15-09-2002-Ordinario-A-dom24

15/09/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 24 DOMENICA – 2002

XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 15 settembre 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.

Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Il Padre mio non perdonerà a voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello.

Il Padre non ti perdona se non perdoni.
Solo il perdono ti fa entrare e rimanere nella vita: ma, perdono di chi? “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. Pietro ha seguito il discorso di Gesù, ha capito che entra e rimane in Dio Padre con Gesù se perdona; ma fino a quante volte? La vendetta è considerata sacra in tutto l’oriente, e il perdono umiliante. Sette volte è vendicato Caino”, Lamek “settanta volte sette” (Gen 4,24). I rabbini fanno diverse valutazioni. Nel miglior dei casi, la moglie va perdonata una volta, i fratelli quattro volte, gli altri tre volte. Pietro pensa: Ma Gesù è un rabbì generoso! – E vuole mostrarsi lui pure generoso con Gesù, e chiede: Devo perdonare “fino a sette volte?”. – “Sette” indica la pienezza. Ma Gesù risponde con un “fino a settanta volte sette”, cioè, non solo un perdono illimitato, ma un cuore di perdono a mia immagine, sempre più grande di ogni offesa, cioè senza pensare all’offesa o a te stesso o che sei tu che perdoni; tu infatti sei solo un veicolo che trasmette il perdono di Dio. Oggi mi rendo presente in atto di creare in te questo mio cuore sempre più grande di ogni offesa”, nel simbolo di un re che condona tutto il debito.
Il Padre condona il debito a chi lo chiede: “A questo proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi”. Anzitutto perdono o condono suppone un rapporto fra re e servi. “Gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti”. E’ una somma sproporzionata (trecentomila anni lavorativi) che un uomo non può pagare, per dire una lontananza infinita fra l’uomo creatura e Dio suo Creatore. Al re viene presentato “un debitore”, senza nome, perché tu ci metta il tuo, vale infatti per ogni uomo. Siamo tutti debitori: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?” (1 Cor 4,7). “E che cosa potrebbe mai dare l’uomo in cambio della propria anima?” (Mc 8,37). Basta che il servo ricorra alla compassione del suo re, perché abbia il condono di tutto il debito: “Il padrone, impietositosi lo lasciò andare e gli condonò il debito”. Non gli viene dilazionato il debito, ma condonato: il “Signore pietoso”, in ogni caso, come il buon samaritano, come il padre del figlio prodigo, restituisce piena libertà e dignità al servo.
Il tuo perdono umano ratifica il condono divino: “Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: “Paga quel che devi!”: “un altro servo come lui” ha lo stesso debito sproporzionato in rapporto a Dio, ma proporzionato rispetto all’atro servo come lui, cioè “cento denari”, cento giornate lavorative. Il secondo servo lo supplica di avere pazienza e di dargli tempo; lo supplica con le stesse parole del primo servo; “ma egli non volle esaudirlo”, in pieno contrasto con il re che invece gli aveva condonato tutto; “andò e lo fece gettare in carcere”: il padrone lo aveva lasciato, si serve dell’andare per mettere in carcere un altro servo come lui; è pregato come ha pregato, non vuole esaudire come è stato esaudito; non vuole dare una minima parte di ciò che ha ricevuto: sarebbe bastato poco per dare all’altro speranza di condono da parte del re il “Signore”, come l’aveva ricevuto lui.
Il rifiuto del perdono trasforma il condono in condanna: “Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto”. L’atteggiamento del primo servo “addolora” gli altri servi, “grida vendetta al cospetto di Dio” che ascolta il dolore dei servi e li esaudisce. “Allora il padrone fece chiamare quell’uomo” che ora ha un altro nome: “Servo malvagio”, autore di male. Il padrone gli dice cosa si aspettava da lui: “Io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Drammatico contrasto fra l’immensa grazia che ricevi e l’inspiegabile tua cattiveria verso “un altro servo come te!”. Non ti lasci muovere dall’esperienza del condono ricevuto, non hai un animo di perdono verso l’altro, e svuoti te stesso. “Non dovevi avere pietà?”. Mi stupisco vedere come preferisci star male e fare star male; così mi ero meravigliato dell’incredulità dei miei connazionali (cfr Mc 6,6). Non ho potuto fare molti miracoli a causa della loro incredulità! (Mt 13,58). “E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto”. Il dono ricevuto gratuitamente non si ferma in te: se non va oltre ritorna a me, per andare a chi accetta di diventare Dio come me, pieno di compassione, capace di trasmettere condono, unico distintivo della mia presenza nell’uomo. Non è tuo merito, ma grazia che si espande ad uno tramite l’altro. La compassione illimitata (settanta volte sette) del Padre s’incarna nei singoli rapporti personali in seno alla comunità ecclesiale: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”. Fin d’ora è in atto il giudizio di Dio; ciascuno di voi sceglie la propria sorte: ti è stato concesso il condono divino, Gesù sulla croce ha annullato il documento che era scritto contro di te; e anche in caso di perdono rifiutato dopo il condono, il Re Signore non “ti vende” come meriti, ma ti dà “in mano agli aguzzini”, vicino a lui, in attesa di una tua conversione (cfr Col 2,12ss).
Il Signore è buono e grande nell’amore..

Il Padre non ti perdona se non perdoni.
Condono e Perdono ti sono possibili in Gesù: “Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati”: solo tu, mio Figlio carissimo, sei il pio israelita che adempie pienamente il mio precetto; in croce tu preghi me, tuo Padre, per i nemici, dicendo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”; solo per questa tua preghiera in croce sono rimessi i peccati di tutti gli uomini miei figli tuoi fratelli, che per amore ti sei addossato; solo accogliendo te, condono e remissione di tutti i peccati, ogni uomo stravince rancore, ira, collera; celebra la mia fedeltà nell’amore, attende la morte per essere con Cristo.
Il Signore è buono e grande nell’amore..

Il Padre non ti perdona se non perdoni.
Grazie, Padre: tu ci provvedi condono e perdono in Cristo Gesù morto e risorto: “Cristo è morto ed è ritornato in vita, per essere il Signore dei morti e dei vivi”. “Non vivo più per me stesso, ma per lui che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”; tutto mi è possibile: accogliere i deboli, perdonare le offese, darmi tutto a tutti, perché “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
Il Signore è buono e grande nell’amore.

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Il Signore è buono e grande nell’amore,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
immagine del cuore nuovo che tu crei in noi;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
egli rende presente il Cristo, e ci trasforma a sua immagine;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
con un cuore sempre più grande di ogni offesa;

intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
come accogli doni e preghiere di ciascuno per tutti;

lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo santo Spirito.

CONTEMPLAZIONE
In cinque tappe il Padre convoca i credenti in Cristo nella chiesa (v. LG 2). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti, per es., Il Perdono:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
il perdono, di un servo verso un servo come lui;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
il perdono, d’un israelita in ricordo dell’alleanza con l’Altissimo;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
il perdono, di Gesù in croce mentre prega per i nemici;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
il perdono, del fedele mosso dal condono del Padre;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
il perdono, di tutti gli uomini che vedono come tu ci ami.

Preghiamo:
O Padre, che ci dài il comandamento nuovo, di amarci a vicenda come tu ci hai amato; il tuo popolo acclami: “Il Signore è buono e grande nell’amore”. Per Cristo nostro Signore. Amen.