13/07/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 15 DOMENICA – 2003
XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 13 luglio 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti in Cristo Gesù (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nostro fratello e Avvocato presso il padre: nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu ci metti in bocca anche la risposta; questo colloquio del Padre con noi suoi figli in te, Gesù, culmina nella s. messa, fonte della vita: Fa’ che questo “ascolto e risposta” cresca con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi la voce LETTURE nel sito
MEDITAZIONE – RILETTURA
Signore Gesù, tu ci parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento delle promesse” della prima lettura, “fondamento della chiesa” nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vangelo:
Accogliete la parola di Dio non come parola di uomini, ma qual è veramente: parola di Dio.
CELEBRAZIONE – VITA
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa, la chiesa, io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s), prego e opero con voi, per voi e in voi, nella vita e nella celebrazione: “Nel corso di questa memoria la chiesa (ciascuno nella propria situazione) offre al Padre nello Spirito Santo la vittima immacolata” (PNMR 55i). L’Antifona alla Comunione richiama la “Parola nelle letture, e la Risposta nell’eucaristia”:
I Dodici, inviati da Gesù, predicavano la conversione, scacciavano i demoni e guarivano gli imferni.
Gli inviati predicano: “Accogliete la parola di Dio”; scacciano demoni, guariscono infermi.
Gli Inviati predicano e guariscono. Continua negli uomini l’attività di Gesù con la potenza di Gesù: rivelare l’amore di Dio, togliere terreno a satana, restituire all’uomo la sua vera dignità di somiglianza con Dio (vangelo). È un dono di Dio come al profeta Amos (prima lettura). Dio fa questo dono a tutti scegliendoci in Gesù prima della creazione del mondo (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di farvi uomini liberi che portano la mia libertà agli altri; nel simbolo di un camminare spedito, senza pesi e legami, verso la casa paterna. – Signore, tu cammini con noi e davanti a noi: sulla Via, dei tuoi passi, è la salvezza.
Gli Inviati sono chiamati e provveduti. “Gesù chiamò i Dodici, e incominciò a mandarli, e ordinò che non prendessero nulla per il viaggio”. Gesù “chiama i Dodici”; l’iniziativa è sempre di Dio. Gesù li chiama non per un previo colloquio di verifica circa le loro attitudini particolari per la missione, come oratoria o abilità specifiche: li chiama ad essere solo “disponibili” a ciò che lui vorrà fare in loro e tramite loro (Mc 1,16-26). I dodici lo constatano, lo imparano stando con lui (Mc 3,13-16): constatano di “essere mandati” in sua persona, ma di non essere in grado di fare quel che Gesù fa. Proprio questo giova ad essi, perché così Gesù può dare loro, lui stesso, le Forze adatte all’incarico nuovo. Senz’altro manca loro l’autorità di testimoniare solo la presenza del regno.
Gli Inviati sono provveduti di beni spirituali e materiali. I doni del regno non vanno confusi con i doni dei mezzi umani. Gesù dona le sue Forze a coloro che l’accolgono e non pretendono di procurarsi da soli qualcosa: i mezzi umani, per quanto ottimi, sono inadeguati a comunicare la vita divina. Gesù allora “comandò loro di non portare nulla con sé”: è la prima volta, in Marco, che Gesù “comanda” in modo netto e preciso di non prendere nulla. Gesù vuol dire che devono prendersi il necessario, ma sapendo che questo non giova per la salvezza. Gesù non vuole che strumenti umani illudano gli uomini: non vuole che si creda di poter fare qualcosa da sé; sarebbe intaccata la disponibilità radicale verso di lui. Chiara la distinzione fra mezzi e contenuto del messaggio cristiano che è Gesù stesso, si deve seguire Gesù nel modo di considerare i mezzi: “tutto ciò che Dio ha fatto è buono”, “come strumento, mezzo o sacramento dell’incontro con lui”. Nulla appesantisca il messaggero, nulla contamini il messaggio: né cose né ideologie né interessi umani né compromissioni con potenze di questo mondo. Nello stesso tempo, l’uomo chiamato a costruire con Dio la sua storia, che porta all’incontro con il Padre, nulla deve trascurare di tutto ciò che Dio mette a sua disposizione per la sua crescita spirituale. Per questo il Papa, parlando, per esempio dei mezzi di comunicazione, dice: «La Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la Chiesa “predica sui tetti” il messaggio di cui è depositaria; in loro essa trova una versione moderna ed efficace del pulpito. Grazie ad essi riesce a parlare alle moltitudini. Tuttavia l’uso degli strumenti di comunicazione sociale per l’evangelizzazione presenta una sfida: il messaggio evangelico dovrebbe, per il loro tramite, giungere a folle di uomini, ma “con la capacità di penetrare nella coscienza di ciascuno, di depositarsi nel cuore di ciascuno come se questi fosse l’unico, con tutto ciò che egli ha di più singolare e personale, e di ottenere a proprio favore un’adesione, un impegno del tutto personale”» (Evangelii nuntiandi, 45). – Tutto è gloria di Dio: tutto è segno della sua presenza in mezzo a noi, Signore.
Gli Inviati ricevono Forza da Dio tramite la comunità. “Gesù incominciò a mandarli a due a due”: è la comunità di Gesù. Sempre egli manda almeno due dei suoi discepoli, perché la Forza di Dio arrivi all’uno tramite l’altro: è la base dell’economia sacramentaria; è lui che manda, sono loro che ricevono e comunicano reciprcamente, perché la comunità di Gesù deve mostrare reciproca carità, amore, affetto e aiuto. I messaggeri di Gesù mostrano nei fatti l’unica realtà che sono inviati ad annunziare a parole, cioè la “condivisione” di Gesù che dona se stesso; lo faranno senza abbattersi anche quando non sono accolti, come Gesù a Nazaret suo paese nativo. Partecipi del suo potere contro ogni male, gli inviati continuano la sua opera di predicazione e guarigione: il modo di vivere lietamente in Gesù fa parte integrante del messaggio divino, perché è Gesù, accolto da loro, che opera in essi. A Nazaret Gesù “non poté operare nessun prodigio”, perhé non l’hanno accolto come unico protagonista del loro operare: Gesù infatti è “onnipotente nei suoi fedeli e mediante i suoi fedeli” (Mc 6,5s). È subito evidente a tutti l’inviato da Gesù, perché tutti lo vedono attaccato alla persona di Gesù come un bambino in braccio alla mamma; è un individuo nuovo, tutto dedito alla parola di Gesù più che ad ogni altra ricchezza, perché solo la sua parola gli rinnova le Forze. L’inviato di Gesù non si regola secondo i propri sentimenti umani, ma gode di avere quelli umanodivini di Gesù che continua ad operare in lui con il suo potere di guarire i malati nel corpo e nello spirito. Questi diventano primizia del regno, e segno che la Parola di Gesù, nei suoi inviati, è efficace. L’inviato sa che l’eventuale successo non è opera sua, ma di Gesù; e se questo c’è, egli glorifica Dio che compie prodigi; se non c’è, a lui non importa; lascia tempo a Dio che opera con rispetto nelle persone secondo la crescita e i tempi di ciascuno; e va oltre con gioia in Gesù: va dove la storia lo porta. Il successo dell’inviato è stare con Gesù: mostrare di essere affascinato da lui, partecipare al suo amore per tutti; intercedendo per gli altri, cresce nell’unione con il Signore Gesù. Come gli inviati e tramite gli inviati Gesù si rende presente e un po’ alla volta attira tutti a sé. – Contemplo il tuo volto, Signore: mi sazio della tua presenza.
Gli Inviati ripartono a predicare e guarire dovunque. I dodici ripartono, predicano e guariscono dovunque, fino a qui ora, con la gioia di Gesù: il piano di Dio è urgente. Si estenderà dovunque ciò che Gesù “incominciò” a fare, mandando i dodici due a due. “E partiti, predicavano… e… guarivano”. Essi partono dopo essere stati sino alla fine presso i poveri che li hanno accolti con semplicità e rettitudine fin dall’inizio del loro arrivo. Durante il loro soggiorno non hanno cambiato casa, non sono andati presso i ricchi che invitano i missionari, dopo averli riscontrati secondo i loro gusti: gli inviati di Gesù non accettano di svergognare i poveri andando dai ricchi. Questo non sarebbe accogliere Gesù, “essere liberati e inviati da lui”, “ fare attenzione ai bisognosi”, “testimoniare con la propria vita la Buona Notizia agli uomini”, “liberare gli altri come si è liberati da Gesù”: “questo non è un mangiare la cena del Signore” (1 Cor 11,20). Gesù vuole continuare in noi ciò che ha “incominciato” con loro. – “Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: la sua salvezza è vicina a chi lo teme”.
Mostraci, o Dio, il volto del tuo amore.
Gli inviati predicano: “Accogliete la parola di Dio”; scacciano demoni, guariscono infermi.
Gli Inviati sono accolti come il profeta Amos e come i Dodici. “Dato che non vi accolgono e non vi ascoltano”, sappiate che “prima non hanno accolto me”. Come non hanni accolto me, non accoglierano neanche voi. Non andate infatti di vostra iniziativa. Non eseguite un incarico scelto da voi. Ciascuno è inviato e messo sulla strada con l’ordine da Dio: “Va’ e parla al mio popolo”. E tu ti trovi dove sei, senza avere riflettuto a lungo se devi o non devi, se puoi o non puoi, andare qua piuttosto che là, fare questo anziché quello. Io ti chiamo e t’invio; ti formo nel cuore e ti metto sulle labbra la parola giusta: “Vedete voi se si deve obbedire a Dio più che agli uomini”. Io in voi mi scontro con i potenti religiosi e politici: io disturbo sempre la loro quiete; me essi vogliono ridurre al silenzio; a me il giudizio finale nei loro riguardi. Non ti ho fatto per un lavoro che arricchisce, né perché tu vada contro qualcuno; ma perché testimoni con libertà e franchezza la mia presenza in mezzo agli uomini che io amo; piaccia o non piaccia. Io chiamo all’improvviso secondo il mio progetto di salvezza; chiamo e invio il grande come il piccolo; nazioni e individui; per il bene di tutti: per la comunione con me aldilà di ogni merito che nessun uomo può vantare. – In te e nei tuoi s’incontrano misericordia e verità, Signore Gesù.
Sempre io suscito Inviati come Amos, che proclama la parola di un altro, cioè di Dio che “prende” uno e lo invia a chi si crede potente e ricalcitra come Amasìa: tutto il mondo posto nel peccato io “prendo” e chiamo a stare con me e a testimoniarmi; ciascuno è Amasia e Amos: è in due! Come Amasìa ciascuno è chiamato da un altro, come Amos, a diventare profeta come Amos, che chiama Amasìa a crescere, per la Potenza della mia Parola: così ciascuno passa dal peccato, al perdono e alla comunione con me. Anche tu diventi testimone e conosci te stesso come io ti conosco. – Tu elargisci il tuo bene, Signore, e la nostra terra dà il suo frutto.
Mostraci, o Dio, il volto del tuo amore.
Gli inviati predicano: “Accogliete la parola di Dio”; scacciano demoni, guariscono infermi.
Tuti sono chiamati: predeterminati e inviati fin dal principio. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo”: che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”; che ci ha scelti prima della creazione del mondo in Cristo; che ci ha fatti santi e immacolati al suo cospetto nell’Amore; che ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo; che ci ha fatti suoi eredi, predestinandoci a essere lode della sua gloria in Cristo; che ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà in Cristo; che ha dato anche a voi “il sigillo di appartenenza” nello Spirito Santo.
Sono sette sinonimi di “benedizione” (Berakà) dall’alto, da parte di “Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, cioè, “benedizione universale” che il Padre ci dà in Cristo, senza alcun merito e a prescindere da ogni risposta dell’uomo. Il numero sette indica la totalità della benedizione di Dio sugli uomini. Totalità in sette direzioni: nelle origini, in Dio, prima della creazione; nella trasformazione degli uomini: fatti santi e immacolati davanti a Dio; nel progetto di Dio: predeterminati a essere “figli di Dio”, cioè totalmente simili a Dio; nel proprio essere: eredi di ogni potere in cielo e in terra da riflettere Dio stesso come Gesù; nella conoscenza: di tutto il progetto d’amore di Dio; in tutti gli uomini: come i Dodici, in ogni tempo e in ogni luogo, sino alla fine.
E’ come se Paolo dicesse che Dio ci chiama per nome e ci destina alla comunione di vita e d’amore con Lui in tutta la potenza e la ricchezza della sua grazia che ci ha dato in Cristo Gesù. Questa totalità della “benedizione discendente” suscita in noi lo totalità della risposta concreta o “benedizione ascendente”: cioè ci fa esperimentare la vita del Figlio diletto, unico bene, unica ricchezza e unica sicurezza; suscita in noi la disponibilità totale che diventa testimonianza di Gesù agli altri, annuncio efficace e persuasivo, coraggio e franchezza di chi si sente battezzato, immerso in Gesù.
È la mia missione che attende ogni comunità cristiana. Dio sceglie chi vuole già “prima della creazione del mondo”: il fatto che esisti è segno che sei scelto. Non dice perché sceglie proprio quei dodici, perché sono segno di tutti gli uomini: tutti siamo chiamati da lui all’esistenza e poi costituiti per stare con lui ed essere Inviati a predicare con il potere salvifico di Gesù (Mc 3,13s). “Missioni” diverse in tempi e luoghi diversi della stessa “Buona Notizia” che è Gesù, fino alla pienezza dei tempi.
Mostraci, o Dio, il volto del tuo amore.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per es. del Vers. Resp.:
Mostraci, o Dio, il volto del tuo amore, si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Egli è l’unico nostro Bene;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù presente dona all’uomo amore e dignità;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
vivendo in noi, egli ci trasforma e ci santifica;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
egli ci ha chiamati a stare con lui e a testimoniarlo;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dai testimoni del tuo Cristo, per lo Spirito Santo.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Testimonianza:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: testimonianza, di amicizia fra discepoli e Maestro;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza testimonianza, della parola di Dio in Amos;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: testimonianza, dell’amore del Padre in Gesù per gli uomini;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: testimonianza, di comunione: gloria di Dio in noi;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. testimonianza, dell’opera di redenzione in tutti mediante Cristo.
Preghiamo:
O Padre, che affidi a noi la testimonianza della tua parola; mostraci il volto del tuo amore. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).