18-05-2003-Pasquale-B-dom5

18/05/2003 – T. PASQUALE – ANNO B – 5 DOMENICA – 2003

QUINTA DOMENICA DI PASQUA
Anno B – 18 maggio 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore; chi rimane in me porta molto frutto. Alleluia.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Io sono la vera vite e voi i tralci, dice il Signore,
chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto. Alleluia.

Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto.
La vera vite fruttuosa è fatta di vite e tralci. “Io sono la vera vite e voi i tralci, dice Gesù. Rimanete in me e io in voi; chi rimane in me porta molto frutto” (vangelo). Paolo è un nuovo tralcio e Barnaba con lui: “Barnaba prese Paolo con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato”, cioè come la vera vite, Gesù, si crea nuovi tralci (prima lettura). Dio Padre è il Vignaiolo che segue la crescita della vite in ciascun suo tralcio (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di favorire la crescita dei tralci (voi tutti membri della mia comunità) che il Padre inserisce in me, perché siate umanità nuova con i frutti di comunione, di amore e di pace; nel simbolo di tralci uniti alla vite, carichi di uva. – Padre, che m’inserisci in Cristo come tralcio nella vera vite, a te la mia lode nell’assemblea dei fratelli.
Gesù è la vera vite: in lui tutti i tralci vivono. “Io sono la vite voi i tralci”, dice Gesù: dimorate in me. La vigna rappresenta Israele. Dio l’ha curata e beneficata, ma essa ha dato uva acerba, ha risposto a Dio con infedeltà. Dovrebbe essere distrutta, perché è una vigna inutile. Ma prevale l’amore di Dio che è da sempre. Dice Isaia: “Canterò per il mio diletto il cantico d’amore per la sua vigna” (Is 5,1-7). E il salmista prega: “Dio, vedi e visita questa vigna – il tuo popolo Israele – che la tua destra ha piantato” (Salmo 80,16), che il tuo amore ha rinnovato. Ma nel vangelo di oggi Gesù parla di “vite” e non di vigna; o meglio, di una vite sola fra tante viti nella vigna. Questa vite non è il popolo, non è la Chiesa, non siete voi; ma, “IO SONO”, dice Gesù. – Gesù parla di me stesso e dice: “Io sono la vera vite”. – “Io sono colui che sono” ha detto Dio quando ha rivelato il suo nome a Mosè nel roveto ardente. Gesù rivendica in se stesso la pienezza della rivelazione divina. “Io sono colui che sono” nel senso che sono sempre e in ogni situazione accanto al mio popolo. – Gesù rivendica a sé questa attività divina. E precisa: “Io Sono la vera vite e voi i tralci”. – Durante l’ultima cena Gesù dà l’addio ai suoi discepoli, e spiega il senso del suo servizio fino a lavare loro i piedi. Dice che loro, nonostante tutto, sono già in lui “per la sua parola”. Devono solo “rimanere, dimorare” in lui per essere in grado di portare il frutto della loro esistenza a servizio dei fratelli come lui il Signore e il Maestro, che loro renderanno presente. Tutti gli uomini sono fatti per divenire discepoli di Gesù che trasforma il soggetto collettivo, cioè tutta l’umanità, in una persona: in se stesso, Gesù di Nazaret; come tanti tralci in un’unica vite, in un’unità profonda. Gesù si è presentato “la vera acqua” che disseta, “il vero pane” che sfama, “la vera luce” che illumina. Ora Gesù si proclama anche “la vera vite”: Come pane, acqua, luce, e anche pastore, Gesù è nostra fonte di vita; ma, presentandosi come vite in rapporto ai suoi tralci, Gesù vuol dire che dev’essere in intima e costante relazione con noi per essere la nostra fonte di vita. Senza vite il tralcio non esiste; unito alla vite, da cui è uscito, il tralcio può tutto quello che può la vite con il suo vignaiolo. – Al popolo che nascerà diranno: “Ecco l’opera del Signore”.
E’ compito del vignaiolo curare la vite fin nei suoi singoli tralci. “Il Padre mio è il vignaiolo”: colui che ha cura che la vite porti frutto. “Ogni tralcio che in me non porta frutto lo toglie”: compito del vignaiolo, che è il Padre, consiste nel valutare il frutto di ciascun tralcio, di ciascun membro della comunità stessa. Questo è compito del vignaiolo, cioè del Padre, e non di Gesù che è la vite; e tanto meno degli altri tralci, che sono i membri della comunità. Dio solo conosce i tempi e i momenti in cui la sua Parola, Gesù, porta frutto in ciascun uomo di formazione, cultura e perfino costituzione fisica diversa. Stessa parola di Dio, stesso seme, ha modi diversi di crescita secondo la diversa maturazione di ogni individuo. Come il chicco di grano che tu semini, e poi vai a dormire; esso cresce e viene alla luce senza che tu lo sappia. Solo il Signore Dio sa controllare la sua crescita e dirigerla e valutarla. Ogni tuo gesto di controllo può essere fatale al seme tenero che si sta aprendo. Quindi è compito del Padre vedere se il tralcio, il membro della comunità cristiana che succhia la linfa vitale dell’amore, porti frutto o meno, ed è compito del Padre toglierlo. Nessun altro può arrogare a sé il titolo di giudice, di guida, di direttore degli altri. L’unico che lo fa è il Padre. – A lui si prostreranno tutti gli abitanti della terra.
Solo il vignaiolo sa liberare la vigna con i suoi tralci da ogni male. “E ogni tralcio che porta frutto, lo purifica (non è scritto: “pota”) perché porti più frutto”. L’interesse del Padre, vignaiolo, è che il tralcio porti più frutto. Se il Padre, e non gli altri tralci, non la vite e tanto meno il tralcio stesso, vede che nel tralcio ci sono delle impurità, delle imperfezioni, degli ostacoli, il Padre elimina questi ostacoli, perché il tralcio porti più frutto. Questo che Gesù sta dicendo è enorme! Significa che l’unica preoccupazione del credente (i tralci sono i credenti) è aumentare la propria capacità d’amore: succhiare la linfa vitale della capacità d’amore di Gesù e dei fratelli, e trasformarla in altrettanto amore Accogliere Gesù-eucaristia che si fa pane per noi, per essere capaci di farci pane per gli altri: questa è l’unica preoccupazione del credente. Se ci sono (e ci sono) nella nostra vita, nella nostra psiche, nel nostro comportamento delle tendenze, dei limiti, dei difetti che il Padre, non noi, non gli altri tralci, vede che sono d’impedimento a portare frutto, è compito del Padre toglierli. Guai se lo fa il tralcio! Ognuno di noi ha degli aspetti che considera negativi, e alle volte lo sono veramente: ognuno ha degli ostacoli. Se l’individuo si concentra su se stesso per togliere questo difetto, per eliminare quell’ostacolo, può fare dei danni devastanti: quello che lui ritiene un difetto può essere che agli occhi di Dio non lo sia. E centrando tutte le sue energie per togliere questo difetto, rischia di tagliare una delle trame che sorreggono tutta la sua esistenza e tutta la sua psicologia. Inoltre, quando una persona è tutta concentrata su se stessa, non vede gli altri: presa dalla propria santità, si fabbrica un piedistallo di superiorità che non c’entra con Gesù. – Fa, Signore, che io viva per te.
L’unica occupazione del tralcio. Unica preoccupazione del credente è chiedersi: oggi cosa posso fare per amare di più, per servire di più gli altri? Non voglio perdere tempo dietro cose che non lo meritano, e distrarmi dal mio Signore. Perché, se c’è qualcosa in me che non va, non devo essere io a occuparmi di me stesso per eliminare questo difetto o tendenza o aspetto negativo. C’è chi ci pensa: il Padre che ben mi conosce, come nessun altro. E’ la pienezza della serenità. Unica mia preoccupazione non è l’esame di coscienza; ma come posso aumentare la mia capacità di amare gli altri. Questa è in ogni caso la vittoria su ogni difetto: dirigersi verso gli altri è la via del miglioramento. L’azione del Padre è la liberazione costante, crescente e positiva da tutti gli elementi della nostra esistenza che lui giudica negativi. Se non li toglie, è segno che ai suoi occhi non sono negativi. Tutto questo vale per ogni tralcio che porta frutto. Quindi ogni individuo che ricevendo il pane-Gesù, si fa pane per gli altri; ogni persona che mette la propria vita per amore al servizio degli altri, ha la garanzia che il Padre si cura di lei, ed elimina in maniera progressiva e continua tutti gli elementi negativi. Finisce la tensione, la paura nel rapporto con Dio; subentra la sua gioia connaturale nell’amare gli altri. Al Padre interessa che portiamo questo frutto primario; lui stesso regola la nostra esistenza, eliminando tutto quello che può essere negativo. – “Loderanno il Signore quanti lo cercano: vive il loro cuore per sempre”.
La cura dei tralci perché portino frutto è: conoscere Dio in Gesù, amore-servizio. “Voi siete già puri per il messaggio che vi ho annunziato”: il Padre elimina nel tempo gli elementi negativi della vostra esistenza; fa nel tempo una pulizia che io ho iniziato in voi con un gesto e una parola; dopo avervi lavato i piedi infatti ho detto: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15). Ciò che purifica voi stessi è il vostro purificare gli altri: chi lava i piedi agli altri, cioè serve gli altri, purifica se stesso. “Dimorate in me e io in voi”: vi ho dato il mio amore, non chiedo nulla in cambio, voi divenite una sola cose con me. – Siamo il santuario dove si manifesta la gloria di Dio. “Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non dimora nella vite, così anche voi se non dimorate in me”. “In me”: dovete modificare le vostre idee su Dio. – Giovanni fin dall’inizio del vangelo ha detto: “Dio nessuno lo ha mai visto; soltanto Gesù ne è stato la spiegazione” (Gv 1,18). Quindi tutto quello che gli uomini pensano di sapere su Dio, ma non lo trovano corrispondente “in Gesù”, va eliminato, perché inesatto o incompleto o falso. L’uomo ha proiettato su Dio se stesso con i propri limiti e difetti. Gesù corregge, e a Filippo che gli dice: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, Gesù risponde: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?” (Gv 14,8s). – Cioè, non Gesù è come Dio, ma Dio è come Gesù. Non abbiamo un’idea di come è Dio, da poter dire che Gesù è come lui; ma fissiamo tutta la nostra attenzione su Gesù, su quanto ha detto e fatto, per conoscere Dio e portare il suo frutto. – “Loderanno il Signore quanti lo cercano”.
Dio ha bisogno di tralci che portino frutto. Gesù è interessato di noi come del suo frutto. Dio ha bisogno di noi, come noi abbiamo bisogno di Dio. Infatti, come è vero che il tralcio non porta frutto, se non sta attaccato alla vite; è altrettanto vero che la vite non porta il frutto, se non ha i suoi tralci! Vite e tralci sono una cosa sola in vista del frutto; Gesù e discepoli sono una cosa sola per il Padre che intende realizzare il suo progetto di bene sull’umanità. Dobbiamo correggere l’idea di Dio onnipotente (che non esiste nella bibbia). Dio è Amore onnipotente quando trova canali dove riversarsi. Gesù è la vite che porta frutto mediante i tralci che collaborano con lui: l’uomo ha il potere di ritardare il progresso dell’amore di Dio, che si manifesta più grande con la risurrezione dopo la morte. – Grande sei tu, Signore, e degno di ogni lode.
Nel portare frutto i tralci non sono soli. “Io sono la vite, voi i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto perché senza di me non potete far nulla”. “Chi dimora in me e io in lui porta molto frutto”: in questa attività del portare frutto non siamo soli. Dio ridona la vita a chi produce vita: ogni volta che ci mettiamo al servizio degli altri, le nostre energie vengono potenziate immensamente, perché “colui che Dio ha mandato, proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura” (Gv 3,34). Lo Spirito è la Forza dell’Amore di Dio. Il limite all’accoglienza di questo Spirito lo mettiamo noi. Più uno mette questo Amore di Dio al servizio degli altri, più il Padre lo potenzia. In questo portare frutto non si è soli, ma c’è la collaborazione di Gesù stesso che garantisce, protegge e potenzia la nostra attività. – Cantiamo un canto nuovo al Signore che compie meraviglie.
Tutto è possibile al fedele unito a Gesù, come tralcio alla vite. Gesù. “Chi non dimora in me viene gettato via come il tralcio e si inaridisce, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e poi lo bruciano”. “Il tralcio si inaridisce”: come la “distesa di ossa inaridite che è il popolo Israele” senza Spirito, visto dal profeta Ezechiele (c 37). Gesù comunica lo Spirito senza misura, ma chi si stacca da lui, chi abbandona la via del servizio per seguire la via del dominio e del potere, perde la comunicazione vitale: “Si inaridisce, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano”; perché: “Che pregi ha il legno della vite, dice ancora Ezechiele, di fronte a tutti gli altri legni della foresta? Si adopera forse quel legno per farne un oggetto? Ci si fa forse un piolo per attaccarci qualcosa? Ecco, lo si getta sul fuoco a bruciare, il fuoco ne divora i due capi, e anche il centro è bruciacchiato. Potrà essere utile a qualche lavoro? Anche quand’era intatto, non serviva a niente: ora, dopo che il fuoco lo ha divorato, lo ha bruciato, ci si ricaverà forse qualcosa?” (Ez 15,2-5). Il legno della vite è l’unico legno con cui non si può fare niente. E’ buono soltanto per portare frutto. Neanche la cenere del legno della vite è utile per lavare biancheria, perché la macchia: se non si è attaccati a Gesù non si serve assolutamente a niente. Ma, attaccati a Gesù, si è onnipotenti: “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato”. Due condizioni assicurano ogni richiesta dei fedeli nella linea dell’amore: l’adesione a Gesù, cioè “se dimorate in me”, se succhiate questa mia linfa vitale; e l’accoglienza del suo messaggio di amore-servizio, cioè “e le mie parole dimorano in voi”. – Con te, Signore, compio prodigi di amore.
Gloria di Dio è il tralcio che porta il frutto del servizio ai fratelli. “In questo è glorificato il Padre mio”: l’immagine del Padre di Gesù è il Dio del servizio. La glorificazione del Padre non sta nello splendore esterno dell’apparire, per esempio di magnifici edifici con la scritta: A M D G (= a maggiore gloria di Dio), ma nel portare “molto frutto e diventiate miei discepoli”. “Come il Padre ha amato me, così io vi ho dimostrato il mio amore. Dimorate nel mio amore”. – Il Padre ha amato Gesù comunicandogli tutto il suo Spirito; Gesù ha trasmesso questo Spirito nella lavanda dei piedi, e dice: “Rimanete in questo amore”, perché io in voi possa continuare a servire i fratelli. – Per questo Gesù non si è tolto il grembiule. Alla lavanda dei piedi Gesù si toglie le vesti e si mette il grembiule; dopo aver lavato i piedi, Gesù si riprende le vesti, ma non si toglie il grembiule. L’immagine di Dio nella comunità, di quel Dio che si manifesta in Gesù, è un’immagine di Dio con il grembiule. Non un Dio che indossa paramenti sacri e regali; ma un Dio con il grembiule, cioè, sempre al servizio degli uomini. – Fa che continui in noi il tuo amore verso i fratelli.
A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fedeli.

Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto.
Esempi di tralci fruttuosi. Esempio di tralcio che porta frutto è Barnaba che si prende carico di Paolo, l’ex persecutore, che nessuno gradisce accogliere; e lo introduce alle comunità di Gerusalemme e di Antiochia. Altro esempio di tralcio è Paolo stesso che il Padre ha inserito in Gesù suo Figlio non per una sua personale e individuale santificazione, bensì per una missione, cioè: “Per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele”. E Paolo compie questo servizio, “parlando apertamente nel nome del Signore”. La realtà della “crescita” nella chiesa di Gesù quindi può comportare “sofferenza”, che non esclude mai, però, “la gioia” di persone realizzate come tralci fruttuosi attaccati a Gesù. – “Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra”.
A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fedeli.

Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto.
I segni di autentica dimora in Gesù, e di cura affettuosa del Padre vignaiolo. Giovanni nella seconda lettura, mostra Gesù fondamento della chiesa, ed enumera segni di autentica comunione con Dio: di amore-servizio con i fatti. E’ possibile credere nel Figlio suo Gesù e amarci gli uni gli altri, perché ci affidiamo a Dio che “è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa”. Quando viene il momento inevitabile della colpa e del peccato, che mostra la nostra povertà, la reazione di chi confida in Dio, più grande del nostro cuore, è il pentimento per la fiducia incondizionata nel Padre che libera chi porta frutto, cioè chi non è chiuso in se stesso, ma è attento alle necessità dei fratelli. Allora anche il peccato è occasione di ripresa di amore più grande che tutto spera, tutto supera, perché proviene dal Padre, che ha cura dei figli inseriti in Cristo come tralci nella vera vite. – “Ecco l’opera del Signore!”.
A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fedeli.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta per esempio nel Vers. Resp.:
A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fedeli,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
in lui tu ci hai inseriti come tralci nella vera vite;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi ci dona di amarci gli uni gli altri di vero amore;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
così portiamo frutti di santità e di pace: primizie dell’umanità nuova;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
passati dalla decadenza del peccato alla pienezza della vita;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità discepola di Gesù molto fruttuosa nel servizio reciproco.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per esempio,
La vite:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: la vite, ben curata dal vignaiolo;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: la vite, il popolo Israele scelto da Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: la vite, Gesù è la vera vite che impersona ogni uomo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: la vite, è la Chiesa di battezzati in Cristo curati dal Padre;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. la vite, l’umanità passata a pienezza di vita nuova in Gesù.

Preghiamo:
O Padre, che ci fai membra del tuo unico Figlio, vera vite, perché portiamo molto frutto; fa che l’assemblea dei fedeli canti la tua lode. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).