22-09-2002-Ordinario-A-dom25

22/09/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 25 DOMENICA – 2002

XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 22 settembre 2002

MEDITAZIONE o RILETTURA
Antifona alla Comunione:
Gli ultimi saranno i primi, e i primi gli ultimi, dice il Signore.

Gli ultimi come i primi.
Il primo Ultimo sono io, il Signore e Maestro, Gesù di Nazaret. Vengo alla fine dei tempi, pur essendo fin dall’inizio; tutto è stato fatto da me e in vista di me; dalla creazione ho preparato la mia incarnazione, e la mia venuta costituisce l’ultima ora; sono la ricompensa, il “denaro”, il “vivere” per tutti; ho chiamato Ciro, pagano, a collaborare per la liberazione d’Israele dalla schiavitù babilonese (I lettura); all’ultima ora ho chiamato Paolo, ebreo, a lavorare fruttuosamente con me per i fratelli (II lettura). Ho formato gli apostoli, e sempre formo discepoli a collaborare con me nella mia vigna (Vangelo). Oggi mi rendo presente in atto di rendere solidale te e tutti gli operai con me nel dono di me stesso; nel simbolo di un unico “denaro” di salvezza per tutti.
Il Padre chiama gratuitamente. “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per una denaro al giorno, li mandò nella sua vigna”: è il primo gruppo di lavoratori, c’è un accordo salariale convenevole, e l’accordo è subito fatto. Il Padre chiama per pura sua bontà e grazia, chiama all’alba del Cristo risorto, “denaro” pronto per ciascuno. Ma non è tutto.
Il Padre chiama tutti. Il padrone poi esce ancora: alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, e manda tutti alla sua vigna, quanti trova oziosi nella piazza. Queste uscite ulteriori, messe di proposito da Gesù nella parabola, sono proprie dell’unico datore di lavoro che è Dio. Solo a quelli delle ore nove il padrone dice: “Quello che è giusto ve lo darò”. Tutti in piazza aspettano di essere chiamati alla vigna, come se fatti per questa unica occupazione; e non esitano di andare alla vigna. Dio chiama a ogni ora, quando crede e come crede; non ha importanza se presto o tardi. E’ importante essere pronti a rispondere. Ma non è tutto.
Il rifiuto è sempre possibile. Infatti, “molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”. Anche chi è stato chiamato alla prima ora, e ha lavorato l’intera giornata può sentirsi dire in risposta alla propria critica: “Prendi ciò che ti spetta e vattene”; si può perdere il regno a causa della ribellione all’operato sovrano di Dio. Ma non è il senso centrale della parabola.
I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. Dio lo mostra nel donare il suo regno: “Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Dio ha un metro diverso di giustizia: preferisce i poveri ai ricchi, i peccatori ai farisei (religiosi), malati e poveri, senza concedere privilegi a nessuno: “Gli ultimi sono primi e i primi ultimi”. Ma non è ancora il senso centrale della parabola: gli operai infatti non si lamentano perché pagati per ultimi, bensì perché pagati con lo stesso salario degli ultimi.
Dio da’ a tutti lo stesso dono. “Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno”. Questa è un’ingiustizia, mormorano costoro contro il padrone: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. La proclamazione della misericordia e della grazia di Dio suona per gli uomini come un’ingiustizia. E’ invece la Buona Notizia che è Gesù: il Padre dona il suo regno anche a peccatori e pagani come noi. Egli dice a uno di loro: “Io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio?”.
Il Padre ci fa solidali del suo condono per tutti. “Il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, non hai forse convenuto con me per un denaro?”. A Pietro conveniva seguire Gesù, e gli aveva detto: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Poi Pietro gli ha chiesto: “Signore, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?”. Con questa parabola Gesù risponde: Non otterrai un vantaggio economico, non un privilegio sociale; ma la solidarietà che unisce i miei “operai” tra di loro: fortunati e sfortunati, farisei e peccatori che si amano come in me sono amati dal Padre mio; e manifestano quanto sono felici di avere la sua misericordia, il “Denaro” del suo condono a tutti: felici perché in me, Gesù, è venuta l’ultima ora, l’ora eccezionale della Grazia.
Il Signore è vicino a chi lo cerca..

Gli ultimi come i primi.
Chiamo Ciro, pagano, a collaborare per la liberazione d’Israele dalla schiavitù babilonese. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. Ciro annunzia il ritorno in patria degli Israeliti (536 c a.C.). Non tutti gli esuli l’accolgono con fede ed entusiasmo: Perché un re pagano deve avere il merito della nostra liberazione? – Non è merito dell’uomo, ma bontà del Signore. Collaborate anche voi: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino”. L’empio e l’iniquo che resiste alle vie di Dio, “ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona”.
Il Signore è vicino a chi lo cerca..

Il Padre non ti perdona se non perdoni.
Chiamo Paolo, ebreo, a vivere di me. Egli sperimenta che la salvezza “non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia (Rom 9,16)”; aderisce alle mie vie, dice: “Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva, sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. Non ha senso essere primo o ultimo, vivere o morire, ma sentirsi oggetto dell’amore del Signore che neanche la morte può limitare. Non scelgo né di vivere né di morire, ma Cristo, mia vita, e ragione del mio lavorare “per voi tutti, per il progresso della vostra fede”: perché anche voi abbiate il “Denaro” che io ho ricevuto per grazia, Cristo Gesù nostro Signore. – Così Paolo è tipo del fedele solidale con l’operato di Dio: non solo non mormora contro il padrone, ma lavora per un denaro per tutti.
Il Signore è vicino a chi lo cerca.

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