26-10-2003-Ordinario-B-dom30

26/10/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 30 DOMENICA – 2003

XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 26 ottobre 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in tutti noi, Signore! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – Facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me avrà la luce della vita. Alleluja.

CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f): Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Antifona alla Comunione:
Signore, fa’ che io veda! –
Va’: la tua fede ti ha salvato.

Sigonre, luce del mondo: che io veda. – La tua fede ti salva: hai la luce della vita.
La luce viene nel mondo e ti chiede di accoglierla, perché cerca il tuo bene. L’uomo emarginato siede nelle tenebre. Gesù lo invita ad accoglierlo e a seguirlo (vangelo). Il Signore riunisce il popolo dei salvati (Prima lettura). Gesù è il sommo Sacerdote scelto da Dio per la salvezza del suo popolo (seconda lettura). – Il Signore ha fatto meraviglie. Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di donare la luce della vita: farvi comprendere il dono di me stesso, nel simbolo di occhi che si aprono come per incanto all’annunzio che di sua iniziativa Dio salva ogni uomo in ogni situazione. – La nostra bocca si apre al sorriso, Signore: la nostra lingua si scioglie in canti di gioia.
Gesù salva chi grida a lui come il cieco. È la storia di Timeo: storia di uno e di tutti, chiamati ad accogliere e a seguire Gesù-Vita. “Mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Gesù parla con la sua persona, con le parole e con i fatti. Anche i suoi gesti mostrano come Gesù è compimento delle promesse di Dio al suo popolo. “Gesù partiva da Gerico”. Venendo dalla Galilea era ormai vicino a Gerusalemme, che ricorda gli interventi di Dio per il suo popolo Israele: gli ricorda il Padre da dove viene per salvarci. Per strada ha istruito i suoi discepoli presenti, che rappresentano anche i futuri: cioè anche tutti noi. Non hanno ancora capito il Dono che Gesù fa di se stesso fino in fondo a Gerusalemme. Ora Gesù con i suoi percorre l’ultimo tratto del suo viaggio. È a Gerico; anzi già vi esce. A Gerico, il popolo che viene dall’Egitto, finisce il suo cammino fatto nel deserto, ed entra in terra promessa; anche gli esiliati in Babilonia, tornando, finiscono il loro viaggio passando per Gerico. Con la morte di Sedecia finisce a Gerico anche la monarchia davidica; e di là ricomincia quella definitiva in Gesù proclamato dal cieco che grida: “Figlio «di Davide», Gesù, abbi pietà di me!”. Venuto, solo, da Dio, Gesù vi ritorna con “molta folla” che lo segue e diventa discepola: tutta l’umanità assunta Gesù porta sempre con sé: anche noi, con i suoi discepoli. Una “folla”: in situazioni di pena, di sofferenza che può capire solo chi la esperimenta; rappresentata dal “cieco”, “seduto a mendicare lungo la strada”. “Seduto” nelle tenebre dell’ignoranza, simbolo di ogni male; che suscita un desiderio altrettanto grande di vedere, di capire dove può trovare salvezza: perché ora tutto gli è ostile. Una supplica gli bolle costante nell’intimo, e comincia ad uscire in qualche monosillabo di preghiera: Tu, sai tutto, Signore! – Anzi, al primo accenno di possibile salvezza, comincia a gridare. C’è rumore; s’informa: è lo stesso Gesù Nazareno che ha sanato tanti altri. Allora comincia a ripetere gridando, non più alla sua miseria, alle sue forti sensazioni di disperato; ma verso Gesù Nazareno in carne ed ossa, che, se è presente in tutti, “specie nei superiori”, come si dice, sicuramente è qui ora presente nell’eucaristia in modo «non equivoco». Quel cieco grida: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”. A Gerusalemme tutta quella “folla” griderà: “Hosanna al Figlio di Davide”. Ma ora c’è chi grida, e chi sgrida; chi chiama aiuto, e chi dice: Taci! – badando più all’ordine esterno che alla situazione reale delle persone, per le quali Gesù è venuto. Forse è questa situazione di travolgimento dei valori la causa e l’effetto di tanta sofferenza nel mondo?! Ora non bisogna perdere in queste considerazioni neanche un secondo, perché, in ogni caso, Gesù non guarda a questo: Gesù guarda alle persone. Come Pastore Buono, guida il suo gregge, cura ciascuno: Egli è il protagonista benevolo e unico che cura ogni persona nella sua realtà, raffigurata dal «cieco». Impariamo dalla persona di Gesù che ci parla con gesti e parole, e attua in noi il dono di se stesso. S’impara vivendo l’esperienza di necessità, come Gesù stesso: anche per lui è stato ben giusto che “volendo salvare i fratelli, si facesse simile a loro”. È ben giusto che anch’io ora, nella mia situazione, mi lasci fare “umanità di Gesù” che in me intende continuare a salvare gli altri. – 0 Padre, luce ai ciechi e gioia al tribolati, ascolta il grido della nostra preghiera, perché ci possiamo mettere in cammino verso di te, in Gesù tuo Figlio e nostro Signore.
Gesù salva chi grida a lui «più forte». «Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”». La presenza d’uno straccione è per i “molti” un disturbo che rovina l’ingresso trionfale del “Figlio di Davide”. Gesù non è ancora morto, non è ancora risorto, e la Chiesa dei suoi discepoli è già tentata di trionfalismo; anzi vi cade. Le è come innato. Tutti i profeti lo hanno respinto, come tutti i santi seguendo il vangelo. Grande nemica in seno alla Chiesa è la componente umana; inevitabile, e Gesù la esperimenta per primo fino a morirne in croce; componente umana che ama il successo a scapito delle persone; peggio se questa componente umana del successo è messa a criterio di valutazioni. Il cieco, quello «straccione» più o meno improvvisato, la vede, la sente, e sul ciglio della strada «grida più forte». Tali erano i primi cristiani che nel tempo libero si segregavano, si mettevano «sul ciglio» lasciando tutto da parte, per approfondire il proprio battesimo, resistere alle proposte allettanti della società contemporanea, e “gridare più forte” di tutto ciò che era in loro e intorno a loro: come terreno buono che non intende lasciarsi soffocare dalle spine e dai rovi, per lasciar crescere e fruttificare il buon seme seminato e accolto della Parola ascoltata. «Al sentire che c’era Gesù Nazareno, il cieco gridava più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”». Anche noi gridiamo con lui!
Spesso ci si può vergognare di non essere come gli altri che non sono in situazione di gridare; senza domandarci se questi “altri”si vergognano a non essere come noi, cioè indotti a notare come il nostro vero io ci grida dentro; nell’intimo infatti sentiamo anche noi, come il cieco e come tutti, Gesù Nazareno presente, capace di guarire la nostra povertà; sentiamo anche noi, come il cieco, Gesù, nel il più interno del nostro intimo, che c’invita a «gridare più forte» per guarirci. Gridiamo più forte anche noi, allora: “Signore, pietà; Cristo, pietà; Signore, pietà”. Sempre più forte, senza mai cessare. “Preghiamo incessantemente!”, come ci esorta S. Paolo, che pure ha imparato a rivolgersi solo a Gesù, e non più ai Sommi Sacerdoti per documenti di morte. – “Signore, pietà!”.

Gesù stesso, specie nell’Eucaristia, si ferma sulla strada dove ci troviamo gridando a lui. «Allora Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. E chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”». “Allora” Gesù si ferma: quando uno grida; Gesù non può rinnegare Gesù. Gesù si è fatto sentire, Gesù risponde a chi ha corrisposto alla sua «notizia»; nella liturgia e nella vita, fatte di gesti e parole. Il gesto: “Gesù si fermò”; la parola: “Gesù disse: Chiamatelo! E lo chiamarono”: proprio come Gesù ha detto, e come il cieco ha gridato. Prima lo sgridavano, poi lo “chiamarono”. Chi? Gli stessi che lo sgridarono! Perché anche loro imparino a gridare ed essere guariti dal loro criterio di curare un ordine esterno più che le persone. Non è detto che tutti corrispondano, come il cieco, e si convertano: Dio lascia liberi gli uomini a partecipare alla sua liturgia, alla sua vita; ai suoi sentimenti, in modi diversi. Quale amore e delicatezza dobbiamo riconoscere in Gesù verso di noi! Ma chi accoglie Gesù, partecipa al suo amore, alla sua benevolenza verso tutti, anche gli ultimi; non importa cosa uno abbia fatto prima: abbia gridato pietà, o sgridato chi gridava. Basta che guardi a Gesù e si lasci guidare da lui: segua i gesti e le parole di Gesù, celebri la sua liturgia ripetendo a se stesso e agli altri: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”, come egli ha comandato di fare, dicendo: “Chiamatelo”.
«Gridare e alzarsi» è una liturgia anche vitale, oltre che celebrativa. «Gridare» continuamente nell’intimo, «Alzarsi» per fare tutto ciò che si deve fare quotidianamente, diventano allora «grida» e «azioni» di Gesù che “nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti «grida e lacrime» a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà” (Ebr 5,7); diventano «grida» e «azioni» di Gesù che «si alza» dalla tomba, risorge e attua in tutti ciò che ha compiuto in se stesso. Come «il cieco» che grida pietà, e i “molti” che lo sgridano, siamo «chiamati» ad accogliere e a seguire Gesù: a fare insieme a Gesù, immersi «battezzati» in Gesù, la stessa sua vita. Come vivo io la «Liturgia», la messa in particolare? Come ripeto le parole, i gesti significativi ed efficaci di Gesù? Fa’, o Signore, che nella vita e nel rito non ci distraiamo da te pensando agli sbagli nostri o altrui; ma gridiamo a te, unico nostro Salvatore, sempre vicino per liberarci dalla cecità della morte. – «Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo vo1to. “Il tuo volto, Signore, io cerco: non nascondermi il tuo volto!”». Accresci in noi la fede, fa’ che amiamo, ciò che ci dici e che sei, più di ogni altra cosa, per non lasciarci travolgere dalle onde, come Pietro che in mare ti chiede di venire da te: “Se sei tu, egli dice, ordina che io venga da te sulle acque”. Ma non va in mare con piena fiducia in te, Gesù, mentre gli dici: “Vieni!”; bensì si lascia superare dalla violenza delle onde, che solo in te possiamo superare.

La salvezza consiste nell’essere fatti discepoli di Gesù. «Gesù disse al cieco: “Và, la tua fede ti ha salvato”: e subito il cieco riacquistò la vista e prese a seguirlo per strada». «Egli gettò via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». Con Gesù che ti chiama, getti via anche tu il «mantello» della potenza, della forza, di quanto possiedi; del tuo passato, della tua stessa vita: di quanto ti è di peso, incluso il peccato; e, come per donarti, balzi in piedi, vieni verso Gesù, tenendo lo sguardo fisso su di lui, autore e perfezionatore della fede.
Il figlio di Timeo è davanti al Figlio di Dio. «A1lora Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?”». È chiaro il desiderio di quell’uomo; l’ha anche espresso gridando: “Abbi pietà di me!”. Ma come Gesù ha voluto un «movimento» fisico che incrementasse la sua fede, così ora vuole che la stessa fede aumenti, espressa da lui chiaramente: “Rabbonì, che io riabbia la vista!”. La parola si aggiunge al gesto e si ha il sacramento, con 1’esito della volontà efficace di Dio che opera: Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Segue ancora un fatto che mostra l’ampio senso della parola di Gesù: «E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per strada». Per opera di Dio il Cieco va verso la guarigione; l’uomo che sedeva, prende a seguire Gesù; il resto d’Israele si mette in cammino verso Gerusalemme: come Gesù verso il Padre; dove tutta la “folla”, l’umanità è attesa nella pienezza della gioia, della luce senza tramonto. “Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me avrà la luce della vita”. Alleluia.

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Signore, luce del mondo: che io veda. – La tua fede ti salva: accogliendo la luce della vita.
font color=black>Gesù salva tutto il popolo, tutta l’umanità, come salva ciascuna persona. “Io sono per voi un Padre”. Siamo nel cinquecentottantasei prima di Cristo. Gerusalemme è totalmente distrutta dai babilonesi. Geremia l’aveva predetto: È a causa delle vostre infedeltà! – Ma lo stesso Geremia parla in nome di Dio e aggiunge: “Innalzate canti di gioia”. Apprenda la lezione non solo ciascuno di noi, ma tutta la chiesa, di cui il cieco è ancora tipo! Sappia che è esaudita la preghiera, il grido che rivolge a Dio nel nome del Signore Gesù. Il nostro Dio suscita speranza in Israele anche quando è totalmente nella rovina; fosse anche per colpa propria. Tale si rivela Dio tramite il profeta Geremia: mentre è in atto la distruzione di Gerusalemme da parte dei babilonesi, Israele è invitato a innalzare canti di gioia ed esultare e lodare il Signore che ha salvato il suo popolo. «Ha salvato», al passato, perché ci si vede già sotto l’azione salvifica di Dio proprio durante la distruzione di quanto Israele, non Dio, ha costruito. Dio mette già in conto la salvezza per chi si affida a lui: questo è “il resto del suo popolo”. Perché ci si affidi a lui – e lo facessimo tutti! – Dio fa parlare il suo Profeta Geremia (prima lettura), compie nel Figlio Gesù le sue promesse (vangelo), rende l’Apostolo testimone di tutto l’operato (seconda lettura). Non temere, quindi: Gesù cura la nostra realtà di Chiesa in cammino, come cura ciascun individuo. Oggi, trentesima Domenica, quasi alla fine dell’anno liturgico, Gesù ci dice che noi siamo come il cieco: Preghiamo e gridiamo, stiamo con Gesù e sgridiamo gli altri perché non rappresentiamo ancora Gesù in modo univoco, e siamo sgridati o richiamati e istruiti da lui: chi altri può guarire, ricondurre in patria dall’esilio delle loro colpe; ai fiumi della sua bontà, per una strada diritta, senza inciampi; tra consolazioni e canti di gioia, coloro che sono partiti nel pianto: ciechi, zoppi e deboli; se non il Dio che è nostro Padre! – Il tuo popolo, o Dio, “nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare; ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni”.

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Signore, luce del mondo: che io veda. – La tua fede ti salva: accogliendo la luce della vita.
In Gesù, suo Figlio, il Padre salva il suo popolo. .In Gesù, “sommo Sacerdote in grado di sentire giusta compassione” in favore degli uomini, Dio salva il suo popolo come ha promesso; salva la Prima delle nazioni, il Resto d’Israele, come ha detto: Io riconduco, io raduno il cieco, la zoppo, l’incinta, la partoriente; in gran numero; li riporterò tra le consolazioni, per una strada diritta; io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito. Il Padre di Gesù dice al Figlio Unigenito e in lui al cieco, a Israele, a tutti noi: “Tu sei mio Figlio, Sacerdote per sempre”. Così tutti diventiamo capaci di consolare come siamo consolati noi stessi da Dio. Grandi cose ha fatto il Signore per noi, diciamo con Maria. – Grazie, Padre, che dalle tenebre ci hai chiamati allo splendore della tua ammirabile luce.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

PREGHIERA EUCARISTICA

La risposta di lode e di supplica, per esempio del Versetto Responsoriale:
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
sacerdote giusto e compassionevole verso quanti gemono nel pianto;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
in Gesù fra noi, possiamo riconoscere la tenerezza del tuo amore di Padre;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
il nostro servizio fraterno ti dà gloria;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
fin d’ora impariamo a vedere e a sentire, come lui, in cammino verso di te;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
celebrando il mistero della fede, luce che compie in noi quanto esprime.

CONTEMPLAZIONE

Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio:
La Visione:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la visione, degli occhi: nel cieco guarito;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la visione, di Dio: Salvatore del resto, Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la visione, di Gesù: luce del mondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la visione, della Chiesa: illuminata come il cieco da Gesù-Via e Vita;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: la visione, dell’umanità: in Gesù Figlio amato.

Preghiamo:
O Padre, Dio della vita: chi segue Gesù, luce del mondo, ha la luce della vita; fa che ti lodiamo per le tue opere. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).