11/01/2004 – BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO C – 2004
BATTESIMO DEL SIGNORE
Anno C – 11 gennaio 2004
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Viene uno più forte di me, dice Giovanni; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Giovanni disse: Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me: egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Gesù vi immerge nel suo Amore.
Con l’incarnazione Gesù s’immerge nella nostra umanità per immergerci nella sua divinità. Al battesimo Gesù comincia il suo ministero pubblico: il Padre riconosce il suo Figlio prediletto, e lo conferma nello Spirito Santo (vangelo). Nel suo battesimo Gesù realizza la profezia che il Padre ha annunziato: “Ecco il vostro Dio” (prima lettura). E Paolo riconosce che Gesù è stato consacrato dallo Spirito per la sua missione: “Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (seconda lettura). Quando noi veniamo battezzati, è Gesù che ci battezza: ci immerge in sé, in modo che lui stesso vive in noi, lui continua ad agire in noi, divenuti suo corpo prolungato nel tempo e nello spazio. Venendo dunque in noi, come nel fiume Giordano, Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farti sentire rivolta a te come a me la voce del Padre: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto; e questo nel simbolo del battesimo, cioè dell’immersione nella mia parola e nella mia vita, mentre sei immerso nelle tue piccole vicende quotidiane. Doppia immersione quindi: nell’umano e nel divino. – “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza”.
Il battesimo di Giovanni Battista. Il brano evangelico del battesimo, tratto dal vangelo di luca, è stato accorciato: la liturgia ha fatto delle scelte; sono stati sottratti alcuni versetti. Risulta più evidente la divisione del brano in due parti: nella prima c’è la figura di Giovanni che professa la sua missione; riafferma che non è lui il Messia. Nella seconda parte del brano invece troviamo l’episodio del battesimo di Gesù, con la voce celeste che lo indica come figlio del Padre. Siamo invitati a leggere il vangelo in modo un po’ diverso da quando leggiamo il brano di seguito nel testo biblico. Qui infatti viene messo in rilievo da una parte Giovanni che professa la sua identità di profeta; e dall’altra parte troviamo la descrizione del battesimo del Signore.
Nella prima parte: Giovanni, come i grandi profeti, è estremamente chiaro, anzi geloso della propria missione, e non vuol essere equivocato, né in più né in meno: lui non è il Messia, lui è venuto solo a battezzare con acqua. Il Messia avrà un compito molto più grande. Giovanni riprende in maniera fedelissima la tradizione profetica. Come il profeta Amos, accusato di essere un profeta di professione e non un chiamato da Dio, anche Giovanni protesta: “Io non sono”. Amos dice: “Io non sono” un profeta di professione ma sono uno che Dio ha preso da dietro al gregge. – Dio l’avrebbe mandato a parlare a nome suo. Amos dunque è colui che protesta quando viene equivocato. In un certo qual modo anche il Battista protesta. Davanti a quella specie di mentalità che chiedeva se per davvero lui fosse il Messia, Giovanni dice: “No”; e indica lui stesso il Messia: È l’uomo più “forte” di me. – «Forte» come già Isaia chiamava il Re-Messia: «Forte, potente come Dio» (9,5). «Forte» nell’antico testamento costituiva uno degli attributi del Creatore, considerato sovrano dell’universo e della storia: «Il Signore regna, si ammanta di splendore, si cinge di “forza”» (Sal 93,1). L’espressione, poi: «Viene uno», echeggia un titolo di sapore messianico che troviamo nel Salmo 118, un canto processionale eseguito durante la festa delle Capanne: «Benedetto “colui che viene” nel nome del Signore».
Di fronte a questo «Forte» Giovanni non si sente nemmeno degno di sciogliere i sandali. Con questa frase Giovanni non intende dare una lezione di umiltà, ma attestare ancora una volta chi è Gesù: il vero sposo legittimo dell’umanità. Giovanni dichiara di non essere all’altezza di sciogliere i sandali a Gesù. È un modo di dire con un senso ben preciso.
In quell’epoca, quando una donna rimaneva vedova del marito senza aver avuto figli, il cognato aveva l’obbligo di metterla incinta. Il figlio nato da questa unione avrebbe portato il nome del marito defunto. Questo per salvaguardare la donna che così non veniva rimandata alla famiglia di origine che a sua volta non la rivoleva, ed era una salvaguardia del patrimonio del clan familiare. Se il cognato rifiutava di unirsi a questa donna, colui che nella scala giuridica veniva dopo di lui, procedeva alla cerimonia chiamata dello “scalzamento”. Era una cerimonia disonorevole. La persona arrivava, scioglieva il legaccio dei sandali del cognato che rifiutava l’unione, prendeva il sandalo, lo alzava e ci sputava. Ed era un’immagine simbolica per dire: il tuo diritto di mettere incinta questa vedova passa a me.
Allora comprendiamo che quando Giovanni Battista dice: “Io non son degno di sciogliere i legacci del sandalo a colui che viene”, non sta facendo assolutamente un atto di umiltà, ma sta indicando Gesù, sposo che non intende lasciare il suo compito nei riguardi dell’umanità. Dai profeti, in particolare da Osea in poi, il rapporto tra Dio e il suo popolo, era visto come un rapporto matrimoniale: Dio era lo sposo, e il popolo la sposa. Ma per i peccati commessi da questa sposa, questa unione si era interrotta, per cui il popolo era come la vedova di Dio. Giovanni Battista, che da molti viene considerato l’atteso Messia, dice: Colui che deve fecondare questa vedova, che è il popolo di Israele, non è lui ma Colui che deve venire. Per questo poi aggiunge, riguardo a Gesù: “Lui deve crescere ed io diminuire”. La nuova comunità di Israele, quindi, la comunità cristiana, verrà fecondata dallo sposo della comunità, cioè Gesù, e non da Giovanni Battista.
Il battesimo di Gesù. Con il suo battesimo Gesù c’immerge in se stesso e ci rende fecondi. È il fatto più importante, descritto nella seconda parte del vangelo di oggi. “Il cielo che si apre…la discendenza dello Spirito come di colomba…la voce dal cielo” mostrano la qualità divina delle parole che stanno per essere pronunciate sulla persona di Gesù.
La colomba è simbolo dello Spirito di Dio sul messia (Is 11,2), sul Servo (Is 41,1), sul profeta (Is 61,1); sulle acque al momento della creazione (Gen 1,2). E la colomba del diluvio che annunzia un mondo nuovo sorgente dalle acque (Gen 8,8) ora appare su Gesù, il Messia: su lui ora viene effuso in pienezza lo Spirito come Isaia aveva predetto: «Su di lui si poserà lo Spirito del Signore» (11,2): nella venuta di Gesù si realizza la presenza perfetta di Dio che si manifesta nell’effusione del suo Spirito. É questa pienezza di Spirito Santo che consacra Cristo per la sua missione salvifica e per il compito di rivelare agli uomini la parola definitiva del Padre.. Gesù viene battezzato come gli uomini, ma in lui avviene qualcosa che lo rende molto di più degli altri uomini. Il battesimo di Gesù è uno dei momenti più importanti della vita e dell’inizio del suo apostolato pubblico.
La voce divina è un altro segno che accompagna la manifestazione di Gesù nelle acque del Giordano. Essa evoca due testi dell’AT. Il primo è un canto messianico che riporta alcune parole di Dio rivolte al suo Re-Messia: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato» (Sal 2,7). Nell’AT sia la figura del re che del Messia erano considerati come figli adottivi di Dio; invece, Gesù è il figlio prediletto, sinonimo di unigenito. Il secondo testo che illumina il significato delle parole pronunciate dalla voce del cielo è un passo preso dai Canti del Servo del Signore:
Ed ecco la testimonianza del Padre ben più grande di quella di Giovanni il Battezzatore, perché rivela la sua identità e la sua missione. Il Padre ci dà l’identità di Gesù, dicendo: “Tu sei il mio Figlio prediletto”, lo dichiara una specie di grande eroe, un figlio di Dio, uno che non appartiene totalmente al mondo degli uomini, pur essendo totalmente uomo. Lo chiama poi “suo compiacimento”, dicendo: “In te mi sono compiaciuto”; frase presa da Isaia, e ci rivela la missione straordinaria di Gesù. Si tratta infatti di un modo di parlare già adoperato nell’antico testamento. Il deuteroisaia (Is cc. 40-56), profeta anonimo, al tempo di Israele in esilio a Babilonia, aveva visto in lontananza il Messia sofferente, aveva visto il Servo di Javè. È su questo Servo di Javè che Dio si compiace. Luca usa appositamente questa affermazione: “In te mi sono compiaciuto”, per rivelare Gesù. Dunque la voce celeste durante il battesimo di Gesù, non solo rivela chi è Gesù, ma dice anche qual è la sua missione, che è quella del “Servo Sofferente”. La si potrebbe riassumere così: il Servo Sofferente viene per volontà di Dio condannato ingiustamente dagli uomini, la sua morte è veramente un sofferenza spirituale e fisica nel senso più duro del termine, viene annoverato dunque fra i malfattori, poi vedrà la luce, cioè tornerà in vita. Questa è in sostanza la profezia che riguarda il Servo. Lo scopo di questa morte così violenta e ingiusta (“sentenza ingiusta e morte violenta”) è ben preciso: Dio dice che il suo Servo si è caricato sulle proprie spalle i peccati degli uomini, e ha lui stesso pagato per tutti. – Si tratta dunque di una missione redentrice in cui il servo libera gli uomini, paga con la propria vita il riscatto: gli uomini erano sotto il dominio della morte e dell’alleato immediato della morte che è il peccato. Il Servo di Javè libera l’umanità dalla questa schiavitù attraverso la propria morte. Dunque le parole del Padre non fanno altro che dirci chi sia questo Gesù: è il servo sofferente che per amore nostro prenderà su di sé i nostri peccati e ci riconcilierà con Dio, donandoci quella vita che noi fin da subito possiamo assaporare come non solo promessa, ma inizio di realizzazione, come sacramento del battesimo: noi possediamo fin da adesso quella vita che sarà totalmente nostra dopo il passaggio della morte, perché anche tu, battezzate, “sei il mio Figlio prediletto. In te mi sono compiaciuto”. – Tutti da te aspettiamo, o Dio, che tu ci dia il tuo cibo. Tu lo provvedi, noi lo accogliamo, tu apri la mano, noi siamo sazi di beni.
Benedetto il Signore che dona la vita.
Gesù vi immerge nel suo Amore.
Ogni persona è immersa nella gloria del suo Signore che si rivela. Dio è il grande protagonista della consolazione (Is 40—45). Dio proclama la fine delle sofferenze dell’esilio e guida il ritorno gioioso del popolo nella sua terra. Da una parte all’altra risuona la sua opera: da Babilonia, dove tra gli esuli risuona l’annuncio di liberazione e l’invito a prepararsi per il grande viaggio (vv. 1-5), a Gerusalemme dove all’improvviso il profeta si trasporta, e da un’altura contempla la colonna di coloro che rientrano in patria; come un araldo, grida a tutti la notizia tanto attesa: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono” (vv. 9-10).
Poi annuncia che Dio ritorna come il pastore in mezzo al suo gregge (Is40,11). L’immagine sembra in contrasto con il termine “Potenza” (v. 10); in realtà è ben evidenziato come la liberazione sia un intervento della potenza di Dio, che “rivela la sua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono” (Colletta domenica 26). L’immagine del pastore esprime bene l’amore di Dio verso il suo popolo, e trova la sua perfetta realizzazione in Cristo. – O Dio, meraviglioso Creatore dell’universo, Signore della storia, sempre fedele al popolo che ti sei scelto, manda il tuo Spirito e rinnova la faccia della terra.
Benedetto il Signore che dona la vita.
Gesù vi immerge nel suo Amore.
Ora il Padre testimonia in noi il suo amore. Viene Gesù tra noi: siamo immersi nella benevolenza di Dio che ci abbraccia; siamo salvati (v. 11). La nostra salvezza non è merito delle opere nostre; essa è unicamente dono dell’amore e della misericordia di Dio: egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia (3,5). Ecco l’opera salvifica di Dio compiuta da Cristo, e attuata in noi che aderiamo a lui e rinnoviamo la disponibilità ad essere battezzati da lui. Nel suo piano Dio ha un fine: renderci suoi figli, rigenerandoci mediante il battesimo per mezzo dello Spirito” (3,5s), perché possiamo crescere verso la salvezza totale (3,7). In base a questo piano divino, e sull’esempio di Gesù si orienta la vita di ogni persona. Dio stesso ci dà di rinunciare al male, di vivere nella giustizia e nella pietà, di attendere il nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo (2,12s). – Tu mandi il tuo Spirito, Signore, e rinnovi la faccia della terra.
Benedetto il Signore che dona la vita.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Benedetto il Signore che dona la vita.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: che ci hai mandato, testimone del tuo amore;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: è presente Gesù testimone del tuo amore dal battesimo alla morte, risurrezione;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù: ci rende capaci dello stesso tuo amore verso i fratelli;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: godiamo i frutti del tuo amore e in lui celebriamo la tua misericordia;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: nella gioiosa assemblea dei figli immersi nel tuo unico Figlio prediletto.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., L’Immersione:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: immersione, nell’acqua che disseta;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza immersione, d’Israele in Dio, acqua che disseta;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: immersione, di Gesù nell’umanità assetata;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: immersione, dell’umanità in Cristo, vera acqua che disseta;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. immersione, di Dio tutto in tutti.
Preghiamo:
O Padre, che ci hai donato Gesù, vero Agnello che toglie i peccati del mondo; fa’ che il tuo popolo attinga con gioia alle sorgenti della salvezza. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).