30-05-2010-SSTrinità-C

30/05/2010 – SS. TRINITA’ – ANNO C – I Dom. Dopo Pent. – 2010

Preparazione alla celebrazione della messa.

SANTISSIMA TRINITÀ.

1ª Domenica dopo Pentecoste – Anno C – 30 Maggio 2010

CI RACCOGLIAMO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti.
(Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LEGGIAMO del formulario liturgico, (vedi messalino).0

MEDITIAMO – RILEGGIAMO: dal vangelo, prima e seconda lettura.

VANGELO.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve l’annunzierà.
La chiave interpretativa dei testi di oggi è offerta dalla colletta: “Ti glorifichi, o Dio, la tua Chiesa, contemplando il mistero della tua sapienza con la quale hai creato e ordinato il mondo; tu che nel Figlio ci hai riconciliati e nello Spirito ci hai santificati, fa’ che nella pazienza e nella speranza possiamo giungere alla piena conoscenza di te che sei amore, verità e vita”. Tutto ciò che si può dire del Padre e dello Spirito deriva dal Figlio. Quello che il Figlio, la Sapienza incarnata, la Parola fatta carne, ha rivelato di Dio, è la verità su Dio. Tutte le letture poggiano su questo fondamento.
Nel vangelo (Gv 16, 12-15) parla la Sapienza, Gesù, e annuncia l’effusione dello Spirito. Dall’effusione dello Spirito si può conoscere l’amore del Padre, perché ci fa riconoscere il Figlio come «Inviato di Dio, Rivelatore del Volto di Dio, che è Amore». Quello che il Padre possiede appartiene alla Sapienza che è il Figlio; lo Spirito rivela la Sapienza di Cristo. Criterio d’autenticità dello Spirito è l’appartenenza a Cristo: se appartiene allo Spirito di Cristo, è Spirito di Dio; se ci muove uno «spirito» che non è riconducibile a Cristo o che si oppone allo Spirito di Cristo, è segno che tale spirito non proviene da Dio.
Nella prima parte del vangelo Gesù dice: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”, perché non era ancora venuto lo Spirito, perché Gesù non era ancora morto – glorificato: non aveva ancora donato lo Spirito con il suo Espirare; e loro non l’avevano ancora ricevuto a Pentecoste, dopo la lezione di quaranta giorni di permanenza del Risorto con loro. Ma noi possiamo intuire ciò che Gesù aveva «ancora da dire». L’ha mostrato fin dall’inizio della passione, dicendo: “Ho tanto desiderato mangiare questa pasqua con voi”; e rivela subito che amore era il suo: gratuito, totale, benevolo, incondizionato, senza attendersi nulla da loro che stavano per tradirlo, per abbandonarlo (uno di voi mi tradirà; mi abbandonerete tutti e vi disperderete). Ed era proprio questo l’amore che il Padre ha voluto rivelare in Cristo Gesù suo Figlio, come poi Pietro dice nel suo discorso a Pentecoste: “Gesù di Nazaret, consegnato (passivo divino: il Padre stesso lo ha consegnato!) a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi… lo avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato” (cfr Atti 2,22-24).
Ma torniamo a seguire «La preghiera iniziale», che definisce Dio come «amore», «verità» e «vita», alludendo al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Noi preghiamo per avere piena conoscenza, nella pazienza e nella speranza. Tutto procede dalla «verità» che è il Figlio: dandoci il Suo Spirito, che è vita, come «amore» che nessuno e nulla può rapire, egli ci fa conoscere l’amore del Padre. Da parte nostra, tutto procede dall’accoglienza del Figlio: il Padre che noi desideriamo conoscere è Padre Suo; noi lo possiamo conoscere nel Spirito del Figlio. La «verità tutta intera» che lo Spirito, dice Gesù, ci farà conoscere, non riguarda i vari enunciati della verità; ma riguarda la «verità» come comunione con Cristo. L’uomo ha bisogno di tanta pazienza e speranza perché si realizzi nella sua vita quella comunione radicale e totale con Cristo. Mentre si realizza quella comunione, la rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito costituisce la delizia del nostro cuore.

PRIMA LETTURA ((Prov 8,22-31).
Prima che il mondo fosse, già la Sapienza era generata.
La prima lettura presenta il Figlio come Sapienza che ha presieduto alla creazione, e ha dato senso alla storia degli uomini. Si parla di Dio come Sapienza, più che di Dio come Creatore. Con la Sapienza, Dio crea, si delizia e induce Dio a trovare le sue delizie nei figli degli uomini. Quella Sapienza è il Verbo che prende carne, si fa uomo. “Io ero là” prima d’ogni cosa, quando ogni cosa è stata fatta. – Questo significa che possiamo cogliere il senso delle cose che sono state fatte, rifacendoci a Lui, perché di Lui esse parlano. Nulla è al di fuori di quella Sapienza, di quel Figlio. Quando si parla di «sapienza» non si allude soltanto al fatto che il mondo è creato secondo una razionalità; ma più direttamente, si allude al fatto del mistero di Dio che emana dalle cose. In questo senso, la storia può essere intesa come «esercitazione di Dio a stare in compagnia degli uomini», perché questa è la delizia di Dio; e per gli uomini la storia prende senso, se vissuta come «esercitazione a stare in compagnia di Dio». L’essenziale del mondo è che si riveli l’umanità ben riuscita secondo Dio; l’essenziale dell’umanità è che Dio si riveli ad essa. E’ quanto ci ha insegnato la Sapienza incarnata, quel Figlio dell’uomo che è «il più bello dei figli degli uomini». Di fatto, a Lui dobbiamo la rivelazione suprema di Dio «Amore»: scopo dell’opera del Figlio nella sua passione, morte, risurrezione è rivelare l’amore di Dio

SALMO RESPONSOVIALE (Salmo 8).
O Signore, quanto è mirabile il tuo amore su tutta la terra!
Scopriamo Dio che si rivela nel cosmo e acclamiamo: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?”. Scopriamo Dio che si rivela nella storia degli uomini: “L’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato”. Scopriamo l’opera di Dio che eleva l’uomo su tutto, fino a Dio: “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi. Gli hai sottoposto i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare: o Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome sulla terra!”.

SECONDA LETTURA (Romani 5,1-5).
Andiamo a Dio per mezzo di Crist, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.
La seconda lettura (Rm 5, 1-5) presenta la Sapienza, che è il Cristo, come nostra pace, trasparenza diretta tra creato e Creatore, tra i figli e il Padre, nella «speranza = attesa della gloria di Dio», vale a dire nella speranza che lo splendore dell’amore di Dio, rivelatosi nel Figlio e partecipato nel suo Spirito, conquisti tutti, per sempre. Questa speranza che non può deludere, nonostante le afflizioni e le vicende mondane, perché è tiene desta una realtà: l’Amore che ha sanato le radici dell’anima. Non esiste Bene più prezioso e desiderabile di tale Amore che si è rivelato in Cristo Gesù.

PRESENTAZIONE DEI DONI.
Ritorna il motivo della festa che ci dispone ad essere luogo riservato a un Dio così grande e bellissimo. “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo: a Dio che è, che era e che viene”. A lui presentiamo noi stessi con quanto siamo e abbiamo, pregando: “Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo; consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

LITURGIA EUCARISTICA
PREGHIAMO,
aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo che è ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:

TI RENDIAMO GRAZIE E TI BENEDICIAMO, PADRE, IN CRISTO GESÙ.
Grazie, Padre, per il tuo figlio, la tua sapienza che gode affermare: “Fin dall’inizio, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno; giocavo davanti a lui in ogni istante, giocando sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo”. Padre, ci hai dato la speranza di partecipare alla tua gloria, ci hai fatto conoscere qualcosa del tuo mistero di amore e di comunione.

TRASFORMATI IN CRISTO,
che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza, ti preghiamo, Padre: “Ora manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione”, facendoci simili a Gesù, nostra Sapienza, in mezzo a noi, figli dell’uomo, dove trova le sue delizie.

DIVENIAMO LUOGO RISERVATO A GESÙ,
che in noi continua a «donare» se stesso. In noi, Padre, si offre a te Gesù, nostro sacrificio Sapiente.

INTERCEDIAMO PER TUTTI IN CRISTO
che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri. Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; ammetti tutti all’assemblea dei santi per Gesù nostra Sapienza.

« TI GLORIFICHIAMO» PERFETTAMENTE, O PADRE,
per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi: sale così a te ogni onore e gloria dall’umanità rinnovata. Come tutto questo bene ci viene per Cristo, così la nostra lode sale a te per mezzo di Cristo, Benedetto nei secoli. Amen.

Il dono gratuito che Dio fa di se stesso è COMUNIONE.
Lo Spirito Santo prega in noi, e ci mette sulle labbra le parole di Cristo, Figlio unico di Dio Padre. In questo Spirito di Sapienza che ci fa essere figli nel Figlio, cantiamo: “Padre nostro”, liberaci da tutti i mali, concedici la pace = la piena Realizzazione, che tuo Figlio ci ha portato: per la misericordia del tuo cuore di Padre, liberaci dal Maligno; dal peccato, dal dubbio e dall’indifferenza. Rendici forti.
Venendo fra noi alla comunione, Signore Gesù, Sapienza del Padre, tu continui a giocare davanti a lui in ogni istante: «giuochi sul globo terrestre, ponendo le tue delizie tra i figli dell’uomo». Lo Spirito di verità ci guiderà alla verità tutta intera: “Alla comunione del tuo sacramento, Signore; e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore”. L’Amore di Dio è sempre all’opera nell’universo che ha creato. Rinnovati nella conoscenza di questo amore, usciamo da quest’assemblea nella pace di Cristo.

CONTEMPLIAMO
nella chiesa il Padre che convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2): Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, LA TRINITÀ:
chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: trinità di: un amante, un amato, un amore;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: trinità di: Dio, Israele, i comandamenti;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: trinità di: Dio Padre, Figlio Gesù, Spirito Santo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: trinità di: Gesù e il Padre, gli uomini, lo Spirito Santo;
completa, font color=verdant>alla fine, nella gloria della Trinità: trinità di: Dio Padre, Gesù e gli uomini, lo Spirito Santo.

Preghiamo:
O Padre, che insieme al Figlio e allo Spirito Santo ricevi la gloria e l’onore dagli uomini, come unico Dio che è, che era e che viene; tutto il popolo acclami quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! Per Cristo nostro Signore. Amen.

Alla fine, si comprendono meglio anche le parole del’INGRESSO:
“Sia benedetto Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: perché grande è il suo amore per noi”. Questo «motivo» di lode e benedizione guida la chiesa alla contemplazione della Trinità, bene presente nei testi sacri, anche se il termine «Trinità» compare nella riflessione cristiana del secondo secolo (Teofilo di Antiochia) e terzo secolo (Tertulliano) d.C. La terminologia liturgica rileva l’opera delle Persone divine: il Padre manda nel mondo il Figlio che è Parola di verità, manda lo Spirito a compiere ogni santificazione. In questo modo il Padre rivela e dona agli uomini il mistero della sua vita. L’accoglienza di questa rivelazione suscita in noi adesione, attesa e supplica, che esprimiamo con la preghiera: “Fa’ che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l’unico Dio in tre persone. Per Cristo nostro Signore”.

=================================================================
La Trinità dentro un’icona (di Andrei Rublev), come un oceano dentro una buca sulla spiaggia.
L’icona rappresenta tre figure sedute ad uno stesso tavolo. Sono tre, ma sono Uno solo, sono una cosa sola. Rublev ha cercato di esprimerlo con questi cinque elementi:
– Anzitutto stanno tutti e tre su una pedana che stacca la terra dal cielo e sono tutti e tre seduti sullo stesso trono che è un semplicissimo trono di legno, non di oro tappezzato di gemme e diamanti.
– Il secondo elemento: tutti e tre portano il colore della divinità che per gli antichi era l’azzurro, forse perché è il colore del cielo. Le vesti di tutti e tre, anche se sono diverse l’uno dall’altro, tutti e tre hanno o il mantello o la tunica azzurra,
– Terzo: tutti e tre tengono in mano un bastone che è il bastone del pastore, di colui che guida. Il bastone è rosso. Il bastone rosso per gli ebrei era il simbolo del maestro, di colui che nella vita aveva qualcosa d’importante da trasmettere.
– Il quarto elemento sono le mani: la mano destra di tutti e tre è in movimento e in un movimento di benedizione. La mano per gli ebrei soprattutto la mano destra, era il segno dell’azione. Tutto quello che facciamo, grazie a Dio, lo facciamo con le mani. I tre sono una cosa sola: la mano destra di tutti e tre è d’accordo sulla stessa cosa e vedremo quale.
– Ultimo elemento, forse il più bello, è una vera rivelazione. Dio è giovane! Sono tre giovani, hanno tutti e tre la stessa età e si somigliano in una maniera tale che viene da dire: ma non è lo stesso? È lo stesso, tre volte, fotocopia l’uno dell’altro, quasi. Attraverso l’immagine e i suoi colori questo Dio che è unico, una cosa sola, ha in sé al tempo stesso la diversità: uno sta seduto a sinistra, uno al centro, uno a destra.
Il Padre, l’angelo immagine del Padre, è quello di sinistra! Per chi guarda sta a sinistra, ma se ci si mette al suo posto, si è al posto della persona più importante, la destra. Il Padre è a destra. Il Padre è riconosciuto anche dal fatto che il suo mantello è talmente trasparente – Lui è una realtà così invisibile – che dal di sotto traspare il blu della sua tunica. Dietro di Lui poi c’è la casa, quella casa che rappresenta l’universo creato da Lui. Quest’angelo di sinistra è più eretto, sta più dritto; gli altri due sono più inchinati, reclinati, diretti verso di Lui.
L’angelo del centro è l’immagine di Gesù. Porta la stola, come tutti i sacerdoti quando celebrano. Una striscia di stoffa che passa dietro il collo e scende giù fino alle ginocchia: è la stola, è il simbolo del sacerdozio, è il simbolo di chi fa scendere sulla terra, sull’altare, le cose del cielo. Cristo è colui che ha fatto scendere il Dio invisibile in mezzo a noi. Dietro di Lui c’è un albero, è la radice che spunta dal tronco di Iesse, come diceva Isaia, è l’albero della Croce da dove ci è venuta la vita.
Infine l’Angelo di destra e lo Spirito Santo. È il più inclinato di tutti, il più tenero, il più dolce di tutti; forse rappresenta il lato femminile, il lato materno della Trinità. In italiano Spirito è maschile. Nella lingua che Gesù parlava “ruach”, Spirito, è femminile. Questa parola, secondo gli studiosi, è imparentata con altre due parole: una vuol dire grembo materno e un’altra vuol dire misericordia, compassione. Forse possiamo pensare che lo Spirito è colui che incarna l’aspetto materno di Dio, e unisce gli altri due. Dietro di lui c’è la montagna, simbolo della divinità in tutta l’antichità.
Qualcosa sulla tavola mostra quel che fanno i tre, su che cosa essi sono d’accordo. Sulla tavola c’è una coppa, dentro la coppa c’è un agnello, un agnello sgozzato! È il nostro Dio, un Dio amore che crea delle persone libere, capaci di dire «no», e fare della terra un brutto luogo, con tanti crimini.
Nel suo amore, Dio arriva al sacrificio di sé. L’amore dona se stesso e supera ogni sofferenza. L’amore per gli altri costa. L’amore vero, il dono di se stessi costa. I nostri tre, nello stesso gesto che fanno con le loro mani, mostrano di essere d’accordo attorno a quell’agnello immolato. Quell’Agnello immolato ci viene ridonato ogni volta che si celebra l’Eucaristia. L’artista intende dirlo mettendo nella coppa il pane dell’Eucaristia, invece dell’agnello. Il sacerdote alza il pane, l’ostia consacrata e dice: “Ecco l’agnello di Dio”!
Un’ultima cosa. Loro sono tre, a un tavolo di quattro lati. Un lato è libero. Con un gioco di prospettiva al contrario, cioè una prospettiva che non va verso l’interno, ma viene in fuori verso chi guarda l’icona, si crea come un invito dell’icona stessa, che dice a chi sta guardandola: Amico, vieni, siediti a questa tavola. Qui è il senso della tua vita: mettere anche tu la tua mano su questo tavolo. Rispondimi: “Sono d’accordo anch’io nell’amore fino alla fine, fino al sacrificio, al dono di me stesso, perché questo è il senso della mia vita!”.
Abbiamo bisogno d’immagini. Viviamo nel mondo delle immagini. Dio non si può riprodurre. Solo Gesù, vero Dio e vero uomo come noi su questa terra, può essere immaginato. Questi tre angeli pellegrini, ospiti di Abramo, sono un’immagine meravigliosa che ci rimanda al Dio vero rivelato in Gesù. Rispondiamo all’invito che l’icona ci rivolge, viviamo in questa compagnia, mettiamo da parte ogni altra idea di Dio, accogliamo e contempliamo Dio in tre persone rappresentato in questa icona. Preghiamo rivolgendoci al Padre, per mezzo di Gesù, nello Spirito Santo. Viviamo in questa compagnia, perché solo qui è il senso della nostra vita!

====================================================================
La Trinità dentro il segno della croce come un oceano nel cuore dell’uomo.
Il segno della croce inizia dicendo: “Nel nome del Padre”. Alzi la mano e dici: “Padre”, per ricordarti che Dio Padre è al di sopra di tutti, la sorgente di tutto: è lui che ha inventato il mondo, è lui che pensa cose belle e grandi per noi, lui è il Padre del Figlio, e genera anche lo Spirito Santo. Per questo dicendo Padre metti la mano in alto. Dici “Padre”, non padrone, perché ci ha insegnato che pur essendo così grande, così alto, così potente, Dio è profondamente buono, e ci vuole bene più della più buona delle mamme, e come il più buono dei papà. Per questo lo chiamiamo “Abbà, Padre”.
Poi abbassi la mano al petto e dici: “e del Figlio”, e parli del Figlio. Perché abbassi la mano? Perché Dio ha un Figlio, identico a lui. Se il papà è uomo, suo figlio è un piccolo uomo. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio come il Padre. Però il Figlio di Dio è disceso su questa terra e si è fatto uomo come noi. Per questo, quando dici “e del Figlio”, abbassi la mano al petto, per ricordarti che il Figlio di Dio, Dio come il Padre, si è abbassato ed è diventato nostro fratello. Ed è perché lui è diventato nostro fratello che noi possiamo chiamare Dio «nostro Padre». Altrimenti non potevamo chiamare con questa confidenza Dio, nostro Padre. Dio, il Padre, è il Signore del mondo, ha creato tutte le galassie e tutto l’universo; chi siamo noi per dirgli “Padre”! Ma siccome Gesù, Figlio di Dio, è nostro fratello, e chiama Dio “Padre”, anche noi lo chiamiamo “Padre”.
Poi alzi la mano e dici: “E dello Spirito Santo”, toccandoti le spalle, perché lo Spirito Santo è la forza di Dio, quella forza con cui Dio ha creato il mondo, quella forza con cui Dio continua a creare le cose belle e grandi che ci sono nel mondo: la Forza di Dio che deve venire dentro di noi e aiutarci a vincere i nostri difetti, e a vivere da figli di Dio.
Hai detto nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, e mentre dicevi questo, hai fatto un segno di croce su di te. Così non ti dimentichi quanto bene ti ha voluto Gesù, fino a morire sulla croce per te. Non soltanto, ma il segno della croce fa una linea che va dall’alto al basso, e una linea che va da sinistra a destra. Questo ti ricorda che il cielo e la terra sono uniti dal centro, dal cuore: dall’amore. Dio ci ama perché è amore, noi dobbiamo amare Dio perché è nostro Padre, e dobbiamo amarci fra di noi come fratelli.
Dopo aver fatto il segno della croce e ricordato tutte queste belle cose, tu dici: “Amen”,che è un’esclamazione di gioia, come dire “Evviva!”. Quando dici “Amen” hai la gioia perché Gesù è risorto. Amen vuol dire anche «così sia», cioè, “Signore, è proprio così! Tu sei un Padre, il Figlio ci ha voluto bene fino a dare la vita per noi, e lo Spirito Santo, che è tua forza, è anche nostra Forza”. E quando dici «Amen», tu dici: “Ho da te il desiderio, Signore, di voler vivere da tuo figlio”.
Il Segno di Croce: è stato fatto su di te la prima volta quando hai ricevuto il battesimo, in corrispondenza alla parole di Gesù: “Battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Alla cresima è confermato il battesimo con un altro segno di croce sulla fronte. Gli sposati si mettono reciprocamente l’anello al dito, dicendo: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Alla fine salutiamo una persona defunta con il segno della croce. Anche la messa iniziamo e terminiamo con il segno della croce. Che bello svegliarsi al mattino con il segno della croce, e alla sera addormentarsi sotto la protezione di Dio con il segno della croce! Più bello ancora se tra queste due croci, quella del mattino e quella della sera, c’è una vita in armonia con Dio che è Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).