06-07-2003-Ordinario-B-dom14

06/07/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 14 DOMENICA – 2003

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 6 Luglio 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave, il versetto al vangelo:
Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi. A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s). E “nel corso di questa stessa eucaristia, la chiesa (ciascuno nella sua situazione) offre al Padre nello Spirito S. la vittima immacolata” (PNMR 55,f). Antifona alla Comunione: Gesù insegnava nella sinagoga e molti rimanevano stupiti della sua sapienza.

Il Verbo fatto carne insegna; molti si stupiscono; chi l’accoglie diventa figlio di Dio.
Gesù insegna; c’è chi accoglie e chi non accoglie. L’Amore rispetta gli altri, si rende impotente attendendo la crescita della persona amata. Gesù, appena ascoltato, è rifiutato, attorniato da diffidenza e da persone che “si scandalizzano di Lui”: è rigettato dai suoi (vangelo), come preannunziato nel racconto della vocazione di Ezechiele, chiamato a profetizzare “a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me”, dice il Signore, “figli testardi e dal cuore indurito” (prima lettura). San Paolo è tipo del cristiano che affronta “oltraggi, persecuzioni, angosce sofferte per Cristo” (seconda lettura). Gesù, Ezechiele, Paolo: testimoni del coraggio dell’Amore che ci rende personalità impopolari. Venendo in noi Gesù dice: oggi mi rendo presente in atto di farvi vivere in riferimento al Padre, simili a lui, suoi figli, che superano ogni condizionamento umano; nel simbolo della casa e della patria: liberi di vivere bene in patria e in casa propria anche se incompresi e disprezzati proprio dai più vicini. – “Come gli occhi della schiava alla mano della sua padrona, così i nostri occhi sono rivolti a te, Signore nostro Dio, finché abbi pietà di noi”.
La presenza di Gesù nella sinagoga è un fatto nuovo nella Potenza dello Spirito. Gesù viene nella sua patria; ecco lo stupore: viene in casa sua fin da quando ha preso questa nostra umanità che egli ci ha dato; e continua a venire: a incarnarsi per completare in noi l’opera sua della creazione. Fattosi uguale a tutti noi, semplice, povero, si cala fino al cuore chiuso dell’uomo, per aprirlo e farlo sua dimora. Lo precede la fama di una Forza particolare come i segni appena compiuti: la tempesta sedata, la guarigione dell’indemoniato geraseno e della donna che perde sangue, la risurrezione della figlia di Giàiro; ognuno li può vedere e sperimentare questi segni; basta la fede come allora in Galilea. I discepoli di Gesù lo seguono; come noi ora. – “A te levo i miei occhi, a te che abiti nei cieli”, Signore, e cammini sulla terra.
La Parola di Gesù nella sinagoga è insegnamento nuovo nella Sapienza dello Spirito. Come mostra Potenza nei fatti prodigiosi, così Gesù rivela Sapienza mentre insegna nella sinagoga. Molti rimangono stupiti e si domandano: “Che sapienza è mai questa?”; tipica liturgia che porta all’unica risposta davanti al Signore che parla di se stesso: stupore! Ma senza seguito di adesione che nella liturgia si esprime nel Salmo Responsoriale; ma, «si scandalizzavano di lui». Chi non è disposto ad accettare il diverso, chi non si stupisce con animo di disponibilità e adesione, ora verso Gesù, per cercare di capire e accogliere o credere; chi porta invece motivi secondari, come il fatto che Gesù appare uomo normale e comune, per giustificare il rifiuto di valori primari e assoluti, come la Potenza e la Sapienza di Dio in Gesù, riconosciute; per questa persona lo stupore si trasforma in «scandalo»; e il fatto di conoscere da vicino l’ambiente di Gesù – parentela, lavoro, in particolare Maria sua madre – impedisce di riconoscerlo come inviato di Dio. Il dono concesso è rifiutato. Chi accetta il diverso da se stesso, usufruisce dei beni che trova in tutti, particolarmente in Gesù, che gode di donare la vita di Dio. – Ecco, “i nostri occhi sono rivolti a te, Signore!”.
Gesù insegna, comunque, nella sua patria, disprezzato, tra i suoi parenti, in casa sua. E’ assurdo; ma è sempre così: Dio si rende vicino, parla tramite i profeti, i fratelli, come te. Sono io, egli dice, vicino a te, rispettoso della tua libertà e della tua persona. – Gesù cita il proverbio: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”, perché ciò vale sempre e per tutti: a ciascuno, infatti, Gesù distribuisce doni perché egli possa raggiungere tutti. Ciascun cristiano è “sacerdote, profeta e re”. Grandi doni ricevuti, doni da capire e mettere a disposizione degli altri: stupore che non deve trasformarsi in scandalo né per chi li riceve, questi doni come la potenza e la sapienza in Gesù, né per chi sono usati; ma accolti nella sincerità e nella disponibilità per il bene di tutti. – Io confido in te, Signore: a te sono rivolti i miei occhi.
A sua meraviglia, Gesù, potente e sapiente, è ridotto all’impotenza, ma per un attimo. “E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. La Potenza dei fatti e la sapienza delle parole di Gesù non possono essere attive in chi non le accetta. Le accettano pochi malati; e guariscono, nello spirito e nel corpo. Stupisce il fatto che, come ultimo invito alla libera e obiettiva considerazione degli uomini, Gesù debba attendere, con tutti gli svantaggi che questo comporta, perché giungano al bene della loro salvezza, cioè divengano simili a lui-Gesù, simili al Padre. Per cogliere il mistero della persona di Gesù, bisogna accogliere il Gesù reale, senza ridurlo al Gesù che ci aspettiamo. Il Gesù reale è coerente alla legge dell’incarnazione, cioè, pur essendo Dio si fa uomo e si abbassa fino alla morte di croce. Chi non accetta Dio nella semplicità della propria vita quotidiana, lo rende impotente; come un fiume immenso di acque vive, che non può raggiungere il tuo orto, perché mancano le tue incanalature. E Gesù si meraviglia, è deluso che il suo amore non possa essere accolto da te perché non è secondo le tue previsioni. Ma egli supera subito la delusione. “Si meravigliava della loro incredulità” e prosegue, in attesa del tuo momento. “Gesù percorreva i villaggi, insegnando”. L’incidente è stato breve, la vita continua: se non si è accolti in un villaggio, si va in un altro o ci si lascia portare dalla storia che egli provvede per un incontro migliore in base all’esperienza. Gesù non permette che la delusione fermi il suo cammino o distrugga la sua missione. Non si blocca a piangere su se stesso o a lamentarsi; e tanto meno Gesù manifesta reazioni aggressive. Gesù continua a perfezionare in te la creazione, fino a che tu sia simile a lui. Sa che ci sono molte altre opportunità, e decide di utilizzarle, partendo da subito. – “Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia” in mezzo alle vicissitudini della nostra storia.
I nostri occhi sono rivolti a te, Signore.

Il Verbo fatto carne insegna, molti si stupiscono; chi l’accoglie diventa figlio di Dio.
Chi accoglie Gesù, diventa figlio di Dio. Ezechiele è tipo dell’uomo sanato, simbolo del cristiano. Fatto di terra, fragile, mortale, Ezechiele, mosso dallo Spirito, balza in piedi: è reso capace di ascoltare; lo stesso Spirito gli dà forza di proclamare la Parola, “ascoltino o no!”, perché Dio parla comunque, ed Ezechiele è guarito, ascolta, anche se la sua missione non è ancora efficace; del resto, neanche Maria di Magdala è stata creduta dai discepoli rinchiusi nel cenacolo: Gesù l’ha mandata da loro, e loro dovevano credere a Gesù, non a lei; come lei ha creduto a Gesù, «si è mossa verso» di lui, solo quando è stata chiamata per nome da lui. All’azione di Dio corrisponde in Ezechiele, e in noi tutti, lo stare in ascolto: con stupore, senza scandalo. Il cuore indurito invece non ascolta; la vita e la missione diventano difficili. La Potenza dello Spirito nei segni, e la Sapienza di Gesù nella Parola non costringono la libertà dell’uomo ad accogliere Gesù. Guarito, sei “testimone di Dio”, come Ezechiele: proclami una parola che non è tua ma del Signore: aspetta, che alla parola lui aggiunga in te il fatto della conversione; sei “uomo immolato”: testimoni Dio con fermezza fra cardi e spine di cuori ribelli, com’è il tuo, quando non ascolti lo Spirito. Si può non ascoltare, ma non far tacere e ignorare la voce del Signore nella storia. – “Ricordiamo, o Dio, la tua misericordia. Di giustizia è piena la tua destra”.
I nostri occhi sono rivolti a te, Signore.

Il Verbo fatto carne insegna; molti si stupiscono; chi l’accoglie diventa figlio di Dio.Paolo, simile a Gesù, non esita a divenire impopolare. In ogni comunità, come in quella di Corinto, ci sono giochi di potere. Paolo li smaschera: subisce molte prove per entrare nel regno; prove come una spina nella carne, perché non salga in superbia; volontà di Dio che dice: “Ti basta la mia grazia; la mia Potenza si manifesta nella debolezza”. Parola forte per Paolo, che diventa a sua volta Parola potente per noi; nella debolezza, nell’umiliazione, nello scandalo. Ti devi vantare di una debolezza, che rivela in te la mia Potenza, dice in pratica Gesù a Paolo, come a ciascuno di noi. Come io, Dio fatto uomo debole, rivelo la Potenza di Dio in favore dell’uomo; così tu, come Paolo, manifesti la tua missione in quanto opera di Dio in te e non tua, fra oltraggi, infermità, persecuzioni, angosce e diffidenza: segni che la spina di Paolo sono i suoi correligionari? – Ciascuno possa dire con Paolo: “Non sono più io che vivo; ma Cristo vive in me”.
I nostri occhi sono rivolti a te, Signore.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica, per esempio del Vers. Resp., I nostri occhi sono rivolti a te, Signore,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
fatto uomo debole ha rivelato la tua gloria;
attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù viene e ci sana dalla malattia nazaretana di rifiuto del nuovo nell’ordinariotto;
offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
che ci porta a vita nuova;
intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
trasformati in fedeli ascoltatori del tuo Figlio;
lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
da tutti in Cristo per lo Spirito che illumina i cuori e li apre a Dio.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La forza nella debolezza:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: forza nella debolezza, guariti malati disponibili, segno di nazareni da sanare;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza forza nella debolezza, lo Spirito in Ezechiele: da uomo a profeta;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: forza nella debolezza, Potenza e Sapienza di Dio in gesti e parole di Gesù;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: forza nella debolezza, grazia di Dio in Paolo schiaffeggiato da satana;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. forza nella debolezza, carità infinita nell’umanità figlia di Dio in Gesù.

Preghiamo:
Padre, il tuo Verbo fatto carne ha posto la sua dimora in mezzo a noi, perché, chi l’accoglie, diventi tuo figlio in lui; donaci di tenere gli occhi rivolti a lui così da diventare tuoi figli. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).