella tua vita, imitami e sei sicuro/a della salvezza eterna. – A monte di tutto questo c’è un atto di fede, una scelta di fondo come questa: io credo perché so che credere è il miglior modo per realizzare la mia vita, il mio rapporto con Dio. In questo rapporto con Dio scopro in Gesù il Dio che si fa uomo per essere il Pastore, il Dio in mezzo a noi sempre. Siamo gregge di Cristo perché abbiamo scelto di realizzare la nostra vita seguendo un modello perdente dal punto di vista umano: perdo tempo pregando, mi faccio debole perdonando, spreco tempo ed energie aiutando gli altri, perché la mia vita non è fine a se stessa, ma contiene la nostalgia dell’infinito. Ogni persona desidererà essere amata di più, essere più felice. Sei miliardi di persone che ci amano non sazierebbero la nostra sete di amore e felicità, perché abbiamo sete d’infinito. Questo è uno dei tanti segni presenti nella nostra vita, dentro di noi. Cittadini dell’infinito, ci sentiamo stretti dentro questa storia dove tutto è limitato. Questo è un dato semplice e immediato per tutti; sta alla base della nostra fede in Gesù Cristo, che ci ha fatto sperimentare l’infinito nella storia. Scopriamo in noi l’acuta nostalgia di Dio, dell’infinito e poi scopriamo l’infinito che Gesù ci porta: “Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio”, come “nessuno le rapirà dalla mia mano”, perché “io e il Padre siamo una cosa sola”. Nostalgia di Dio in noi è nostalgia di Gesù. Abbiamo bisogno di Gesù senza saperlo. L’incontro con il Risorto Gesù nelle tre domeniche precedenti è contemplativo, di chi guarda la realtà in un altro modo, corretto, suggerito dal «discepolo che Gesù amava», che capisce la Scrittura e legge i fatti. Modo mediato di arrivare al Risorto: grande serenità interiore, ascoltando la sua voce nella Bibbia e attraverso di essa nella storia, imitandolo nel ragionare secondo Dio e non secondo gli uomini, noi già fin da adesso possediamo la vita eterna. Ascoltarlo, lasciarci conoscere da lui, seguirlo: salvezza gratuita che ha bisogno della nostra collaborazione.
Richiamiamo il vangelo realizzato nella vita della chiesa.
L’APERTURA INTERIORE CI RENDE PARTE DEL GREGGE DI CRISTO.
«Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Barnaba» (At 13, 14. 43-52), perché Paolo ha mostrato come il Messia è già venuto ed è presente in Cristo Gesù, morto e risorto. «Intrattenendosi con loro, li esortavano a perseverare nella grazia di Dio. Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio.
Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando. Allora Paolo e Barnaba con franchezza dichiararono: “Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani”. Respingere la Parola di Dio vuol dire non giudicarsi degni della vita eterna. Vuoi giudicarti degno della vita eterna? Non respingere la Parola di Dio. Non vuoi giudicarti degno della vita eterna? Respingi la Parola di Dio. Nel vangelo Gesù dice: “Ascoltate la mia voce, io vi conosco, io vi dono la vita eterna”. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”». Fra giudei e pagani, sino all’estremità della terra, non c’è differenza: chi non respinge la parola di Dio, ha la vita eterna. I giudei la respingono e non se ne giudicano degni. I pagani non la respingono e se ne giudicano degni: «Nell’udir ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla vita eterna». Gli altri? La Parola di Dio è la strada maestra, proposta a tutti. Ma Dio ha infinite altre strade, e Gesù nell’Eucaristia si dona «per voi e per tutti». Dio non lascia senza dono gli altri; ma il dono concesso a noi è la consapevolezza di essere salvati percorrendo la strada maestra, «di quelli che sono destinati alla vita eterna». Esiste la predestinazione al bene, non esiste la predestinazione al castigo eterno. Il cristianesimo è sempre la fede della serenità: accetta la scommessa di ascoltare la sua voce, e fìdati! Se Gesù ha detto: “Nessuno ti può rapire”, e vero che nessuno ti può rapire. Sei in peccato mortale? Il Signore troverà il modo di farti incontrare un prete che ti assolva. Aspettatelo come grazia. «La parola di Dio si diffondeva per tutta la regione. I Giudei… suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba e li scacciarono dal loro territorio». Vita eterna insieme a persecuzione ed esilio, «mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo». Persecuzione ed esilio non tolgono, ma aumentano la gioia.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
NOI SIAMO SUO POPOLO, GREGGE CHE EGLI GUIDA (Dal Salmo 99).
“Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza”. Gioia ed esultanza scaturiscono dal cuore di coloro che celebrano la Parola di Dio, coscienti di camminare sulla via maestra della salvezza; e desiderano, augurano, la stessa gioia ed esultanza «per tutti gli abitanti della terra».
L’assemblea celebrante è cosciente anche della necessità di una decisione personale per il Signore, di appartenere a lui, Javè, aiuto sempre presente al suo popolo: “Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo”. Tutto questo è possibile, dice l’assemblea, perché “Buono è il Signore, eterna la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione”. Bontà, misericordia e fedeltà sono le caratteristiche del Dio rivelatosi in Gesù.
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
L’AGNELLO È IL LORO PASTORE, LI GUIDA ALLE FONTI DELLE ACQUE DELLA VITA.
«Io, Giovanni, vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Apc 7, 9. 14-17). Sono i salvati. «Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide”, colore divino: questi essere sono divinizzati; siamo noi. «E portavano palme nelle mani». Sono le palme della vittoria. Dentro a quella moltitudine ci siamo anche noi. Accettiamo di buon gradimento ciò che il Signore ci ha preparato e proposto. «Uno degli anziani disse: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione”, la vita è già una grande tribolazione, “e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello”. Noi siamo divinizzati per l’unione con lui. “Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro”, Come su Maria all’Annunciazione, facendola tutta sua: ciò che è avvenuto in Maria avverrà anche in noi e saremo tutti suoi; lei la piena di grazia, keharitomène, noi i pieni di grazia, i keharitomènoi. “Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”. È la fine di ogni limite terreno con la pienezza di ogni bene.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Da una parte abbiamo Dio, fonte della vita, e dall’altra ci sono gli altri, i fratelli che attendono l’aiuto che viene loro da Dio tramite noi. Sempre gesti e parole della liturgia, denominati «questi santi misteri», «compiono l’opera della nostra redenzione»; ma «questa celebrazione pasquale» ne è la fonte, che porta a noi «perenne letizia». Questo è sicuro perché stabilito da Dio, propostoci come preghiera, affinché con essa noi chiediamo la redenzione che Dio ci vuole elargire, e otteniamo la perenne letizia che ci vuole partecipare.
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, in lui riveli le meraviglie del tuo amore di Pastore. Infatti «in lui, vincitore del peccato e della morte, l’universo risorge e si rinnova, e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita».
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: tu continui a radunare intorno a te un popolo sotto la guida di tuo Figlio, nostro Buon Pastore, che da un confine all’altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto. Gesù Cristo, nostro Pastore, è in mezzo a noi, e ci guida ai pascoli della vita.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù. La nostra vita in lui è a te gradita come «grande tribolazione», partecipe della sua passione di amore per la salvezza del mondo.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; davanti a te e all’Agnello, in vesti candide di Dio, e nelle mani le palme della vittoria.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dalla moltitudine immensa dei giusti che ti servono, per Cristo, con Cristo e in Cristo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Il Padre ci ha affidati a suo Figlio: uniti al nostro Pastore e docili alla sua voce, possiamo dire: Padre nostro! Perché la tua volontà si compia, rendi la tua Chiesa aperta a tutti coloro che cercano e cominciano ad ascoltare la tua Parola, donale la tua pace e conducila all’unità perfetta.
Beati gli invitati alla Cena del Signore, pegno del banchetto eterno che soddisferà la nostra fame.
E’ risorto il buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia. Nel momento in cui riceviamo l’Eucaristia, si realizza in pieno la parola di Gesù: «Io sono il buon pastore e offro la vita per le pecore». Rispondiamo con gioia: “Alleluia” e preghiamo: “Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen”. Felici di aver ascoltato la voce del Buon Pastore, andiamo nella pace di Cristo e portiamo a tutti la luce della sua presenza di Pastore.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Bel Pastore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il pastore, l’uomo che vive una vita insieme alle sue pecore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza il pastore, Dio forma il suo popolo Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pastore, Gesù nella grande tribolazione si offre per i fratelli;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pastore, Gesù nei suoi ministri e nell’assemblea dei fedeli;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il pastore, Gesù dell’umanità nella nuova Gerusalemme.
Preghiamo: –
Padre, che hai risuscitato Cristo, Creatore del mondo e Salvatore degli uomini nella tua misericordia; concedi al tuo popolo di esaltarti perché lo hai liberato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).