23-02-2003-Ordinario-B-dom7

23/02/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 07 DOMENICA – 2003

VII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 23 febbraio 2003

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.

Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.
Il Signore mi ha mandato ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione. –
La tua parola, Signore, è verità: consacraci nel tuo amore.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Tutti lodavano Dio per le meraviglie operate da Gesù.

Tutti lodano Dio.
Tutti lodano il Dio che è al servizio dell’uomo. La guarigione del lebbroso, andato da Gesù trasgredendo la legge dell’isolamento (vedi domenica scorsa, sesta B), suscita la reazione negativa della legge stessa, cioè degli scribi che rappresentano ogni religione. Gli scribi infatti custodiscono gelosamente un complesso di leggi e osservanze che rendono schiava, sterile e lebbrosa o morta la persona; e garantiscono così il loro successo. Gesù invece guarisce e libera chiunque ricorre a lui, come il lebbroso, e accoglie il suo gratuito rapporto personale. Queste due posizioni vengono al confronto. Cinque episodi (2,1-3,6), paralleli e a chiasmo (a b c b’ a’), espongono il conflitto tra gli scribi e Gesù, tra la sinagoga e la casa di Gesù: l’ostilità degli scribi rileva, suo malgrado, cinque caratteristiche essenziali di questa nuova famiglia, piccola chiesa. Gesù, suo capo, si rivela “Figlio dell’uomo” che ha “il potere di rimettere i peccati” (primo episodio, 2,1-12: a. Vedi oggi, settima domenica anno B), e quindi ridona la vita (quinto episodio, 3,1-6: a’; in parallelo con il primo: a); Gesù chiama Levi, segno di tutti i peccatori; mangia e beve con loro, li guarisce come un medico (secondo episodio, 2,13-17: b), perché è lui il legislatore che dispone ogni cosa, “anche del sabato, per l’uomo” (quarto episodio, 2,23-28: b’; in parallelo con il secondo: b): tutto questo mostra Gesù, Sposo degli uomini, invitati ad un’esistenza felice di Sposa con lui, una vita come di nozze (terzo episodio, 2,18-22: c; centrale, cuore del mistero di Gesù, anima degli altri episodi; vedi ottava domenica anno B). Quindi, in queste due domeniche: oggi, settima domenica anno B, e la prossima, ottava domenica anno B, viviamo la storia esposta in questi cinque episodi.
Tutti lodano il Dio che dona la vita Oggi il vangelo mostra che “il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”. E intuiamo quanto è denso questo “perdono dei peccati” (episodio a)! E’ detta in forma negativa una realtà estremamente positiva, perché è opera dello stesso Gesù che ridona la vita (episodio a’). Quello, poi, che Gesù fa con un paralitico, lo fa con tutti, anche con noi qui ora, perché Gesù, subito dopo il condono al paralitico (“condono” perché è un “perdono” dato senza richiesta da parte del paralitico), chiama di sua iniziativa e condona tutto anche al pubblico peccatore Levi, anzi va a pranzo da lui, dove sono tutti i suoi amici (episodio b): “Per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati”, Dio dice (prima lettura); perché Gesù, il legislatore, dispone ogni cosa a favore dell’uomo (episodio b’): egli infatti è mandato dal Padre ad annunziare ai poveri e prigionieri la buona notizia della liberazione (cfr vers. al vang.); e “Gesù non fu sì e no, ma in lui c’è stato il sì” (seconda lettura). Egli viene come uno Sposo che vuole rendere felice la sua Sposa, che è tutta l’umanità invitata alle nozze con Dio. Questo è il centro (c: vedi domenica prossima anno B): renderci felici come a una festa di nozze; ecco il cuore di Gesù che anima tutto il suo agire e parlare. Cosciente della propria missione, della sua novità assoluta, incompatibile con il giudaismo e ogni religione, Gesù, con il suo primo gruppo di discepoli, accetta fin dall’inizio la croce, che il “vecchio” (2,21.22) sistema religioso gli prepara, d’accordo con il potere politico degli erodiani, e decide di “farlo morire” (3,6) fuori città, sul calvario. E Gesù ne farà il suo viaggio di nozze. Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di ridarti vita, nel simbolo di “alzarti e camminare in presenza di tutti”. – Sia benedetto il Signore, da sempre e per sempre. Amen, amen.
Lodano Dio tutti coloro che sperimentano il suo condono. “Gesù è in casa” con i suoi discepoli. Quando scrive, l’evangelista Marco ha davanti a sé la comunità cristiana, luogo di accoglienza e “annunzio della parola a tutti”, quanti vanno da Gesù. “Si radunano tante persone da non esserci più posto neanche davanti alla porta”: Gesù risponde all’esigenza di vita che egli stesso ha posto in ciascuno, e lo illumina con la sua parola; è la “penitenziale” nello stile delle prime comunità cristiane: parola, ascolto, fede, perdono; tutto nella gratuità e nella gioia. Anche noi ora ascoltiamo la sua parola, che spinge ad agire. Segue un fatto, che mostra come tutti quelli che ascoltano, trasmettono ad altri la gioia che ricevono. “Si recano da lui (Gesù) con un paralitico, portato da quattro persone”. Tutti si recano, quattro lo portano: c’è la partecipazione responsabile di tutti a ciò che solo alcuni fanno, perché “per la partecipazione al corpo e sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisce in un solo corpo” (pregh. eucar. II). Lo Spirito di Gesù crea in noi un cuor solo e un’anima sola. “Allargano il buco del tetto nel punto dove Gesù si trova”: è determinante il contatto diretto con la persona di Gesù, che ora viene in noi, più che dalla suocera di Simone e dal lebbroso. Chi fa esperienza di condono, porta gli altri da Gesù, superando ogni ostacolo: la malattia stessa, la legge che vieta di toccare persone malate, la folla intorno a Gesù, gli stessi discepoli che “sgridano” e “allontanano” per esempio i bambini. Tutto questo sforzo appare come una muta preghiera che richiede l’intervento di Gesù. Ed egli “vede la loro fede”: vede come lo ascoltano e partecipano al trasporto del paralitico; e sa qual è la guarigione necessaria per vivere autenticamente da persona libera. Egli dice al paralitico: “Figlio, sono rimessi i tuoi peccati”. Passivo divino: “sono rimessi” da Dio. Gesù è Dio che libera il paralitico dalla malattia interiore, dal peccato che uccide. Anche i portatori del paralitico, e tutti gli altri, sanno che prima sono guariti interiormente loro stessi “per la sua parola”, e partecipano al perdono di Dio. – Beati quelli che, mossi dallo Spirito, si fanno poveri, distribuendo tempo ed energie ai fratelli: hanno la vita del Dio che si dona.
Loda e riconosci il medico nascosto in fondo al cuore. Anche tu fai esperienza di condono, e porti gli altri da Gesù, quando allarghi il foro del tetto nel mondo interiore della persona che incontri, e deponi davanti al suo Signore l’anima paralitica, fiaccata in tutte le sue membra, incapace di fare opere buone. Oppressa e sofferente, lei può guarire come te. Tu sai come “paralizza” amare creature più del Creatore, e sai come “scoprire” il male. Il Medico c’è, nascosto dentro al cuore; fossi tu anche “lebbroso”, mai ti lascerà; anzi ti dice: “Sono i malati che hanno bisogno del medico”; per te io sono venuto. “Guarisci” amando me, Creatore d’ogni creatura. – “Questo è il vero senso occulto della Scrittura da spiegare” (s. Agostino). Procura di trasformare in positivo l’atteggiamento negativo degli scribi; fa’, come lo Spirito ti suggerisce che avrebbero dovuto fare anche loro: davanti a un malato rattrappito nelle membra e colpito da paralisi interiore, di ansie e angosce, non stare “seduto” e incurante come gli scribi, ma recati con lui da Gesù. Per farlo giungere al Medico, allarga il foro sul tetto del suo cielo, cala giù il paralitico, cioè fallo entrare in se stesso, svelagli ciò che sta nascosto nelle pieghe del suo cuore: mostragli il suo male e il Medico che deve curarlo. Sì, il male paralizza e rende una persona incapace di aiutarsi in alcun modo; ma il Signore la rende anche più disponibile al bene. Intervieni allora come fratello e sorella graziata, completi l’opera divina; perché “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (1Cor 10,13). – Nel benessere dell’animo risiede anche il benessere fisico.
Loda Dio presente in Gesù e nella comunità che perdona. Il perdono dei peccati è prerogativa assoluta di Dio (Es 34,6; Is 43,5; 44,22); e se c’è un segno di perdono, allora è presente il Dio che perdona tramite i suoi figli. Io lo riconosco, dice Gesù, come il profeta Natan lo annunzia a Davide: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato. Tu non morirai” (2 Sam 12,13). – Ma gli scribi non sanno leggere come Gesù “la fede” in atto nei presenti che “si recano da lui con un paralitico”. Essi guardano ad una possibile “bestemmia” di Gesù nei confronti di Dio che non si vede, e non vedono il cambiamento di vita in tutta una comunità verso un fratello infermo che si vede. A loro, veri ciechi e senza fede, Gesù, sempre mosso a compassione, parla ancora e per loro agisce: compie un altro segno, visibile; altrettanto impossibile agli uomini come il perdono, invisibile; e dice: “Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua”. Quegli, graziato del perdono invisibile, e ora della visibile guarigione fisica, “si alza”, come Gesù dalla morte; “prende il suo lettuccio”, come Gesù il suo corpo risorto; “e se ne va”, come Gesù presso il Padre. Un uomo malato e ora sano, -corpo, anima e spirito-, è tipo del fedele che vive la pasqua di Gesù. Il Figlio dell’uomo agisce sulla terra con piena Autorevolezza, rimette i peccati: basta una parola e tutto avviene. Una Parola fa in un attimo ciò che tante parole non riescono a descrivere in tutta la storia. Non occorre difendere Dio o delle verità teologiche; Gesù non bestemmia, non offende il Padre guarendo i fratelli, ma rimanda a lui la lode della folla guarita con il paralitico e osannante: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”. La comunità cristiana, rinata nello Spirito, canta il prefazio del rinnovamento: Non abbiamo mai visto una tale “compassione” verso i fratelli, anche irriconoscenti. – Infatti, la parola che gli scribi ora dicono nel cuore: “Egli bestemmia!”, la ripeteranno ad alta voce e con autorità nel processo a Gesù, per condannare a morte “il Mssia e il Figlio del Benedetto, egli sia!” (Mc 14,60-64). – “Beato l’uomo che ha cura del debole, nel giorno della sventura il Signore lo libera. Veglierà su di lui il Signore, lo farà vivere beato sulla terra”.
Rinnovaci, Signore, col tuo perdono.

Tutti lodano Dio.
Lodano il Signore quelli che accolgono i suoi prodigi. “Non pensate più alle cose antiche. Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. La memoria del passato ha valore quando apre al futuro e prepara ad accoglierne il compimento nel “Figlio dell’uomo che ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”, e in un “popolo che io ho plasmato per me, dice il Signore: perché celebri le mie lodi”, come “lodano Dio” tutti coloro che vedono il paralitico alzarsi e andarsene. E proprio tu, Israele (scribi nel vangelo di oggi, rappresentanti di tutti coloro che meditano questa tradizione), mi hai stancato con le tue iniquità”. Ma questo non ferma la “compassione” di Dio in Gesù che guarisce il paralitico e si rivolge in particolare agli scribi, dicendo: “Io, io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati”. – “Beato l’uomo che il Signore non abbandona alle brame dei nemici”, cioè, alle sue iniquità.
Rinnovaci, Signore, col tuo perdono.

Tutti lodano Dio.
Loda Dio, testimonia come il paralitico la sua presenza in ogni circostanza: Paolo è accusato dai corinzi di cambiare facilmente i suoi programmi, come quello dell’itinerario verso la Macedonia. Partendo sempre da fatti particolari, l’apostolo parla di Cristo, e ora, a proposito di quel cambiamento, egli precisa che non è avvenuto per motivi egoistici, ma per volontà di Dio. E aggiunge: Così in tutto il mio insegnamento: Non ci sono contraddizioni, ma solo parole autentiche, derivanti dal “sì” di Cristo, che adempie sempre le promesse del Padre. E attraverso Cristo sale al Padre anche il nostro “sì”, cioè la nostra lode e conformità alla sua volontà. Per questo ci ha identificati con Cristo, ci ha dato l’unzione del suo Spirito, il “sigillo” del suo possesso, il “pegno” della vita eterna, che noi conserviamo nei nostri cuori, come prolungamento di Cristo a sostegno dei fratelli. – Fammi stare alla tua presenza per sempre.
Rinnovaci, Signore, col tuo perdono.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Rinnovaci, Signore, col tuo perdono,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
tu, Dio di libertà e di pace, ci ricrei nel perdono di Gesù;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi ci riconcilia nell’Amore, ci fortifica nella fede;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
ci porta con sé davanti a te, graditi insieme a lui, testimoni del perdono;

intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
rinati nel tuo amore, diamo gloria al tuo nome;

lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità ricreata per il condono dei peccati in Gesù.

CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Desiderio di perdono:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: Desiderio di perdono, nelle persone radunate davanti alla porta della casa di Gesù;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza: Desiderio di perdono, nel popolo d’Israele incapace di compiere il bene;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: Desiderio di perdono, in Gesù mandato dal Padre ad annunziarlo ed eseguirlo nel mondo;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: Desiderio di perdono, in chi dice “Sì” come Paolo, e porta il paralitico da Gesù;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. Desiderio di perdono, in tutti come pienezza di vita a gloria di Dio Padre.

Preghiamo:
O Padre, che hai mandato il Figlio ad annunziare ai poveri la buona novella, a proclamare ai prigionieri la liberazione; rinnova la Chiesa con il tuo perdono. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).
(Parola Chiave)