01-09-2002-Ordinario-A-dom22

01/09/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 22 DOMENICA – 2002

XXII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 1 settembre 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.

Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa io grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
ll Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria, renderà secondo le azioni.
secondo che la tua confessione: in Gesù, “Figlio del Dio vivente”, si trasforma: in Gesù, “Figlio dell’uomo sofferente”, in te; secondo che ti lasci cambiare la vita religiosa, fatta di cose vantaggiose, in un rapporto personale con me, e in te io mi possa donare agli altri con tutto te stesso, in tutta la tua vita, senza calcoli di merito o non merito, ma solo nell’amore gratuito di Dio; e il mondo pulsi con il tuo cuore in me. Oggi mi rendo presente in atto di rinnovarti con il mio Spirito dal Padre, e trasformare la tua gioia, il tuo dolore, in dono di amore, nel simbolo di un viaggio: a Gerusalemme.
Gesù Dimostra il suo programma di Servo dell’amore: “Da quel momento Gesù cominciò a dimostrare apertamente ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, ed essere ucciso e risorgere il terzo giorno”: andare, soffrire, essere ucciso, risorgere è un unico evento in quattro momenti (quattro verbi) inscindibili; l’atto esterno, breve nel tempo, è preparato da tutto il cammino. Gesù è ancora a Cesarea di Filippo: nel luogo più lontano da Gerusalemme; lo Spirito gli ricorda il dono di sé, che si compirà: egli formula fin d’ora a Cesarea la sua piena adesione interiore a ciò che avverrà. Dal momento della confessione di Pietro Gesù comincia a dimostrare apertamente la sua decisione ai discepoli: lo Spirito deve preparare interiormente anche loro all’azione esterna, come Gesù; anche loro saranno un culto spirituale gradito a Dio in Gesù. “Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare”: l’uomo cerca il potere, non conosce Dio amore: il suo modo di pensare “non è secondo Dio”; è invece secondo lo stesso satana che ha tentato Gesù. E Gesù allontana Pietro come satana, gli comanda: “Poniti dietro di me, satana”. La differenza tra Pietro e satana sta nel fatto che Pietro segue e cerca il Maestro, è disposto a lasciarsi ammaestrare da lui: tutti possono essere ammaestrati da Dio, se lo desiderano; Gesù non esclude nessuno. Per rivelazione del Padre il discepolo Pietro ha riconosciuto Gesù “il Messia, il Figlio del Dio vivente”; per insegnamento di Gesù il discepolo Pietro riconosce Gesù “il Figlio dell’uomo sofferente” per amore; quando non sta in ascolto, Pietro cade da Roccia in satana, da focoso diventa banale “ragioniere”: calcolatore Chi non sta in ascolto del Maestro perde la lampada della luce. Ciò vale per tutti i fedeli.
Gesù dice di porsi dietro di lui, come Pietro, se si vuol essere suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me (come Pietro che ha accettato di porsi come discepolo dietro a me) rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. I discepoli imparano dal Maestro la stessa “passione di amore”: impersonare il fratello amato, prendere su di sé le sue difficoltà, lasciarsi condurre dall’azione dello stesso Spirito, che fa vivere in noi Gesù. Come per Gesù è necessario “patire per giungere alla gloria”, così è per i suoi discepoli, fatti per “perdere la propria vita per causa di Gesù”. L’uomo non ha altro modo d’impiegare utilmente la sua esistenza, se non mettendosi al seguito del Signore Gesù.
I discepoli di Gesù, “Figlio dell’uomo Sofferente”, partecipano alla sua gloria di “Figlio del Dio vivente”: alla fine egli “verrà”, ed essi vedranno con i loro occhi ciò che già possiedono, cioè la gloria del “Figlio dell’uomo” dal Padre, e la sorte degli angeli con i “santi”, fedeli, che in Cristo hanno trasformato le loro semplici “azioni” umane in opere di salvezza.
Ha sete di te, Signore, l’anima mia..

Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria, renderà secondo le azioni.
L’amore di Cristo trasforma la tua esistenza in amore: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre”. Il profeta Geremia è figura di Gesù che discute con il Padre, lo interpella e prega: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, ed espone sofferenze, delusioni, crisi, emarginazioni; ma specialmente il silenzio di Dio. E mentre Geremia poteva essere nel dubbio, come ogni uomo; Gesù è nella visione del Padre; ma, come uomo, comprende Geremia: comprende ogni uomo nella sofferenza; e gli fa grazia della sua esperienza in rapporto con il Papà: mette in bocca nostra le sue parole che suscitano in noi i suoi sentimenti: “O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,/ di te ha sete l’anima mia,/ come terra deserta, arida, senz’acqua./ Poiché la tua grazia vale più della vita,/ e la forza della tua destra mi sostiene”. Chi non vive ancora, per grazia, coscientemente in Gesù, ha però Gesù che vive in lui e lo forma all’ascolto, per grazia: chi è disponibile e desidera imparare da lui, conosce il mondo dell’amore, tutto diverso: “Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: Violenza! Oppressione!”: Gesù, prefigurato da Geremia, ha vissuto e continua a vivere in me una duplice solitudine: di fronte al popolo che egli ama profondamente fino a dare se stesso, e di fronte a Dio che è il movente del suo dono totale. Pesa questa croce di solitudine su Geremia, su Gesù e su ogni uomo: al posto di rapporti sereni e distesi, tanto desiderati, ecco divisioni, contese ed emarginazioni, per chi vive nelle situazioni concrete con il dono e il desiderio della parola interiore.
Chi soffre il fuoco di Cristo, la croce, investe per la risurrezione e la gloria: “Mi dicevo: Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome! Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”. Fra Geremia e me c’è il Signore Gesù. Non mi dispiace la sua parola celebrata e custodito quotidianamente; anzi, è la gioia del mio cuore; ma vorrei evitare di star male per contrasti con i miei fratelli; e poi, chi dice che io sia nel giusto? Sono loro l’autorità che ti rappresenta, Gesù! Lotterò contro di te, Signore? Tacerò, starò in silenzio: sia fatta la tua volontà! – Ho trovato il modo di conciliare ricerca di Dio e pace coi fratelli. Ma mi vien da chiederti: Come ci parli, Signore, per migliorarci nell’amore reciproco, e perché ci amiamo come tu ci ami? Hai un solo modo: suscitarci dentro di chiederti ciò che ci vuoi dare; comunitariamente questo vuol dire: esprimere con semplicità il nostro sentire. Ma, parlo di nuovo con fiducia, e subito mi ritrovo la duplice solitudine di prima. Può essere da Dio tutto questo? Non mi viene che una risposta: Tu, fà la tua parte, come Maria di Magdala che io mando dai “miei fratelli”; lei è contenta solo di partecipare al mio amore per loro, e lascia fare a me il resto; così io miglioro lei e loro, te e i tuoi confratelli: tutti racchiudo nel peccato, per avere di tutti “misericordia”. Ma tu, sei disposto a fare la tua parte: a soffrire per amore, lasciarmi soffrire perché io porti a compimento in te l’opera mia? “Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. Lascia che in te io ami chi ti faccio incontrare nella mente e nei fatti: ama gli altri come io amo te; esperimenti sicurezza e libertà, luce, forza e spontaneità: conosci il mio vivere da Signore.
Ha sete di te, Signore, l’anima mia..

Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria, renderà secondo le azioni.
L’Amore di Cristo trasforma la tua vita in dono gradito a Dio: Paolo mostra il fondamento della vita cristiana che Gesù oggi realizza in noi, dicendo: “Vi esorto, dunque, fratelli, in nome della misericordia di Dio”: “dunque”, alla luce di tutto quanto ho detto e dell’esperienza concreta nelle varie comunità, dico che tutta la vita cristiana è diretta dallo Spirito, è un culto ininterrotto a Dio. Lo Spirito rinnova di continuo l’animo e porta alla pienezza dell’amore di Gesù, secondo il disegno del Padre. “Fratelli”, mi rivolgo direttamente e ufficialmente a tutti voi, raggiunti dallo Spirito di Gesù. Faccio appello alla “misericordia di Dio”, a tutta la “bontà divina”, e a tutto l’agire di Dio nell’esistenza degli uomini, fino al dono del suo Spirito di Amore in Gesù sulla croce. “Vi esorto” vivamente, sapendo di comunicarvi l’unica cosa importante dell’esistenza umana: “Offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”. Le parole di culto: Offrire, corpi, sacrificio, vivente, santo, gradito a Dio, culto, spirituale, non indicano una liturgia con norme precise, in un luogo determinato; ma dicono l’importanza della nostra vita quotidiana, nel suo svolgersi normale per ciascuno, dovunque si trovi, in ogni situazione. Il vivere quotidiano è il vero “culto vivente”: protratto per tutta la vita; “santo”: gradito a Dio in modo particolare; “spirituale”: è opera dello Spirito in ogni manifestazione del nostro esistere; “offrite i vostri corpi”: tutta la nostra persona concreta con le sue relazioni, tutto l’essere interno ed esterno, in sintonia con “il corpo di Cristo sulla croce”; lasciamo che egli continui il dono di se stesso in noi per gli altri, per tutti: ciascuno dove Gesù ha procurato che sia per raggiungere tutti.
E’ lo Spirito di Gesù che ti trasforma: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente”. La mentalità di questo mondo è tutta orientata all’io umano; lo Spirito Santo ti “trasforma” la mente, ponendo Gesù al posto del tuo io umano: lo Spirito “perfeziona la sua (di Gesù) opera nel mondo e compie ogni santificazione”, facendoti prolungamento della sua umanità nel tempo e nello spazio in cui ti ha posto. Gesù parla e agisce in te, suo corpo, e tutto si trasforma in te e intorno a te: tutto diventa “mezzo e strumento, sacramento” del dono di Gesù ai fratelli e sorelle. Il tuo vivere “è buono” secondo Dio, “a lui gradito a perfetto”.
Ha sete di te, Signore, l’anima mia..

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Ha sete di te, Signore, l’anima mia,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
che diviene “Figlio dell’uomo, Sofferente”, e rivela il tuo amore;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
che rende presente il Cristo, e ci rinnova in lui;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
c’insegna a portare ogni giorno la croce di risurrezione;

intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
come veri discepoli convocati dalla tua parola;

lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità ammaestrata da te e dal tuo Figlio.

CONTEMPLAZIONE
In cinque tappe il Padre convoca i credenti in Cristo nella chiesa (v. LG 2). Contempliamo oggi nei suoi cinque momenti oggi, per es., La Croce:

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
la croce, amorosa in chi si fa carico delle sofferenze altrui;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
la croce, amorosa in Geremia che parla per il bene d’Israele;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
la croce, amorosa in Gesù che va, è ucciso e risorge;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
la croce, amorosa nei discepoli che lasciano tutto e seguono Gesù;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
la croce, amorosa nell’umanità: è investimento di risurrezione.

Preghiamo:
O Padre, che ci concedi lo spirito di sapienza, perché possiamo conoscere qual è la speranza della nostra chiamata; fa che abbia sempre sete di te l’anima nostra. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).