13-04-2003-Dom-delle-Palme-B

13/04/2003 – QUARESIMA – B – 6 DO. DELLE PALME – 2003

SETTIMANA SANTA.

Celebrazione dell’unica domenica.

– Celebrazione domenicale,detta giorno del Signore o primo giorno o ottavo giorno, è l’unica festa cristiana, celebrazione della pasqua di morte e vita, legge di amore di un Dio che ama e serve il suo popolo fino all’estremo. Unica festa che si sviluppa nelle celebrazioni di tutto l’anno, come bocciolo di rosa nell’apertura dei suoi petali. Non é devozione privata; ma azione di Cristo e di tutto il popolo di Dio. Non é una celebrazione eccezionale, ma normale, quotidiana della vita.

– Alcuni accenni storici sulla settimana santa (sviluppo dell’unica festa).
Nei primi tempi della chiesa i cristiani erano coscienti di celebrare ogni otto giorni l’unico mistero pasquale di Cristo risorto in mezzo a loro. Con il tempo, nella domenica annuale, anniversario della prima apparizione di Gesù, celebravano la stessa pasqua con il prolungamento di una veglia, cioè la lettura di passi (dodici) dell’antico e nuovo testamento, brani che mettono in rilievo il passaggio dalla morte alla Vita. Celebrazione semplice in cui si loda, si rende presente il Cristo, si attende il suo ritorno finale.

° A Roma durante la celebrazione della notte di pasqua si inserisce l’amministrazione del battesimo: la veglia termina con l’eucaristia.

° Ben presto questo nucleo primitivo si sviluppa. L’unica celebrazione della veglia pasquale, con il battesimo e con l’eucaristia, é preparata fin dal venerdì e sabato precedenti. Il giovedì santo mattina era giorno di riconciliazione dei penitenti. Si é formato così il triduo pasquale, formato di venerdì (che inizio la sera precedente, giovedì sera), sabato e domenica con un’unica messa alla domenica di pasqua.

° A Gerusalemme invece la liturgia segue lo svolgimento storico dei fatti nei luoghi dove il mistero di Pasqua si è attuato. Una pellegrina occidentale di nome Eteria ci descrive nei particolari la liturgia di Gerusalemme dalla domenica delle Palme in poi in atto già nel trecento dopo Cristo.

° Benché ogni giorno sia dedicato a un aspetto della vita storica di Gesù, rimane la coscienza che si celebra l’unico mistero pasquale di Cristo.

° Un po’ alla volta la liturgia occidentale imita la liturgia di Gerusalemme e si forma la “settimana santa”. Ma la ricostruzione troppo particolareggiata della settimana di Gesù rischia di dividere l’unità del mistero pasquale; come del resto l’attuale molteplicità delle celebrazioni e delle feste rischia di far dimenticare l’unico attore, il Signore Gesù presente e agente tramite noi, che si vuole mettere in risalto: l’attenzione sui particolari distraeva dalla presenza del Signore risorto (vedi storia della “settimana dolorosa”, fino al Concilio Vaticano II: separata quindi dalla gloria della risurrezione).

° A Roma venne introdotta nel cinquecentocinquanta circa la commemorazione della cena del Signore il giovedì santo. Così il “santo triduo”, data la confusione fra il giorno che inizia alla sera e il giorno che inizia a mezzanotte, non è più venerdì-sabato-domenica; ma giovedì-venerdì-sabato, con possibili fraintendimenti. Non è una cosa da poco come può sembrare. Si può alterare il significato unitario del mistero pasquale, cioè si può presentare un Gesù che soffre, e approva una sofferenza senza scopo.

° Questo è stato occasione di un approfondimento: La liturgia non è semplicemente un dramma da rappresentare (vedi celebrazioni del medioevo); non si partecipa alla liturgia per ricordare i fatti passati in una atmosfera spirituale emotiva, ma per celebrare un mistero che “si attualizza”. Ogni momento storico, nei suoi aspetti fisici materiali, è storicamente passato. Ma la celebrazione liturgica rende presente Gesù, con l’efficacia dei suoi momenti storici, che costituiscono l’unico mistero pasquale di Cristo. Per questo nella messa, per esempio, basta che il celebrante, in persona di Cristo e rappresentante tutta l’assemblea, richiami con “il racconto” l’ultima cena: “Nella notte in cui fu tradito egli prese il pane, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli”; ma poi passa al discorso diretto di Gesù presente, continuando: “e disse: Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi…”; ed è presente quel Gesù che è, sì, morto, ma per amore, cioè per essere fedele al suo amore per noi a costo di morire: “per voi”, “per tutti”.

° Verso il quattrocento si ricostruisce a Gerusalemme l’entrata del Signore nella città (cfr pellegrina Eteria) come la conosciamo ora. Tutta la domenica è dedicata a celebrare unicamente il fatto dell’entrata di Gesù a Gerusalemme. La ricostruzione dei particolari può essere a scapito dell’attenzione sull’efficacia del mistero celebrato, come abbiamo detto.

° Questa liturgia orientale percorrerà l’occidente con storia diversa…
A Roma avrà le caratteristiche dell’entrata di Gesù nella città santa e la lettura della passione al vangelo.

DOMENICA DELLE PALME
E DELLA PASSIONE DEL SINGORE

Anno B – 13 aprile 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà.

Padre, sia fatta la tua volontà.
In me è la tua volontà, o Padre, come in cielo così in terra. Gesù, con la sua passione di amore secondo il Padre solidale con gli uomini (vangelo), realizza la passione del Servo del Signore (prima lettura): si abbassa fino alla morte di croce ed è innalzato fino alla gloria (seconda lettura). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di assimilarti alla mia passione d’amore che supera tutto, nel simbolo dell’olio profumato che penetra tutt’intorno ogni aspetto della vita: ti rende debole e povero, in contrasto con la mentalità di potere, ricchezza e sopraffazione. – “Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto”.
In me è la passione di amore del Padre solidale con gli uomini. Inizia la settimana che ci prepara alla pasqua di morte e risurrezione di Gesù. La passione è presente in tutti e quattro i vangeli, ed è la parte più lunga del vangelo. Si può vedere come i singoli evangelisti intendono giungere al racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù. Veramente quindi si può dire che “i vangeli sono un racconto di Passione preceduto da un’ampia introduzione”. In particolare questo vale per il vangelo di Marco. In esso la passione appare come un racconto preesistente, non molto elaborato dall’evangelista (conclusione esegetica), racconto di persone che vivono l’amore di Gesù: proclamano nelle assemblee liturgiche l’amore di Gesù verso di loro fino all’estremo, e cercano di viverlo quotidianamente, come attestano gli Atti degli apostoli: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso” (Atti 4,32ss). Il racconto della passione in Marco conserva lo stile proprio dell’improvvisazione orale; la persona del Signore Gesù affascina e coinvolge; la realtà dei fatti appare attuale, rispecchia l’esistenza. – “Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea”.
La tua passione di amore, o Padre, è in me tuo Figlio. Fin dall’inizio, al momento del battesimo (Mc 1,9s), Gesù accetta la morte che gli viene nel futuro in vista della risurrezione. Con gli stessi termini sono descritti il battesimo e la morte; termini che sempre uniscono morte e risurrezione. – Mi affido a te, Signore, e tu mi liberi, perché sei mio amico.
La tua passione di amore, o Padre, è in me passione di comunione fra Dio e l’uomo. Gesù esce dall’acqua ed ecco un’esperienza intima in Gesù: “Vide squarciarsi i cieli”. Da quando Gesù uscendo dall’acqua esprime la sua decisione di manifestare la sua esperienza di Dio agli uomini, i cieli “si squarciano”, si lacerano; non è più possibile che si chiudano. Da quando c’è Gesù, la comunicazione di Dio con l’umanità è ininterrotta attraverso Gesù. I cieli non possono più chiudersi. Alla fine della passione (ultimo nell’esecuzione, ma primo nell’intenzione), appena Gesù muore, torna la parola “squarciarsi”: “Gesù… spirò. Il velo del tempio ‘si squarciò’ in due, dall’alto verso il basso” (Mc 15,37s). La stanza nel tempio, detta “il santo dei santi”, è separata da una grande tenda; lì c’è la presenza di Dio. Appena Gesù muore, il velo si squarcia, si lacera, dall’alto cioè da Dio, verso il basso, perché Dio con gli uomini è quel Gesù che muore in croce. Non conosciamo altra manifestazione di Dio all’infuori di quel Gesù che è morto in croce ed è sempre presente in mezzo a noi. – Signore, tu non stai lontano dai tuoi amici.
La tua passione di amore in me, o Padre, è comunicare la forza del tuo amore. Gesù “vide lo Spirito scendere su di lui come una colomba” (Mc 1,10). Non lo Spirito “Santo” cioè “separato” dal male, perché Gesù non ha bisogno di essere separato. Su Gesù scende “lo Spirito”, cioè la pienezza della forza dell’amore di Dio. E lo Spirito scende “come una colomba”: lo Spirito “aleggiava come una colomba” già sul caos della creazione, e ora ritorna ad aleggiare, anzi a rimanere su Gesù, secondo un proverbio ebraico che dice “come amor di colomba al suo nido”. La colomba resta attaccata al suo nido originale, per quanto un altro sia migliore! Il luogo dove risiede lo Spirito di Dio, d’ora in poi, è Gesù. Il termine “Spirito” riappare alla morte di Gesù: “Gesù… spirò” (Mc 15,37). Non è una scena di morte, ma pienezza di vita: quello Spirito che Gesù ha ricevuto al momento del battesimo e che lui ha arricchito con la sua esperienza, nel momento della croce lo comunica a quanti lo accolgono. – Signore, mia forza, tu accorri sempre in mio aiuto.
La tua passione di amore, o Padre, è in me un grido di vittoria. Gesù sente una voce: “Una voce venne dal cielo” (Mc 1,11). Il termine “voce”, “grido”, è la stessa: “fonè”. Sembra strano che Gesù agonizzante, ormai moribondo sulla croce, all’improvviso emetta “un grido altissimo!” (Mc 15,37). Come fa un agonizzante, ormai moribondo emettere un “grido altissimo”? C’è un precedente: quando Pietro ha tradito Gesù sentì il “grido” del gallo (Mc 14,72). Allora il gallo era considerato un demonio o un animale al servizio di satana. Ogni volta che satana godeva una vittoria il gallo cantava. Per questo a Gerusalemme era proibito l’allevamento dei galli. Ma al grido dell’araldo di satana corrisponde un grido più forte di Gesù. L’amore di Gesù è più forte della vittoria di satana. E infatti la prima cosa che Gesù risuscitato dice alle donne per bocca degli angeli è: “Andate, dite ai suoi discepoli, e a Pietro” in particolare, che il grido di Gesù sulla croce, non è un grido di sconfitta, ma di vittoria. – La tua compassione, Signore, mi fa piangere di gioia.
La tua passione di amore, o Padre, è nel centurione confessione di riconoscenza. Al battesimo la voce dal cielo diceva: “Tu sei il mio Figlio”, l’erede, l’amato che riceve tutto da me (Mc 1,11). E’ la stessa espressione che troviamo in bocca al Centurione alla fine della Passione (Mc 15,39): “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”. Quel Gesù che non è stato capito né dai familiari, né dai discepoli né tanto meno dalle autorità religiose, è stato capito dall’unico pagano che osserva tutto come capo dei soldati: dal Centurione. “Vedendo come era morto Gesù”, dice Marco. La presenza di Dio non è più nella “shekinà” dietro il velo, che si è squarciato; la presenza di Dio ora è anche nel centurione. Quell’uomo era abituato a vedere crocifissioni. Durante la guerra giudaica secondo Giuseppe Flavio avvenivano 500 crocifissioni al giorno. Come mai quel centurione capisce che in questa di Gesù c’è qualcosa di diverso? Il modo di morire di Gesù è stato per lui una pienezza di vita. Sente che, mentre Dio abbandona Gesù, Gesù non abbandona Dio, ma grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ora si svela il segreto messianico: quel Gesù che diceva di non dire niente a nessuno, ora lo dice con i fatti; e un pagano lo comprende. – Fa’ che comprendiamo, o Dio, la tua parola.
La tua passione di amore, o Padre, è in me fin dal battesimo. Fin dal battesimo Gesù accetta la sua morte nel futuro. Al battesimo e alla trasfigurazione il Padre lo riconosce e lo proclama: “Figlio”; ora, alla morte in croce, Gesù è proclamato: “Figlio di Dio” dal primo credente, dal primo cristiano, il centurione, figura di tutti coloro che credono in Gesù: di tutti noi celebranti il suo amore. – Ti loderò, Signore, in mezzo all’assemblea.
La tua passione di amore, o Padre, è in tutti coloro che credono in me. Fin dal battesimo Gesù accetta la sua morte nel futuro. Al battesimo e alla trasfigurazione il Padre lo riconosce e lo proclama: “Figlio”; ora, alla morte in croce, Gesù è proclamato: “Figlio di Dio” dal primo credente, dal primo cristiano, il centurione, figura di tutti coloro che credono in Gesù: di tutti noi celebranti il suo amore. – Ti loderò, Signore, in mezzo all’assemblea.
La tua passione, o Padre, è incontro di amore fra me e i fratelli che tu mi hai dato. Gesù ha dichiarato personalmente nel processo giudaico celebrato contro di lui la decisione che aveva preso fin dal battesimo: “Io sono il Cristo, il Figlio di Dio benedetto”; e il centurione che lo vede spirare sulla croce gridando al Padre: “Dio mio, Dio mio!”, lo riconosce “Figlio di Dio”. I due cammini, quello di Gesù verso di noi, e il nostro raffigurato nel Centurione che va dall’incredulità alla confessione della fede, alla fine s’incontrano: all’inizio, nella cena a Betania, erano lontani, come la donna con l’olio profumato, e Giuda con il suo biasimo. Il modo in cui Gesù vive fino alla morte in croce qualifica la sua vita e ci attira a sé. La vita vale per il modo in cui è vissuta, rivela la persona che la vive, proietta nei seguaci la sua forza. Il Gesù che in tutto il Vangelo si mostra “Dio Figlio” e “Dio fatto uomo”, totalmente unito al Padre, qui sulla terra in tutta la storia umana, si manifesta senza equivoci alla fine nella passione di amore fino all’estremo. Quando sa di essere condannato a morte Gesù non dimentica il suo rapporto con il Padre e dichiara la sua identità di “Figlio di Dio”; quando soffre sulla croce Gesù non dimentica il suo rapporto con il Padre, ma gli grida: “Dio mio, Dio mio”, facendo esclamare al Centurione: “Veramente quest’uomo era figlio di Dio!”. Quindi il modo in cui Gesù vive rivelando se stesso Messia, Figlio di Dio, è il suo rapporto costante con il Padre, mai interrotto, neanche nei momenti più difficili, quando non è possibile fraintenderlo, e lo rende credibile. Lui solo poteva farlo e l’ha fatto per tutti noi. – Ti rendiamo grazie, Signore, per tutti i tuoi benefici.
La tua passione di amore, o Padre, vive nei miei fedeli. Questa storia degli ultimi giorni di Gesù sulla terra noi ricordiamo in modo particolare celebrando la settimana santa, l’ultima settimana di Gesù. Essa inizia con la domenica così detta delle palme – oggi – perché con gli abitanti di Gerusalemme, anche noi, oggi, nella processione acclamiamo con palme di pace Gesù Re trionfante, proprio per la sua comunione con il Padre e piena adesione al suo amore per tutti gli uomini, mentre sperimenta la solitudine, l’isolamento, l’abbandono e l’umiliazione da parte degli stessi uomini, come sentiamo nell’annunzio della passione. Essa è storia di Gesù che “ricorda” il Padre; ed è storia nostra perché “ricordiamo” Gesù che vive con noi la sua comunione con il Padre nella nostra sofferenza. – Uniti a quanti ti accolgono, acclamiamo: Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
La tua passione di amore, o Padre, raggiunge tutti, nessuno escluso. Mentre Gesù soffre e muore, trionfa e rivela l’Amore del Padre; tanto più gratuito e grande, quanto più contrariato, deriso e misconosciuto. Il trionfo si rivela nell’amore donato senza misura nel simbolo dell’olio versato in gran quantità. E’ olio pregiato, ed è una quantità enorme. Segno di amore che non può mai essere considerato “sprecato”: ciò che si fa per amore non è mai sprecato! Per Giuda, che non ama Gesù, l’Unto, il Messia, ma qualcos’altro, quello è uno “spreco”. Ecco la dinamica del tradimento: “Allora Giuda Iscariota, uno dei dodici, si recò dai Sommi Sacerdoti, per consegnare loro Gesù, e cercava l’occasione opportuna per consegnarlo”. Chi non apprezza Gesù, chi non accoglie l’amore di Dio, non può essere disposto a sacrificare qualcosa per lui, anzi attende il momento giusto per eliminarlo; e se non può farlo tutto d’un colpo, cercherà di farlo un po’ alla volta, possibilmente all’insaputa della gente. E’ il Vangelo della passione. In esso troviamo la risposta di Gesù che nel tradimento sta con il Padre: trasforma l’immagine in realtà, mette se stesso al posto dell’olio prezioso e si “spreca” in modo ancora più illimitato nell’eucaristia. Rifiutato, provvede a preparare una sala per accogliere chi lo rifiuta: “Andate… vi verrà incontro un uomo… Egli vi mostrerà al piano superiore una sala con i tappeti: già pronta; là preparate per noi… In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà ”. Ma, consegnato, io mi consegno: “Prendete, questo è il mio corpo donato, questo è il mio sangue, il sangue dell’Alleanza, versato, per voi e per tutti, in remissione dei peccati”, di tradimento. Sono le parole di Gesù, continuamente immolato, senza calcoli, sui nostri altari, come qui oggi in mezzo a noi. – Tutti beviamo il tuo sangue versato per noi, Signore: convertici al tuo amore!
La tua passione di amore, o Padre, è efficace per tutti, nessuno escluso. Quando Gesù dona se stesso nel rito, sta già con la mente e con il cuore sulla croce, alla fine della giornata (Il venerdì s. comincia la sera del giovedì s.: una giornata che comincia con il rito dell’eucaristia o del dono con gioia: “Ho desiderato ardentemente mangiare questa pasqua con voi!”; e finisce con la realtà della croce). Durante tutto il suo percorso, la passione o il vangelo di Gesù secondo Marco, mostra come anche un infedele come il pagano centurione (Mc 15,16-20), può diventare il primo credente; o un rinnegatore convertito, come Pietro (Mc 14,29-72), può diventare capo della chiesa. La comunità di Gesù impara che anche chi non ha capito nulla della persona di Gesù o lo ha tradito o abbandonato nel momento difficile, può riprendere il cammino, può ancora professare il suo credo con tutta la comunità (Mc16,7). L’annunzio di Gesù, “Bella Notizia”, giunge in ogni parte del mondo proprio grazie a questo “olio profumato e sprecato” che è l’amore dello sposo per la sua sposa (Cantico dei Cantici), destinato a compenetrarla e rinnovarla tutta. E come tutti allora hanno bevuto quel sangue versato e hanno mangiato quel corpo donato, così tutti nella Chiesa mangeranno e berranno fino alla fine del mondo. Tutto il senso della passione sta nel segno di questo perfetto auto-“spreco” dell’amore di Dio per noi. Se continua per sempre nella Chiesa, fino alla fine del mondo, è presente anche in noi qui oggi quel dono generoso di olio pregiato, che Gesù fa suo e trasforma in dono di se stesso al Padre per noi fino alla morte per la risurrezione e salvezza di tutti in lui: nella Chiesa continua il tradimento generale dell’uomo, e il dono di Dio all’uomo in Gesù. – Nella tua passione contempliamo il tuo amore per noi, Signore.
La tua passione di amore, o Padre, è condono per tutti, nessuno escluso. Quel tradimento contro Gesù è come la somma di tutti i peccati di omissione che gli uomini commettono contro Dio stesso nel fratello. Prima i discepoli dormono invece di vegliare e pregare: è un sonno che continua in tutta la storia della Chiesa, come causa di tante trasgressioni. Poi l’aperto tradimento per un vantaggio materiale individuale: il rinnegamento per il proprio io. Infine la fuga di tutti, e questo da parte dei discepoli: tutto il popolo eletto rinnega il suo Messia in pubblico tribunale religioso, una specie di tribunale ecclesiastico. Così Gesù viene consegnato ai pagani. Il Bar-Abbà, cioè il “Figlio del Padre” per natura, non è preferito al Barabba, di nome, che di fatto è un delinquente carcerato. Questi è liberato, mentre Gesù viene condannato alla crocifissione, per liberarlo! Giudei e pagani fanno a gara nell’umiliare e ingiuriare, torturare e deridere ignorantemente Gesù, che sta sulla croce per far scendere uno sguardo benevolo su tutti coloro che sotto la croce lo ingiuriano. In scene ironiche Gesù è detto e venerato “Re dei giudei”, per burla contro di lui o per ripicca contro altri. Ma nulla distoglie Gesù dall’occuparsi delle cose del Padre suo. Più grandi sono i tradimenti, più grande è il suo grido. E proprio questo grido di Gesù al Padre ci porta tutti, come il Centurione, alla fede. – Gridiamo anche noi: “O Dio nostro Padre, tu hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, sempre in comunione con te, sacrificio a te gradito, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce; fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione, per Gesù che ha gridato a te:
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Padre, sia fatta la tua volontà.
Questa è in me la tua vera passione di amore, o Padre. Gesù è il vero “Servo del Signore”, che vive anche la sofferenza in comunione con lui, senza difendersi, sapendo che Dio vuole così, e che Dio lo assisterà. – Noi gridiamo con lui a te, o Padre:
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Padre, sia fatta la tua volontà.
La tua passione di amore in me verso i fratelli, o Padre, mi esalta fino a te. Gesù è il vero “Figlio di Dio” che si abbassa, si fa uomo, e rimane in perfetta comunione con il Padre fino alla morte, e alla morte di croce. Non potrà rimanere nella tomba chi è vissuto così in Dio; ma sarà esaltato al di sopra di tutti. – Al termine di una giornata di fatica, godiamo di essere con-morti e con-risorti anche noi: “arruolati” come il centurione alla sua passione.
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Versetto Responsoriale: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che hai dato come modello agli uomini;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
è fra noi Gesù, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
c’insegna la sua passione di amore;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
partecipi alla gloria della risurrezione;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
da tutta l’umanità unita agli angeli e ai santi in Cristo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2);
contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es.,
La Passione:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: passione d’amore sofferto, in chi ama l’amico sofferente;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: passione d’amore sofferto, nel profeta per Israele in esilio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: passione d’amore sofferto, in Gesù per l’uomo nel peccato;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: passione d’amore sofferto, nel fedele traditore pentito;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. passione d’amore sofferto, nel Padre per le sue creature.

Preghiamo:
O Padre, che hai esaltato e hai dato il nome che è sopra ogni altro nome al Cristo fatto obbediente per noi fino alla morte e alla morte di croce; fa’ che in noi egli gridi a te: “Dio mio, Dio mio”, perché tu rispondendo ci riconosca: “Popolo mio”. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).