27/04/2003 – T. PASQUALE – ANNO B – 2 DOMENICA – 2003
SECONDA DOMENICA DI PASQUA.
Anno B – 27 Aprile 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto: beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente. Alleluia.
Accosta, tocca, non essere incredulo.
T’invito, come Tommaso: in questo momento di comunione eucaristica, tocca, mangia, bevi; non temere. Abbi fede! – Tu ci fai rivivere ogni otto giorni, Signore, le meraviglie della salvezza.
Per la mia presenza tutto cambia: tempo, spazio, sentimenti e ogni realtà, sono in funzione della mia venuta fra voi; come “La sera di quello stesso giorno, primo dopo il sabato.
La mia presenza muta il senso del tempo: “mentre sono chiuse le porte”. Fatto per il mio incontro con ciascuno dei miei discepoli, il tempo non ha più valore per se stesso. Chi non accoglie me, brancola nel tempo come nel vuoto.
La mia presenza muta il senso del luogo: “dove si trovano i discepoli”. Come questo, ogni luogo: appartato, deserto o pubblico, ha senso per il nostro incontro: io parlo al tuo cuore, come a Israele; non ha più valore per se stesso il luogo: senza di me è vuoto. Con me anche la tomba ha senso: è semplice luogo di passaggio.
La mia presenza muta il senso dei sentimenti: il “timore” e la “gioia” dei discepoli nel cenacolo, come le tue chiusure nel timore e la tua gioia in questa esperienza, non sono più sentimenti puramente umani, ma pieni della mia eternità.
La mia presenza muta il senso delle situazioni: “i giudei”, la società, non sono più determinanti, perché io sono il Signore, l’unico Padrone, con te: tutti dipendono da me; e tu, anche se rinchiuso, gioisci come i discepoli “nel vedere il Signore”. Non ci sono spiegazioni; è richiesta solo la tua fiduciosa esistenza in Dio ogni giorno come quella di Abramo.
La mia presenza muta il senso della “Pace”: “Pace a voi”. Non più un semplice saluto; ma io in persona sono la tua Pace, la vostra Pace. Come sono venuto, così ora io sto “in mezzo” a voi: compimento delle promesse di Dio, in mezzo a voi, per sempre. Io, il Signore, e con me ogni bene che è in cielo e in terra. Pace totale, piena, unica, che “il mondo non può dare”. Pace che non viene meno, mai più, in assoluto. I miei discepoli provano una grande gioia.
La mia presenza muta il senso dell’ambiente: “Nel cenacolo”.Loro sono lì, a porte chiuse dal di dentro; eppure io aumento la forza nei cuori: scopri anche tu il tuo posto nel cielo; scopri come io ho vinto la morte, non oltraggiando chi mi oltraggia, ma perseverando nell’amore, fino all’estremo. – Contempliamo, Signore, le tue meraviglie di risurrezione, di pace, di gioia, di partecipazione: come ti sei preso carico di loro, così in noi ti prendi carico degli altri. Sete di questa vita eterna ci muove ad accoglierti, a toccarti e a riceverti. Vita “eterna” non nel senso di prolungata nel tempo, quanto di una qualità tutta nuova: divina, e quindi anche senza fine nel tempo: ogni cosa che usiamo con attenzione agli altri, riceve senso pieno in te, Signore.
Contempliamo, o Dio, le meraviglie del tuo amore.
Accosta, tocca, non essere incredulo.
T’invito a ricevere il mio Spirito: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi”. Stessa comunione, stessa missione, stesso Spirito di riconciliazione: come fra me e il Padre; così in te e in tutti gli uomini.
Quando, Signore? L’ottavo giorno: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso”. Risurrezione, missione, perdono, comunione sono realtà celesti; in questo mondo, ma non di questo mondo: in questa storia, ma non di questa storia racchiusa nei suoi sette giorni. – Ogni giorno diventa ottavo giorno: ogni momento in cui mi dài di ascoltare lo Spirito e di gridare con Tommaso e tutta la chiesa, l’umanità: “Vieni, Signore Gesù!”.
La comunità dei miei discepoli è l’ottavo giorno, è il tempo di Dio in terra come in cielo. Io opero nell’assemblea dei miei fedeli. La mia Chiesa vive di questo ottavo giorno, che dura fino ad oggi, fino a te, sino alla fine. Io mi manifesto, sono testimoniato; accolto nell’incredulo e nel nuovo membro della mia comunità, mi rivelo in tanti piccoli segni, come “la pietra ribaltata”, “le bende per terra, piegate”, un saluto chiamando per nome “Maria”, un fatto inatteso, un nuovo incontro. Così io richiamo a ciascuno la mia presenza, e rinnovo gradualmente i cuori nei rapporti degli uni verso gli altri.
Ora qui è l’ottavo giorno, la casa dell’accoglienza: “Vengo” sempre di nuovo, come “la sera di quello stesso giorno”; la tua porta chiusa non me lo può impedire: vengo e accolgo te, come i dieci, come Tommaso. E tu con me accogli i fratelli; puoi dire anche tu: “Ho visto il Signore”. E’ la liturgia della vita: freschezza di testimonianza, esperienza personale, contatto con il mio corpo che sono i miei fedeli, crescita di fede, pace e gioia.
Contempliamo, o Dio, le meraviglie del tuo amore.
Accosta, tocca, non essere incredulo.
T’invito a cogliere segni della mia presenza di Risorto, senza distinzioni fra persone nella vita quotidiana: con solidarietà, condivisione, attenzione ai fratelli, ai più piccoli; in ogni mia comunità, anche di due o tre, nel corso dei secoli.
T’invito a ricevere il segno efficace della mia presenza di Risorto: nella stessa mia parola che ascolti nella liturgia; è la mia storia scritta di Vivente in te: è la tua storia. Come Tommaso e Giovanni tu crederai per esperienza che io sono “il Cristo, il Figlio di Dio, e credendo hai la vita nel mio nome”.
T’invito a leggere e ascoltare la mia parola, nell’assemblea e in vista dell’assemblea, ecco la via che ho provveduto, per consolidare e far crescere la fede in me Risorto e presente. La mia parola ascoltata, meditata, pregata, vissuta disseta e nutre la tua fede: leggi, ascolta quel che è stato scritto per rafforzarla; crescerà come una pianta; camminerai fra dubbi, fatiche, sorprese, novità, luci e ombre; perché io parlo e tutto è fatto: “Molto buono!”.
T’invito ad accogliere la disponibilità che io suscito in te, disponibilità a fidarti di me, a stabilire un rapporto profondo con me. Ti darò il gusto di vivere, la capacità di vedere come vivo in tutti, agisco in tutti, e costruisco il regno di Dio attraverso la vita di ciascuno nel mondo. Con la mia parola vedi la tua storia e come Tommaso mi griderai: “Mio Signore e mio Dio!”.
Contempliamo, o Dio, le meraviglie del tuo amore.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale:
Contempliamo, o Dio, le meraviglie del tuo amore,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
il Signore sempre presente nell’assemblea dei fedeli;
attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi, ci rende testimoni della sua risurrezione;
offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
testimone fedele del tuo amore, ci dona meraviglie di salvezza;
intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
li hai uniti alla sua morte, falli partecipi della sua risurrezione;
lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
di vita nuova, per sempre, nell’unità dello Spirito S., che ci fa riconoscere Gesù Signore e Dio.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Le meraviglie dell’amore:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
meraviglie d’amore: di chi condivide i propri beni con i bisognosi;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza:
meraviglie d’amore: di Dio che condivide vita e sentimenti con Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
meraviglie d’amore: di Gesù che rende glorioso il corpo con cui opera il bene;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
meraviglie d’amore: di Gesù che appare e dona se stesso risorto a Tommaso e a tutta la Chiesa;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
meraviglie d’amore: di Dio che in Cristo porta tutti alla piena comunione di vita con lui.
Preghiamo:
O Padre, il tuo Figlio dichiara beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno; fa che contempliamo le meraviglie del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).