06-04-2003-Quaresima-B-dom5

06/04/2003 – QUARESIMA – ANNO B – 5 DOMENICA – 2003

V DOMENICA DI QUARESIMA
Anno B – 6 aprile 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Se uno mi vuol servire, mi segua, dice il Signore, e dove sono io, là sarà pure il mio servo.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Il chicco di grano in terra produce molto frutto: chi mi segue sarà dove sono io.
Dove sono io, là sarà anche il mio servo. Gesù è “gloria” di Dio Padre nella nostra esistenza di servi dell’Amore. Andando per la “terza” volta alla pasqua ebraica, Gesù ci attira a sé “totalmente”: è lui la nuova alleanza definitiva con il Padre (vangelo), compimento della sua promessa d’una nuova alleanza (prima lettura), che inizia con la passione, finisce nella glorificazione, resa presente nell’eucaristia, sacramento della nuova ed eterna alleanza (seconda lettura). La comunità di Gesù si mostra disponibile, rispondendo: “Crea in me, o Dio, un cuore puro”. – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di attirarvi a me, “Servo” dell’Amore del Padre, e farvi sua “gloria”, segno della sua presenza, nel simbolo del grano che cade in terra e produce molto frutto. – “Rinnova in me, o Dio, uno spirito saldo”.
Dove sono io, là attiro i miei servi nel cammino della loro esistenza. Durante tutto l’anno, lo Spirito ci rende coscienti dei vari aspetti dell’eucaristia, che è Cristo in noi: ci rende coscienti delle sue opere nella nostra esistenza quotidiana. Oggi siamo attirati dal Dio che ci ha fatti perché viviamo della sua vita di amore. In questa quinta domenica di quaresima, B, in prossimità della settimana di passione, siamo rappresentati da “alcuni greci” che salgono a Gerusalemme e vogliono “vedere Gesù”, parlare con lui: “Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni greci”. – La quaresima, segno della nostra esistenza, è un cammino verso Gesù che guida i nostri passi. – Salgono per la festa giudaica e vogliono vedere Gesù: collegano l’adorazione del Dio giudaico e la figura di Gesù di Nazaret. Forse avevano “sentito dire” di lui, che poco prima aveva risuscitato Lazzaro (cfr Gv 11,1-44). E avranno visto anche il suo ingresso a Gerusalemme su un asinello, acclamato messia, “re d’Israele” da un gruppo di pellegrini saliti con lui a Gerusalemme dalla Galilea (brano precedente, Gv 12,12-15). Ma come cogliere il senso di ciò che si sente e si vede? Anzitutto, quei greci sono un segno storico che Gesù si rivolge a tutti, giudei e non: tutti ci sentiamo attratti da Gesù. Ma conoscerlo, parlare con lui, è un cammino da percorrere. Questi stranieri, pagani, col cuore libero da osservanze di leggi particolari, volgono la loro attenzione alla persona di Gesù; mostrano l’orientamento che dovrebbero assumere anche i “Giudei” per trovare Dio: dovrebbero cercare Gesù e non mettersi contro di lui. Senza conoscerlo essi indicano l’unica via per fare esperienza del suo messaggio: avvicinare chi gli è vicino. “Questi greci si avvicinarono a Filippo”: si rivolgono a uno, greco come loro, e vicino a Gesù; può fare quindi da intermediario. Mostrano così di trovare nei discepoli di Gesù la ricerca d’un rapporto personale con lui, come loro stessi desiderano, dicendo: “Vogliamo vedere Gesù”. – La fede si propaga in un rapporto personale. – La richiesta esprime un’aspirazione che è di tutti, sempre. La figura di Gesù domina la storia e la vita di ciascuno: esercita un fascino straordinario. Tutti siamo attratti da Gesù, “mandato non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3,17): tutti cerchiamo di stare bene; ma forse il metodo di Gesù è diverso da quel che noi pensiamo, siamo avvisati qui che Gesù non è ciò che quei greci e noi tutti ci raffiguriamo, compresi “Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo”, che gli si avvicinarono dicendogli: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo” (Mc 10,35). Ma stando con lui, come loro, saremo da lui ammaestrati anche noi. Per questo Giovanni gli chiede: “Signore, dove abiti?”. E alla fine scopre dove abita: nel ricompensare il male con il bene; e dice: “Tutti volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”, a Gesù sul trono della croce, che pure può essere fraintesa, se non si scopre per esperienza l’amore totale di Gesù verso gli altri fino all’estremo, di cui la croce è segno. – “Rendimi la gioia di essere salvato”.
Attiro i miei servi nel rapporto personale umano e divino. “Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù”. Filippo si rivolge a uno che è greco e vicino a Gesù come lui: si va a Gesù tramite i suoi apostoli. In forza di questo rapporto personale, che caratterizza la comunità di Gesù, “la chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). “Gesù rispose: E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo”. E finisce dicendo: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. “Gesù rispose”, ma in realtà non risponde alle loro aspettative: non rimane a livello di prestigio e interessi umani. Anche quei “greci”, forse senza saperlo, giocano il ruolo del “satana” seduttore, per Gesù, chiedendo di volere incontrare un messia che compie prodigi, un guerriero come Davide, trionfatore dei suoi nemici nella violenza. Ma Gesù è fermo nel dono di se stesso: non trionferà sugli altri con la forza e la violenza; ma nell’amore. Gesù esprime la convinzione che sarà capito, senza equivoci di trionfalismo, solo quando sarà “elevato da terra”. Quei greci “erano saliti a Gerusalemme”; e Gesù dice: “Sarò elevato da terra”: due ascensioni di piano diverso che Gesù realizza in loro, – in noi – . Loro dicono: “Vogliamo vedere Gesù”, cioè parlare con Gesù; e Gesù non parla con loro, ma con il Padre e dice: “Padre, glorifica il tuo nome”. Loro lo chiamano: “Gesù”, di Nazaret; e Gesù dice di essere “il Figlio dell’uomo”, che Daniele definisce uguale a Dio: “Ecco, venne sulle nubi del cielo uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (7,13s). Quei “greci” vogliono “vedere” Gesù; e Gesù dice, come a Tommaso: “Beati coloro che hanno creduto senza vedere” (Gv 20,29): senza vedere me in questo mio corpo, vedono me nel mio corpo che sono i miei discepoli, testimoni con la vita del mio amore, perché “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Gesù deve condurre noi, come quei greci, alla sua vita di amore che egli fa scaturire dal nostro interno: la parola di Dio ci deve permeare talmente da trasformarci in modo che noi e la sua parola siamo la stessa cosa, e amiamo non perché Gesù l’ha detto, ma perché è l’esigenza del nostro cuore, divenuto simile al cuore di Gesù. – “Sostieni in me, o Dio, un animo generoso”.
Attiro i miei servi alla vita che è dono di me stesso. “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo”. Gesù è venuto per un’ora, per uno scopo preciso: la “glorificazione” che comporta passione e morte per la sua fedeltà all’amore, al dono di sé, al ricompensare il male con il bene. Questo è il nucleo del chicco di grano che si sviluppa e porta frutto in Gesù con la risurrezione e ascensione, e in tutti noi con l’effusione dello stesso suo Spirito di amore. La vita di Gesù è scandita dalle tappe di quest’ora: alle nozze di Cana, in prossimità della pasqua dei giudei, la prima pasqua di Gesù, egli dice a Maria sua madre: Donna, “non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4); in occasione della festa delle capanne Gesù ripete due volte: “Il mio tempo non è ancora venuto” (Gv 7,6.8), e: “Cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora” (Gv 7,30); di nuovo, “era vicina la pasqua dei giudei”, per la “terza” volta (il numero “tre” vuol dire “completamente”): cioè Gesù è il “completo” compimento della “pasqua dei giudei”. In occasione dei greci, che vogliono vederlo, Gesù dice: “E’ giunta l’ora. Che dirò: Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono giunto a quest’ora!” (Gv 12,23.27): per moltiplicare fratelli che partecipano della mia vita. Gesù si è fatto come noi per farci simili a lui. Egli esprime questa realtà, qualitativamente nuova e quantitativamente incalcolabile, con l’immagine vitale del chicco di grano: “In verità, in verità vi dico”, cioè è un fatto certo: “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. La morte non solo non distrugge né diminuisce la persona, ma la potenzia e l’arricchisce in una maniera sconosciuta. La trasformazione del chicco di grano, gettato in terra e divenuto spiga piena di chicchi, dà l’idea di come il “germe divino” (GS 3), energie, potenzialità e capitali di amore immenso in ciascuno di noi non possono svilupparsi nel breve arco della nostra esistenza di chicco di grano. Nel momento della morte accettata per amore, perché tale è il germe divino in noi, questo capitale immenso si libera, si sviluppa e trasforma la nostra persona in comunità di molti fratelli, in spiga piena di molti chicchi che a loro volta si moltiplicano nella loro specie. Gesù parla anche dei suoi: “Se uno mi vuol servire mi segua”. “Se”, nel senso di “dato che”, e nel senso del “se vuoi”; tutti e due gli aspetti: Dato che uno è fatto per seguirmi nella mia scelta di vita che si fa dono per gli altri, mi segua. – Parola di Dio che dice, e tutto è fatto, perché dà la forza di fare ciò che dice. – Da questo fatto, poi, “uno” ha la capacità di scegliere e seguire Gesù: “Se uno mi vuol servire mi segua”. Se “uno”, senza nome, perché vale per tutti, nessuno escluso. Tutti siamo fatti per assomigliare a Gesù: per incontrarlo, seguirlo, favorire con tutte le nostre facoltà in noi stessi il suo dono per gli altri. “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (Gv15,8). E se uno mi segue, il Padre lo onora come onora me: sarà dove sono io. – Come Gesù non ricerca la sua gloria, ma è il Padre che lo onora (Gv 12,32), così anche per il discepolo: il suo onore è garantito dal Padre, e consisterà nella piena rivelazione del suo amore (Gv 17,24-26). – “Testimonierò agli erranti le tue vie, Signore, e i peccatori a te ritorneranno”.
Attiro i miei servi alla mia alleanza di gloria con il Padre. “Padre, glorifica il tuo nome”. “L’ho glorificato e ancora lo glorificherò”. Gesù ha fatto la sua scelta. Getsemani e Trasfigurazione quindi sono fusi insieme. L’Amore fino alla morte e il Morente che emette = effonde lo Spirito sugli uomini, sono sempre presenti in Gesù; egli non procede cercando di capire e aderire alla volontà del Padre, ma la conosce, la precede e l’accelera: “Padre, glorifica il tuo nome!”. La sintonia con il Padre si rivela dalla sua pronta risposta: “Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato, e di nuovo lo glorificherò”. Gesù cammina con il Padre, che “ha glorificato” il Figlio nel compimento di sei segni: acqua in vino a Cana (Gv 2,11), guarigione del figlio di un funzionario regio (Gv 4,54), guarigione del malato alla piscina di Betzaetà (Gv 5,8), moltiplicazione dei pani (Gv 6,14), cieco nato che vede (Gv 9,16), risurrezione di Lazzaro (Gv 11,47). Ai sei segni il Padre aggiunge il settimo, la realtà significata: “Lo glorificherò”; non è un segno, ma la realtà salvifica della passione, morte e risurrezione di Gesù, cioè l’esodo, la liberazione sua e di tutti gli uomini, di cui hanno parlato Mosè ed Elia nella trasfigurazione (Mt 17). Per questo Gesù è venuto a quest’ora, per dare la sua vita per gli altri; è questa la gloria del Padre e la glorificazione del Figlio, è questo “Figlio dell’uomo” che i nuovi “greci”, tutti gli uomini, devono imparare a “vedere”. Dal desiderio di “vedere Gesù”, anzi da tutti i desideri della cronaca quotidiana sale un piano di vita inimmaginabile tramite l’ora di Gesù, pregna dei due livelli: quello del chicco, e della spiga di chicchi dal chicco. Il tempo sale verso la pienezza dei tempi, l’ora dell’innalzamento in croce coincide con l’ora della glorificazione: croce e risurrezione, Getzemani e trasfigurazione, sono i due aspetti dell’ora in tutta la vita di Gesù, e di quanti lo seguono. Greci o pagani, ebrei o religiosi non sanno di salire liberamente coinvolti nella piena adesione di Gesù alla volontà di salvezza del Padre, nonostante tutti i difetti. Assomigliare a Gesù vuol dire essere fatti simili a lui nel turbamento e nella Forza dell’Amore che lo supera, fino alla glorificazione del Padre. “La folla diceva, altri dicevano. Rispose Gesù: questa voce è per voi”. Non solo tre testimoni privilegiati, come Pietro, Giacomo e Giovanni, sentono la voce, ma tutta la folla, come Gesù stesso spiega il fatto dicendo: “Questa voce è venuta per voi”, e riguarda il vostro atteggiamento nei miei riguardi. Non è necessario che il Padre vi dica di “ascoltarmi”, perché io stesso vi dico: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno: perché non sono venuto a condannare il mondo ma a salvarlo. Chi mi respinge e non ascolta le mie parole ha già chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno!” (Gv 12,47s). Il primo ad essere giudicato è il principe di questo mondo, gettato fuori per sempre. – Gesù elevato, glorificato, attira tutti a sé: è il centro della nuova creazione dei figli nel Figlio di Dio: è la nuova alleanza indissolubile del Padre con gli uomini nel Figlio dell’uomo, Cristo Gesù. – “Tu sei il Dio della mia difesa”.
Crea in me, o Dio, un cuore puro.
Gesù vi battezza con lo Spirito Santo.
Attiro i miei servi scrivendo nel loro animo la mia legge di Amore. “Ecco, verranno giorni, nei quali io concluderò una alleanza nuova”. La nuova alleanza Dio Padre non la conclude con semplici uomini, ma con il Figlio dell’uomo. In risposta al Figlio che dice: “Padre, glorifica il tuo nome!”, “venne una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”. “Questa voce è venuta per voi”, per la folla: per tutti noi che accogliamo l’amore effuso da Gesù, ci lasciamo attirare da Gesù “elevato da terra”, lasciamo che Gesù abiti nei nostri cuori, continui a usare la sua compassione divina che da’ vita mediante i nostri animi. Sia il nostro Dio e noi il suo popolo, che lo riconosce, dal più piccolo al più grande, per il condono dei peccati, e la Forza di renderlo operante, questo condono, mediante il perdono verso gli altri. – “Testimonierò agli erranti le tue vie, Signore, e i peccatori a te ritorneranno”.
Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Gesù vi battezza con lo Spirito Santo.
Attiro tutti a me divenuto causa di salvezza per tutti. “Il Figlio, reso perfetto – nella fedeltà -, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono”. La nuova alleanza, fatta persona in Gesù, sofferente per le seduzioni sataniche “nella sua vita terrena”, ma fedele all’amore del Padre per noi sino all’estremo, fino alla passione e morte, è immensamente gradita al Padre che l’ha glorificato. Questo Gesù, Sommo Sacerdote, ci riceve come dono dal Padre, si rende presente e opera mediante noi, suo nuovo corpo, in questa eucaristia, sacramento della nuova ed eterna alleanza; e noi siamo felici di testimoniare il suo amore vivificante nella nostra esistenza quotidiana. – Tu mi rendi la gioia di essere salvato.
Crea in me, o Dio, un cuore puro.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: color=red>Crea in me, o Dio, un cuore puro,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
obbediente fino alla morte, stabilisce la nuova alleanza;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù fra noi ci fa partecipi della sua passione redentrice;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
egli ci dona la fecondità del seme che muore;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
accolti come tua messe nel regno dei cieli;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
nello Spirito che compie ogni santificazione nel cuore nuovo.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Frutto:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: il frutto, nella spiga da un chicco di grano;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: il frutto, in Israele: dall’esilio alla nuova ed eterna alleanza;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: il frutto, in Gesù: innalzato sulla croce, attira tutti a sé;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: il frutto, greci, ebrei, quanti lasciano tutto, partecipano alla sua passione redentrice;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. il frutto, in tutta l’umanità immersa nella morte e risurrezione di Gesù.

Preghiamo:
O Padre, tu hai disposto che quanti seguono Gesù siano dove egli è: presso di te; crea in noi un cuore puro: tutto dedito al servizio dei fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen..

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).

– Salgo mentre m’innalzano e con me tutti salgono attirati da me: obbedienza, lode, amore, giudizio, vittoria, salvezza sono del nostro Dio. R/: Crea in me, o Dio, un cuore puro.

– Salita da un mondo all’altro: norme Spirito, esterno interno, pietra cuore, ignoranza conoscenza, peccato perdono: dall’antica alla nuova ed eterna Alleanza. R/: Crea in me, o Dio, un cuore puro.

– Salgo dall’essere schiavo della morte all’essere causa di salvezza universale: per la mia pietà.
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CONTEMPLAZIONE Il frutto dalla morte:

prefigurata: nella Creazione – nel grano.
figurata: nella storia d’Israele – in Israele: dall’esilio alla nuova ed eterna alleanza.
compiuta: in Gesù, ultimi tempi – in Gesù: innalzato sulla croce, attira tutti a sé.
manifesta: nella Chiesa con l’eff.d. Spt. – greci, ebrei, quanti lasciano tutto, partecipano alla sua passione redentrice.
completa: alla fine nella gloria – in tutta l’umanità immersa nella morte e risurrezione di Gesù..