09/11/2003 – DEDICAZIONE D. BASILICA LATERANENSE- 2003
DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE
9 Novembre 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.
MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Ecco, è giunto il tempo in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Alleluja.
CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Come pietre vive vi edificate in tempio spirituale per un sacerdozio santo.
Il tempio di pietre viventi, Gesù, capo e membra, dà gloria al Padre. Oggi è la festa dell’Unità. Inscritta nel calendario generale dal 1565, la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense ricorda la prima basilica che fu eretta dall’imperatore Costantino nel palazzo dei Laterani verso il 324: la festa della comunità cristiana di Roma si estende come un contagio a tutte le comunità cristiane del mondo; segno di amore e unione con il Papa, il vescovo di Roma, che “presiede nella carità”. La comunità riflette e celebra Gesù, il nuovo tempio gradito a Dio (vangelo). Un tempio materiale, anzi tutto l’universo creato, non contengono Dio; ma il Padre ascolta la preghiera che sale a Lui gradita dal tempio nuovo che è Gesù e tutto il popolo radunato in lui: egli “ascolta e fa grazia, ascolta e perdona” (prima lettura). “Anche voi, cristiani, quindi, stringendovi a Cristo, venite impiegati come pietre vive per la costruzione del nuovo edificio spirituale e proclamate le sue opere meravigliose” (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di inserirvi in me per continuare a offrire in voi opere gradite al Padre in favore di tutti; nel simbolo di un edificio in costruzione. – Tu sei il nostro Dio, e noi il popolo del tuo pascolo, Signore: il gregge che tu conduci.
I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: è la frase centrale del dialogo fra Gesù e la samaritana. Gesù le aveva fatto capire chiaramente che l’acqua naturale come la tradizione di Giacobbe, fatta di leggi che non soddisfano l’anima, non aveva spento la sua sete umana; anzi le aveva provocato una sete incessante e più grande, espressa nella molteplicità dei mariti o delle pratiche religiose, senza trovare l’unico marito o attività definitiva: solo Dio in Gesù benevolo e misericordioso poteva dissetarla. (marito è sinonimo di idolo: Baal = marito). Gesù le dona se stesso come acqua che invece le appaga la sete: Gesù dà quindi il senso dell’incontro che la donna ha con lui; dice che quello è l’incontro definitivo con il Dio unico e vero. Gesù cancella le origini del popolo e la sua tradizione insoddisfacente, fatta di leggi, e annunzia una nuova origine: egli stesso è la nuova origine, il nuovo Signore, la nuova comunità: “A Non-mio-popolo dirò: Popolo mio; e il Popolo mi risponderà: Mio Dio” (Os 2,25). Finisce la ricerca di “mariti- signori” perchè “ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore” (Os 2,2). Dio aveva promesso; ed ora, per mezzo di Gesù, Dio offre ai samaritani il suo dono: Gesù è l’inviato da Dio, colui che cerca il dialogo con Samaria, e personifica Dio che cerca i samaritani: “Doveva passare per la Samaria” (Gv 4,4).
La donna accetta Gesù e riconosce che descrive la storia reale sua personale e della regione; esclama: “Signore, vedo che tu sei un profeta”. – E si attende che Gesù le riveli il rimedio di questa separazione da Dio. Per lei l’incontro con Dio si riduce a una questione di culto. Quindi si tratta di sapere quale culto è vero o falso: quello in Samaria o quello in Gerusalemme? Infatti era avvenuto che in seguito al decreto di Geroboamo, re di Samaria, i samaritani non potevano andare in pellegrinaggio a Gerusalemme. Dovevano recarsi allora agli altari eretti da lui a cinque divinità presenti in Samaria (1Re 12,25-33). Poi al ritorno di Israele dall’esilio babilonese, fu proibito ai samaritani di partecipare alla costruzione del tempio di Gerusalemme, e fu eretto per loro un tempio in Samaria sul monte Garizim (450c. a.C.). La donna fa appello agli antenati (i nostri padri) che lo costruirono come rivale a quello legittimo in Gerusalemme, e chiede a Gesù, riconosciuto da lei profeta, di risolvere la questione. Anche se era disposta a lasciare la sua tradizione per seguire Gesù, non sa cosa fare; gli abitanti di Gerusalemme, invece, non si sono mostrati disposti ad accettare Gesù, che quindi ha dovuto allontanarsi dalla Giudea per l’ostilità dei farisei (Gv 4,13). – Fa’ che siamo disposti a seguirti, Signore.
Gesù è il vero tempio del Dio vivente. “È giunta l’ora, in cui coloro che rendono il vero culto, adoreranno in Padre con spirito e lealtà”. Giovanni evangelista anticipa nel suo racconto gli effetti della morte di Gesù, della “sua ora” (Gv 13,11; 17,1). Il culto nuovo reso al Padre, unito all’uomo in un rapporto personale, si realizza “in spirito e lealtà” (Gv 1,14). Lo “Spirito” è l’amore che spinge Gesù a donare se stesso fino all’effusione del suo sangue sulla croce (l’acqua che disseta, Gv 19,34); lo Spirito – Amore è donato da Gesù ai suoi nel cenacolo: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22); “dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto un amore che risponde al suo amore” (Gv 1,16). Lo Spirito è fonte di “vita – amore” anche nell’uomo; è Spirito “Santo” in quanto”consacra” (Gv 17,17) l’uomo donandogli la lealtà dell’amore che è benevolenza disinteressata (Gv 1,14), espressa in forza, vita e azione; il culto in “spirito e lealtà” nell’uomo è pratica di amore fedele, è collaborare nell’opera creatrice del Padre, è porsi favore dell’uomo: come Gesù per la samaritana e la samaritana per Gesù.
“Il Padre cerca uomini che lo adorino così”. Il Padre è interessato a questo tipo di culto nell’amore vicendevole in Gesù. Il Padre desidera il bene dell’uomo mediante il suo Spirito di amore nell’uomo. Lo ha dimostrato dando il suo Figlio; non si rassegna vedere che la sua opera rimanga infruttuosa; il culto che desidera è quello di un amore come il suo. Finito l’antico culto dei templi (Os 6,6: “conoscenza di Dio, io voglio, più che olocausti”), il Padre cerca persone che collaborino alla sua opera.
“Dio è Spirito, e coloro che lo adorano, devono rendergli culto con spirito e lealtà”. Gesù definisce Dio stesso “Spirito”, cioè, dinamismo di Amore; espresso nella creazione dell’uomo, continua ad agire fino al suo compimento. Questa è la paternità di Dio, che comunica nell’Amore la sua stessa vita (Gv 1,14). Questa è la gloria che riempie il suo santuario, Gesù, il suo progetto fatto uomo, e per mezzo di Gesù – uomo si comunica agli uomini (1Gv 4,7ss). Questa è l’acqua che disseta: esperienza costante della presenza del Padre che amando l’uomo lo rende capace di amare: “Acqua che zampilla fino alla vita eterna”, fino cioè renderci simili al Padre = “figli di Dio”. In chi pratica l’amore, l’accoglienza degli altri, il “Padre” e Gesù sono compagni di vita, in una sintonia che spinge alla somiglianza sempre maggiore (cammino verso il Padre), fino alla dedizione totale. Questo culto non è verticale: non umilia; ma esalta, rende simili a Dio. L’uomo esce dall’oppressione della morte, diviene “gloria” o segno della presenza di Dio. Dedicazione del tempio è azione di Dio Padre nell’uomo, pietra viva in Cristo: un Dio che si espande e non cerca doni per sé ma fa dell’uomo un dono per gli altri.
Adoriamo il Signore nella sua santa dimora.
Cristo è la dimora di pietre viventi che adorano il Padre in spirito e verità.
In Gesù c’è tutta la divinità. “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?”. Nell’umanità di Gesù abita corporalmente tutta la divinità. Le parole di Salomone davanti all’altare di fronte a tutto il popolo sono profezia che in Gesù trova il suo compimento. Il minuscolo corpo che Gesù ha assunto da Maria è il vero tempio di Dio o luogo della sua presenza, così pure tutta l’umanità in Gesù. La misericordia di Dio lo rende fedele all’alleanza. Dio sceglie di rendersi presente in mezzo alla comunità di Israele: in mezzo all’assemblea che celebra l’Eucaristia. In Gesù il Padre “ascolta e perdona”.
Adoriamo il Signore nella sua santa dimora.
Cristo, dimora di pietre viventi che adorano in spirito e verità.
In Gesù c’è tutta l’umanità. “Accostandovi a Lui, pietra vivente, davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi come pietre viventi, siete impiegati per la costruzione della dimora spirituale” allo scopo di offrire doni graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. In Gesù è presente tutta l’umanità. Cristo ora è il luogo dell’incontro con Dio, fermo come la roccia; Cristo risorto è pietra vivente che comunica la vita. Il cristiano è lui pure pietra vivente partecipe della sua vita: i cristiani possiedono la stessa qualità del materiale edile = di costruzione, come Gesù. Inseriti nella costruzione, che ha come fondamento Cristo, diventano in Lui comunità di adoratori del Padre, il loro quotidiano agire è gradito (= degno) a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Quelli che aderiscono a Gesù, le “pietre viventi”, cioè, che accolgono di essere “impiegate”, hanno lo stesso valore “prezioso” di Cristo, “pietra preziosa”: sono un tutt’uno con Lui. Coloro che non accolgono Gesù non costituiscono un corpo omogeneo come i credenti che hanno in Cristo la pietra angolare quale loro solido fondamento. La comunità costruita in Cristo partecipa dello stesso onore, della stessa “preziosità” della sua pietra angolare. I suoi titoli onorifici sono: “Stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa, popolo che Dio si è acquistato”. Questa comunità proclama le opere meravigliose di Dio in Gesù: Dio l’ha chiamata “dalle tenebre alla sua mirabile luce”.
Adoriamo il Signore nella sua santa dimora.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per esempio del Versetto Responsoriale:
Adoriamo il Signore nella sua santa dimora,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
egli è il fondamento del nuovo tempio vivente che dà gloria a te;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
battezzati in Cristo presente, siamo impiegati per la nuova costruzione vivente;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
in lui tutta l’umanità è a te gradita;
intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
quanti hai impiegato per il suo nuovo corpo mistico;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
da tutta l’umanità trasformata in dimora della tua gloria.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio: Il Tempio:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il tempio, di pietre materiali;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il tempio, Israele popolo di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il tempio, di Dio è il corpo di Cristo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il tempio, di Cristo quanti sono impiegati come pietre viventi;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il tempio, l’umanità immersa in Cristo.
Preghiamo:
O Padre, che ci hai fatti per adorarti in spirito e verità; fa’ che ti adoriamo nella tua santa dimora. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).