07-12-2004-Avvento-C-dom2

07/12/2003 – AVVENTO – ANNO C – 2 DOMENICA – 2003

NUOVO ANNO LITURGICO 2003 – 2004
Una breve premessa.

L’anno liturgico comincia con l’Avvento. «Avvento», da latino «Ad-Ventum», vuol dire «Venuta». C’è un triplice «Avvento», una triplice «Venuta» di Gesù: 1ª venuta, di circa duemila anni fa; 3ª venuta, alla fine della storia; 2ª venuta, in atto nella liturgia e nella vita quotidiana.
1ª «venuta». Generato da Dio Padre, prima del tempo, Gesù nasce uomo da una vergine nella pienezza dei tempi. È avvolto in fasce e posto in una mangiatoia; accetta la croce senza rifiutare il disonore: «E subito entra nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3, 1). Ecco la prima «venuta»: ha il sigillo della sofferenza. «Viene» come uomo che si lascia giudicare, silenzioso si lascia condannare e crocifiggere. «Viene» in un disegno di amore misericordioso per istruire gli uomini suoi fratelli con dolce fermezza. «E’ apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini» (Tt 2, 11).
3ª «venuta». Alla fine dei tempi Gesù tornerà glorioso. La sua «venuta» sarà molto più gloriosa della precedente, come un’opera compiuta supera il suo divenire: porterà una corona di divina regalità, apparirà in splendore e chiarezza davanti agli occhi di tutti. Si vestirà di luce come di un manto. Avanzerà scortato dalle schiere degli angeli e sarà pieno di gloria. Il Salvatore «verrà» non per essere di nuovo giudicato, ma per farsi giudice di coloro che lo condannarono: egli, che tacque quando subiva la condanna, parlerà e distinguerà quelli che lo hanno accolto da coloro che lo rifiutarono. Egli siede alla destra Padre; «verrà» nella gloria a riconoscere coloro che vivono in lui. Il suo regno non avrà fine. «Verrà», dunque, il Signore nostro Gesù Cristo dai cieli; «verrà» nella gloria alla fine del mondo creato, nell’ultimo giorno. Vi sarà allora la fine di questo mondo, e la nascita di un mondo nuovo.
2ª «venuta». Riguarda il nostro presente: la sperimentiamo, e quindi ne possiamo parlare per esperienza; incrementiamo così la consapevolezza di ciò che il Signore progetta di attuare in noi che gli aderiamo. Brevemente qualche aspetto: A – Avvento di Gesù; B – Avvento e Vigilanza in chi si lascia prendere da Gesù; C – Avvento e Vita eucaristica come apice e fonte della Vigilanza; D – Avvento e Promozione umana è il risultato della Forza di Vita che trova spazio nelle persone.

A – Avvento di Gesù. Il nostro prendere coscienza che la storia è Gesù che viene. Meditiamo il nostro passato, le nostre radici, e insieme agli angeli andiamo incontro al nostro Signore, al Padre che ci attende, e acclamiamo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» (MT 21, 9). – Viene nella forza del suo dominio regale: allora anche chi non è disposto a considerarlo, deve riconoscerlo come l’unico che poteva favorire in noi il nostro bene. Il profeta Malachia dice: «Ecco l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, ecco viene… Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare» (Ml 3, 1-3). Ciò significa che Gesù supera ogni nostra deficienza; ci porta a realizzare il suo progetto: la nostra personalità di somiglianza al Padre, «insegnandoci a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo» (Tt 2, 11-13). È l’incontro che aspettiamo, e lo realizziamo aspettandolo: per quell’incontro noi tutti viviamo.
B – Venuta e Vigilanza. La «venuta» di Gesù è sempre accompagnata da Vigilanza, perché è un’esperienza esaltante che aumenta la voglia di continuarla; cresce l’attenzione al Bene: ogni persona diventa «vigile» ricercatrice di un piacere straordinario che ha scoperto come farmaco antidepressivo, perché sprona, suscita slancio e gioia di vivere. Gesù diventa l’Amico unico e insostituibile. Gesù stesso attira a sé ogni persona, fatta per il Bene, a «immagine» di Gesù per divenire «simile» a lui: Gesù costruisce così la comunità, piccola «chiesa», cioè «chiamata»; «parrocchiale», cioè «pellegrinante» (da parà-oichè = verso casa), sempre in movimento verso il suo Signore che «viene». Fatto partecipe dell’amore di Gesù, ognuno acquista un animo «vigile», coscientemente aperto a tutti, e può dire: Provo in me qualcosa più grande di me, delle mie possibilità; qualcosa che in me cerca di far rivivere tutto. È il Bene, più grande di me, che in me cerca di esprimere se stesso; è la Verità, più grande di me, che in me cerca di prendere carne, ecc. Bene, Verità, ecc. sono sinonimi di una realtà presente in tutti e che si rivela con un nome proprio: Gesù di Nazaret. Noi impieghiamo tanto tempo a prendere coscienza di questa Realtà, in modo «che non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito» (dopo comunione 23ª domenica tempo ordinario). Nel nostro vivere quotidiano, sensibile, psichico, siamo noi gli agenti; nella vita dello Spirito di Gesù, siamo «luoghi di ascolto accogliente». Nella misura che cerchiamo di lasciare spazio a lui, togliendo gli ostacoli che gli impediscono di attuare in noi ciò che ha compiuto in se stesso, si realizza in noi la nostra personalità, cioè, il suo progetto di somiglianza a lui: Gesù viene in noi, ci configura a lui, ci fa divenire simili al Padre nella misericordia. Ogni Chiesa o comunità di Gesù si trova aperta alle altre comunità, non cade nella tentazione del particolarismo, non lega Gesù a un popolo o a un gruppo culturale privilegiato.
C – Avvento ed Eucaristia. Tutto questo compie Gesù nelle persone e nella comunità di coloro che gli aderiscono e gli lasciano spazio di azione; non in modo passivo, ma mettendo a sua disposizione la propria umanità, per questo ricevuta in dono, e da coltivare con cura: si cura l’umanità che serve da strumento prezioso, mezzo o sacramento di comunione dell’uomo con Dio e degli uomini fra loro (Lumen Gentium 1). Celebrando l’Eucaristia annunziamo la morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta: si realizza una lenta e paziente venuta del Signore nella storia dell’umanità e di ogni uomo, fino a «quando verrà definitivamente nello splendore della sua gloria», preparata nella nostra umanità come nella sua. Gesù infatti si rende presente nell’Eucaristia, fatta dal pane e dall’amore dell’uomo stesso che vi partecipa; pane e amore trasformati «in cibo e bevanda di salvezza». Così si accelera la realizzazione del piano di Dio e la venuta del Signore. È presente il Dio che regna e che opera per il divenire del suo regno. Noi impariamo a scoprirlo in germe presente in ciascuno, e a favorirlo in tutti. Ecco l’Eucaristia come Avvento del Signore. Egli poi ci mostrerà che viene come dono di se stesso a pasqua fin dal suo Natale.
D – Avvento e Promozione umana. Noi viviamo fra la prima e l’ultima «Venuta» di Gesù: nel continuo interesse del Signore che viene per noi dall’inizio alla fine. Venuto «per noi uomini e per la nostra salvezza» fin dall’inizio, alla fine ci fa «entrare nel regno preparato per noi sin dalla fondazione del mondo». «Per» noi. Non ci può essere nulla contro chi accoglie il Signore. Noi crediamo e proclamiamo che siamo battezzati, immersi in Cristo Gesù, salito al cielo. La fine di Gerusalemme nel 70 d. C. non coincide con il ritorno definitivo del Signore Gesù: egli dà spazio di tempo a ciascuno, e lo prepara all’incontro con lui; «viene» (Avvento) ed è presente nel nostro vivere quotidiano, ci prepara, ci fa simile a lui: ci dà il suo interesse per il mondo intero, apre il nostro cuore perché possiamo interessarci di tutto a bene di tutti come lui: perché possiamo stare alla sua presenza, e con i suoi interessi divenire voce sua che intercede presso il Padre in favore di tutti. Gesù ci libera da pratiche d’istituzione religiosa «impersonale», e ci guida fino al rapporto personale con il Padre: ci porta a vivere nel Figlio amato per i fratelli amati. È la creazione di un mondo nuovo, fatto di piccoli segni rivelatori del Regno che si avvicina (vv. 27-31). Con l’adesione alla Persona del Signore Gesù Glorioso i fedeli vivono un culto spirituale, svincolato dal particolarismo del Tempio: si aprono alle nazioni. Si espande una effettiva promozione umana, non limitata a pratiche in tempi e luoghi prestabiliti; ma aperta ad ogni settore dell’esistenza; si rivela nelle situazioni più impensate, spesso anche socialmente negative, come una strage terroristica: proprio allora si scopre che tante persone erano occupate a fare il bene agli altri; come Gesù rivela il vero suo amore nella prova fino alla croce. Ogni persona che accoglie Gesù nel mondo, cioè che lascia spazio al Bene-Gesù che porta in sé, diventa segno del Figlio dell’uomo che «viene» e promuove la Vita umana. Ogni persona che si apre all’azione dello Spirito del Risorto, cioè all’Amore, manifesta la «venuta» di Gesù in atto: «viene» con lui; «l’Avvento» è quindi anche dell’uomo che cammina con Gesù e in Gesù. Si può dire che «viene il Signore con tutti i suoi santi».

L’opera di Dio in noi nel tempo di avvento
Dio suscita in noi ciò che dice. Nelle quattro domeniche di avvento, il Signore parla e opera in noi, che l’ascoltiamo nella celebrazione eucaristica. Guardiamo, apprezziamo, ammiriamo ciò che Dio suscita in noi. – Nella 1ª domenica di Avvento Dio suscita in noi un desiderio di migliorare, di semplificare la vita, di essere più conformi a Lui. – Oggi, 2ª domenica di Avvento (vedi sotto), Dio suscita in noi un senso di pace, perché è il Signore stesso che opera: è la sua Forza che prepara in me la sua via, che mi dona la forza di condurre una vita per lui, nell’attenzione ai fratelli. – Nella festa dell’Immacolata, Dio ci fa scoprire che ci ha scelti e ci fa santi, immacolati al suo cospetto nella carità. – Nella 3ª domenica di Avvento: suscita in noi la gioia di essere come siamo, cioè «Cristiani». – Nella 4ª domenica di Avvento, Dio suscita in noi la sicurezza che tutto questo non sono pii pensieri o desideri; ma è storia: come storia è Gesù “nato da donna”, come vedremo a Natale.

II DOMENICA DI AVVENTO
Anno C – 7 Dicembre 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.

CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Voce che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

Una voce grida: preparate la via del Signore. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
La Salvezza è possibile: ogni uomo la vedrà. Con la forza di Dio che ci viene dalla celebrazione vediamo la salvezza del Signore in atto ogni giorno nella nostra vita e nelle vicende dell’umanità (vangelo). La salvezza è già stata realizzata tramite Gesù, ma è sempre da realizzare in ogni persona di ogni tempo: “Dio mostrerà il suo splendore anche in te” (prima lettura). Fino al ritorno di Cristo Signore: Dio è all’opera in noi per costruire nuovi cieli e una nuova terra (seconda lettura). Il Signore suscita in noi la risposta: Grandi cose ha fatto e fa il Signore per noi: Signore, che hai ricondotto i prigionieri, riconduci ancora i prigionieri! – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di rendervi capaci di operare il bene, nel simbolo della Parola che scende non sui potenti impegnati a cercare se stessi nel potere, ma su uno che si adopera per accoglierla, come Giovanni Battista. – Grandi cose tu compi per noi, Signore, nel nostro quotidiano.
Io sono il Signore della Storia. Il Vangelo è la mia parola che entra nel gioco della tua storia, come nella vita del mio precursore; di lui è detto: “Scese su Giovanni Battista la parola di Dio”; come nel contesto storico ben preciso, quando regna Tiberio Cesare a Roma, Ponzio Pilato e i signorotti locali tra cui Erode, Filippo e tanti altri in Israele. Chi è allora il signore della storia? Costoro, increduli e ostili all’amore del Signore o piuttosto è l’amore del Signore, la mia parola che ti visita? Chi è il Signore della storia? – L’evangelista luca coglie l’originalità dell’intervento di Dio e lo evidenzia creando dei contrasti, come si può vedere qui di seguito.
Ciò che conta è stare davanti a me. Nell’anno 15° di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato governava la Giudea, ecc. sono dati storici di vocazione, missione, azione come in altri profeti. Non solo per dire che la mia parola interviene in situazioni concrete; ma per stabilire un contrasto tra quello che conta e quello che è apparenza. Tiberio Cesare a Roma, Ponzio Pilato che poi mi farà morire, Erode che eliminerà il Battista, e tanti altri sembrano essere i registi delle varie vicende umane; ma non è così. Essi si muovono sul piano del sembrare, delle apparenze, del potere, non su quello sostanziale, che conta per sempre, che conta davanti a Dio, davanti a me. Ecco, di fronte a questi protagonisti irrompe il vero protagonista di tutta la vicenda: la mia parola, l’amore del Signore che si fa vicino a questa umanità.
La mia parola scende su Giovanni il Battista nel deserto. Non è solo un’indicazione di dove Giovanni si trova, battezza, predica, raccoglie le folle; il deserto è anche simbolo di necessità; richiama la condizione di un uomo che non si perde nelle apparenze, è costretto a confrontarsi con ciò che conta, che è essenziale; Giovanni è l’uomo dell’essenziale; e porta la gente a confrontarsi con ciò che veramente importa: la mia parola che ti chiama a conversione. Così oggi incontri un testo che ti sollecita, t’interroga e ti dice che posto ha nella tua vita la mia parola.
Scende anche su te la mia parola, nel tuo quotidiano, mentre c’è il tale primo ministro o presidente, mentre c’è la fabbrica di quei prodotti, dove magari ci lavori anche tu. Sì, la mia parola scende su di te, trova udienza nel tuo cuore. E’ una lieta notizia di penitenza; non è un paradosso: la capacità a renderti conto di quanto sei lontano da me, ti apre alla gioia. La mia parola suscita nel tuo cuore l’attesa, il senso della sproporzione fra il tuo vivere nelle cose banali e la mia presenza che dà valore a tutto; sono già nato, per questo vivi nella sorpresa, fra quel poco che sei e la grandezza del Signore che ti visita.
Aderisci pienamente a me. Mi accogli, lasci che io raddrizzi in te le mie vie, e tu non vaghi più qua e là alla ricerca di ciò che non conta; impari a tenere lo sguardo fisso su di me; si colmano i vuoti scavati in te dal peccato; non lo puoi fare da solo, ma con la mia grazia, il mio aiuto.
Ogni carne vedrà la mia salvezza. L’umanità è carne, segnata dal tempo, dai propri limiti, alla morte: Dio ha un progetto di salvezza su ogni uomo, ogni carne; per questo sono venuto nel mondo, cioè ho preso carne, Gesù dice: perché ogni carne veda la mia salvezza. – Grandi cose hai fatto, Signore, per noi: hai mostrato il tuo splendore in noi; tu porti a compimento quest’opera buona che hai iniziato in noi: ci doni di amarci gli uni gli altri nel tuo amore, e di saper distinguere il meglio, a gloria e lode del tuo nome, cioè perché crescendo anche noi, diveniamo simili a te.
Grandi cose hai fatto, Signore, per noi.

Una voce grida: preparate la via del Signore. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
Opero in te ciò che ho promesso e compiuto in Israele. «Deponi le vesti, avvolgiti il manto, sarai chiamata pace e gloria, sorgi e sta in piedi, si sono allontanati i nemici, Dio ha stabilito di spianare monti e valli, ogni albero fa ombra a Israele, Dio riconduce con gioia». Le immagini di questa preparazione servono per simbolizzare e ampliare la preparazione che deve avvenire soprattutto nei cuori: il ritorno attraverso il deserto è segno del ritorno alla rettitudine di comportamento che lo Spirito di Dio suggerisce nell’intimo, riverberandosi all’esterno: non estorcere, chiedere ciò che è giusto, è come una pasqua dall’esilio. – Riconduci, Signore, i tuoi prigionieri.
Grandi cose hai fatto, Signore, per noi.

Una voce grida: preparate la via del Signore. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.
Porto a compimento in voi l’opera mia. «Sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù». Nessuna opera è compiuta, nessuna è perfetta, mentre siamo in cammino. Il cristiano come Paolo prega «perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio» – Nel tornare viene con giubilo portando i suoi covoni.
Grandi cose hai fatto, Signore, per noi.

PREGHIERA EUCARISTICA

La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Grandi cose hai fatto, Signore, per noi,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Signore della storia, egli scende su di noi;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
ci trasforma con pane e vino in via diritta;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
la nostra umanità da lui assunta è a te gradita;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
ogni carne vede la tua salvezza;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità rinnovata in Gesù.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
Lo Splendore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: splendore, di una strada dritta, piana, spaziosa;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: splendore, d’Israele che procede sicuro in Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: splendore, di Gesù, parola che scende e salva;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: splendore, di Paolo, Filippesi e tutti noi, diretti al meglio;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: splendore, di ogni uomo che vede la salvezza.

Preghiamo:
O Padre, che raddrizzi nei nostri cuori i tuoi sentieri, perché ogni uomo veda la tua salvezza; donaci di riconoscere e acclamare: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).