10-08-2003-Ordinario-B-dom19

10/08/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 19 DOMENICA – 2003

XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 10 Agosto 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiuta tutti come ora aiuti me ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
“I fedeli leggano almeno i testi della messa, in famiglia o in privato” (PCFP 13). – Fa crescere “ascolto e risposta” in chi ti accoglie, Signore Gesù! (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito.

MEDITAZIONE – RILETTURA
Il Signore parla di se stesso, “Buona Notizia” nel vangelo; “compimento delle promesse”, della prima lettura; “fondamento della chiesa”, nella seconda lettura: Gesù rivela ciò che sta facendo in noi. – facci conoscere la tua opera, Signore, mentre rileggiamo vangelo, I e II lettura alla luce del “versetto al vangelo”:
Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

CELEBRAZIONE – VITA
Il Signore Gesù si rende presente! Con lo Spirito e la Sposa diciamo: “Vieni, Signore Gesù!”. E Gesù risponde: “Sì, ecco, io vengo” (Apc. 22,17s). – È in atto l’azione di Gesù nella messa e nella vita di ciascuno (Cfr PNMR 55, f). Gesù in noi continua a offrirsi al Padre per tutti. Comunione:
Dice il Signore: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Io sono il pane vivo, il pane che io do è la mia carne, chi mangia questo pane vive in eterno.
Io sono il pane di vita. Gesù, vero nutrimento, suscita in noi l’accoglienza, attende la nostra risposta di fede, unica condizione perché egli possa operare in noi e farci crescere nel dono di noi stessi, fino alla sua età matura. “Io sono il pane vivo”, dice Gesù (vangelo); pane che vi fa crescere fino al monte di Dio, fino ad essere come me, figli, = a somiglianza, del Padre (prima lettura); camminando con me nella carità, nello stesso Spirito Santo (seconda lettura). Coloro che accolgono e sperimentano la parola di Gesù, acclamano: “Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino! – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di donarvi la vita eterna, vita divina; nel simbolo del pane che dà vita. – Signore, tu non dimentichi mai la vita dei tuoi poveri.
“Io sono il pane vivo che discende dal cielo”: sono di origine divina e umana. Gesù si presenta come un pane da assimilare: vita e norma di vita. Ma suscita scandalo: «I giudei mormoravano contro di lui perché aveva detto: “Io sono il pane che discende dal cielo”». “Giudei” non è un nome etnico, cioè che designa un popolo; ma ideologico, cioè designa le idee secondo le quali vive quel popolo; giudei infatti sono coloro che aderiscono attivamente al regime politico-religioso esistente: sono fedeli quindi a un sistema. Costoro “mormoravano contro di lui”. Chi è fedele a un sistema, passa al vaglio delle proprie idee e dei propri principi tutto ciò che sente; è portato a giudicare e condannare prima di avere capito: quindi non ascolta l’altro con attenzione; se occorre, ne muta le affermazioni per farle tornare a proprio vantaggio. Per esempio nel Sinedrio Gesù viene accusato di aver detto: “Io distruggerò questo tempio”; mentre Gesù aveva detto: “Distruggete questo tempio”. Così ora i giudei cambiano l’affermazione di Gesù: «Io sono il pane “che scende” dal cielo», in: «Io sono il pane “disceso” dal cielo». Il verbo: “disceso”, messo così al passato, lega Gesù a un fatto, a un momento storico passato; mentre Gesù è, sì, venuto in un momento storico particolare, ma è sempre in atto di venire, è il “Veniente”, “che discende”, come la pioggia della manna (Gv 6,33): ed è lì “che viene” presso di loro, è qui “che viene” da noi. Gesù, il Veniente, parla riferendosi al dono del suo Spirito, sempre in azione: Gesù si riferisce al fatto che sta comunicando la vita di Dio all’uomo. Così, mentre Gesù parla della sua continua missione, quella di “dare vita al mondo”, i giudei sono fermi con la mente al contrasto fra origine divina e origine umana; e non lo seguono, perché non accettano la sua missione, non si curano di capire esattamente cosa dice; lo hanno già escluso ed eliminato. Loro sono l’autorità insindacabile: si possono permettere di non ascoltarlo. «E dicevano: “Costui non è Gesù, il figlio di Giuseppe? Come dunque può dire: Sono disceso dal cielo?”». Non è una domanda, ma una risposta su ciò che loro pensano di Gesù: l’origine umana di Gesù, che loro danno èer scontato di conoscere bene, esclude per loro l’origine divina; ed essendo un uomo sta usurpando il posto di Dio. Anche Nicodemo non comprendeva come un uomo potesse avere una nuova nascita, una nuova origine in Dio (Gv 3,3s). L’umanità di Gesù è per i giudei la pietra di scandalo. Eppure la presenza dello Spirito ha preso stabile dimora proprio in questa carne di Gesù: è sceso e si ferma su di lui; prende stabile dimora: “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 3). Quando l’Amore, anche verso i nemici, porterà Gesù sulla croce, i giudei si scandalizzeranno al massimo: ora sostengono sia impossibile che Dio possa essere anche uomo; poi rifiutano che Dio possa morire in croce. I giudei, fedeli alla legge, impegnati in un contesto politico-religioso, non pensano a un Dio presente, non conoscono un Dio vicino, non credono a un Dio Amore che si dona e comunica la sua vita agli uomini. Per loro Dio è lontano dall’uomo. Eppure conoscono la storia di Dio vicino al suo popolo nel deserto e anche nell’esilio. Il loro preconcetto è l’esatto opposto della “incarnazione” di Dio che culmina in Gesù. Dio fa di tutto per stare vicino all’uomo, e l’uomo fa di tutto per tenerlo lontano. Prima conseguenza è l’ottusità cupa nell’uomo. – “Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti”.
“Io sono il pane vivo che discende dal cielo”: Dio è dalla parte dell’uomo. Gesù non segue i giudei che ragionano fra loro sulla sua origine, mentre lui parla della sua missione davanti a loro. Gesù continua ad annunziare la sua opera in atto: “Dare la vita al mondo”; e comincia proprio da loro. Per questo risponde: “Smettetela di mormorare tra di voi”. Piuttosto considerate che “nessuno può giungere fino a me se il Padre che mi ha mandato non lo attrae a sé”. – Gesù vuol dire: Per avvicinarvi a me è necessario che vi lasciate attrarre dal Padre mio: siate disponibili ad ascoltarlo. – Ma essi non riconoscono che Dio è Padre, non guardano come è tutto a favore dell’uomo, per esempio per Israele (Gv 5,37s). Gesù è l’espressione dell’Amore del Padre per l’umanità, ma i giudei non sono interessati del bene degli altri. L’unica realtà in Gesù, cioè la sua compassione e la sua attività in favore degli oppressi, non li colpisce: sembra che neppure la notino, come non considerano il segno della condivisione dei pani. I giudei quindi non possono vedere la missione divina di Gesù, né la presenza del Padre in lui (Gv 5,36). Gesù cerca di farli ragionare, cita la scrittura in cui dicono di credere e dice: «Sta scritto nei profeti: “Saranno tutti ammaestrati da Dio”» (Is 54,13). Attualizzando il testo profetico, agginge: “Chiunque ascolta il Padre impara da lui, e si avvicina a me”. La parola di Dio è offerta sempre a tutti: tutti possono ascoltare il Padre e aderire a Gesù. Anche voi che finora mi avete rifiutato, potete avere la vita; basta che vi lasciate muovere dal Padre, Creatore della vita e pieno di amore per l’uomo; basta che riconosciate come le mie opere sono una testimonianza data dal Padre a tutti gli uomini, in ogni situazione. Non occorre un’esperienza straordinaria di Dio, perché nessuno ha visto il Padre; “solo colui che viene da Dio, ha visto il Padre”. – Solo Gesù ha esperienza immediata del Padre, solo lui lo conosce faccia a faccia (Gv 1,18) e lo può interpretare; solo lui conosce il suo disegno sull’uomo e le condizioni per realizzarlo (Gv 6,39s). Ma i giudei si oppongono a Gesù perché non sono a favore dell’uomo: essere a favore dell’uomo predispone a comprendere e ad accogliere Gesù. Ascoltando il Padre come tutti possono fare, secondo la parola di Dio: “Tutti saranno ammaestrati da Dio”, i giudei possono vedere come Dio in Gesù è dalla parte dell’uomo (Gv 5,45s), e non “mormorano” più contro Gesù che è a servizio dell’uomo. Con la sua parola efficace che fa ciò che dice, Gesù conclude esortando a credere, e dice: “Davvero vi assicuro: chi crede possiede vita definitiva”. – Raggiunto dalla parola di Gesù che ci unisce in assemblea, ciascuno di noi risponde: “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino. Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome”.
Io sono il pane che scende dal cielo: la mia realtà umana è il pane vero che fa vivere. “Davvero vi assicuro: chi crede possiede vita definitiva”. L’uomo si realizza tramite la piena adesione a me. Aderendo a me, ogni uomo ha una qualità di vita tutta nuova. Essa è definitiva per il fatto che è vita piena: creazione giunta a compimento. “Io sono il pane della vita”: la manna dà solo vita fisica naturale; anche la legge assicura vita solo in futuro a chi la osserva. Come pane, io comunico fin d’ora all’uomo la mia vita definitiva. Ma proprio la manna, cibo per una vita naturale, era già segno di un Dio che segue e assiste il suo popolo: era segno di un cibo completo, che Dio stesso avrebbe donato. Gesù è nella linea di Dio che interviene nella storia dell’uomo: Gesù si dichiara indipendente dalle sue origini umane. I giudei hanno parlato di Giuseppe e Maria come suoi genitori; lui parla unicamente del “Padre mio”, che fa della realtà umana di Gesù un mezzo di comunione con l’umanità intera; quindi, proprio perché Gesù è di origine divina come il Padre, può avere origine anche umana. Gesù prende le distanze anche da quelli che i giudei chiamano: “I nostri padri”; Gesù li chiama: “I vostri padri”, che non hanno la vita in se stessi, mangiano la manna e muoiono, richiamano la storia di un popolo. Gesù invece dice di se stesso: “Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”. Gesù ha la vita dal Padre che “ha la vita in se stesso e dà anche a Gesù di avere la vita in se stesso”; e viene per dare questa stessa sua vita, a tutto il mondo, e non a un solo popolo di ebrei. “Chi viene a me ha la vita”: “I vostri padri” sono falliti, sono morti, non sono giunti alla terra promessa. “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo: chi mangia di questo pane vivrà per sempre”. “Pane che scende” Gesù ora si dichiara: “Pane disceso”, cioè che ha cominciato a “scendere”, e ora rimane in atto di donarsi totalmente fino alla morte in croce. “E il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Come la mia umanità, che vi mostra quanto Dio vi ama, è “il vero pane” in contrapposizione alla “manna”; così è la “vera carne” in contrpposizione all’ “agnello” pasquale degli ebrei. Attraverso la carne, cioè l’umanità concreta di Gesù, Dio si rende concreto, storico, reale. Non c’è dono dello Sprito-Amore senza il gesto concreto della carne. Non scende lo Spirito stabile sugli uomini finché Gesù non si è donato sino all’estremo sulla croce. Gesù, Parola fatta carne, è la gloria del Padre, è il segno della presenza dell’Amore, Spirito del Padre e del Figlio. Dio dona lo Spirito, e0 la carne lo esprime: “Non dite nulla a nessuo finché il Figlio dell’uomo non è risorto da morte”, perché allora vedete il gesto e comprendete il dono. Dio, presente in Gesù, si esrpine nella storia attuale dell’uomo; non nell’ “aldilà”. L’uomo incontra Dio, e lo accetta o rifiuta, nel tempo e nello spazio della propria esistenza personale: Adesso senti le mie ispirazioni con la forza di attuarle; adesso le puoi accogliere o rifiutare, dice il Signore. Sono sempre ispirazioni di “condividere” quanto sei e hai da me: tempo, luogo, beni… Sei fatto a mia immagine per divenire “simile” a me che dono me stesso; per questo sono il Veniente e il Vivente in te. – Gesù che ha detto: “Questo è il mio corpo…, il mio sangue”, la mia vita, “per voi e per tutti”; e ha comandato: “Fate questo in memoria di me”, ora lo può dire e lo può fare solo tramete te e in te. È offerto a tutti il dono della vita; ma si comunica nel dono della carne: della realtà umana di Gesù che continua in te. L’uomo può frenare e bloccare la sua crescita, lo sviluppo dell’umanità, l’agire onnipotente di Dio che fa il Bene nel mondo: “E (Gesù) non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. – Cerco il Signore e mi risponde.
Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino.

Io sono il pane vivo, il pane che io do è la mia carne, chi mangia questo pane vive in eterno.
Io sono il pane vivo che discende dal cielo: faccio crescere ciascuno come Elia. Dio risponde alla nostra protesta simile a quella di Elia che dice: “Ora basta, Signore, togli la mia vita”, intervenendo più volte, svegliandoci e donandoci in cibo se stesso, perché solo con Gesù, “cibo” sostanzioso, possiamo giungere fino alla “piena comunione” con il Papà, vero “monte Oreb”: siamo uomini abbozzati; cresciamo simili a Gesù.
Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino.

Io sono il pane vivo, il pane che io do è la mia carne, chi mangia questo pane vive in eterno.
Io sono il pane vivo che discende dal cielo tramite ciascuno di voi. Gesù continua a farci uomini, sino a farci simili a lui, per continuare a rendersi presente tramite noi sua nuova umanità. La vita nuova di ciascun uomo in Gesù, Creatore e Redentore, è “segnata”, = trasformata, guidata, “dallo Spirito Santo di Dio”, che ci porta ad essere “persone realizzate” pienamente: persone amate da Gesù e al servizio dell’amore di Gesù verso tutti. Frutto dello Spirito Santo di Dio in voi è la “carità”, cioè: vi amate “nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore”. Segni concreti della sua opera, in chi l’accoglie, sono: benevolenza, misericordia e perdono, al posto della cattiveria, propria della natura umana.
Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che ci dai come vero cibo che non perisce;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
che rende presente Gesù, vero sostentamento fino alla meta;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
sostentamento dei fratelli in viaggio verso di te;

intercessione: per tutti vivi e defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
fatti a sua immagine per assomigliare a te nell’amore;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità che giunge a contemplare il tuo volto in Cristo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.:
Il Pane.

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il pane, segno d’ogni nutrimento del corpo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il pane, segno di Dio che sostenta Elia in cammino;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il pane, segno di Gesù che nutre con la sua opera;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il pane, segno d’ogni uomo divenuto in Gesù aiuto per altri;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità: il pane, segno del Padre che nutre tutti della sua vita.

Preghiamo:
O Padre, che ci nutri di Gesù, vero pane che viene da te perché ne mangiamo e viviamo; con lui sostieni i poveri in cammino verso di te. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).