22-02-2004-Ordinario-C-dom7

22/02/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 07 DOMENICA – 2004

7ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno C – 22 Febbraio 2004

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo:
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro, che è nei cieli, dice Signore.

Siate misericordiosi come il Padre vostro, amatevi a vicenda come io ho amato voi.
(Confrontiamo la parola, che Gesù ci rivolge, con le scene del vangelo, prima e seconda lettura, per coglierne il senso).
Amatevi come io vi ho amati, e siete come Dio, il Padre mio e vostro. In me vedete l’amore anche per i nemici che il Padre ha messo in ciascuno di voi (vangelo). Porto a compimento l’amore che Dio ha messo già in Davide, mentre non vuole uccidere il suo persecutore Saul (prima lettura). Cristo, Gesù di Nazaret è il vero Adamo (seconda lettura), il vero Uomo. Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di comunicarvi la forza dell’amore divino verso tutti, nel simbolo del porgere l’altra guancia, cioè rompere la catena della vendetta. – Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome.
Riconoscete l’amore di Dio nella «volontà» di bene in voi stessi. «Ciò che “volete” gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro». – «A voi che ascoltare» me in voi stessi, che accogliete la mia parola, e sentite il desiderio della grazia e della misericordia di Dio per voi, in atto di spingervi a fare lo stesso agli altri in modo «giusto», cioè corrispondente al desiderio che sentite sia fatto a voi stessi; a voi «io dico», io Javè = «Colui che è sempre presente» in voi come Autore e Perfezionatore (Ebr 12,2) della vostra esistenza, mentre tenete fisso lo sguardo su di me; a voi rivelo ciò che sto facendo in voi, con voi e per voi; ve ne rendo coscienti, perché mi lasciate fare, e io mediante voi posso continuare ad amare gli altri con il vostro amore. Esperienza, questa, che iniziate nel battesimo, quando vi immergo in me; perfezionate nella cresima, quando ve ne rendo capaci e responsabili mediante lo Spirito; realizzate nell’eucaristia, quando io dono me stesso tramite voi, e voi «amate i vostri nemici», come io ho amato voi quando eravate ancora nemici. Siete amati, riconciliati, fatti partecipi dell’amore di Dio per gli altri (vedi Rom 5,10s). Tutto questo avviene in voi nel rispetto di un percorso di crescita nell’ascolto, in infiniti momenti, simboleggiati in sette passi.
Crescita nell’ascolto e nell’amore a somiglianza di Dio. Primo passo: «Fate del bene a coloro che vi odiano». Come un bambino che non può alzare un quintale, ma può sfiorare un tasto che aziona una leva capace di alzare non uno ma infiniti quintali, poggiando la sua manina nella mano del papà o della mamma che opera tutto questo; così anche voi con me; e il mio amore scende nel concreto: sono disceso dal Padre fino all’uomo che mi odia; fino a voi, per fare il bene: farvi salire nel «luogo pianeggiante» dell’incontro con me, e in me fino al Padre. Non più pellegrini, forestieri; ma concittadini, familiari di Dio, voi mi ascoltate: divenite come una manina poggiata su me, e io in voi posso continuare ad «amare», «pregare», «fare il bene» a tutti. È il primo passo.
Il secondo passo è: «Bene-dite coloro che vi maledicono». Mai io dico male di voi, miei discepoli. Come quando sono preso per essere maltrattato e ucciso, così anche ora e sempre. Mentre mi abbandonate, io dico a coloro che mi prendono: “Se cercate me, lasciate andare costoro”. Quando sei come il figlio minore della parabola, io sono con te, ti ricordo come il Padre è disposto a darti tutto e ad accoglierti come me stesso; tu ascolti, ti alzi e torni da lui, perché io sono in te, sei fatto a mia immagine di Figlio prediletto; godo che mi ascolti e mi segui: in te io continuo a benedire coloro che maledicono.
Terzo passo: «Pregate per coloro che vi maltrattano». Sempre io vivo «intercedendo presso il Padre» per voi, come in croce l’ho pregato per i miei crocifissori; oltraggiato, non rispondo con oltraggi, ma rimetto a lui la mia causa. Questo vi è sempre possibile, perché non dipende da voi. È semplice mia azione gratuita. Il vostro mutamento corona il successo del mio bene-fare e bene-dire nei vostri riguardi: di fatto voi divenite sempre più miei ascoltatori. In voi io sono ancora maltrattato: non siete ancora del tutto cresciuti, ma io continuo a stare davanti al Padre nella preghiera d’intercessione per voi, e per tutti. Questo è il terzo gradino.
Il quarto passo è: «A chi ti percuote sulla guancia porgi anche l’altra», cioè arresta il processo vendicativo. Oltre che percuotermi nell’intimo con l’odio, la maldicenza e la calunnia, uno mi può colpire anche nel corpo: ora lo può fare colpendo anche «uno solo di questi miei fratelli più piccoli»; ma in me c’è una disposizione a non mutare con il mutare delle circostanze; non mi metto mai in contrasto, non mi oppongo quando mi togli tutto di dosso. Alla fine in te continuo a porgere «l’altra guancia»; che non è una delle due guance, ma una fra molte; sì, io e colui che mi ascolta non abbiamo solo due guance da porgere, ma tante, di potenza infinita, da stancare ogni violenza di chi ci percuote; non perché succubi, ma perché l’ostilità è vinta dall’amore infinito di Dio.
Il quinto passo è: «A chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica». Discendente di Adamo, l’Uomo abbozzato, sei in crescita fino a divenire in me, l’Uomo prototipo, simile del Padre. Ma avviene che tu vuoi crescere da solo, e ti condanni per volermi rubare con sputi e percosse il «mantello» della divinità. Io non ti condanno; ma ti offro intatta anche la «tunica» della benevolenza, tunica intera, cucita dall’alto del Papà al basso della tua umanità; alla fine, rivestito di questo mia «tunica di misericordia», tu mi ascolti, mi accogli, e tramite te io la offro agli altri.
Sesto passo: «Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo». Io stesso invito gli uomini, dicendo: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò”. Venite a prendere del mio. Ve lo do gratuitamente. Di proposito mi consegno sempre tutto nelle tue mani. Lo stesso avviene anche in te e in chiunque mi accoglie e mi ascolta: uno è spinto a dare gratuitamente ciò che gratuitamente ha ricevuto. E se non lo fa, come il servo malvagio della parabola (Mt 18,32), il Padre lo cura come un tralcio perché porti più frutto. Così in te io continuo a dare tutto, sempre disponibile per tutti, gratuitamente, senza attendere nulla in contraccambio. Dio si rivela a servizio dell’uomo; mosso non dai meriti dell’uomo, ma da compassione per i suoi bisogni, per le sue necessità. E tu in questa celebrazione, aderendo a me, mi accogli, diventi come me, simile al Padre.
Settimo e ultimo passo: «Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». Ho detto finora solo qualcosa di ciò che continuo a fare in voi; ma sono sempre presente, in ogni momento, come dono totale e gratuito in ciascuno di voi; e vi trasformo, comunicandovi il mio amore trasformante; e voi, che mi ascoltate, diventate come me, sensibili agli altri, ai loro diritti, fino a farli vostri doveri: sono io in te, in ciascuno di voi il Desiderio di Bene, il germe divino, il Figlio prediletto, con il Padre e lo Spirito Santo. Tu senti com’è bello non rendere male per male: essere grande, eccezionale come Dio, il Padre, che ti gradisce e ti ringrazia; anzi senti cos’è il Bene per te: l’amore gratuito, il tesoro nascosto nel campo che sei tu stesso. Potete sempre cogliere la mia presenza e sentirmi mentre vi ripeto: “Ciò che «volete» gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”, cioè, permettete a questo vostro «volere» (= a me stesso in voi) che in voi io continui a «farlo a loro». – È la novità assoluta di Dio nell’uomo, che diventa segno della presenza di Dio, della felicità, della vita nuova che non verrà mai meno; è il dono gratuito senza ricompensa: è la Buona Notizia dell’amore gratuito di Dio verso l’uomo, e nell’uomo verso gli altri.

La misericordia del Padre nell’amore di Gesù è gratuita: il tuo bene è il suo interesse. «Anche i peccatori amano, fanno del bene, concedono prestiti». Ma sempre con qualche interesse. Ed è la loro morte. Arrivati al settimo cielo, alla montagna del regno di Dio, voi poveri in quanto accogliete Dio e confidate in lui ricco di misericordia, dall’alto di questa montagna date uno sguardo e valutate dove conduce il sentiero dei ricchi che amano quelli che li amano, fanno del bene a quelli che fanno loro del bene, concedono prestiti a coloro che restituiscono. Vedete come questa non è Grazia, non è Amore che spinge l’uomo a uscire da se stesso, non è dono, non è Dio: nulla di nuovo. Questo sono gli uomini che mettono se stessi al centro e fanno ruotare tutti gli altri intorno a se stessi; costoro non riconoscono la Grazia, rimangono nel peccato della chiusura in se tessi: non ascoltano me, non accolgono la mia parola, rimangono schiavi della loro ricchezza, come in un carcere; finiscono con la morte, come il tamerisco nel deserto, non si accorgono della mia presenza in loro, non si lasciano raggiungere dalla Grazia, non cambiano, e così non esperimentano come io amo i nemici, che sono loro stessi. Ma voi, poveri, siete tamerischi mutati; mi ascoltate, mi accogliete, siete felici e acclamate: Tu sei buono, Signore, sei grande nell’amore!
Amate i vostri nemici. Sarete figli dell’Altissimo. Dio-Amore è per voi la sorgente e il fine: la Grazia, che io sono, faccio dono di me stesso a voi; ascoltandomi, voi ora mi accogliete in voi stessi: accogliete me che per questo amore gratuito sono il Figlio/«il Simile» dell’Altissimo; anche voi con me e per me e in me siete figli/simili di Dio mio Padre. La reciprocità del «dare per ricevere, fra persone umane» è limitato, schiavizza, conduce alla morte; la reciprocità del «dare come si riceve, fra Dio e gli uomini», invece, eleva a misura di Dio. La Grazia vi fa dono di meritare la stessa Grazia; nel vostro progressivo «ascoltare e aderire» sta tutto il vostro merito; segue il premio, che consiste nell’essere condotti dall’Amore, fino a lasciarvi usare dagli sgraziati e cattivi, fino ad essere figli o somiglianti dell’Amore; permettendo che in voi, io mi lasci usare, ami gratuitamente tutti, faccia del bene e presti senza sperarne nulla, siete condotti ad essere figli, simili, dell’Altissimo, benevolo verso gli ingrati e i malvagi. A sua volta questa vostra figliolanza diventa motivo di amore che cresce di grazia in grazia: vi muove ad agire la stessa comunione di figli con il Padre. Gesù non è il più grande moralista che vi chiede di avere un cuore generoso, un grande amore per tutti; ma è Dio stesso che vuole rivelare il Suo Volto di bontà al vostro cuore per essere attratti a vivere nello splendore di quell’amore che vi ha toccati fino a lasciare che si travasi negli altri come in voi; gli stessi interessi del Padre in voi per gli altri, lo stesso suo amore su di voi che vi fa acclamare: Tu sei buono, Signore, sei grande nell’amore!
Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio: Dio-Amore in voi, sorgente e fine, Volontà di Bene, fa la vostra volontà perché ascoltate e seguite la sua. Voi «non giudicate», secondo il «volere» che vi è dato, di non essere giudicati: accogliete in voi l’Amore che non giudica e vi sentite graziati, anzi fatti crescere di benevolenza in benevolenza. Voi «non condannate», secondo il «volere» che vi è dato, di non essere condannati: accogliete in voi l’Amore che non condanna e vi sentite salvi, anzi fatti crescere di bontà in bontà. Voi «perdonate»: siete disposti ad accogliere il condono di Dio, ed Egli vi fa sentire l’onnipotenza del suo amore a servizio del suo Condono. Voi «date»: siete disposti ad accogliere la misura del dono di Dio verso di voi, ed Egli vi fa sentire la dolcezza del suo Amore senza fine; il vostro grembo, le vostre viscere di semplici creature diventano «viscere della misericordia di Dio», buono e grande nell’amore.
Tu sei buono, Signore: sei grande nell’amore!

Siate misericordiosi come il Padre vostro, amatevi a vicenda come io ho amato voi.
L’amore gratuito è deposto da Dio già in Davide verso Saul. «Saul si mosse con tremila uomini contro Davide». Io sono il vero Davide perseguitato: vengo nel mondo e porto a compimento il perdono, che io ho messo in ogni Davide perseguitato, verso ogni Saul persecutore. Fedele al mio amore per tutti, come Davide verso Saul, non trovo che ostilità e minaccia di morte; ma io mi abbandono con fiducia al Padre mio, che è con me, e ricevo da lui benedizione, misericordia e vita per tutto il popolo, perché il Signore è buono e grande nell’amore.
«Davide disse ad Abisai: “Non uccidere Saul, il consacrato del Signore!”». Gesù porta a compimento l’amore gratuito posto da Dio in Davide. Gesù non uccide i nemici, rivela loro il condono di Dio, ed essi diventano «dimora di Dio, luogo consacrato all’Amore». È il comando che il Padre mi affida, dice Gesù, e che io continuo a realizzare in quanti mi aderiscono; questo il segno che sono da Dio, per questo crederanno in me, e in voi raggiunti dal mio amore che vi trasformati in discepoli fedeli. Tutti gli uomini, anche nemici, sono consacrati, «luoghi riservati» a Dio, fatti a sua immagine, per divenire simili a lui: chi tocca Caino rende conto a lui, Signore buono e grande nell’amore, che trasforma anche Caino in Abele, in Gesù.
«Davide portò via lancia e brocca di Saul. Nessuno si svegliò». Davide è segno che, mentre tutti dormono nel sonno dei loro interessi, chiusi in se stessi, io, il Signore, presente in tutti, indistintamente, veglio: vengo e passo facendo del bene; ritorno al Padre con i segni, in tutto il corpo, dell’amore innocente oltraggiato, che non risponde con oltraggi; ma si carica delle colpe e dei peccati dell’uomo in vista della sua liberazione.
Davide dice a Saul: «Il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano». Gesù aggiunge per noi: Non posso stendere solo la mano verso di te, ma tutto me stesso, per difenderti e per abbracciarti. Non ti dico questo per rimproverarti o rinfacciarti; ma per renderti cosciente di come Dio ti ama per primo (vedi 1Gv 4,19), e della Pace che io sono per te, come per i discepoli nel cenacolo dal giorno della mia risurrezione (vedi Gv 20,19.21.26).

Tu sei buono, Signore: sei grande nell’amore!

Siate misericordiosi come il Padre vostro, amatevi a vicenda come io ho amato voi.
Gesù è il vero Adamo, l’Uomo secondo Dio, e tutti voi in lui siete uomini realizzati. «Il primo Adamo divenne un essere vivente; l’ultimo, spirito vivificante». Comunità di persone «che mi ascoltate», voi vivete dell’amore che io vi comunico verso i nemici: come esseri viventi, nella vostra condizione terrena, legata alla corruzione e alla morte, voi non potreste amare i nemici; ma l’azione santificante del mio Spirito vi rende luoghi riservati a me; esercita nella vostra esistenza storica la possibilità di vivere nel mio Spirito di Risorto; e voi «camminate = vivete in novità di vita» (Rom 6,5): non morirete «senza aver visto il regno di Dio venire con potenza» (Mc 9,1), senza conoscere la vita nuova di risorti, la vita che è Dio, buono e grande nell’amore.
«Vi fu prima il corpo animale, poi lo spirituale». C’è un «prima» e un «poi». Il «prima»: come corpo animale, cioè persone umane, nelle vostre relazioni con gli altri, con le cose e con il mondo, siete a livello di esseri viventi, in sé buoni, creature di Dio, limitati ma predisposti a perfezione. Il «poi»: in quanto creature limitate ma predisposte a perfezione, siete preparati al nuovo intervento della potenza creatrice dello Spirito, che vi trasfigura e v’introduce nell’assemblea dei santi di Dio, nella bontà e nella grandezza del suo amore.
«Il primo uomo è di terra, il secondo è dal cielo». Dalla terra i terrestri; dal cielo, cioè da me, i celesti: non si dà comunità cristiana, celeste, senza l’amore del fratello, amore che solo io ho portato sulla terra; amore operante in chi mi ascolta. Tutti infatti sono destinatari del mio amore; ma io con il mio amore posso operare solo in chi mi ascolta: «accetta di essere fatto capace» di accogliermi e aderire a me pienamente. Costui, da uomo di terra diventa celeste, cioè capace di agire in mia persona, offrire il sacrificio o dono di lode al Padre, buono e grande nell’amore.
«Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste». Se è vero che il corpo, la carne, cioè l’uomo naturale, finché rimane tale, non può vivere nello Spirito; è altrettanto vero che l’uomo naturale è «condizione» del soprannaturale; l’immagine dell’uomo di terra è fatto per divenire capace di ascoltare e ricevere l’immagine dell’uomo celeste: ogni uomo porta in sé la condizione debole e mortale della creatura che non ha in se stessa la fonte della propria vita; ma per tutti è aperta la strada di una nuova creazione: «un nuovo cammino in novità di vita» che non conosce la morte, in quanto, anche quando il corpo si dissolve, continua la vita nuova dell’amore: i vivi in Dio, cioè nell’Amore comunicato e accolto, non possono morire.

Tu sei buono, Signore: sei grande nell’amore!

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.:
Tu sei buono, Signore: sei grande nell’amore,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio.
Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
egli è il Dio che regna e suscita speranza nei poveri che confidano in lui;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
lo Spirito d’Amore cambia pane e vino in Cristo; cambia ricco in povero e povero in ricco;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
mentre accogliamo la sua presenza, aderiamo a lui e confidiamo in lui, che agisce tramite noi;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
fatti a sua immagine, siamo liberi e realizzati a somiglianza di Gesù tuo Figlio;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria.
da tutta l’umanità, rinnovata nel tuo amore.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’Amore:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: l’amore, di chi vuole il bene degli altri;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza l’amore, di chi può vendicarsi e non si vendica, come Davide;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: l’amore, del Verbo fatto carne, muore, risorge, dà lo Spirito;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: l’amore, di Gesù che nei fedeli continua ad amare i nemici;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. l’amore, dell’umanità rinnovata nell’Amore e nella gloria.

Preghiamo:
Padre, che in Cristo ci doni il comandamento nuovo dell’amore vicendevole, come quello di Gesù verso di noi; dona al tuo popolo di acclamare con la lingua e le opere quanto sei buono e grande nell’amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).