25-08-2002-Ordinario-A-dom21

25/08/2002 – T. ORDINARIO – ANNO A – 21 DOMENICA – 2002

XXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO
Anno A – 25 agosto 2002

RACCOGLIMENTO
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito santo. Amen.

Ascolta, Israele: io sono il Signore Dio tuo…! Ascolta, Chiesa che sei in..; ascolta N [tuo nome]
Eccomi, Signore: aiutaci tutti ad ascoltarti (Dt. 6,4; Lc 8,21; Is 6,8; Ebr 10,1s; Rm 12,1s).

LETTURA
Signore Gesù, nulla mi è più caro di te! Ascolto la tua parola nella messa del giorno (PCFP, 13); tu mi metti in bocca anche la risposta: fa’ che ascolto e risposta crescano con l’orante che ti cerca, o Dio (Gregorio, Cassiano, Benedetto). Vedi LETTURE

MEDITAZIONE o RILETTURA
Signore Gesù, tu mi parli di te stesso “Buona Notizia” nel vangelo, “compimento” delle promesse della prima lettura, “fondamento” della chiesa nella seconda lettura: rileggo vangelo, I e II lett. alla luce della chiave il versetto al vangelo.

Signore Gesù, tu ti rendi presente! Con lo Spirito e la Sposa grido: “Vieni, Signore Gesù!”. E tu rispondi: “Sì, ecco: io vengo” (Apc. 22,17s); così nel dialogo, alla comunione, mi dici chi sei e cosa fai oggi in noi (Antifona alla Comunione):
Voi, chi dite che io sia? – Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

Voi, chi dite che io sia?
Chi sono io per te? Oggi mi rendo presente in atto di farti prendere coscienza della tua realtà: io in te; in tre simboli: “roccia”, “chiavi”, “legare-sciogliere”: io sono la Roccia, mi estendo fino a Pietro, cioè all’uomo, fino a te; io sono la Chiave, simbolo d’ogni capacità di comprendere e agire rettamente; io “sciolgo” gli uomini da ogni catena di schiavitù, e li “lego” alla comunione con me, con il Padre e tra di loro.
Sono la Roccia, chi mi accoglie diventa Roccia “La gente chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?”.
Chi è Gesù? E’ la domanda che ricorre in tutto il vangelo di Matteo. La Persona di Gesù s’impone sempre con un interrogativo sulla sua Personalità. L’evangelista risponde ai cristiani venuti dal giudaismo, abituati alla grandezza esterna e strutturale del tempio, alle numerose leggi da osservare, ai sacrifici visibili di tori e vitelli.
Chi è questo Gesù che noi seguiamo? Essi si chiedono. Egli porta a compimento tutte le promesse di Dio a Israele; è, quindi, il vero tempio, l’unico sacrificio di amore e di lode gradito al Padre, è Roccia e fondamento del nuovo Israele che è la Chiesa, tutta l’umanità. Ma, chi è? Proprio perché desideriamo seguirlo come unico nostro Signore e Maestro, personalmente e insieme come comunità, cerchiamo di conoscerlo sempre meglio.
“Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”, se lo chiedono per primi i dodici che lo seguono e vedono la tempesta sedata dalla parola di Gesù che “sgridò i venti e il mare” (8.27) .
“Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere, sua madre non si chiama Maria? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”, se lo chiede stupita “la gente della sua patria”. “E si scandalizzavano per causa sua” (13,54s), perché chi lo segue non può sostituire gli altri.
“Chi sono io?”, ora lo chiedo io stesso, in questo frangente, lo chiedo a me stesso, e lo chiedo a voi miei discepoli. – Gesù lo chiede adesso: in un momento difficile, mentre va lontano dalle folle e dai religiosi giudei che non comprendono il suo annunzio e il suo operato; adesso, mentre giunge con i suoi discepoli “nella regione di Cesarea di Filippo”, il punto geografico più lontano da Gerusalemme; là stanno costruendo la città senza badare a spese, ed è in vigore un culto pagano simile a quello in cui vive la comunità di Matteo; spicca fra tutto la “pietra” di fondazione della nuova città. Gesù chiede a se stesso: “Chi sono io?”, e si risponde: Io, la Pietra di fondazione, la Roccia, sono “il Figlio dell’uomo”.

“Il Figlio dell’uomo”, Gesù definisce la sua caratteristica di Messia con il titolo usato da Daniele: “Figlio dell’uomo” (Dan 7,13s). Non è un titolo esaltante, ma pieno di umanità; è un titolo del Messia che “com-prende” (prende insieme) tutti gli uomini: “Un Figlio di uomo appare in cielo”, dice il profeta Daniele, un Messia che si carica delle stesse sofferenze dell’umanità, un Servo di Dio Sofferente (Is 53). Gesù aderisce alla volontà del Padre che ama tutti gli uomini, e sostituisce il suo “io” con il “Figlio dell’uomo” perché, dice, questo io accetto di essere! Nessuno mi comprende? Tutti mi abbandonano, responsabili della religione, e quelli che ad essi si rifanno? Ma io accetto di essere “il Figlio dell’uomo”, li abbraccio tutti: non intendo rispondere all’abbandono con abbandono. Quando voi stessi, miei discepoli, mi abbandonate come loro, vi ricordate che io rimango fedele all’amore del Padre che vi vuole fare suoi figli come me. Gesù lo chiede ai suoi discepoli:
“La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”, Chi sono io per la gente? Dov’è il popolo del Signore che mi riconosce? La comunità religiosa che si riunisce nel mio nome, nella mia persona, non cercando di ottenere qualcosa da Dio, ma accettando di essere fatti Dio, come me? Chi sa riconoscermi come “Figlio dell’uomo”, Messia che raduna il popolo di Dio? So che “hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non sentono, il loro cuore è chiuso”. “La gente chi dice che io sia?”. Conosco la risposta e il progetto del Padre misericordioso e paziente con tutti! So che la folla non prende in considerazione che io possa essere l’atteso Messia, “il Figlio dell’uomo”! Ma è necessario che voi rispondiate e prendiate coscienza della vostra “realtà”: io in voi.
“Risposero: Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. Tutti colgono in te qualcosa di grande, ti paragonano a personaggi famosi: a Isaia, uomo dagli alti fini; Geremia, profeta dell’esilio; Giovanni il Battista, seguìto da grandi folle: la gente religiosa, insomma, cerca sempre grandi segni, prodigi, manifestazioni spettacolari; considerano tutto questo più importante che essere figli di Dio. Intuiamo perché tu, Gesù, quando fai un segno straordinario, c’imponi di non dirlo a nessuno! La gente infatti si fa di te l’idea di ciò che desidera, e che noi possiamo trasmettere per primi!

E “voi chi dite che io sia?” “A voi è dato conoscere i misteri del Regno”; siete stati con me: avete visto in me segni del Messia “Figlio dell’uomo”; segni di pienezza dell’umanità, dalla parola al pane; mi avete visto uomo pienamente uomo, senza mai contraddire la mia dignità davanti a ogni ostacolo; non mi avete mai visto vittima dell’errore e del peccato, perché mai sono venuto meno al progetto di amore del Padre verso tutti: vivendo le vicende della mia vita con la massima dignità possibile da Figlio dell’uomo, modello di vera e autentica umanità: “chi mi può accusare di peccato?”. Voi, dunque, “chi dite che io sia?”, che idea vi siete fatti di me? Se esco dal Padre per svelarlo al mondo, e voi non lo vedete, è segno che io non lo svelo o che pure voi non mi capite, non è dato neanche a voi di conoscere i misteri del regno.
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, risponde Pietro, in sintonia con il credo liturgico della chiesa di Matteo: “Tu sei il Cristo” annunziato dalle profezie, “il Figlio” legato a Dio da una relazione unica e senza pari (11,27), Figlio “del Dio vivente” che ha in sé la vita e dà vita (Os 2,1): ti risuscita e tu riveli definitivamente il suo volto di Padre in mezzo agli uomini. Con questa mia risposta io non intendo sostituire nessuno nel suo intimo rapporto personale con te; dico solo ciò che mi sgorga dal cuore, dal mio sincero amore per te, come penso sgorghi dal cuore di tutti noi che ti seguiamo.
“Rispose Gesù:
Beato te, Simone figlio di Giona”. Pietro, tu riconosci me, e io riconosco te; preciso che la tua confessione non è frutto di ragionamento e di sapienza umana; ma è il Padre stesso ti illumina, ti fa comprendere il mistero del Figlio suo che è con lui nella storia, come prima e oltre la storia: “Nessuno viene a me se il Padre mio non lo attira”; ma il Padre ti attira: “A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli”. –
“Beato te, Simone”: mi compiaccio con te, come con il Padre mio, che rivela queste cose ai piccoli (11,25ss).

“Tu sei Pietro, e su questa pietra”, della tua confessione che il Padre ti fa sgorgare dal cuore, “costruirò la mia chiesa”, comunità superiore al tempo e a ogni creatura; perché dal Padre ricevi tutto come a me tutto mi è stato dato da lui: comunità di persone che in me si riconoscono unite, come io e il Padre siamo una cosa sola.
“A te darò le chiavi del regno”: tramite questa tua testimonianza di amore per me (Gv 21,15ss), tutti mi conoscono, e in me trovano riposo; il “legame” della comunione con me nel Padre è il mio giogo soave che “libera”, dà forza e pace al popolo, che mai si sentirà abbandonato.
Nella tua bontà, Signore, non abbandonarmi..

Voi, chi dite che io sia?
Sono la Roccia, chi mi accoglie diventa Roccia.
“Chiamerò il mio servo Eliakim”; egli diventa il tipo del fedele che Dio sceglie per i fratelli: io, il Signore, scelgo ciascuno in privato “come pietre vive” per il bene di tutti. Come Pietro, nella sua confessione fondamentale, ciascuno si domandi “chi è Gesù” per lui, nella sua posizione particolare verso gli altri; e “chi è Gesù” nel vicino: come l’ortolano per Maria Maddalena, e lei per gli Apostoli rinchiusi nel cenacolo…
“Gli porrò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide”. Io, il Signore, tengo il potere sulla casa di Davide (Apc 3,7), lo conferisco a Pietro e a ciascuno secondo la sua parte a favore del corpo che è la chiesa, perché tutti si sentano raggiunti dalla bontà misericordiosa di Dio e rendano grazie al suo nome santo.

Nella tua bontà, Signore, non abbandonarmi..

Voi, chi dite che io sia?
Sono la Roccia, chi mi accoglie diventa Roccia. ”O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio!”. Considera la storia sotto tutti gli aspetti. Concludi: Dio dispone tutta la storia, Dio manifesta la “profondità” del suo amore. “Ricchezza” di Dio è l’amore, non gelosamente custodito, ma incessantemente partecipato. Gesù Cristo dona tutto, sino in fondo, e rivela la “ricchezza” del Padre; egli è la “sapienza” dell’amore Infinito, “follia ai nostri occhi”; Gesù dà “potere d’infinito amore gratuito” agli uomini per portare a compimento in ciascuno l’opera sua.
“Da lui, grazie a lui e per lui”: Dio è fonte, via e destino; tutta l’esistenza umana, tutta la storia dell’universo ricevono da Dio il loro significato: diventare Dio in Cristo Gesù, figli nel “Figlio dell’uomo”.

Nella tua bontà, Signore, non abbandonarmi..

PREGHIERA EUCARISTICA
La risposta di lode e di supplica del Vers. Resp., Nella tua bontà, Signore, non abbandonarmi,.
si sviluppa in preghiera eucaristica fatta di:

ringraziamento: prefazio Grazie, Padre, per il tuo Figlio:
Gesù di Nazaret, “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”;

attualizzazione: consacrazione Ora, Padre, manda lo Spirito:
nella sua luce testimoniamo Gesù tuo Figlio in mezzo a noi;

offerta: nostra in Cristo al Padre In noi, Padre, si offre a te Gesù:
unico e perfetto sacrificio che ci rende a te graditi;

intercessione: per tutti vivi defunti Tutti, Padre, accogli in Cristo:
divenuti “pietre vive” del suo corpo glorioso;

lode finale: esplosione dei sentimenti A te, Padre, ogni onore e gloria:
dall’umanità generosa nell’amore per “il Figlio dell’uomo”.

CONTEMPLAZIONE
Contempliamo, per esempio, L’Identità:
nella chiesa il Padre convoca i credenti in Cristo, in cinque momenti (v. LG 2):

prefigurata, sin dall’inizio, nella Creazione:
l’identità, di ciascuna persona al mondo;

figurata, nella storia d’Israele, antica alleanza
l’identità, dell’eletto da Dio come Eliakim;

compiuta, in Cristo Gesù, negli ultimi tempi:
l’identità, di Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”;

manifesta, nella chiesa, per lo Spirito effuso:
l’identità, di Pietro e ciascun fedele, membra di Cristo-Roccia;

completa, alla fine, nella gloria della Trinità.
l’identità, di chiunque riconosce Gesù Figlio del Dio vivente.

Preghiamo:
O Padre, che sulla confessione di Pietro edifichi la tua chiesa; nella tua bontà non abbandonarci. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Condividiamo la nostra preghiera (neretto) nello schema della preghiera ecclesiale (colori).