16/11/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 33 DOMENICA – 2003
Preparazione alla celebrazione della messa.
XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 16 novembre 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.
MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Vegliate e state pronti, perché non sapete in quale giorno verrà il Signore. Alleluja.
CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli e riunirà gli eletti dall’estremità della terra.
Vegliate e state pronti: il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli e riunirà gli eletti.
A Gesù non sta a cuore parlarci della fine, ma del Fine di tutto. La sua persona nella gloria è il fine di tutto (vangelo). L’angoscia ha la bellezza di preannunziare la sua risurrezione (prima lettura). Gesù ha offerto tutto se stesso una volta per sempre e per tutti (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farti pregustare il Fine di tutta la tua esistenza umana, come caparra del mondo futuro, già in atto; nel simbolo del fico che con le sue prime foglie primaverili accaparra l’estate. – Guardando a te Risorto fra noi, Signore, sono certo che non abbandonerai la mia vita nel sepolcro.
Tuo progetto, Signore, è riunirci tutti in te. È progetto di pace. Dice il Signore: “Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi (Ingresso). Questa domenica, giorno del Signore, in autunno, mentre si disperdono le foglie, alla fine dei raccolti, penultimo mese dell’anno solare e penultima domenica dell’anno liturgico, la Parola del Signore richiama naturalmente la fine di tutto e ne parla in termini di riunione e di consolazione.
«In quei giorni, dopo quell’angoscia, il sole si oscurerà». Il messaggio, ispirato e positivo di Dio, è espresso con il linguaggio e la cultura del tempo dell’evangelista; va compreso per non travisare la rivelazione di Dio. Religioni e imperi cadono per l’intervento-giudizio di Dio nella storia, espresso con immagini di catastrofi cosmiche. Così la caduta di Babilonia (Is 13) e di Edom (Is 34), d’Egitto (Ez 32,7s), e il disastro di Giuda e Israele (Ger 4,20ss). Gli scombussolamenti cosmici, in queste storie come in Marco, sono figure letterarie; non sono fatti reali: non indicano la fine del mondo né della storia, ma un radicale cambiamento nella storia che continua. La nuova storia della signoria di Dio in Israele comincia con la caduta di Gerusalemme (MC 13,14-23; NEL 70 D.C). La nuova storia della signoria di Dio nel mondo pagano è espressa con una serie di disastri cosmici: «Le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte, allora vedranno il Figlio dell’uomo venire»; «quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte»; «sappiate che la vostra liberazione è vicina». Nazione e istituzione giudaiche cadono perché rifiutano il messaggio di Gesù, e mettono a morte il «Figlio» (Mc 12,6ss); regimi pagani oppressori cadono perché rifiutano il messaggio di Gesù, predicato ora dai suoi seguaci nel mondo intero (Mc 13,10), e mettono a morte coloro che lo proclamano. Divinizzazioni del potere e idealizzazioni religiose (stelle, potenze del cielo) perdono credito (oscuramento di sole e luna), e cadono regimi che opprimono gli uomini. Cadono «le potenze del cielo» che usurpano il luogo esclusivo del «vostro Padre che è nei cieli»; cadono poteri che rappresentano forze di morte, scontrandosi con il Dio che è forza di vita. «E allora vedranno arrivare il Figlio dell’uomo»: è un progressivo trionfo dell’umano sull’inumano. L’intervento di Dio dà tempo alla conversione; si realizza mediante uomini che gli aderiscono e collaborano con la testimonianza della Buona Notizia. Così è vinta la forza che si oppone alla pienezza dell’uomo.
«Quanto poi a quel giorno» gioioso e definitivo della venuta del Figlio (Mc 13,26); «e a quell’ora» di dedizione personale (Mc 13,13) o passione di ogni discepolo (Mc 13,11: ora dell’aiuto divino, dello Spirito) compete agire solo al Padre per ciascun suo figlio, discepolo di Gesù, dando ad ognuno le parole adatte alla situazione (Mc 11,22). L’era della nuova creazione coincide con l’angoscia, ma non s’identifica con essa, anzi ne evidenzia l’intimo mistero divino.
La vita umana fa parte del progetto di Dio che riunisce i suoi eletti. Tempo autunnale, dispersione, limite e morte sono aspetti essenziali dell’esistenza umana. Quale ne è il significato? La Parola di Dio ne determina il senso (cfr LNL 6); dice: Sono realtà creaturali in mano di Dio che dispone di esse come Padrone. Egli non profetizza, ma decreta e legifera su di essi,: “Il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, gli astri si metteranno a cadere, le potenze celesti saranno sconvolte”. È un linguaggio simbolico, figurato: fin d’ora il Signore è più grande di tutto il creato; fin d’ora cadono le “stars” (= le stelle, di vari tipi), mentre il Signore rimane per sempre!
Dio stesso esegue il suo progetto riguardo ai suoi eletti, e all’ambiente che Egli ha preparato per loro come un giardino. Come Egli ha fatto sole, luna, astri, potenze del cielo per i suoi eletti; così Egli vi pone fine quando vuole, secondo il suo progetto di salvezza: «Il Figlio dell’uomo “manderà i suoi angeli” (azione attiva) e “le potenze del cielo saranno sconvolte”» (passivo divino, cioè azione che ha per autore Dio stesso). Secondo la bibbia, quindi, questo mondo, questo cosmo (= ordine bello; “cosmo”, cosmesi…) avrà una fine per un comando estrinseco, per decreto di Dio. Non finirà da se stesso né per un’incontrollabile potenza magica sconosciuta. Siamo nelle mani di Dio che ha “progetti di pace e non di sventura” per ciascuno e per tutti.
Lo sconvolgimento del sole, della luna, degli astri, delle potenze celesti sono come una danza di gioia. Le potenze del mondo, raffigurate nelle stars con il loro influsso su tutta un’audience, cadendo, gioiscono perché finisce l’attesa impaziente della rivelazione dei figli di Dio (Rom 8): gioiscono perché l’uomo, che tanto esse hanno servito sulla terra, come loro re, questo uomo, re del creato, finalmente incontra il suo Signore in cielo, e tutte le creature lo incontrano con l’uomo e nell’uomo.
Gli eletti riuniti non sono solo i figli d’Israele, ma la comunità dei fedeli, dovunque essi siano, riuniti nella fede, in Cristo, secondo le proprie culture: tutta l’umanità. Anche questo si è già realizzato in parte con la predicazione apostolica. Infatti hanno già accettato il messaggio di Gesù individui di ogni nazione; e nella nostra celebrazione eucaristica continua a realizzarsi. «Riunirà i suoi eletti dai quattro venti»: nel giudaismo significa che Dio riunisce tutti i giudei nel loro paese. Nel vangelo significa che tutti i battezzati costituiscono il Regno nuovo (Didaché = insegnamento degli apostoli).
Quello che Gesù ora dice, è il culmine del suo discorso, non sulla fine, ma «sul» fine. Gesù risponde ai discepoli che hanno attirato la sua attenzione sulla magnifica costruzione del tempio, e dice: “Non rimarrà pietra su pietra”. Pietro e Giacomo, Giovanni e Andrea allora sono curiosi di sapere anche il momento storico preciso e gli chiedono: “Quando ciò avverrà?”. E Gesù risponde, ma non per soddisfare la loro curiosità; bensì per rivelare se stesso; così parla del tempio a cinque livelli: il tempio di pietre, il popolo d’Israele, il suo corpo, la Chiesa, tutta l’umanità in Cristo di fronte al Padre. «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria» (Dan 7,13ss): Daniele vede Bestie che si oppongono al Figlio d’uomo che appartiene al mondo trascendente, al mondo divino, senza che sia possibile andare oltre nell’identificazione. Si tratta dei diversi imperi del mondo che crolleranno per far posto al regno di Dio. Più tardi, il simbolo del «Figlio d’uomo» è stato ripreso e ampliato nella sua trascendenza. L’espressione usata da Gesù si trasforma in “Figlio dell’uomo” nei vangeli e in tutto il Nuovo Testamento. Per Gesù è una persona, è lui stesso che dà la sua vita in riscatto dei molti (di tutti).
Il tempio nel disegno di Dio e nella storia della salvezza è legato alla creazione. Essa è come un tempio più grande. L’uno e l’altra sono fatti su comando di Dio. Infatti come per la creazione «Dio disse: “Sia la luce”, e la luce fu» (Gen.1,3); così per la costituzione del popolo e la costruzione della tenda che sta al centro del popolo, «Dio disse a Mosè: “Farai secondo il modello che ti mostrerò”; e così avvenne» (Es.25,9.40). Il racconto della creazione e della costruzione del tempio, poi, finisce con la legge del sabato (Gen.2,2-3; Es.31,12-17). Quindi parlando della fine del tempio, Gesù parla anche della fine del mondo, e si rivela modello del sabato: Gesù è il vero tempio, il vero mondo nuovo, il vero modello di tutte le “stars”; tutto è opera sua: Tu, N., sei opera mia!
L’umanità del Cristo risorto è il modello del tempio, dell’uomo e del mondo. Gesù ha trovato che il tempio è ormai inefficace. L’offerta (due spiccioli) della vedova ne ha raffigurato la sostituzione. Dopo quella sosta al tempio di fronte al tesoro, Gesù non parla più in pubblico. Parla ora a quattro discepoli; e tre di loro: Pietro, Giacomo e Giovanni, lo seguiranno al Getzemani. Sarà distrutto il corpo di Gesù! Ma dopo tre giorni risusciterà. Così Gesù sarà il tempio nuovo, costruito non da mani d’uomo, ma secondo il modello divino: nell’amore di Dio. Così “vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nube con grande potenza e gloria”, cioè con il corteo degli eletti, redenti dalla potenza della sua passione, morte e risurrezione di amore..
Il mondo è strettamente unito al destino del tempio, del corpo di Gesù e di ogni uomo. Se finisce il tempio, finirà anche il mondo. La distruzione del tempio è memoria efficace che questo mondo deve finire per dare spazio a un mondo nuovo. Come Gesù è il nuovo tempio, così Egli è la nuova creazione. «La» fine manifesta «il» Fine, la creazione annunzia il Creatore, la storia è compiuta dal Salvatore, Gesù: «Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt.1,21). Come lo sconvolgimento delle potenze celesti nel discorso di Gesù sono quasi una danza per gli eletti, così il ritorno del Figlio dell’uomo alla risurrezione e alla fine del mondo è una grande consolazione dopo la grande tribolazione.
La distanza come attesa: Il tempo che separa Gesù dalla Passione, Morte e Risurrezione richiama la distanza che adesso separa i suoi eletti, la Chiesa, dalla sua seconda venuta. Come allora, anche adesso la comunità degli eletti che credono in Cristo, sono in attesa della sua Venuta: essi attendono una distruzione che porta il timbro della nuova creazione. E’ sempre attuale ed efficace l’azione del Figlio che ha promesso di riunire gli eletti del cielo e della terra.
L’eucaristia è quindi memoria pasquale ed escatologica o finale. La fine è in atto nella Presenza del Fine di tutto, che è Gesù. Egli libera, salva e riunisce tutti quanti l’accolgono; nessuno escluso. Nella celebrazione Eucaristica tutti formiamo il corteo del Signore glorioso: siamo uniti per sempre alla sua mensa, quanti ci nutriamo della sua parola e del suo corpo, quanti con le parole e con la vita “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta”. La Chiesa è cosciente che ci sono due venute di Gesù: la prima, nell’umiltà della nostra carne, per usarci misericordia; la seconda, nella consolazione, liberandoci dalla grande tribolazione. Perché tu accresca la nostra fede e ci prepari ad accoglierti, Signore, noi ti preghiamo.
Il Signore è vicino in particolare alla comunità degli eletti che ascolta la sua parola. Egli riunisce gli eletti che vivono la comunione fraterna; Egli fa sentire la sua presenza nel cuore che arde e custodisce la Parola come Maria e i due di Emmaus. Egli ha reso tenero, come il fico in primavera, il cuore indurito, e già porta frutti di conversione. Quando vede accadere queste cose, cioè l’ascolto e la comunione, la carità e la conversione, la comunità eletta dell’antico e nuovo Israele sa che è in atto l’autentico calore dello Spirito; come sa che l’estate vicina fa tenero, appunto, il ramo di fico.
Egli è l’intervento di Dio in mezzo a noi. Lui, «il giorno», lui, «l’ora». Non le nostre curiosità, ma l’amicizia del Padre ci ha portato il Figlio Prediletto! – Superiore agli angeli, uguale a noi in tutto, anche nel rispettare lo spazio dell’ora che il Padre ti ha stabilito, Signore Gesù, noi ti scegliamo e ti amiamo sopra ogni cosa. Nostro Salvatore, per questo noi ti preghiamo.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Vegliate e state pronti: il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli e riunirà gli eletti.
La sorte degli eletti che il Figlio dell’uomo raduna è in atto nella figura di “Michele”, cioè in chi riconosce il Signore sopra ogni cosa, gridando: “Chi-Come-Dio?” (= mi ka el: Michele). Costui rappresenta l’intervento di Dio diretto a custodire e salvare il suo popolo. Nessuno può strappare a Dio le sue pecorelle, perché Egli è più forte di tutti. Questo è stato realizzato in Gesù che ha offerto se stesso per noi come dono perfetto. Così Gesù ha già radunato il popolo degli eletti, di tutti noi, quanti lo cerchiamo e lo accogliamo.
Gesù soffre per gli eletti quell’angoscia che è unica e definitiva, perché di un uomo Dio. Simile angoscia non c’è mai stata prima, e non ci sarà dopo. – Salva il tuo popolo, i tuoi fratelli, scritti nel libro della tua vita: i fratelli che tu hai immersi in te, Signore.
Neanche la morte potrà strappare coloro che sono salvati da Gesù: o meglio che accolgono Gesù-Salvezza: si risveglieranno alla vita; solo loro possono escludere se stessi. La loro sorte è la stessa vita di Dio, espressa con le parole: “Risplenderanno come le stelle per sempre.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Vegliate e state pronti: il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli e riunirà gli eletti.
Cristo si è assiso alla destra di Dio. Gesù è l’Eletto in cui tutti siamo eletti, radunati, battezzati, glorificati. In lui sediamo alla destra del Padre in virtù del suo dono totale, offerto una volta per sempre, perché perfetto e capace di renderci perfettamente perdonati e ricreati; in noi Egli offre se stesso al Padre e fa anche noi a lui graditi; possiamo dire: “Celebrando il memoriale del tuo Figlio…nell’attesa della sua venuta, ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie, questo sacrificio vivo e santo”.
Gesù è vicino. Fra le “potenze di questo mondo”, compresi i demoni, Egli è l’unica «Potenza divina»; fra i «peccatori» quali noi siamo, Egli è «il perdono dei nostri peccati»; fra noi «tribolati» Egli è il Consolatore che «ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi, fatti “angeli” gli uni per gli altri, consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio; e come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, per mezzo di Cristo abbonda anche la nostra consolazione» (cfr 2Cor1,3s).
Fra i morti dei nostri cimiteri Egli è il risorto dalla morte. «Per lui quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno alla vita eterna» insieme a tutti i giustificati = ai santificati, e risplenderanno come lo splendore nel firmamento, come le stelle per sempre. – Specifico del cristiano è attendere l’incontro definitivo con te, Signore Gesù; ed essere fin d’ora tua gloria, o Padre, in Cristo Gesù.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per esempio del Versetto Responsoriale:
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui fai risplendere la tua gloria;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
ci rende presente Gesù nei suoi misteri;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci rivestiamo di lui, noi da lui rivestiti;
intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
noi, fatti da te coeredi della sua gloria immortale;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
che viene da te al Figlio fino a noi, tuoi figli nel Figlio; e da noi, tramite lui, torna a te.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio: Il Tempio:
nel chiesa prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il tempio, di pietre o il creato o l’uomo stesso;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la tenda, della «Presenza» in mezzo al suo popolo;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il tempio, che è il corpo umano di Cristo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il tempio, gli eletti dall’estremità della terra all’estremità del cielo;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il tempio, dei figli coeredi della vita eterna.
Preghiamo:
O Padre, che c’inviti a vegliare e stare pronti, perché non sappiamo in quale giorno verrà il Signore; proteggici perché in te noi ci rifuggiamo. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).