24-11-2002-CristoRe-A

24/11/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 34dom-cristoRe-2002

XXXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 24 novembre 2002

MEDITAZIONE o RILETTURA
Versetto al vangelo:
Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene:
tenete saldo il dono della fede fino al mio ritorno.

Antifona alla Comunione:
Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria per giudicare tutte le genti.

Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria.
Egli invita tutti ad ereditare il regno del Padre suo: “Venite, benedetti del Padre mio… (vangelo):
“ecco, io stesso vi ho cercato e ho avuto cura di voi, mie pecore” (I lettura), “
e ora vi consegno “a Dio Padre perché Egli sia tutto in tutti” (II lettura). Oggi mi rendo presente in atto di cercarvi e avere cura di voi, benedetti del Padre mio, e consegnarvi a lui; nel simbolo di un Pastore che cerca, trova e porta al gregge la centesima pecorella smarrita, e invita tutti a gioire con lui come in un unico grande giorno di festa. .

“Venite, benedetti del Padre mio”. Il Re si siederà e saranno riunite davanti a lui tutte le nazioni. Mistero del Signore Gesù, giudice glorioso di tutti gli uomini, in atto di illuminare la loro vita. Gesù ci dice “come vivere ora”. Come i discepoli noi chiediamo: “Quando, Signore”, verrà la fine? Mentre siamo in questa vita chiediamo: “Quando” è la fine della vita? E che Giudizio ci sarà? Per noi il “quando” riguarda il futuro, e il Giudizio ci appare una brutta cosa. Invece Gesù ci dice che il Giudizio è il suo Intervento a nostro favore, e che il senso della nostra esistenza sta nell’amore reciproco senza fine. Qui ora presente, il Signore Gesù ci dice che in un unico “quando” futuro, cioè “quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria”, “allora” si scoprirà il senso dei “quando” attuali, di questa storia in atto. E lo dice subito, ai discepoli come a noi, che ascoltiamo, perché non viviamo in vano. Per cinque volte ora egli ci ripete: “Allora il Re dirà a quelli della sua destra”. “Allora gli risponderanno i giusti”. “Allora dirà anche a quelli alla sua sinistra”. “Allora risponderanno anch’essi”. “Allora risponderà loro”: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. “Allora” dirà: “Ogni volta che avete fatto queste cose” oggi. Il “quando” futuro mostra i “fatti” di adesso. Gesù, Re glorioso, mostra che non si tratta di un “quando” lontano, ma di un “come” attuale, come cioè agiamo nella nostra esistenza: o “mi avete visitato” o “non mi avete visitato”. Visitato, = servito, me: affamato, assetato, straniero, nudo, in carcere. Sei “visite” che si completano con la settima visita o “entrata” nel regno come familiari di Dio. I giusti gli risponderanno per tre volte: “Signore, quando mai ti abbiamo visto…?”. “Quando ti abbiamo visto…?”. “E quando ti abbiamo visto…?”. “Rispondendo, il Re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta”; “ogni volta che ‘avete fatto’ queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. “Anche quelli alla sinistra risponderanno, ma una sola volta: Signore, quando mai ti abbiamo visto…?”. Anche ad essi il Re risponderà: “In verità vi dico: ogni volta! Ogni volta che ‘non avete fatto’ queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me”. Il futuro rimanda al presente. Il “che cosa” si trasforma in “come”: “avete fatto” o “non avete fatto”. Il “quando” diventa “ogni volta”. Il “me”, del Re, s’identifica con l’ “uno solo di questi miei fratelli più piccoli”. Il “chiedere” di “allora” trova la “risposta” nel “fare di adesso”. Il Figlio dell’uomo, discendente di Davide, è il Re di tutte le genti. Tutti dicono: “Quando mai ti abbiamo visto?” e a tutti il Re risponde: Mi avete visto “facendo”. Facendo a “uno solo dei più piccoli”, lo fate a “me” che mi sono fatto il più piccolo! Noi con i discepoli chiediamo per noi stessi; Gesù risponde e dice che vale per tutti. Nel più piccolo quindi c’è il Re, Signore di tutte le nazioni. In effetti, “tutte le nazioni sono un nulla” che diventa Re, Signore, soccorrendo i più piccoli. Unica colpa degli “allontanati” è l’omissione: “Non avete fatto”, non altro, al più piccolo, a me. Si vede il Re “facendo”. “Avete fatto” e sperimentato; e ora vedete “a chi”, ora che “siete riuniti davanti a me”: ora che formate assemblea liturgica, convocata da me. Voi ascoltate ora la mia Parola, e sperimentate che avete da me la forza di fare gli uni agli altri come io faccio a voi: sono io che opero in voi. Ascoltate: “Parola del Signore”; e rispondete: “Lode a te, o Cristo”. Cioè vi lasciate convertire; credete, accogliete me che sono il regno di Dio in mezzo a voi, il Re, Sposo e Giudice, in vostro favore. – “Sul trono della sua gloria”, “con tutti i suoi angeli”, egli parla e “premette subito” la conclusione che gli sta a cuore: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo!”. E mentre i “benedetti” lo sono dal Padre, per i “maledetti” non si afferma “dal Padre mio”. Il Padre non maledice; ma benedice, sempre. Sono gli uomini che chiudendosi all’amore del fratello si maledicono frustrando la loro esistenza. E’ la “visita=servizio” concreta al fratello che ti fa entrare nel regno. Io vengo per primo e sto con voi, muoio e risorgo, perché veniate e siate con me. E’ tutto il mio operato, sin dalla fondazione del mondo, in tutte le nazioni, durante tutto l’anno, ed ecco la conclusione, la sintesi: “Venite, ricevete il regno, è per voi “che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli; le avete fatte a me”: io sono il destinatario del vostro operato. – “Davanti a me tu prepari una mensa; cospargi di olio il mio capo, il mio calice trabocca” (sal resp).
Tu mi conduci, Signore, nel regno della vita.

Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria.
“Ecco, io stesso cerco le mie pecore e ne ho cura”. Il mio parlare ora qui a voi, dandovi la forza di fare ciò che dico, e di farlo come io lo faccio, è la mia opera di Pastore sotto molteplici aspetti: “Cerco, curo, passo in rassegna, raduno dalla dispersione, conduco al pascolo, faccio riposare, cerco la perduta, riconduco la smarrita, fascio la ferita, curo la malata: pascerò”. Sono tutti miei “interventi”, diretti al bene di ciascuno; “interventi” o prese di posizione, “giudizi” positivi in favore dell’uomo, a tutti i livelli: fisico, sociale, logistico, affettivo e spirituale; verso ciascuna persona secondo le sue necessità. Destinatario del vostro operato, perché chi fa questo al più piccolo lo fa a me, io sono anche l’operatore in voi, sono la vostra forza: tramite voi io faccio “queste cose” a me stesso in voi. Così ciascuno di voi è preso nel vortice dell’Amore vicendevole e verso tutti: è preso in Dio. Il paradiso non è per il futuro, si costruisce già ‘qui e ora’: la più piccola delle vostre azioni fatta in me per i fratelli è esperienza di Dio. E’ tutto di una importanza unica: essere fatti, solo per amore e in vista dell’amore, essere valutati solo in riferimento all’amore. “Ogni uomo” è alla mia presenza di Re e Giudice che lo ama. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome (sal resp).
Tu mi conduci, Signore, nel regno della vita.

Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria.
Vi consegno a Dio Padre perché Egli sia tutto in tutti”. Io, il Signore, ritorno a voi nella gloria della mia risurrezione. Come nuovo Adamo, nella mia nuova umanità glorificata, sono vicino al vecchio Adamo, peccatore, solo, malato e moribondo: a ciascuno dei suoi figli. Per primo risuscito dai morti, e mi faccio vicino ai mortali figli di Adamo, perché ricevano in me la Vita. Mediante l’uno mi faccio vicino all’altro, e in “questi miei fratelli più piccoli” cresce il germe divino della condivisione che porta alla vita di Dio Amore. Questa solidarietà fa crescere in Dio e “riduce al nulla l’egoismo di ogni principato e ogni potestà e potenza”. Re e Giudice, intervengo mediante i miei fedeli a favore di ogni bisognoso e lo rendo nuovo fedele: la comunione umana risorge progressivamente; l’ultimo nemico ad essere annientato è la morte. Allora tutto è sottomesso all’amore di servizio totale e carità fraterna; allora mi presento al Padre con tutti gli uomini, miei fratelli: molte membra di un solo corpo, il Figlio; e il Padre nostro è tutto in tutti. Questo ad opera compiuta, alla fine del Giorno, richiamato dalla fine di quest’anno liturgico. – “Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni” (sal resp).
Tu mi conduci, Signore, nel regno della vita.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp.:
Tu mi conduci, Signore, nel regno della vita,
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio. Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
unico Re e Pastore di tutti gli uomini;

attualizzazione: consacrazione. Ora, Padre, manda lo Spirito:
Gesù presente costruisce fra noi il tuo regno d’amore;

offerta: nostra in Cristo al Padre. In noi, Padre, si offre a te Gesù:
che alimenta in noi solidarietà e condivisione: e vince la morte;

intercessione: per tutti vivi defunti. Tutti, Padre, accogli in Cristo:
egli ti consegna l’opera della sua redenzione”;

lode finale: esplosione dei sentimenti. A te, Padre, ogni onore e gloria:
fin d’ora, e piena alla fine quando sei tutto in tutti.

Preghiamo:
O Padre di Gesù, che ha detto: Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene: tenete saldo il dono della fede fino al mio ritorno; conducimi, Signore, nel regno della vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).