30/09/2007 – T. ORDINARIO – ANNO C – 26 DOMENICA – 2007
Preparazione alla celebrazione della messa.
26ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO.
Anno C – 30 Settembre 2007
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome].
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Padre, nulla ci sia più caro del tuo Figlio Gesù!
Donaci di ascoltare la sua parola nell’assemblea dei fedeli (cfr PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto).
TESTI e MEDITAZIONE.
TESTI
Antifona d’Ingresso Dn 3,31.29.30.43.42
Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi l’hai fatto con retto giudizio; abbiamo peccato contro di te, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti; ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia.
Colletta
O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna. Per il nostro Signore.
Anno C:
O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone; stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all’orgia degli spensierati, e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola, per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno. Per il nostro Signore.
Prima Lettura Am 6, 1a.4-7
Voi che vi date a vita dissoluta andrete in esilio.
DAL LIBRO DEL PROFETA AMOS
Così dice il Signore onnipotente: «Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 145
BEATI I POVERI IN SPIRITO.
Il Signore rende giustizia agli oppressi, / dà il pane agli affamati. / Il Signore libera i prigionieri. R/
Il Signore ridona la vista ai ciechi, / il Signore rialza chi è caduto, / il Signore ama i giusti. R/
Il Signore protegge lo straniero, / egli sostiene l’orfano e la vedova, / ma sconvolge le vie degli empi. / Il Signore regna per sempre, / il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. R/.
Seconda Lettura 1 Tm 6, 11-16
Conserva irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore.
DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO A TIMOTEO
Carissimo, tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico Sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità, che abita una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.
Canto al Vangelo Lc 6,21
Alleluia, alleluia. Beati voi che ora avete fame, dice il Signore, perché sarete saziati. Alleluia.
Vangelo Lc 16, 19-31
In vita tu hai ricevuto beni e Lazzaro mali; ora lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
DAL VANGELO SECONDO LUCA
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
Sulle Offerte
Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni, e da quest’offerta della tua Chiesa fa’ scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione. Per Cristo nostro Signore.
Comunione Sal 118,49-50
Ricorda, Signore, la promessa fatta al tuo servo: in essa mi hai dato speranza nella mia miseria essa mi conforta.
Oppure: 1 Gv 3,16
Da questo abbiamo conosciuto l’amore di Dio: egli ha dato la sua vita per noi, e anche noi dobbiamo dar la vita per i fratelli.
Anno C: Lc 16,22-23
«Il povero fu portato dagli angeli nel seno di Abramo, il ricco nell’inferno tra i tormenti».
Dopo la Comunione
Questo sacramento di vita eterna ci rinnovi, o Padre, nell’anima e nel corpo, perché, comunicando a questo memoriale della passione del tuo Figlio, diventiamo eredi con lui nella gloria. Per Cristo nostro Signore.
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MEDITAZIONE o RILETTURA
Padre, fa’ che accogliamo il tuo Figlio Gesù!
La sua Parola alla Comunione (Ant. Com.), con il dono di se stesso, attua in noi nel massimo modo il messaggio dei testi biblici (cf. T. Ordinario – Anno C –26ª Domenica – 26/09/2004); messaggio che ispira e attua i vari momenti della Celebrazione e della vita (Cf. Criteri di Meditazione – 15/08/2005).
Messaggio della Parola:
BEATO CHI ACCETTA DI VEDERE E AIUTARE GLI ALTRI IN CRISTO.
Messaggio che ispira e attua ora la Celebrazione, culmine e fonte della Vita.
1°. RITI D’INTRODUZIONE.
Prendiamo coscienza di essere una comunità riunita e preparata dallo Spirito di Gesù ad ascoltare la Parola e a celebrare l’Eucaristia..
Membri dell’assemblea celebrante, siamo coscienti che da uomini ricchi e noncuranti degli altri siamo trasformati in poveri come Lazzaro: persone che «Dio ha soccorso», disposte da lui ad accettare tutto quanto egli dispone. Iniziamo la celebrazione della messa, quindi, acclamando: “Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi, l’hai fatto con retto giudizio; abbiamo peccato contro di te, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti; ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia” (Antifona d’Ingresso Dn 3,31.29.30.43.42); consapevoli “che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono”, “stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi”, perché aderiamo in tempo alla tua Parola, e “partecipiamo della felicità eterna”. Per Cristo nostro Signore. Amen” (cfr Colletta comune e anno C).
2°. LITURGIA DELLA PAROLA.
Dio parla a noi in Cristo. Lo Spirito ci dispone ad ascoltare la sua Parola. Gesù parla e conclude: Oggi si attua la Parola che udite. – Richiamiamo quindi la Parola, e aderiamo all’azione dello Spirito Santo.
Richiamiamo la Parola: persona, messaggio e attività di Gesù.
GESÙ, PAROLA DI DIO, ATTIRA A SÉ; QUANTI L’ACCOLGONO, VANNO OLTRE SE STESSI.
“Beati voi che ora avete fame”, dice il Signore, “perché sarete saziati” (Canto al Vangelo, Lc 6,21). Gesù si rivolge ai suoi discepoli, a quanti si lasciano attirare dalla sua persona, l’accolgono, e vanno otre se stessi, oltre i propri interessi individuali. La storia sacra mostra che primo impedimento ad accogliere il Signore è «l’esecranda fame dell’oro». Essa non riconosce nessuno, non si ferma di fronte a nulla, non considera il mendicante che giace sulla soglia della sua casa. Il povero invece è talmente povero da accettare senza ribellarsi d’essere pieno d’ulcere (quindi, immondo) e leccato dai cani (animali immondi). Dopo la morte il ricco è all’inferno, il povero nel seno di Abramo. Il ricco invoca tre volte: «padre Abramo» (Lc 16,24), «padre» (Lc 16,27), «padre Abramo» (Lc 16,30).
La prima volta evidenzia la retribuzione: le sorti si sono capovolte, ora Lazzaro è consolato e il ricco è in mezzo ai tormenti, senza possibilità di mitigare la sofferenza neppure con una goccia d’acqua. Secondo lui dovrebbe andare Lazzaro a mitigarla, quel Lazzaro che il ricco non ha mai notato, quando gli stava alla porta di casa tutta una vita! Il ricco, abituato a servirsi degli altri, pensa di potersi servire di Lazzaro anche nell’aldilà; ma i poveri hanno cura di te e ti difendono davanti a Dio, quando in nome di Cristo li hai fatti amici con i tuoi beni (cf Lc 16,9).
La seconda invocazione del ricco evidenzia un interesse nel ricco stesso a favore degli altri; ma solo dei suoi fratelli. Si tratta ancora di «altri ricchi». Lazzaro, il povero, dovrebbe essere al servizio dei ricchi, casta privilegiata, uomini d’onore, che considerano gli altri come servi, obbedienti al loro comando, impartito non direttamente, ma tramite un «grande alla pari», che all’occasione chiama «padre Abramo». Ma Abramo riconosce solo il Signore, e rimanda il ricco al Signore, alla sua Parola, dicendo: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. La sacra Scrittura è in grado di portare il messaggio che il ricco dannato vorrebbe arrivasse ai suoi fratelli!
Nella terza invocazione, il ricco dannato suppone che i ricchi fratelli non siano in grado di prendere in mano la sacra Scrittura, e ascoltarla come Parola di Dio; sono abituati a immergersi in altre faccende. Secondo il suo modo di pensare da megalomane, assolutamente fuori del normale, per il ricco un fatto eclatante può scuotere i fratelli, convertirli; e allora formula la sua richiesta: “Qualcuno dai morti appaia loro, e sia proprio Lazzaro; si ravvedranno!”. Secondo il ricco, Dio dovrebbe approvare questa volontà benevola, accondiscendere al miracolo, e consolidare la sua mentalità. Abramo risponde in modo sbrigativo: chi non ascolta Mosè e i Profeti, tanto meno ascolta un morto. Un povero morto come Lazzaro, poi, che non è stato ascoltato in vita, tanto meno può essere creduto in morte! Il ricco concepisce la religione come realtà esterna, tanto più efficace, quanto più miracolistica; mentre Abramo presenta la Parola di Dio da accogliere qual è veramente, come parola di Dio, sempre efficace (Is 55,10), «che può salvare le nostre anime» (Gc 1,21).
Richiamiamo la Profezia, portata a compimento in Gesù.
IL RICCO NON ASCOLTA LA PAROLA DI DIO, VA IN UN ESILIO SENZA RITORNO.
Il ricco della parabola evangelica (Lc 16,19-31) è come i ricchi descritti da Amos (prima lettura, Am 6, 1a.4-7), che banchettano, si concedono tutto e non si curano di nessuno: «della rovina di Giuseppe non si preoccupano». La banda dei “bontemponi” commette un doppio peccato: gode egoisticamente del tempo presente e fa ingiuria ai poveri, sfoggiando la propria opulenza. I ricchi ridono su tutto, aldilà d’ogni buonsenso: banchettano ostentatamente in modo sacrilego. Sgozzano «i migliori agnelli del gregge» e i «vitelli più teneri» riservati ai sacrifici del tempio, fanno risuonare canti «come quelli di Davide»; ma «cesserà l’orgia dei buontemponi». La festa sarà breve, e il risveglio brutale, perché un severissimo giudizio divino ricadrà su di loro. Nel 700 a.c. il popolo ebraico non crede ancora alla sopravvivenza dopo la morte. Amos vede la manifestazione del severo giudizio di Dio nel primo esilio a Ninive, nell’ottavo secolo; da quell’esilio non ci sarà ritorno. Nel vangelo Abramo dice: “Tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi”.
Con questa parabola, Dio ci esorta alla conversione. Il Signore non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Il Padre manda il Figlio, e Gesù colma quell’abisso, viene a noi, ci chiama amici, quando noi siamo ancora nemici: “Se, infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, (può dire l’assemblea celebrante) saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione” (Rom 5,10s); ora siamo in grado di passare dalla parte di Abramo, ascoltare con efficacia la Parola di Dio che salva.
Richiamiamo la Realtà, che ora Gesù attua in noi come in se stesso.
NOI AMIAMO L’AMORE CHE DIO HA PER NOI: DIO È PIÙ GRANDE DEL NOSTRO CUORE.
L’Amore di Dio, il suo Spirito, che spinge il Verbo a prendere la nostra umanità, spinge anche noi a «condividere», ad essere «poveri in Spirito» (Salmo Respons., Sal 145): a lasciare che «il Signore» continui in noi l’opera sua, cosicché nel «povero in Spirito» «il Signore stesso rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati; il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti; il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi; il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione»: il tuo Signore, o assemblea celebrante, continua in te l’opera sua, come vite che procura grappoli sui suoi tralci (cfr Gv 15,1-7); «in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli» (Gv 15,8).
Richiamiamo l’Apostolo, che descrive il discepolo di Gesù.
EGLI CONSERVA IL «COMANDO», AMA L’AMORE DI DIO FINO ALLA MANIFESTAZIONE.
Scrivendo a Timoteo, Paolo descrive il «discepolo» di Gesù, colui che ama l’amore di Dio per noi (Seconda Lettura 1 Tm 6, 11-16), ed è «povero in Spirito», perché mosso dallo stesso Spirito a vivere come luogo riservato a Dio. Prima, Paolo rileva i vari doni dell’«uomo di Dio», di colui che accoglie il «Dio che soccorre», e dice: “Carissimo, tu, uomo di Dio, tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”; tutti doni portati dal Signore in questo mondo; Gesù ha oltrepassato quell’«abisso»: noi, da ricchi che non vedono i poveri sulla propria soglia di casa e quindi condannati, possiamo divenire «Lazzaro», cioè, «graziati» perché Dio ci ha soccorso (Lazzaro = Dio ha soccorso); Lazzaro è simbolo d’ogni persona; siamo tutti graziati, descritti come Timoteo con imperativi d’adesione.
Poi, Paolo richiama due aspetti del mistero di «Dio che ci soccorre»: «la bella testimonianza» di Gesù, e «la bella professione di fede» di Timoteo. «La bella testimonianza di Gesù Cristo davanti a Ponzio Pilato», quando Gesù dichiara il mistero della sua regalità, dicendo: “Io sono re. Per questo sono nato e venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). La bella testimonianza di Timoteo nella sua professione battesimale, sintesi del messaggio cristiano, che Paolo richiama, dicendo: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni”. Queste due testimonianze ci ha portato Gesù il «Dio che ci ha soccorso».
Infine, Paolo si associa a questa «bella testimonianza» e «professione di fede in Cristo», «attende la piena manifestazione» di Gesù, «conserva senza macchia e irreprensibile il comandamento» di Gesù che consiglia a Timoteo, e proclama un antico inno di lode a Cristo Gesù: «beato e unico Sovrano, il Re dei regnanti e Signore dei signori. A lui onore e potenza per sempre. Amen». Quest’inno di Paolo ora è messo in bocca all’assemblea celebrante sulla terra, insieme a tutta la corte celeste.
3°. RITI DI PRESENTAZIONE DEI DONI.
Nelle parti liturgiche (Parola e Eucaristia) l’assemblea è ferma, in ascolto, seduta o in piedi; nei Tre Riti – d’introduzione, presentazione dei doni, comunione – si muove. Ora, per esempio, ci muoviamo e offriamo doni per la presenza di Cristo e per le necessità degli altri.
Dopo avere ascoltato la Parola di «Dio che ha soccorso», facciamo leva sulla sua misericordia», e lo preghiamo: “Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni, e da quest’offerta della tua Chiesa fa’ scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione. Per Cristo nostro Signore. Amen (Sulle Offerte).
4°. LITURGIA EUCARISTICA.
Aderendo all’agire dello Spirito, per mezzo di Cristo, ringraziamento, pane, offerta, intercessione, lode:
«Ringraziamo» e benediciamo il Padre in Cristo Gesù.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio, Signore e Sovrano fatto uomo, Povero.
Siamo trasformati in Cristo, che, preso il «pane» e rese grazie, si dona vero cibo e bevanda di salvezza.
Ora, Padre, manda lo Spirito a perfezionare l’opera di Gesù nel mondo e compiere ogni santificazione: Cristo, venendo nella tenebra, ci porta la Luce inaccessibile.
Diveniamo luogo riservato a Gesù che in noi continua a «donare» se stesso.
In noi, Padre, si offre a te Gesù; con i suoi mali di Povero ci ha fatto passare alla gloria.
Intercediamo per tutti in Cristo che «intercede» per noi e ci fa intercessori con lui per gli altri.
Tutti, Padre: vivi, defunti, celebranti, accogli in Cristo; per l’intercessione di Gesù, il Povero è tornato in seno a te.
«Glorifichiamo» perfettamente il Padre per Cristo, con Cristo, in Cristo nello Spirito Santo che ci fa santi.
A te, Padre, ogni onore e gloria, dall’umanità affamata di te e saziata in te per mezzo di Cristo.
5°. RITI DI COMUNIONE.
Preso il pane e rese grazie, Gesù spezza il pane e lo dà ai suoi discepoli perché lo distribuiscano.
In Cristo siamo un solo corpo, un pane di vita per tutti: viviamo per lui che è morto e risorto per noi.
Padre nostro, liberaci dall’impiego egoistico della ricchezza e del denaro, rendici forti nella lotta per la fede; invitàti alla cena del Signore e arricchiti di Dio, fa’ che condividiamo e possiamo arricchire a nostra volta gli altri.
Nella mia miseria, Signore Gesù, la tua promessa di soccorso mi conforta. Tu hai dato la tua vita per noi, quando non potevamo sperare salvezza; ci hai resi capaci di dare anche noi la vita per i fratelli: il tuo amore continua in noi, e ci porta con Lazzaro nel seno di Abramo.
Comunicando al sacramento della passione del tuo Figlio, o Padre, tu ci rinnovi nell’anima e nel corpo, ci fai tuoi eredi con Cristo della vita eterna nella gloria.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio, Il Povero:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il povero, Lazzaro che giace alla porta: è parola di Dio per il ricco epulone;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il povero, Mosè, Profeti e Giuseppe in rovina: è parola di Dio per i capi d’Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il povero, Gesù uscito dal seno del Padre e fatto uomo: rivela l’amore di Dio per tutti;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il povero, Paolo, Timoteo, ogni uomo: manifesta l’amore di Dio per noi;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il povero, l’umanità splendente di Cristo morto e risorto: completa l’amore di Dio per l’uomo.
Preghiamo:
O Padre, che nella tua provvidenza hai mandato il tuo Figlio fatto uomo Gesù di Nazaret, da ricco divenuto povero per arricchire noi con la sua povertà; volgi sempre il tuo sguardo benevolo sul popolo che in te confida. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera della chiesa (colori).