16/02/2003 – T. ORDINARIO – ANNO B – 06 DOMENICA – 2003
VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno B – 16 febbraio 2003
RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.
Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).
LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE
MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.
Non sono i sani che hanno bisogno del medico, dice il Signore, ma i malati; io sono venuto a salvare i peccatori.
Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Signore, si vuoi puoi guarirmi! Gesù disse: Lo voglio, guarisci!
Lo voglio: guarisci!
Libero da ogni schiavitù, cresci nella somiglianza del mio amore. Cresci nella somiglianza dell’amore di Dio ai fratelli (vangelo); libero dalla schiavitù della legge (prima lettura); da poter dire con Paolo: “Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo” (seconda lettura). – Venendo in noi Gesù dice: Oggi mi rendo presente in atto di donarti il mio amore, stendendo la mia mano che ti libera da ogni ostacolo, e toccandoti come simbolo di comunicarti tutto me stesso. – “La grazia circonda chi confida nel Signore: gioite nel Signore ed esultate giusti confidenti in lui; giubilate, voi tutti, retti di cuore”.
Cresci nella somiglianza del mio amore ai fratelli. L’unico culto che Dio ti chiede è il prolungamento del suo amore all’umanità. Passando dall’osservanza di norme alla fede in Dio, non sei più l’uomo che deve dare a Dio, ma che accoglie Dio, e con lui e come lui vai verso gli altri. – Gesù va predicando così dovunque e scacciando i demoni di ideologie o aspettative, religiose o nazionaliste che impediscono di accogliere il suo messaggio. Tutte le persone infatti sono accette a Dio e possono avvicinarsi a lui; egli non esclude nessuno dal suo amore. – “Beato l’uomo a chi Dio non imputa alcun male e nel cui spirito non è inganno”..
Nessuno è escluso dalla possibilità di crescere nel somigliare all’amore di Dio, neanche l’essere umano considerato il più abbietto: “Accorre a lui un lebbroso”. E’ un personaggio anonimo; segno che l’evangelista non intende riferire semplicemente un episodio dell’epoca, ma dare un profondo insegnamento alla comunità. Il personaggio anonimo rappresenta le persone che in ogni tempo si trovano nella stessa situazione. La situazione umana d’un “lebbroso” è la peggiore che si possa immaginare. Eppure, il primo che Gesù incontra è proprio un lebbroso. Egli è considerato un cadavere ambulante. Giobbe definisce la lebbra “il primogenito della morte” (18,13). La lebbra non è ritenuta come una semplice malattia, ma come un castigo di Dio per un individuo colpevole, e per questo emarginato dalla società. Il sacerdote ha il compito di dichiararlo immondo e di allontanarlo. Il lebbroso non può vivere nel paese, deve stare appartato; quando vede qualcuno da lontano deve gridare: “immondo, immondo!”, scostatevi e non toccatemi. Il lebbroso non può partecipare al culto, non può quindi sperare di guarire: è come chi è sceso nella fossa. E’ la maledizione più grande che può capitare a una persona. La guarigione dalla lebbra è considerata un avvenimento straordinario, impossibile, come una risurrezione di un morto. Soltanto Dio può guarire; ma il lebbroso non può accostarsi a Dio; quindi non c’è speranza per lui. Si conoscono due persone guarite dalla lebbra: Myriam, la sorella di Mosè, guarita per intercessione del fratello Aronne; e un pagano, Nahaman il siro, guarito per intercessione del profeta Eliseo, che non tocca il lebbroso, ma “gli mandò un messaggero per dirgli: Và, bagnati sette volte nel Giordano: la tua carne tornerà sana e tu sarai guarito” (2 Re 5,10). Ed ecco: “Viene a Gesù un lebbroso” che ha recepito il suo messaggio: Dio ti ama indipendentemente dalla tua condotta.
La mia parola suscita in te la fiducia di accostarti a Dio e di pregarlo. Allora il lebbroso “lo supplicava”, continuava a supplicare Gesù davanti a tutti. “In ginocchio” perché pensa che alle parole di Gesù possano non seguire i fatti, data la sua impurità, bensì una punizione. “Diceva: Se vuoi, puoi purificarmi”, perché io possa accostarmi a Dio ed essere guarito. Gesù risponde con gesti e parole che rivelano la novità assoluta della sua persona divina. “Mosso a compassione” infatti nell’antico testamento è un verbo riservato solo a Dio, specifico di Dio che restituisce vita dove non c’è; verbo derivante da una parola (splagxna) che significa “viscere materne, utero”; richiama cioè l’aspetto materno di Dio. Mentre il lato paterno sottolinea il desiderio che il figlio gli assomigli; quello materno rileva il fatto che Dio accetta il figlio così com’è: può essere un lazzarone, un delinquente; ma per la madre-Dio è sempre figlio accolto; come una volta l’ha messo al mondo, così continua a generarlo e a trasmettergli vita. Questo riferimento biblico sta a dire ancora una volta che non si tratta d’un semplice episodio passato ma di un “muoversi a compassione” sempre in atto, adeguato a Gesù che è Dio. Di fronte al peccatore che gli si avvicina, Gesù non s’indigna, non lo allontana, ma “mosso a compassione” interiormente, “stende la mano”, a differenza di Eliseo; non come Dio sull’Egitto per punire; bensì per allontanare il male “con la potenza del suo braccio”; e “lo toccò”: mentre altre volte gli è bastata una parola per sanare, in quanto Dio che “parla e tutto esiste”. Lo tocca, contro la prescrizione del Levitico che proibisce di toccare i lebbrosi, per mostrare come Dio accoglie tutti incondizionatamente. “E gli dice: Lo voglio”: Gesù esprime per la prima volta la “volontà” divina di eliminare ogni traccia di sofferenza in un individuo. “Sii mondato!”, Gesù aggiunge, “e subito se ne andò da lui la lebbra e fu mondato”. Al messaggio che ha sentito, il lebbroso vede corrispondere i fatti: presso Dio non c’è differenza di persone. – Confidate sempre nel Signore, perché grande è la sua compassione!
Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Ha trasgredito la legge il lebbroso “avvicinandosi”, ha finito di trasgredirla Gesù “toccandolo”; non esiste più né legge né lebbra: è la fine di ogni emarginazione in nome della legge, perché contro la legge e a favore della persona Gesù elimina le distinzioni fra puro e impuro. “Toccandolo e dicendo: Lo voglio, sii mondato”, Gesù dimostra che la legge emarginando l’individuo non esprime la volontà di Dio. La legge non ha mai pietà dell’uomo misero e sofferente, e lo emargina. Gesù invece di fronte alla sofferenza dell’uomo, considerato peccatore, si commuove e mette il bene della persona al di sopra della legge. Ecco la vera novità che vale per sempre: la religione insegna che un essere impuro deve diventare puro per avvicinarsi a Dio; Gesù dimostra il contrario: avvicìnati a me e diventi puro. Sono eliminati tutti i rituali di penitenza per avvicinarsi a Dio. Con Gesù l’amore di Dio non va meritato, ma accolto e trasmesso agli altri. Quel lebbroso si avvicina soltanto e accoglie l’amore di Gesù. La sua guarigione è opera del dono di vita che Gesù gli offre incondizionatamente. Non è detto il nome, il luogo e il tempo: perché il nome è il mio, il luogo è qui e il tempo è adesso. –“La grazia circonda chi confida nel Signore”.
Confida nel tuo Signore! Ora il lebbroso non ha dubbi: Gesù mi ha accolto e guarito. – “E, sbuffando con lui”, Gesù “lo manda subito via”. La Compassione si trasforma in rimprovero. Non è collera, ma solo fermo e serio richiamo per avere creduto a una cosa tanto illogica: Come hai potuto credere che Dio ti possa escludere dal suo amore?! Non è possibile che Dio Amore esclude una sua creatura: per nessun motivo! La Compassione crocifissa piange di non essere accolta come una chioccia dai suoi pulcini. E “lo manda subito via”, come segno che Compassione e dubbio non possono coesistere. “Lo manda subito via” dal luogo che gli ha inculcato questa falsa mentalità della discriminazione di Dio. Nel suo esodo Gesù si mette dietro alle sue pecore e le spinge fuori da ogni recinto che promette umane sicurezze, e che in realtà impedisce di vedere l’erba verdeggiante della Compassione che fa liberi e dà vita. Al lebbroso non basta che Gesù lo abbia liberato dalla lebbra; ma deve liberarsi lui stesso in modo definitivo dal credere in un’istituzione che l’ha emarginato ingiustamente. Poco dopo la guarigione di un infermo alla piscina di Betzaetà Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più (non tornare all’istituzione di prima), perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio” (Gv 5,14): nessuno riuscirà più a liberarti, perché saresti vittima e complice, aderendo liberamente alla falsa mentalità su Dio. “E gli dice: Guarda di non dir nulla a nessuno”, finché non hai preso coscienza della totale opposizione tra l’agire di Dio e di chi pretende di rappresentarlo. “Anzi, và, mostrati al sacerdote e offri per la tua purificazione ciò che Mosè prescrive” e non Dio (secondo il Talmud, Tradizione orale della legge, invece, è Dio), “come prova contro di loro”: come prova per te contro di loro; prova per te della differenza tra il dono gratuito da parte di Dio contro le infinite esigenze, anche in pagamento, di un dio insaziabile rappresentato dal sacerdote. Prima di parlare prendi coscienza di questa opposizione tra il Dio della fede e della religione. – “La grazia circonda chi confida nel Signore”.
Testimonia l’Amore del tuo Signore! Parla con la vita, e non come i demoni senza esperienza: “Ora egli, uscito” non da un luogo, ma dalla posizione mentale precedente (non è un semplice racconto d’un fatto, ma un messaggio per uomini d’ogni tempo), “cominciò a proclamare molto e a diffondere la parola”, non il fatto di essere purificato, ma il messaggio che Dio ama tutti indipendentemente dal comportamento delle persone. Questa è la “Buona Notizia” che egli proclama con Gesù per tutta la Galilea, cioè in ogni luogo. Si sprigiona un’allegria incontenibile, sottolineata da verbi e avverbi: “cominciò a parlare senza sosta diffondendone la fama”. Il primo collaboratore, che Gesù si sceglie a predicare il Vangelo, è la persona esclusa da tutti: peccatore, lebbroso, maledetto da Dio; ma che ha esperimentato il suo amore gratuito. La sua mano tocca la nostra, il suo corpo viene in noi, nel silenzio ci comunica la sua stessa Vita. La suocera di Simone “li serviva”, il lebbroso “divulgava il suo messaggio: persone rinate dall’effusione d’Amore svolgono la stessa attività di Gesù. “E così lui”, l’ex-lebbroso è identificato con Gesù, “non può più entrare palesemente in qualsiasi borgo”, perché è stato visto toccare un lebbroso; è impuro, non può più entrare in luoghi abitati: la legge, per amore di se stessa emargina le persone; Gesù, per amore della persona emargina se stesso. Gesù, il Figlio di Dio, il puro per eccellenza, accetta di passare per impuro pur di purificare e comunicare il suo amore a una persona sconosciuta. Il bene dell’uomo per Gesù è più importante del suo bene. Accetta di passare per maledetto pur di portare benessere a ciascuna persona. E’ una situazione continuativa: “Rimaneva fuori in luoghi disabitati, e venivano a lui da ogni parte”. L’ex-lebbroso ha fatto scuola. Ciascuno lo imita; si aprono gli occhi delle persone, che si dissociano dalla religione di pratiche, per andare da Gesù, unico amico che non tradisce. – “Gioite nel Signore, giubilate, voi tutti, retti di cuore”.
La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia.
Lo voglio: guarisci!
Immondo, solo, fuori dell’accampamento. Fuori della comunione dei santi, tu ti senti gridare dentro: “Immondo! Immondo!”, e infettivo. Io attendo sempre che mi “chiedi” ciò che sempre ti “voglio” dare.
La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia.
Lo voglio: guarisci!
Fate tutto per la gloria di Dio: fatevi miei imitatori, dice Paolo e ripete l’ex-lebbroso, come io lo sono di Cristo, sforzandoci di piacere a tutti in tutto, senza cercare l’utile nostro. Guariti, non più d’inciampo ai fratelli, serviamo e saniamo tutti come prolungamento dell’amore di Gesù per l’umanità.
La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia.
PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., La tua salvezza, Signore, mi colma di gioia,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:
ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
sanguinante sulla croce e nel nostro volto di lebbrosi;
attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù in mezzo a noi ci risana dal peccato che divide e avvilisce;
offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
redenti e fatti partecipi del suo amore, narriamo la tua misericordia;
intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
purificati e rinnovati, la tua grazia diventa la nostra ricompensa;
lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità riconciliata e risana da ogni lebbra di peccato.
CONTEMPLAZIONE
Nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque tappe (v. LG 2); contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., La Gioia:
prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione: gioia, del lebbroso guarito fisicamente;
figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza gioia, del lebbroso riammesso nella comunità di Dio;
compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi: gioia, di Gesù compassionevole, stende la mano, tocca, parla, guarisce;
manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso: gioia, dei fedeli che comunicano con Gesù nell’eucaristia;
completa, alla fine, nella gloria della Trinità. gioia, piena nell’umanità che in Cristo raggiunge la vera vita.
Preghiamo:
O Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio Gesù a salvare i peccatori, come medico per i malati; fa’ che il tuo popolo sia colmo di gioia. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).