30-03-2003-Quaresima-B-dom4

30/03/2003 – QUARESIMA – ANNO B – 4 DOMENICA – 2003

IV DOMENICA DI QUARESIMA
Anno B – 30 marzo 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce del versetto al vang.:
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito; chi crede in lui ha la vita eterna.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
La luce è venuta nel mondo. Chi opera la verità viene alla luce.

La luce viene nel mondo, e il mondo viene alla luce.
La luce si espande infallibilmente. Solo in Gesù è possibile la nostra piena rinascita (vangelo), annunziata nel ritorno d’Israele dall’esilio (prima lettura), riconosciuta da Paolo in tutti gli uomini: “Per grazia siete stati salvati” (seconda lettura). Saziati dell’abbondanza della sua consolazione, liberati dal nostro esilio, possiamo cantare un canto nuovo, (risposta che si amplifica in preghiera eucaristica). Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di fare pienamente rinascere l’umanità, nel simbolo dello sguardo benevolo tra il crocifisso e i crocifissori. – Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.
La luce che vince le tenebre nel mondo è progetto di Dio. “Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”. Il verbo “bisogna” richiama il piano stabilito da Dio. Il paragone: “Come Mosè, così il Figlio dell’uomo”, è seguito da un fine: “Perché chiunque crede abbia la vita”. Il paragone è fra il serpente innalzato da Mosè nel deserto e il Figlio dell’uomo innalzato (passivo divino) da Dio. “Il deserto” riferisce il momento della storia in cui il popolo ha mormorato. Erano nel deserto, in una valle di serpenti, erano vicini alla terra promessa. Là venivano morsi dai serpenti velenosi quelli che mormoravano. Dio comanda a Mosè di fare un serpente e di metterlo sopra un’asta: chiunque lo guarderà dopo essere stato morso, resterà in vita. La disponibilità a mormorare contro Dio, che parla tramite Mosè, è corretta dalla disponibilità ad ascoltare lo stesso Dio, che dona salvezza mediante Gesù, vero Mosè. Segue il fine dell’agire divino: “Il Figlio dell’uomo sia innalzato, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna”. La vita eterna di chi crede diventa il fine del Figlio dell’uomo innalzato. Per “chiunque crede”: non ci sono parzialità o preferenze; ciascuna persona è il fine, lo scopo dell’azione di Dio, che “per noi uomini e per la nostra salvezza fu crocifisso”. –
La luce è Gesù, Parola di Dio. Gesù parla a Nicodemo; Gesù parla di se stesso a Nicodemo. Parla di se stesso e della vita di chi crede in Lui. Parla di se stesso Capo e membra. Parla a Nicodemo come ora parla a noi che andiamo da lui con una domanda, un desiderio simile al suo: “Come è possibile rinascere dall’alto?”. Gesù risponde e dice: È possibile rinascere dall’alto, e riavere la vita eterna a chiunque crede nel Figlio dell’uomo, cioè, a chiunque tiene lo sguardo fisso su Gesù innalzato sulla croce; così come era possibile, agli Israeliti morsi dai serpenti, riavere la vita mentre guardavano il serpente sull’asta di bronzo. – Guardare, credere, accogliere: avere lo sguardo di un cuore “morso”, di un cuore ferito a morte dalla “mormorazione” che sta per ogni ribellione dello spirito; sguardo che cerca la vita ed è disposto ad accogliere le condizioni di vita donata: a tutto questo uno è disponibile quando è morso dal serpente, e ritorna col pensiero alla comunità dei fratelli, dicendo: Mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto la comunità dei fratelli bisognosi al di sopra di ogni mia gioia.
La luce, uno dei quattro simboli pasquali (fuoco, acqua, parola), avanza con forza. A metà quaresima, con il ritorno ai fratelli, c’è già l’aurora dell’unico giorno, Gesù. Luce è il Figlio dell’uomo, innalzato come il serpente (simbolo di morte e di vita); innalzato da Mosè nel deserto, da Dio sulla croce. Io sono la vita nuova che sana i morsi velenosi di ogni mormorazione: comandando a Mosè, il Padre mio annette allo sguardo sul serpente l’efficacia salvifica, realizzata poi da me sulla croce. Come gli israeliti, tu mi guardi con disponibilità a ritornare ad ascoltare il grido dei fratelli quando sei morso! – “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”. Il ricordo di te, Signore, che c’inviti a perdonare come segno che accettiamo il tuo condono, è la nostra gioia.
Luce è il Figlio prediletto, misura dell’amore incondizionato del Padre per il mondo. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito”: ancora un paragone di uguaglianza: “Ha tanto amato…, da dare…”. Il Figlio unigenito è la misura dell’amore del Padre verso il mondo. Dio Padre ama il mondo quanto il suo Figlio Unigenito. Il mondo è amato quanto il Figlio; il mondo vale il Figlio e il Padre insieme; il mondo è comprato a caro prezzo. Quindi Dio non ha fatto il mondo lasciandolo poi solo, ma seguendolo e curandolo con lo stesso amore con cui ama il Figlio: “Pace in terra agli uomini che Egli ama”. Il Figlio innalzato sul legno, come il serpente sull’asta di bronzo, è progetto del Padre accettato dal Figlio. Gesù, Figlio unigenito donato, esprime la sua adesione al progetto di amore del Padre dicendo di se stesso a Nicodemo: “Bisogna che sia innalzato!”. Come è dono di Dio il Figlio unigenito, così è dono di Dio lo scopo, il fine, il perché di tanto dono, cioè la vita eterna di chi crede in Lui: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. È Dio che annette al Figlio innalzato in croce lo scopo della vita eterna, il senso dello sguardo, dell’accettazione, del credere da parte di chiunque è “morso”. La forza che fa rinascere, quindi, viene dall’alto, è un dono gratuito di Dio, nasce dall’amore di Dio per il mondo; amore che dispone un disegno, un fine, uno scopo: la vita di Dio; e attende la risposta che lui stesso suscita nell’uomo: il credere fiducioso, lo sguardo propenso all’accoglienza: “Chiunque crede in Lui ha la vita eterna”. L’amore supera ogni distanza fra Creatore e creatura, fra amico e nemico. Tanto amore per te non è interessato a giudicarti, ma a salvarti. Ecco il tempo dell’accoglienza. Giudica e condanna se stesso chi non accoglie il suo Signore che tutto ha condonato. Esulta e gioisci, tu che ora mi accogli e hai in te la vita, accordando nell’intimo il perdono a tutti. – Il ricordo di te, del tuo condono, Signore, è la mia gioia.
La luce opera la verità. Rende evidente: non condanna, ma rinnova. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”. Come l’uomo “morso” è salvato quando crede, quando tiene lo sguardo fisso su Gesù innalzato in croce; così l’uomo “morso” si esclude dalla salvezza, si autocondanna, quando non crede, non accoglie, non tiene lo sguardo fisso su Gesù. Il giudizio non dipende da Dio; da Dio dipende la sentenza secondo giudizio. Il giudizio dipende dall’uomo; e non è alla fine del mondo, ma è in atto quando non credo, quando non tengo lo sguardo fisso su Gesù; come sono in atto la salvezza e il Regno nel momento in cui credo o tengo lo sguardo fisso su Gesù. Il giudizio non è alla fine del mondo, ma è legato ad ogni istante della vita dell’uomo: in ogni istante l’uomo determina la propria salvezza credendo, guardando Gesù crocifisso, segno dell’amore del Padre; o determina la propria condanna non guardando, non credendo nel nome (nella persona) dell’unigenito Figlio di Dio: “Chi crede in Lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”. “Chi crede in lui ha la vita”, “chi non crede è già stato condannato”: Gesù sottolinea lo stato attuale di vita o mancanza di vita in rapporto attuale con lui. Lo Spirito Santo, Amore del Padre e del Figlio, Amore con cui Dio ha tanto amato il mondo, è in atto nel cuore di ogni persona, perché accolga la salvezza; e fa sentire la condanna, il regresso, il tempo perduto, la depressione, la morte in chi rifiuta di guardare, di accogliere, di credere nel nome del Figlio unigenito innalzato. Tu ti lasci investire dalla mia luce che opera in te, e tu diventi come me, glorificato, prediletto, luminoso: guarisci dal male radicale di mormorazioni, morsi e morte. Come la luce, mia prima creatura, evidenzia la natura, i colori, le forme delle cose e nulla si sottrae alla sua presenza; così l’opera della luce spirituale si rivela e viene alla mia luce nei suoi vari aspetti: longanimità, bontà, pazienza ecc., dominio di sé: tutti i frutti dello Spirito (Gal 5). – Il ricordo di te, Signore, è la mia gioia.
La luce è venuta nel mondo, e il mondo viene alla luce. Il Figlio dell’uomo innalzato è dono di Dio che fa rinascere. Questa luce che viene nel mondo è una realtà assolutamente nuova e potente: invincibile. Viene in un mondo che compie opere malvagie. Il mondo degli “antichi Israeliti, che mormorano e sono morsi”, è immagine di tutti gli uomini. Il comando di Dio è un dono che viene in un mondo di mormorazioni, morsi e morte. La mormorazione, le opere malvagie, consistono nel “preferire le tenebre alla luce”. Quindi non sono un male momentaneo compiuto per sbaglio, un male venuto in chi vorrebbe il bene, ma non ha la forza di compierlo. Sono un male detto “tenebra”, costituiscono un mondo che preferisce il male, che ha come programma il male, e vuole il male come “progetto di vita”; ha due connotati: “odia la luce”; “non viene alla luce perché le sue opere non siano svelate”. Il dono di Dio si scontra con questo male radicale. In questo mondo di malvagità, di odio e di nascondimento del male viene Gesù, la luce come dono di Dio. E come dono di Dio viene all’uomo anche la capacità di operare la verità, di andare incontro alla luce: “Chi opera la verità viene alla luce”. Per quanto grandi siano le scorribande del male sulla pianura della terra, esse non scalfiscono lo splendore della luce del sole in cielo. Anzi ne risaltano la vittoria pacifica e infallibile. In questo contesto, “verità” non è la semplice corrispondenza tra parola umana e intenzione interiore del cuore, e neanche coerenza tra azione e legge nell’ebreo osservante (verità ebraica: emet). “Verità” è invece Gesù, il Figlio dell’uomo innalzato, è il disegno dell’amore del Padre che dà il Figlio unigenito al mondo: verità è l’efficacia salvifica annessa da Dio allo sguardo che l’uomo “morso” fissa su Gesù. Quindi verità è la persona di Gesù donata all’uomo come salvezza secondo il disegno del Padre. Verità è Gesù eucaristia che celebriamo, e ci fa “venire alla luce”, ci fa stare in Gesù Figlio dell’uomo innalzato, Figlio unigenito donato, perché “appaia chiaramente che le nostre opere sono state fatte in Dio”. Celebrando l’atto penitenziale in questa eucaristia manifestiamo il nostro male perché venga sanato, e confessiamo: “Non ho tenuto nascoste le mie colpe, ho manifestato il mio errore e tu hai rimesso la malizia del mio peccato”. Le sue opere in noi sono conformi al dono di Dio a tutti, dal momento che godiamo dell’amore di Dio verso tutti, indistintamente.
Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

La luce viene nel mondo, e il mondo viene alla luce.
Gesù, Luce, è il progetto del Padre su tutta la storia. Gesù sta al centro della storia. Illumina già la storia d’Israele nel deserto che diventa figura, immagine, profezia della storia futura. “Il Figlio dell’uomo innalzato” ne è la realtà, il compimento e l’attualizzazione. Quando Gesù dice: “Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”, rivela di essere l’intenzione del Padre nel comandare a Mosè di porre il serpente sull’asta, e nell’annettere efficacia salvifica allo sguardo sul serpente. Nello stesso tempo Gesù mostra di aderire totalmente a questo piano di Dio. Quando perciò Dio dà questo comando a Mosè, pensa al suo Figlio Gesù: egli dispone una storia che annunzia quella realizzata poi da Gesù come suo compimento. Dio annette allo sguardo degli ebrei sul serpente l’efficacia della salvezza che Gesù avrebbe realizzato. Salvezza per tutti gli ebrei peccatori raffiguranti tutti gli uomini: “Tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli”. Il piano di Dio è del tutto disatteso: domina l’idolatria. Ma più cresce l’infedeltà degli uomini, più si evidenziano le premure dell’amore di Dio che “ama il suo popolo e la sua dimora”. Anche le conseguenze dei peccati degli uomini, come la devastazione del tempio, della città e l’esilio, Dio fa tornare in bene: nel “riposo” (sabato) di cui Israele era stato privato. Alla fine (II libro delle Cronache) tutto il popolo riflette sulla propria storia e riconosce: Dio ci ha fatto progredire sulla via del rinnovamento spirituale più con i nostri guai che con tutti i nostri propositi di fedeltà all’osservanza della legge che non abbiamo saputo mantenere. E constatiamo che questo vale per tutti, perché Javè ha fatto tutto questo tramite Ciro, re di Persia, pagano, uno chiunque; eppure chiamato da Dio “il mio Servo diletto” (stesse parole con cui il Padre chiama il Figlio Gesù dalla nube al Giordano e alla trasfigurazione). – Avevano ragione i nostri oppressori chiedendoci canzoni di gioia in terra straniera, dicendo: “Cantateci i canti di Sion!”, perché Luce splendente, calorosa e forte tu sei, Signore, che rinnova, fa risplendere e gioire il cuore d’ogni uomo.
Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Molti vedono i segni di Gesù e credono in lui.
Luce di Amore che trasforma completamente l’uomo è Gesù. “Morti per i peccati, siamo stati salvati per grazia”. Fonte inesauribile di vita è “Dio, ricco di misericordia”. Fondamento di sicura speranza per l’uomo è l’amore di Dio tutto rivolto all’esterno, alle sue creature, all’uomo in particolare: “Per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti ci ha fatti rivivere”. Dio parla della sua vita intima solo per dire fino a che punto egli ci fa rivivere: fino ad essere “con Cristo”; il reo è reso giusto, “con-vivificato, con-risuscitato, con-assiso nei cieli in Cristo Gesù”; l’uomo non può essere innalzato di più: è fatto come Gesù in rapporto al Padre. Gloria, “segno della presenza”, di Dio è l’uomo vivente: in lui Dio fa risplendere “la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù”. Per esperienza voi sapete che “ciò non viene da voi, – dalle vostre opere – ma da Dio: siamo opera sua”. Segno che ci ha fatti come lui e che siamo di fatto come lui, sono “le opere buone” che noi pratichiamo, lasciandolo continuare in noi la sua “straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà” verso tutti come verso di noi. Questo è possibile, anzi facilissimo all’uomo pur nelle difficoltà, mediante Cristo Gesù. – Canterò i canti del Signore in terra straniera, mettendo Gesù al di sopra di ogni mia gioia”.
Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica riassunta nel Vers. Resp.: Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio: innalzato sulla croce, ci guarisce dai morsi del maligno;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito: Gesù in mezzo a noi, fa splendere su di noi la tua luce;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
luce di amore per i fratelli, apre a noi il cammino verso di te;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo: con-vivificati, con-risuscitati, con-assisi in lui nella tua luce;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria: di vita nuova in Cristo nell’unità dello Spirito S., che sempre ci rinnova.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Luce:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: luce naturale, prima creatura di Dio;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: luce della parola, che richiama, rinnova, risplende e fa gioire Israele;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: luce di Gesù, che viene e illumina il mondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: luce di Nicodemo, che viene alla luce custodendo la parola di verità;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. luce di tutta l’umanità, che nella luce del Figlio vede la luce del Padre.

Preghiamo:
O Padre, che hai tanto amato il mando da dare il tuo Figlio unigenito, perché chi crede in lui abbia la vita eterna; concedi al tuo popolo di gioire al ricordo di te. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).