17-04-2003-GiovedìSanto

17/04/2003 – TRIDUO P. – GIOVEDI S.-InCenaDomini-2003

GIOVEDI SANTO – CENA DEL SIGNORE.
17 aprile 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Il Signore Gesù, sapendo che era giunta la sua ora, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Il Signore Gesù ama i suoi sino alla fine, e comanda: amatevi come io ho amato voi.
Gesù li ama sino all’estremo. “Gesù, dopo aver amato i suoi, li amò sino alla fine”. Inizia il triduo pasquale. Ci guida in questo cammino Giovanni, “il discepolo che Gesù amava”, figura d’ogni discepolo, ogni persona: Gesù ama tutti. Giovanni c’introduce all’incontro personale con Gesù. E’ l’ultima sera della vita terrena del Maestro, la sera fra il tredici e quattordici Nisan, mese che corrisponde al nostro marzo-aprile; il giorno ebraico comincia e finisce alla sera. Il quattordici di Nisan è la vigilia, si prepara l’agnello per l’indomani, quindici Nisan, la grande solennità di pasqua. Eccoci a questa vigilia che va dal nostro giovedì h 16 a venerdì h 16; giorno che inizia con la celebrazione rituale della messa vespertina, e prosegue nella vita fino alla morte in croce, quando si sgozza l’agnello pasquale la vigilia della ‘festa di pasqua’. Gesù, vero Agnello (Giovanni ne parlerà nell’Apocalisse 5,13…), sa che ‘è giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre’; di completare l’opera sua. Quello che precede e che segue, sta sotto il segno dell’amore: ‘Dopo aver amato i suoi, li amò sino alla fine’. ‘Pasqua’, ‘ora’, ‘amore’ sono tre parole che richiamano il cielo e la vita di Dio nelle due parti del vangelo di Giovanni. Nella prima parte (cc 2-12) Gesù rivela la sua gloria per mezzo di gesti, dal segno di Cana alla risurrezione di Lazzaro; è il libro dei segni. Comincia in tono solenne: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1). Nella seconda parte (cc 13-21) Gesù rivela la sua gloria compiendo la pasqua e l’unità dei discepoli, dalla lavanda dei piedi all’esaltazione; è il libro della gloria. Comincia ancora in tono solenne: “Prima della festa di pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi.., li amò sino all’estremo” (Gv 13,1). Gesù ritorna là dove è fin dal principio, e dove da sempre con il Padre ha un progetto di Amore per i suoi: quelli che Egli da sempre ha conosciuti, li ha predestinati, li ha chiamati, giustificati, glorificati (Cfr Rom 8, 28-30). Questo è il senso di ‘pasqua-passaggio’ di Gesù che torna al Padre; quest’opera del Padre Gesù porta ora a compimento; il movente segreto del suo cuore in tutto il suo vivere in cielo e sulla terra è l’Amore. Lo rivelerà pienamente negli ultimi istanti sulla croce, emettendo anche su di noi lo stesso suo Spirito di Amore; cosi la storia che Marco, Matteo, Luca chiamano “Passione”, per Giovanni è “Passione d’amore, di gloria, di esaltazione”. – A te offro il sacrificio della lode, e invoco il tuo nome, Signore.
Gesù ama tutti sino all’estremo. L’evangelista Giovanni annunzia con quattro frasi ciò che Gesù sta per fare: 1° “Mentre cenavano”, 2° “quando il diavolo aveva messo in cuore a Giuda di tradirlo”, 3° “Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani”, 4° “che era venuto da Dio e che a Dio ritornava”; quattro elementi che richiamano i quattro punti cardinali della terra; cioè, quanto Gesù sta ora per fare vale per tutta l’umanità di tutti i tempi. Poi l’evangelista presenta Gesù che passa subito ai fatti: lava i piedi ai discepoli. E’ il gesto simbolico che sostituisce il racconto dell’istituzione eucaristica. Gesto di grande umiltà e donazione: un atto di amore estremo. Gesù è cosciente di dare la vita di Dio alle sue pecore, che non andranno mai perdute. “Il Padre che me le ha date è più grande di tutti; nessuno può rapirle dalla sua mano”: tutti siamo nelle mani di Gesù, giusti e peccatori, anche Giuda. Il gesto è descritto nei particolari da Giovanni che in genere li tralascia, a meno che non abbiano un senso profondo come qui. Gesù si alza da tavola e ‘sta in mezzo’ ai suoi come al mattino della risurrezione. ‘Depone le vesti’ che sono segno della sua dignità, come chi ‘depone la vita’: “Nessuno me la toglie; io la depongo da me stesso, perché ho il potere di deporla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv 10, 17). – “Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo”.
L’amore spinge ad agire e chiede di essere accolto. .“Quello che io faccio, lo capirai dopo”. Gesù sta lavando i piedi. Tocca a Pietro. Esterrefatto di fronte all’estrema umiliazione di Gesù, egli dice: Non è permesso neanche ad uno schiavo fra gli ebrei lavare i piedi ad un altro; non potrei neanch’io lavare i piedi a te; e tu, mio Maestro e Signore, lavi i piedi a me, che sono tuo discepolo?! – E, preso forse più dal proprio affetto per il Maestro, che dal senso profondo del suo gesto, Pietro aggiunge: Non ti lascerò mai lavarmi i piedi. – Gesù gli risponde: Se non ti lavo i piedi, fra me e te nulla in comune; se non accogli i miei sentimenti, per quanto ti sembrino diversi dal tuo modo di vedere, non partecipi alla mia opera di salvezza. – Pietro accetta: Signore, lavami tutto! – Pietro aveva preso la lavanda come un semplice rito di purificazione. Gesù precisa: La vera e totale purificazione si ha solo per il dono totale di me stesso a voi. Così voi, che mi accogliete, siete totalmente puri; ma non tutti: rifiuta di essere purificato chi conserva in cuore la decisione di tradirmi! – Gesù mostra di sapere chi lo tradisce; eppure lo ha accolto fin dall’inizio, lo ha amato fino a lavargli i piedi, come agli altri, a tutti. Gesù si fa schiavo e servo di tutti. E’ giunto al segno estremo della sua incarnazione e donazione: il suo amore per noi non dipende da noi, è puro suo dono. Due sono così i sensi di questo gesto: chi accetta di essere amato da Dio in Gesù 1°: ha “parte con lui”; 2°: è capace dello stesso amore-servizio, “perché come ho fatto io, facciate anche voi”. – “Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli”. – “Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli”.
Gesù ama i suoi mostrando come loro stessi devono amarsi. “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”. Dopo l’umiliazione, viene l’esaltazione; alla spoliazione segue il rivestimento; dall’esempio esce la forza d’imitarlo. Gesù parla e spiega il senso del gesto. Egli stesso si riprende le sue vesti, si siede e dice: “Sapete ciò che vi ho fatto?”. So di essere venuto dal Padre, so che ora torno al Padre, so di avervi dato il segno del nostro Amore, e sul trono della croce oggi lo porterò a compimento: realizzerò il dono di me stesso fino all’estremo del sangue per voi. Ma voi lo capite? Cioè, lo conoscete per esperienza? Non lo potete sapere o esperimentare senza la forza che viene a voi dall’alto. Ecco, vi è data: voi infatti mi chiamate “Maestro e Signore”, come di fatto ‘io sono’; ma per voi io sono anzitutto “il Signore”: il Risorto che effonde lo Spirito su di voi; e sono “il Maestro”: vi ho mostrato come io continuo in voi a lavarvi i piedi, ad amarvi gli uni gli altri. Chi mi accoglie, si manifesta ed è riconosciuto in questo atteggiamento che vi do come segno esemplare. – Signore Gesù, dalla partecipazione alla tua santa cena attingiamo pienezza di amore e di vita.
Il tuo calice, Signore, è fonte di salvezza.

Il Signore Gesù ama i suoi sino alla fine, e comanda: amatevi come io ho amato voi.
In Gesù si compie l’amore che Dio ha promesso. “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per casa”. L’amore di Gesù per i suoi fino all’estremo, espresso nel gesto simbolico della lavanda dei piedi e nel comando di continuare a fare lo stesso, è il centro della storia e di tutte le feste dell’anno; è nella mente di Dio quando prescrive la pasqua ebraica; il Signore dà disposizioni per una pasqua che sarà capita sempre più nel tempo: “Tu ora non capirai, ma capirai dopo”, dice a Pietro; e a Mosè, ad Aronne ha detto: “Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi”; richiedo solo la vostra disponibilità a lasciarvi amare per lasciarmi continuare ad amare gli altri in voi; così si forma la famiglia unita nel mio amore in ciascuno verso l’altro; è un rito di cena familiare: “Il dieci di questo mese”, cinque giorni prima della pasqua, ciascuno deve pensare all’agnello che sarà consumato in famiglia: calcolando quanto ciascuno ne può mangiare. L’agnello da consumare forma una nuova famiglia, invitando o associando altri; il mio amore di vero Agnello pasquale che si dona, dice Gesù, è il fondamento della mia famiglia.
“L’Agnello sia senza difetto, lo serberete fino al quattordici di questo mese. Tutta l’assemblea lo immolerà e mangerà”. Questo agnello, che mi deve rappresentare, dev’essere adatto alla celebrazione; il migliore: giovane, maschio, senza difetti. Va separato dal gregge sei giorni prima della festa; dev’essere tenuto nascosto fino ad oggi, quattordici di Nisan, giorno che precede la pasqua. IO so di essere il vero agnello. Cinque giorni fa ho parlato alla folla per l’ultima volta; ho detto: “Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce”. Dette queste cose, me ne sono andato e mi sono nascosto da loro (cfr 12, 36). Mi ritiro e non mi faccio più vedere, come l’agnello pasquale, in attesa della macellazione; domani mi lascerò uccidere per la salvezza di tutti gli uomini.
“Tutta l’assemblea della comunità” celebra la pasqua. Il Signore Gesù continua a spiegare il senso dell’agnello pasquale: Tutta la comunità deve immolare l’agnello al tramonto; con il suo sangue segna lo stipite della dimora della nuova famiglia radunata per nutrirsi dell’agnello; pasto consumato in veste da viaggio: cinti i fianchi, sandali ai piedi, bastone in mano; e in fretta, pronti ad accogliere il Signore che passa: IO SONO il Signore che passa, sono la nuova terra promessa, la comunione con il Padre, la festa di Dio con l’uomo.
“Quella notte passerò: non vi sarà per voi flagello di sterminio”. Dio dà il senso delle sue prescrizioni per la cena pasquale e dice: IO SONO il Signore; in quella notte farò giustizia; chi non mi riconosce come Signore, e si prostituisce ad altri signori, ad altri dèi, sarà colpito; dove vedrò il sangue, segno della vostra accoglienza, passerò oltre: il sangue dell’agnello immolato raffigura il dono di me stesso fino alla morte per voi, per liberarvi da tutte le vostre ingiustizie; chi mi rifiuta, resta chiuso in sé.
“Questo giorno sarà per voi un memoriale: festa del Signore”. Come ho liberato e formato il mio popolo Israele, cosi salverò ogni generazione che celebra la pasqua nel mio Figlio, offrendo l’unico e vero dono d’amore raffigurato nell’agnello pasquale: nella storia dell’agnello vedo il mio Figlio fin dall’inizio.

Il tuo calice, Signore, è fonte di salvezza.

Il Signore Gesù ama i suoi sino alla fine, e comanda: amatevi come io ho amato voi.
In voi e tramite voi continuo a donare me stesso. “Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito disse: “Questo è il mio corpo che è per voi”. Per bocca di Paolo, Gesù, capo della Chiesa, richiama l’incidenza che l’eucaristia ha nella vita delle persone e della comunità, perché sia autentica, e dice: L’eucaristia nasce nell’amore mio e del Padre; nasce nel dono di me stesso in nutrimento di vita eterna; mentre vengo tradito io mi dono; e il mio dono comunica, genera amore in quanti partecipano alla celebrazione: mi dono tramite loro.
“Dopo aver cenato disse: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo in memoria di me”. Gesù dice: Porto a compimento il significato espresso simbolica0mente dai segni e dalle parole della pasqua ebraica. Nel rito dell’ultima cena, con la lavanda dei piedi, intendo dire: Quello che io faccio è il Nuovo Patto nello Spirito del Padre (Cfr Gr. 31, 31-34); oggi lo porto a compimento nella mia carne fino al sangue; farete questo in mia memoria, lavandovi i piedi gli uni gli altri: servendovi gli uni gli altri nel mio amore.
“Ogni volta che ne mangiate e bevete, annunziate la mia morte”. La mia donazione cambia da nemici in amici quanti l’accolgono. Agendo in mia persona voi divenite prolungamento della mia umanità: quanto faccio ora per voi, tramite voi continuo a farlo nel mio Spirito per gli altri.

Il tuo calice, Signore, è fonte di salvezza.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale: Il tuo calice, Signore, è fonte di salvezza,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che ha affidato se stesso, nuovo ed eterno dono di se stesso alla Chiesa per la salvezza di tutti;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù fra noi, compie la nostra redenzione con la perenne celebrazione del suo dono;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
consegnandosi alla morte, dona se stesso alla chiesa, convito nuziale del suo amore per noi;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
nella vita terrena ci nutri alla cena del tuo Figlio; accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità in cui Gesù continua il dono di se stesso: in cui lo Spirito compie ogni santificazione.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.,
L’Amore:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: amore: dei pastori che mangiano insieme all’inizio del nuovo anno;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: amore: nel Signore che passa per salvare chi si affida a lui;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: amore: nel Signore Gesù che ama i suoi fino all’estremo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: amore: nella chiesa che vive il nuovo ed eterno dono di Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. amore: in tutti come vita piena nella carità al suo cospetto.

Preghiamo:
O Padre, che ci hai rivelato in Cristo Gesù il tuo amore per noi e ci hai comandato di avere lo stesso amore gli uni verso gli altri; nutrici alla cena del tuo Figlio. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).