25/01/2004 – T. ORDINARIO – ANNO C – 03 DOMENICA – 2004
3ª DOMENICA TEMPO ORDINARIO
25 Gennaio 2004
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo:
Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione): Lo Spirito del Signore è sopra di me: mi ha mandato per annunziare ai poveri il lieto messaggio.
Lo Spirito del Signore è sopra di me: oggi mi manda a portare liberazione.
Gesù dice: Oggi sono Buona Notizia di liberazione. Gesù, Buona Notizia di totale liberazione (vangelo); compimento della scrittura che è gioia e forza del Signore (prima lettura); è sempre attuale mediante noi, corpo di Cristo, ciascuno per la sua parte (seconda lettura). All’eucaristia, venendo in noi, che gli aderiamo, Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di attuare in voi ciò che ho compiuto in me stesso, nel simbolo del corpo che si rinnova nelle sue membra. – «Le tue parole, Signore, sono spirito e vita. Ti sono gradite, Signore, le parole che tu metti sulla mia bocca, davanti a te i pensieri del mio cuore. Signore, mia rupe e mio redentore».
Gesù dice: Oggi sono Buona Notizia di liberazione per tutti i Teòfilo, gli Amanti di Dio. All’inizio delle domeniche per anno si trova l’impostazione di tutto l’anno che segue. Domenica scorsa la liturgia ci ha presentato Gesù Sposo alle nozze di Cana, che prefigura tutto il seguito del Vangelo di Giovanni e di tutto quest’anno liturgico. Oggi, seconda domenica per anno, la liturgia ci presenta il prologo al vangelo di Luca (1, 1-4) e l’inizio del ministero di Gesù con la sua predicazione pubblica, nella sinagoga di Nazaret (4, 14-21). Anche questo evento di Gesù a Nazaret prefigura tutto il seguito del Vangelo di Luca che ci accompagnerà tutto quest’anno: scopriremo nella nostra vita la presenza personale di Gesù, annunzio della salvezza, fondato sulla Scrittura, e ispirato dallo Spirito Santo.
Già questi dati delle prime due domeniche per anno possono suscitare una domanda: Qual è il modo di procedere della liturgia? La risposta è estremamente chiara e semplice quando ci si pone sulla linea della liturgia: in essa lo Spirito Santo persegue solo il bene totale delle persone, la crescita di ciascuna persona a somiglianza di Gesù, che attualizza in noi ciò che egli ha operato in se stesso. A questo scopo la liturgia va diritta al centro della questione e non esita a mettere insieme fatti e detti saltando se occorre capitoli e versetti. Per esempio oggi da Lc 1,1-4 salta a Lc 4,14-21: tutto il vangelo dell’infanzia è così saltato, perché lo abbiamo vissuto a Natale. Nella liturgia lo Spirito Santo segue le persone che vivono nel tempo attuale, e si serve a questo scopo della Scrittura da Lui stesso ispirata. Lo Spirito prepara e mette tutto a disposizione delle persone nel quotidiano, perché vivano e crescano ad immagine e somiglianza di Dio che si rende presente in Gesù eucaristia.
Si distinguono quindi nel formulario liturgico della messa tre aspetti. Primo: i brani biblici, che vanno studiati nel loro contesto biblico; secondo: il nuovo contesto liturgico che gli stessi brani biblici messi insieme formano con le formule di preghiera da loro ispirate (dall’ingresso alla Dopo comunione); terzo: i sentimenti che il Padre suscita rivolgendosi a noi in Cristo mediante lo Spirito Santo (prima parte della messa), e che noi in Cristo mediante lo Spirito Santo esprimiamo al Padre (seconda parte della messa o preghiera eucaristica). La prima parte della messa è in funzione della seconda parte della stessa messa che finisce nella comunione eucaristica, nutrimento e vita di ogni persona. – «I giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti, più preziosi dell’oro».
Gesù dice: Sappiate che sono Buona Notizia di liberazione per tutti. Luca è ispirato a scrivere «un resoconto ordinato perché possiate rendervi conto della solidità degli insegnamenti che avete ricevuto», e sappiate che «io devo occuparmi delle cose riguardanti il Padre mio» (Lc 2, 41-52). Prima il Signore ci dona la vita e poi provvede a ispirare Luca per la dovuta conoscenza della vita.
«Ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, = Amante dell’amore di Dio, chiunque tu sia, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto». Nel prologo al vangelo Luca dice di esporre accuratamente i fatti non tanto nella loro esattezza materiale, secondo l’ordine cronologico o geografico, cioè come gli eventi della vita di Gesù si sono susseguiti; ma di rilevare il significato della persona di Gesù nella storia umana: proclamare la storia di Gesù quale storia di salvezza universale, compimento della rivelazione biblica; presentare un susseguirsi di eventi e insegnamenti che manifestano e attuano la benevolenza di Dio nei confronti dell’uomo. In questo senso il racconto è un mezzo per rendere sempre possibile e attuale l’esperienza personale di fede (cfr. At 8, 33; 9, 27).
Luca si rivolge subito ai destinatari. Li sintetizza nella figura di Teofilo, l’“Amico di Dio”. Questo nome greco richiama la moltitudine di credenti che Dio ha voluto scegliere tra i pagani (cfr. At 10, 34-36). Essi hanno una concezione della storia e dell’uomo profondamente diversa dai giudei. Luca quindi ricalca lo schema delle introduzioni di opere scientifiche greche: accenna alle fonti, espone il metodo di ricerca e lo scopo. Luca rispetta tradizione, fonti e testimoni: presenti fin dall’inizio della vita pubblica di Gesù e divenuti suoi seguaci fino alla risurrezione (cfr. At 13, 31). Questi testimoni attestano che i fatti compiuti non si sono conclusi nel passato, perché hanno conseguenze e riflussi nel presente. I testimoni quindi sono servitori della Parola che è messaggio di Gesù, e presenza attuale della persona di Gesù. Investiti dallo Spirito Santo, attivo nella vita di Gesù, dice l’evangelista Luca, i testimoni hanno interpretato la sua vicenda umana come «presenza della salvezza di Dio» nella nostra storia. Questo insegnamento di Luca è solido perché gli avvenimenti che lui riporta sono «attuali azioni di Dio» in chi gli aderisce («insegnamenti che hai ricevuto»). Questa attenzione di Luca per la Scrittura, Gesù / Parola Vivente, e per le sue fonti, è centrale nel prologo; ma lo diviene ancora di più nella narrazione dell’inizio del ministero pubblico di Gesù. – «La testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice».
Gesù dichiara: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi. Gesù ritorna in Galilea «con la potenza dello Spirito Santo». L’inizio della missione di Gesù è legato direttamente all’unzione dello Spirito Santo ricevuto nel Battesimo (Lc 3, 22); quello stesso Spirito che accompagna Gesù nelle tentazioni del deserto (4, 1), lo accompagna in Galilea (4, 14).
«Nella Sinagoga Gesù si alzò a leggere. Trovò sul rotolo» il brano di Isaia (cfr. Isaia 61, 1-2) che permette a Gesù di rivelare nella propria persona la piena realizzazione della benevolenza divina: portare il lieto annunzio di totale liberazione, guarigione, un «anno di grazia» che non ha fine.
Gesù legge: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio». Lo Spirito di Verità echeggia nelle parole di Gesù come pure nelle interpretazioni che dà delle Scritture nelle Sinagoghe. La ripetizione dei verbi «annunziare» (lett. evangelizzare) e «proclamare» sottolineano la centralità della missione. Gesù dichiara di essere inviato (il verbo è al perfetto e più che un’azione indica uno stato che perdura) per svolgere due compiti: evangelizzare i poveri e predicare l’anno giubilare del Signore. Spirito Santo, unzione o consacrazione, missione, liberazione, gioia, favore per gli oppressi, anno di grazia. sono i temi che Luca svolgerà nel suo vangelo.
Leggendo, Gesù corregge il testo di Isaia (61, 1-2): inserisce «gli oppressi» (cfr. Isaia, 58, 6) tra i beneficiari del suo annuncio, e omette “un giorno di vendetta” sottolineando come in Gesù inizia il tempo della salvezza e della «liberazione universale» e non del giudizio. Gesù è Buona notizia ai «poveri» in tutti i sensi. È il contrario della mentalità diffusa, per esempio, presso gli Esseni e gli ambienti farisaici popolari, che dichiaravano: «Nessuno che sia colpito da qualunque impurità… umana può entrare nell’assemblea di Dio». Invece i destinatari di questa buona novella sono tutte quelle categorie di persone che rappresentano la condizione esistenziale di ogni persona, pronta ad accogliere la rivelazione di Dio, perché in Lui soltanto ripone la sua fiducia, in lui si abbandona. I poveri quindi sono i primi destinatari dell’annunzio, sono coloro che confidano solo in Dio (cfr. Sof. 2, 3), che si arrendono all’amore di Dio, perché il loro spirito non è impegnato altrove, non sono sopraffatti e oppressi dalle preoccupazioni della vita (cfr. Lc 8, 14; 12, 13-34): possono rendere “una testimonianza autentica alla potenza di Dio”.
«L’anno di grazia del Signore» allude all’anno giubilare descritto in Levitico: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete nel paese la libertà per ogni suo abitante. Ognuno tornerà nei suoi possessi, ognuno tornerà nella sua famiglia» (Lev 25,8-13).
«Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui». L’attenzione di tutti nella sinagoga passa dalla scrittura alla persona di Gesù, che «allora cominciò a dire: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Gesù non dà alcuna spiegazione esegetica del testo; non fa alcuna applicazione morale, come facevano tutti gli altri predicatori nella sinagoga. Attira unicamente l’attenzione su di sé che completa tutta la Scrittura, sintesi di tutte le promesse di Dio. – «Gli interventi del Signore sono tutti fedeli e giusti, più preziosi dell’oro».
La Persona di Gesù Redentore, Compimento delle Scritture. Il verbo «adempiere» (pleroo) al perfetto passivo indica che in Gesù la profezia «è compiuta e rimane compiuta». L’anno giubilare tanto bello, rimasto però sempre un ideale mai raggiunto, si realizza nell’«oggi» di Gesù: liberazione dei prigionieri, presenza di un Dio / «misericordia». Il giubileo è un «oggi», non un «anno» che si proclama di tanto in tanto: tutto il tempo è tempo di grazia, «oggi». Il giubileo è una dimensione perenne della storia. Per tutte queste persone l’attualità della salvezza non può più essere rinviata ma, come nell’incontro con Zaccheo (cfr. Lc 19, 9) la salvezza si realizza nell’oggi, un oggi sempre attuale, che mostra come in Gesù si manifesta l’amore del Padre verso ogni uomo.
All’inizio del vangelo Luca presenta la persona di Gesù, compimento della Scrittura, qui e ora, per ogni uomo, che si pone in ascolto e ricerca della salvezza, promessa da Dio come dice la Scrittura. All’inizio dell’anno la liturgia ci presenta lo stesso Gesù che attua in noi ciò che ha compiuto in se stesso. – «Ti siano gradite le parole della mia bocca, davanti a te i pensieri del mio cuore. Signore, mia rupe e mio redentore».
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Lo Spirito del Signore è sopra di me: oggi mi manda a portare liberazione.
La Persona di Gesù Redentore, compimento di tutte le scritture. 1. «Esdra portò la legge davanti all’assemblea»: Gesù è la Legge che appare davanti all’assemblea. 2. «Esdra lesse il libro; tutto il popolo porgeva l’orecchio»: Gesù legge Isaia, parla di se stesso, suscita lo stupore in tutti. 3. «Esdra benedisse il Signore; il popolo rispose: “Amen”»: Gesù è la benedizione di Dio all’umanità, e la benedizione dell’umanità al Padre. 4. «Lessero il libro della legge e ne compresero la lettura»: lo Spirito di Gesù dona a tutti di comprenderlo. 5. «Mangiate, bevète, date; questo giorno è consacrato al Signore, vostra forza». Gesù dona se stesso in cibo e bevanda, Gesù è il nuovo giorno, la nuova creazione, il nostro Signore, la nostra Forza che vince la morte.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Lo Spirito del Signore è sopra di me: oggi mi manda a portare liberazione.
Gesù Redentore oggi opera mediante noi: molte membra, un solo corpo. Durante tutto quest’anno impareremo a conoscere noi stessi, corpo di Cristo: come Gesù nella sinagoga ha letto e agito mediante il suo corpo; così, Risorto, Gesù continua a parlare e ad agire tramite noi, sue membra, «ciascuno per sua parte». Infatti «come il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un solo corpo, così anche Cristo». Missione di Gesù è evangelizzare e guarire; missione degli apostoli e dei settantadue, rappresentanti tutti i popoli, è evangelizzare e guarire (Lc 9,1-17).
L’ascolto della parola costituisce Israele in un solo popolo dai più anziani ai più giovani. L’adesione a Gesù, Parola incarnata, ci riunisce in un solo organismo, trasformandoci dal di dentro mentre lo accogliamo. L’«oggi» della comunità, detto anche «giorno del Signore», «gioia di Dio», «forza» della comunità ecclesiale, trova compimento solo nell’ «oggi» di Gesù di Nazaret. È il caso di riportare a proposito il testo ufficiale della Costituzione «Sacrosanctum Concilium» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla sacra Liturgia (nn. 7-8) che dice con somma autorità: «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e soprattutto nelle azioni liturgiche. E’ presente nel Sacrificio della Messa tanto nella persona del ministro, “Egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti”, tanto, e in sommo grado, sotto le specie eucaristiche. E’ presente con la sua Forza nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo che battezza. E’ presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. E’ presente infine quando la Chiesa prega e canta i salmii, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18, 20).
«In quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa (ciascun membro per la sua parta), sua sposa amatissima, la quale lo prega come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’Eterno Padre.
Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo (mediante noi ora, come mediante il suo corpo nella sinagoga di Nazaret); in essa (liturgia), per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico e integrale.
Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l’efficacia.
Nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste, che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, e dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo. Insieme con la moltitudine dei cori celesti (uniti agli angeli, ai santi e ai nostri cari defunti) cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di condividere in qualche misura la loro condizione e aspettiamo, quale Salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli apparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria.
Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dallo stesso giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente «giorno del Signore» o «domenica». In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la Parola di Dio (prima parte della messa dove Gesù per bocca nostra continua a leggere Isaia) e partecipare all’Eucaristia (seconda parte della messa dove Gesù per bocca nostra dice: “Adesso si adempie ciò che avete udito”), e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a Dio che ci «ha rigenerati nella speranza viva della risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pt 1, 3).
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Le tue parole, Signore, sono spirito e vita,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
tu lo hai consacrato e mandato nello Spirito Santo a portare liberazione e salvezza ai poveri;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù è fra noi compimento della parola proclamata;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
edificati in un solo corpo, resi strumenti di liberazione e di salvezza;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
liberati dalla corruzione del peccato e della morte, partecipiamo alla tua vita con i santi;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dalla comunione dell’unico corpo, tutta l’umanità in Cristo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Bella Notizia:
nella chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: bella notizia, dell’unità di un corpo umano;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza bella notizia, del popolo formato dalla legge di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: bella notizia, Gesù, compimento dell’umanità liberata;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: bella notizia, della chiesa, corpo che cresce nella carità;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. bella notizia, del corpo mistico di Cristo pienamente liberato.
Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il Figlio ad annunziare ai poveri la buona novella,
a proclamare ai prigionieri la liberazione; fa’ che accogliamo le sue parole che sono spirito e vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).